Non credere in Dio perchè sembra blasfemo.
Il tempo si è fermato alle 23.17 e da quel momento in poi non ci sono stati nè momenti nè poi.
(Su tutta un'esistenza aleatoria) Si aggettano scommesse.
Perchè gli amici dei miei amici sono miei nemici.
Ad ogni curva sento confezioni di plastica amoreggiare nel vano porta-bagagli.
Amo puntare il dito contro il cielo. Non "al" cielo, "contro" il cielo.
Se mai avessi preso seriamente la titolazione dei post, il precedente si sarebbe chiamato "La polvere e la pioggia".
Sabato, nella mia testa, ha nevicato.
Il diavolo della tua smania.
Ora sono io, trasposto di un'ottava.
20 novembre 2006
19 novembre 2006
Sostanzialmente solo sostantivi, e poi le bugie
Tutto prima o poi viene ricoperto da un sottile strato di polvere. E' la cosa che più assomiglia ad un piano geometrico: esteso, ma privo di profondità. Anch'io mi ci sento coperto, morbido e coperto. Non è tutto una sopravvalutazione dopo l'altra? Conoscere il prezzo di tutto ed il valore di niente. Così qualcuno è pieno di buoni propositi, ma sta facendo solo finta. Non è qualcosa a cui penso con piacere. Sarebbe colpa mia, se solo non fosse una colpa. La scelta è solo tra mentire e affrontare le conseguenze degli altrui pregiudizi? Perchè se giochiamo alla roulette russa, c'è un sistema per vincere sicuro. Un metodo invariante dalla definizione di vittoria.
Continuerò a fare a metà quello che transita nel mio microcosmo, che è molto piccolo. Piccolo, non autosufficiente, eccessivamente autoreferenziale e piegato in due per i crampi allo stomaco. Rigetterà un quarto di verità. Il secondo quarto ho deciso di tenerlo come ricordo. Vale la pena chiedersi: "Vale la pena chiedersi: "Vale la pena chiedersi: "Vale la pena chiedersi: ... ... ... "Ne vale la pena?". Concetti di valore e di pena dati per assodati. Concetti come se piovesse. Non posso pensare che possa piovere. Seriamente, acqua che cade dal cielo? Se non esistesse la pioggia nessuno potrebbe immaginarla. La pioggia è la cosa che meno assomiglia ad un piano geometrico: priva di estensione, carica solo di profondità. Sarà per questo che desidero esserne coperto. Morbido e coperto.
Continuerò a fare a metà quello che transita nel mio microcosmo, che è molto piccolo. Piccolo, non autosufficiente, eccessivamente autoreferenziale e piegato in due per i crampi allo stomaco. Rigetterà un quarto di verità. Il secondo quarto ho deciso di tenerlo come ricordo. Vale la pena chiedersi: "Vale la pena chiedersi: "Vale la pena chiedersi: "Vale la pena chiedersi: ... ... ... "Ne vale la pena?". Concetti di valore e di pena dati per assodati. Concetti come se piovesse. Non posso pensare che possa piovere. Seriamente, acqua che cade dal cielo? Se non esistesse la pioggia nessuno potrebbe immaginarla. La pioggia è la cosa che meno assomiglia ad un piano geometrico: priva di estensione, carica solo di profondità. Sarà per questo che desidero esserne coperto. Morbido e coperto.
16 novembre 2006
Stereonucleosi
In questo momento ho bisogno di ben tre cose ben:
Una seria dose di deconcentrazione.
La concessa possibilità di rendere realtà i sogni. -ma non i miei-
E fiori urlanti.
Sembra un annuncio, forse lo è.
Forse è una richiesta.
Forse è un suggerimento.
Forse è un massaggio in una bottiglia.
Una bottiglia di limoncello fatto in casa, scommetto.
Tre volte ripetuta la lettera A.
Al prezzo potete dire quello che vi pare, tanto è trattabile.
Non astenersi perditempo.
Aumenta la possibilità che sia io a trovarlo, tutto quel tempo perso.
Telefonate quando vi pare, ma non ore pasti.
Che di solito sto mangiando, ore pasti.
Ecco meglio: telefonare ore stultorum.
Ogni volta con una tinta di inchiostro sempre più pallida...
...scrivere ripetutamente la parola "scomparire".
Una seria dose di deconcentrazione.
La concessa possibilità di rendere realtà i sogni. -ma non i miei-
E fiori urlanti.
Sembra un annuncio, forse lo è.
Forse è una richiesta.
Forse è un suggerimento.
Forse è un massaggio in una bottiglia.
Una bottiglia di limoncello fatto in casa, scommetto.
Tre volte ripetuta la lettera A.
Al prezzo potete dire quello che vi pare, tanto è trattabile.
Non astenersi perditempo.
Aumenta la possibilità che sia io a trovarlo, tutto quel tempo perso.
Telefonate quando vi pare, ma non ore pasti.
Che di solito sto mangiando, ore pasti.
Ecco meglio: telefonare ore stultorum.
Ogni volta con una tinta di inchiostro sempre più pallida...
...scrivere ripetutamente la parola "scomparire".
15 novembre 2006
Dinamiche senza la mano sinistra
C'è una strada. E' una strada a doppio senso, ma la si può percorrere in un senso solo. Chi la percorre nell'opposto è posto al di fuori dalla legge. Eppure la strada è stata costruita per essere attraversata in entrambi i sensi di marcia. Mentre la percorro lungo il senso legale, desidero star percorrendola nel senso illegale. Tre uomini, in divisa da autista, camminano affiancati sul marciapiede. Nel loro branco si sentono protetti. Scherzano. Le giacche blu, indistinte, sostituiscono l'olfatto nel determinarne l'appartenenza, a quel branco. Sul marciapiede opposto sta passando un uomo in giacca e pantaloni marroni: è pelato, porta gli occhiali scuri e tiene il mento appoggiato sul nodo della sua cravatta color sangue. Una giovane ragazza bionda, con i capelli raccolti in una coda, gli passa accanto: lui finge di essere in un imbarazzo tale da far finta di non vederla. Io vedo lui di fronte e lei di spalle. Ma avanzo. Ora vedo uno specchio. Nello specchio le immagini di lui di spalle e del volto di lei. Se non fosse per lo specchio non vedrei nemmeno l'infiammarsi di quella luce. La luce arancione è quella che proietta le ombre più lunghe. Sento che quella luce mi entra dentro, attraverso gli occhi, e si solidifica in biglie (le immagino opalescenti) che vanno ad incastonarsi nelle mie tempie. Non fanno nemmeno la fatica di nascondersi al tatto, quando lo porto ad esplorare un lato della mia faccia. E percepisco tutto, limpido, come solo il dolore può essere.
14 novembre 2006
Affezionato bucolicismo e darsi alla macchia impossibile
Jesu - Silver EP
Explosion in the Sky - How Strange
Moltheni - Toilette Memoria
My Chemical Romance - The Black Parade
Deftones - Saturday Night Wrist
Snow Patrol - Eyes Open
Acustimantico - La Bella Stagione
Plus 44 - When Your Heart Stops Beating
Riccardo Sinigallia - Incontri a Metà Strada
Virginiana Miller - Fuochi Fatui d'Artificio
Damien Rice - 9
Dead Poetic - Vices
Norma Jean - Redeemer
Copeland - Eat, Sleep, Repeat
Echo Screen - Euphoria
Explosion in the Sky - How Strange
Moltheni - Toilette Memoria
My Chemical Romance - The Black Parade
Deftones - Saturday Night Wrist
Snow Patrol - Eyes Open
Acustimantico - La Bella Stagione
Plus 44 - When Your Heart Stops Beating
Riccardo Sinigallia - Incontri a Metà Strada
Virginiana Miller - Fuochi Fatui d'Artificio
Damien Rice - 9
Dead Poetic - Vices
Norma Jean - Redeemer
Copeland - Eat, Sleep, Repeat
Echo Screen - Euphoria
12 novembre 2006
Casus Brutti
Una buona idea di quelle che vanno adesso di moda: ho deciso che d'ora in poi non starò mai più male, solo diversamente bene.
Credo che la pubblicità dovrebbe essere vietata. Riempe la testa di idee e pensieri non richiesti. Visto che, almeno io, non sono in grado di vedere una scritta e non leggerla, alla gente non dovrebbe essere permesso di affiggere scritte ed immagini così, a buffo. Se si vieta alla gente di fumare perchè l'aria è un bene comune e nessuno può arrogarsi il diritto di inquinarla, allora pretendo che lo stesso trattamento sia riservato al mio campo visivo. Il panorama è di tutti e non deve essere inquinato. E di sapere che Zinouzi liquida tutto da 10 anni, francamente non me ne frega un secco fico.
Se mi offrissero di far parte della prima missione umana sulla superficie di marte, a patto di accettare il fatto che sia una missione di sola andata e che non avrei nessuna possibilità di tornare sulla terra, la mia risposta sarebbe: "Dove si firma?"
Non ci devo pensare neanche un poco. Lungi da me l'idea di voler essere immortale, ma casomai dovesse capitare preferirei non essere presente.
Solo due cose su "La tigre e la neve". Prima cosa, la scena della lezione merita di essere vista. Seconda cosa, il messaggio del film è che il grido "I'm italian" agisce da lasciapassare internazionale, l'equivalente moderno di un salvacondotto papale.
Credo che la pubblicità dovrebbe essere vietata. Riempe la testa di idee e pensieri non richiesti. Visto che, almeno io, non sono in grado di vedere una scritta e non leggerla, alla gente non dovrebbe essere permesso di affiggere scritte ed immagini così, a buffo. Se si vieta alla gente di fumare perchè l'aria è un bene comune e nessuno può arrogarsi il diritto di inquinarla, allora pretendo che lo stesso trattamento sia riservato al mio campo visivo. Il panorama è di tutti e non deve essere inquinato. E di sapere che Zinouzi liquida tutto da 10 anni, francamente non me ne frega un secco fico.
Se mi offrissero di far parte della prima missione umana sulla superficie di marte, a patto di accettare il fatto che sia una missione di sola andata e che non avrei nessuna possibilità di tornare sulla terra, la mia risposta sarebbe: "Dove si firma?"
Non ci devo pensare neanche un poco. Lungi da me l'idea di voler essere immortale, ma casomai dovesse capitare preferirei non essere presente.
Solo due cose su "La tigre e la neve". Prima cosa, la scena della lezione merita di essere vista. Seconda cosa, il messaggio del film è che il grido "I'm italian" agisce da lasciapassare internazionale, l'equivalente moderno di un salvacondotto papale.
08 novembre 2006
La tassazione come strumento di espiazione e la dimenticanza suo epifenomeno
Oggi pensavo a questo:
se x e y sono insiemi
0 = insieme vuoto
x U 0 = x
0 = 0
1 = {0}
2 = {0,{0}}
3 = {0,{0,{0}}}
4 = etc etc...
è un modo carino di creare i naturali con l'insieme vuoto
prendendo come assioma 0=0 e come teorema
"se a è un teorema, {0,{a}} è un teorema"
posso costruire tutti i numeri
ma non riesco a definire la somma
ho pensato a qualcosa tipo:
x + y = x U {y}
ma funziona solo se x è 1
consigli?
se x e y sono insiemi
0 = insieme vuoto
x U 0 = x
0 = 0
1 = {0}
2 = {0,{0}}
3 = {0,{0,{0}}}
4 = etc etc...
è un modo carino di creare i naturali con l'insieme vuoto
prendendo come assioma 0=0 e come teorema
"se a è un teorema, {0,{a}} è un teorema"
posso costruire tutti i numeri
ma non riesco a definire la somma
ho pensato a qualcosa tipo:
x + y = x U {y}
ma funziona solo se x è 1
consigli?
05 novembre 2006
Dialogo tra Risposta e Domanda
Risposta - Sai come si mantiene un segreto?
Domanda - Rilevandolo a tutti
R - E conosci l'effetto di rilevarne la sola segretezza?
D - Equivale ad accendere un fuoco sott'acqua
R - C'è qualcosa che non sai?
D - Non lo so
R - C'è qualcosa che non sai?
D - Si
R - E che cosa è?
D - La risposta a questa domanda
R - C'è qualcosa che non sai?
D - Solo ciò che non sei in grado di chiedermi
R - Quindi?
D - No
R - No?
D - Quindi
R - Hai mai avuto paura?
D - Ho avuto paura di avere paura
R - Quindi?
D - No
R - No?
D - Paura
R - La decadenza è inevitabile?
D - L'inevitabilità è prevedibilità, la prevedibilità discende della decadenza
R - Vuol dire che possiamo vibrare all'unisono con essa?
D - Vuol dire che la frequenza di risonanza è la discriminante tra bene e male
R - Come si può concepire l'assenza di tempo?
D - Annullando la differenza tra domanda e risposta
R - Stai forse insinuando che io e te siamo liberamente intercambiabili?
D - La mia risposta a questa domanda è lasciare questa domanda senza risposta. Potrei andare via.
R - Cosa siamo io e te?
D - La fine di un insieme
R - Intersezione di?
D - Contorno e nomenclatura
Domanda - Rilevandolo a tutti
R - E conosci l'effetto di rilevarne la sola segretezza?
D - Equivale ad accendere un fuoco sott'acqua
R - C'è qualcosa che non sai?
D - Non lo so
R - C'è qualcosa che non sai?
D - Si
R - E che cosa è?
D - La risposta a questa domanda
R - C'è qualcosa che non sai?
D - Solo ciò che non sei in grado di chiedermi
R - Quindi?
D - No
R - No?
D - Quindi
R - Hai mai avuto paura?
D - Ho avuto paura di avere paura
R - Quindi?
D - No
R - No?
D - Paura
R - La decadenza è inevitabile?
D - L'inevitabilità è prevedibilità, la prevedibilità discende della decadenza
R - Vuol dire che possiamo vibrare all'unisono con essa?
D - Vuol dire che la frequenza di risonanza è la discriminante tra bene e male
R - Come si può concepire l'assenza di tempo?
D - Annullando la differenza tra domanda e risposta
R - Stai forse insinuando che io e te siamo liberamente intercambiabili?
D - La mia risposta a questa domanda è lasciare questa domanda senza risposta. Potrei andare via.
R - Cosa siamo io e te?
D - La fine di un insieme
R - Intersezione di?
D - Contorno e nomenclatura
04 novembre 2006
Cogliere e collezionare tarli nelle altrui menti
"E' interessante chiedersi se le mucche di una fattoria percepiscano un individuo invariante sotto tutte le manifestazioni dell'allegro contadino che dà loro il fieno"
Dicendo "Scusa".
Dicendo "Cosa ne farai di me?".
Dicendo "Eccomi".
E' un punto muto.
Mutilazione, mutazione, motivazione.
Se ci sono le ruote non mi importa.
Sorridi, sì, sorridi.
-Sorridi-
E' un ordine travestito da desiderio.
E' un ordigno investito da un dromedario.
Ci credi che io pensi sia colpa mia?
Se non ti avessi mai scritto "Pazienza. Pazienza e..."
Magari le cose sarebbero andate diversamente.
Dicendo "Scusa".
Dicendo "Cosa ne farai di me?".
Dicendo "Eccomi".
E' un punto muto.
Mutilazione, mutazione, motivazione.
Se ci sono le ruote non mi importa.
Sorridi, sì, sorridi.
-Sorridi-
E' un ordine travestito da desiderio.
E' un ordigno investito da un dromedario.
Ci credi che io pensi sia colpa mia?
Se non ti avessi mai scritto "Pazienza. Pazienza e..."
Magari le cose sarebbero andate diversamente.
02 novembre 2006
Amorale della favola
Un piede davanti all'altro, con cautela, in un corridoio al buio. Un po' come camminare, un po' come scivolare in un sonno qualsiasi, un po' come delegare il senso della vista alle mani, che esplorano -che esplodono- lo spazio senza un metodo, ma con entusiasmo, come antenne. Posso immaginarmi le pupille dilatarsi per ricevere frazioni di luce, come braccia in attesa di un amplesso. Dalle stanze chiuse e illuminate, infiltrazioni di luce rorida e glaciale. Sagome scomposte e sparpagliate dalla scabrosità del vetro smerigliato; sagome decomposte e terrorizzate. La delizia di accedere da un luogo illuminato ad un altro che ne sia privo, di illuminazione. Lasciate alle spalle le declinazioni dei colori e delle tinte, si smette repentinamente di recitare la prima persona. Si tace il cruccio di stanare moti del non raziocinare: rettile retaggio, la giustificazione. E sottovoce, è escogitato un solco.
26 ottobre 2006
Death comes to individuals as their most powerful memory
Oggi ho fatto alcune cose:
Ho lavato la macchina.
Ho preso un insetto prima che diventasse farfalla e l'ho gettato in una pozzanghera.
Ho fatto un bruco nell'acqua.
Mi sono steso per terra e mi sono fatto la barba.
Mi sono raso al suolo.
Ma più importante di tutto è quello che farò, rapimenti permettendo.
Ho lavato la macchina.
Ho preso un insetto prima che diventasse farfalla e l'ho gettato in una pozzanghera.
Ho fatto un bruco nell'acqua.
Mi sono steso per terra e mi sono fatto la barba.
Mi sono raso al suolo.
Ma più importante di tutto è quello che farò, rapimenti permettendo.
22 ottobre 2006
Effetto placebo
La domenica mattina, voglio stare nel mio letto.
La felicità è forse nella schiavitù.
La felicità è distante solamente una linea di basso.
Il passato è passato è passato.
E' tutta una questione di fiducia, o di rispetto, o di saper tacere?
Perchè da un punto di vista razionale, la fede è solo superstizione.
Ma la fede è proprio accantonare il punto di vista razionale.
La fede è fedeltà?
Se perdere la fede vuol dire non credere nell'esistenza di.
Se perdere la fedeltà vuol dire non amare più.
Si esiste solo quando si è amati?
La credenza è sufficiente all'esistenza?
Senza un soggetto credente, probabilmente l'oggetto creduto non esiste, semplicemente "è".
Mi divertivano al liceo i filosofi che dissertavano sull'essere.
E non è solo un problema di significato.
Faccio fatica a comprendere eventi semplici e banali.
Forse sopravvaluto la loro semplicità, o l'importanza della loro semplicità.
Credo d'illudermi che la mia mancanza di controllo mi ponga in completo controllo.
Pensare di poter capire è una forma di superbia?
E' ironico come la morale cristiana trasformi le fonti del male nel male stesso.
Come si può accettare il libero arbitrio e allo stesso tempo condannare chi mette in pericolo solo se stesso?
Il male semplificato comincia quando abbandonandomi alla gola tolgo il cibo a chi non lo ha, quando preso dall'avarizia levo a chi ha bisogno, quando annebbiato dall'accidia costringo chi mi vuole bene a faticare per me.
La gola, l'avarizia e l'accidia, in sè, riguardano solo me.
Concessami la libertà delle mie azioni, voglio rispondere di esse e solo di esse.
E' tutta una questione di rispetto.
Certo, non sarebbe così importante se...
Confesso che ci sono cose in cui non ho mai creduto.
Che ci sono cose in cui non credo più.
La dimostrazione che non esistono risiede nel fatto che possa accettare la loro inesistenza senza cadere in una palese contraddizione.
O che accettarla porta ad una contraddizione così grande che implode in sè stessa.
Scomparendo.
Ma io non sono una scatola nera.
Fossi Linneo mi aprirei, tirerei fuori tutti i miei pezzi e li disporrei ordinatamente sopra un tavolo.
Poi su ogni cosa apporrei una etichetta, e su queste etichette scriverei i nomi delle cose, le cose che ho dentro.
Forse non avrei parole per tutte.
Forse una delle cose sul tavolo avrebbe l'etichetta "I nomi delle cose".
Cerco solo di non combinare guai.
La felicità, o piuttosto la mancanza di felicità, viene solitamente ritenuta provocata da due cause.
La prima è la conoscenza.
Non si può sapere ed essere felici insieme, dicono.
La seconda è la felicità altrui.
Si può raggiungere la felicità solo smettendo di preoccuparsi della felicità degli altri, dicono.
Mi chiedo se le due cose siano in realtà la stessa cosa.
Ora quattro clacson suonano al contempo, ed io li distinguo uno dall'altro.
Sono diversi in timbro, altezza e volume, ma credo vogliano dire tutti la stessa cosa.
Vogliono andare via.
L'altezza non mi dà vertigine.
Ma salire l'altezza, senza appigli, mi mette a disagio: provo insicurezza.
Scendere da una altezza maggiore a quella stessa altezza mi lascerebbe indifferente.
E' una ironia che non avevo mai provato prima d'ora.
Io condivido la sorte del mio baricentro.
La felicità è forse nella schiavitù.
La felicità è distante solamente una linea di basso.
Il passato è passato è passato.
E' tutta una questione di fiducia, o di rispetto, o di saper tacere?
Perchè da un punto di vista razionale, la fede è solo superstizione.
Ma la fede è proprio accantonare il punto di vista razionale.
La fede è fedeltà?
Se perdere la fede vuol dire non credere nell'esistenza di.
Se perdere la fedeltà vuol dire non amare più.
Si esiste solo quando si è amati?
La credenza è sufficiente all'esistenza?
Senza un soggetto credente, probabilmente l'oggetto creduto non esiste, semplicemente "è".
Mi divertivano al liceo i filosofi che dissertavano sull'essere.
E non è solo un problema di significato.
Faccio fatica a comprendere eventi semplici e banali.
Forse sopravvaluto la loro semplicità, o l'importanza della loro semplicità.
Credo d'illudermi che la mia mancanza di controllo mi ponga in completo controllo.
Pensare di poter capire è una forma di superbia?
E' ironico come la morale cristiana trasformi le fonti del male nel male stesso.
Come si può accettare il libero arbitrio e allo stesso tempo condannare chi mette in pericolo solo se stesso?
Il male semplificato comincia quando abbandonandomi alla gola tolgo il cibo a chi non lo ha, quando preso dall'avarizia levo a chi ha bisogno, quando annebbiato dall'accidia costringo chi mi vuole bene a faticare per me.
La gola, l'avarizia e l'accidia, in sè, riguardano solo me.
Concessami la libertà delle mie azioni, voglio rispondere di esse e solo di esse.
E' tutta una questione di rispetto.
Certo, non sarebbe così importante se...
Confesso che ci sono cose in cui non ho mai creduto.
Che ci sono cose in cui non credo più.
La dimostrazione che non esistono risiede nel fatto che possa accettare la loro inesistenza senza cadere in una palese contraddizione.
O che accettarla porta ad una contraddizione così grande che implode in sè stessa.
Scomparendo.
Ma io non sono una scatola nera.
Fossi Linneo mi aprirei, tirerei fuori tutti i miei pezzi e li disporrei ordinatamente sopra un tavolo.
Poi su ogni cosa apporrei una etichetta, e su queste etichette scriverei i nomi delle cose, le cose che ho dentro.
Forse non avrei parole per tutte.
Forse una delle cose sul tavolo avrebbe l'etichetta "I nomi delle cose".
Cerco solo di non combinare guai.
La felicità, o piuttosto la mancanza di felicità, viene solitamente ritenuta provocata da due cause.
La prima è la conoscenza.
Non si può sapere ed essere felici insieme, dicono.
La seconda è la felicità altrui.
Si può raggiungere la felicità solo smettendo di preoccuparsi della felicità degli altri, dicono.
Mi chiedo se le due cose siano in realtà la stessa cosa.
Ora quattro clacson suonano al contempo, ed io li distinguo uno dall'altro.
Sono diversi in timbro, altezza e volume, ma credo vogliano dire tutti la stessa cosa.
Vogliono andare via.
L'altezza non mi dà vertigine.
Ma salire l'altezza, senza appigli, mi mette a disagio: provo insicurezza.
Scendere da una altezza maggiore a quella stessa altezza mi lascerebbe indifferente.
E' una ironia che non avevo mai provato prima d'ora.
Io condivido la sorte del mio baricentro.
17 ottobre 2006
La dipendenza che ebbero l'un per l'altra fu indotta da sottili scosse di dolore e piacere.
Volevano fiori di porpora, cuori di porpora, dolori di porpora, fuori da schemi semplici e razionali fecero qualcosa di ancora più semplice e razionale. Alla base di ogni cosa c'erano loro e tutto intorno lo scenario crollava per riemergere più convoluto, più sconvolto, più rane, più mi fai arrossire, più sento sapore di sangue. Ecco un bicchiere di liquore da mandare giù con un colpo solo, siete pronti? No, è troppo tardi. Siamo circondati. Da chi? Non mi ricordo i nomi. Fa niente. Ma tu sei...? Già. If we could just ignore them. Un gigante e il suo birrino. Fortuna che non si fece più vedere. Le impressioni di quella notte li resero di nuovo fecondi, li rasero al suolo, li sollevarono così in alto, su materassi rossi che pendevano dal cielo. Che folli. Che geniale follia. Brividi così profondi, così terribili, così sconquassanti, così disarmanti, che così non vale. Che valgono più della loro esperienza. Innumerabili. Potrei impazzire, lo sai? Scusami. Non devi dirmi mai scusa per queste piccole cose. Non tu. Non noi. Labbracciati.
15 ottobre 2006
Il giorno prima di ieri ho detto una parola piena di "s"
Il conto delle cose che possono accadere in due giorni è un fatto di puro calcolo. Un singolo gesto ripetuto un numero incalcolabile di volte è invece un frutto. Frutto di incontrollabile volontà. Puro, in un modo diverso. Puro in tre volte cento modi diversi. Succoso e zuccherino, aspro e mordace. Dare indietro (ed era la prima volta) quello che devo sempre rubarti. Non basta, non basta. Il più grande difetto di due giorni è che non sono tre giorni. E poi scendi giù, lassù. Alte quote. Perigliose, ma non se si è dotati di ali (cosa per pochi) o se si è trovato il modo di cucire insieme un paracadute di fortuna. O se si è avuta la fortuna di riceverne uno in dono. Odio chi rende stucchevoli e toglie significato alle parole, con romanticismo da quattro soldi, come per: indimenticabili. Ma ci sono quei momenti. Quelli in cui il destino, che è sempre cinico e baro, è voltato dall'altra parte, o è in pausa caffè. Quindi non può vederti, e tu afferri quello che puoi, non volendo neanche sprecarlo a pensare chissà quando o se capiterà di nuovo. E' stato un viaggio lungo, faticoso in fine. E io sono tornato cambiato. Il luogo del ritorno si è fatto trovare cambiato. Quel giorno sembrava un martedì, due giorni sono sembrati uno. Uno. Non occhi nuovi, perchè stavolta non è la vista il senso che vince, non è la vista il senso a dare il senso. E ora possiamo inventare le nostre parole. Mmm.
05 ottobre 2006
Come se piovesse. Ovvero essere felici e averne paura perchè potrebbe finire
C'era un grande sole. Ma graaaande. Ed è scoppiato. E lo seguirò. Scoppierò anch'io. Vedo la pioggia sottile, in controluce, intorno alla luce di un lampione. Non quel lampione, quell'altro, quello lontano. Scoppierò quando avrà piovuto abbastanza, ed io mi sarò dissetato. Mi gira la testa... mi gira la testa mi gira la testa mi gira la testa... sono piccolo piccolo piccolo, stupido stupido stupido.... mi gira la testa, mi gira la testa, faccio un altro giro della piazza, un altro giro, un altro giro. Non andiamo via è ancora troppo presto, non andiamo via, non andiamo via, non andiamo via, non andare via, non andare via, non andare via: è ancora troppo resto.
04 ottobre 2006
Solo una parte infinitesima (se ti dico "lentissimi" cosa mi dici?)
Non vedi com'è facile?
E sì che bastano:
3 scalini,
2 leoni alati di pietra,
6 ranocchie che si fanno i fatti loro e non si degnano di guardarti,
una ringhiera a 1000 metri d'altezza,
un grillo dotato di cellulare con una suoneria fastidiosa
(e altri animali innominati).
Ma ne voglio ancora.
Per questo ho iniziato a contare, partendo da 10, a ritroso.
Esprimere desideri.
Non avere paura di esprimere desideri.
-Ma stai cercando di convincere me o te stesso?
Entrambi.
(come se ci fosse differenza)
Pop up.
E piccoli maiali con le ali.
E sì che bastano:
3 scalini,
2 leoni alati di pietra,
6 ranocchie che si fanno i fatti loro e non si degnano di guardarti,
una ringhiera a 1000 metri d'altezza,
un grillo dotato di cellulare con una suoneria fastidiosa
(e altri animali innominati).
Ma ne voglio ancora.
Per questo ho iniziato a contare, partendo da 10, a ritroso.
Esprimere desideri.
Non avere paura di esprimere desideri.
-Ma stai cercando di convincere me o te stesso?
Entrambi.
(come se ci fosse differenza)
Pop up.
E piccoli maiali con le ali.
03 ottobre 2006
Un prato stellato e il pensiero ad un singolo cecio. E poi?
Il cronometro è fermo ad un secondo dallo scoppio del suo segnale acustico. Si può discutere del colore della luna. Questa mattina mi sono tagliato la barba, per mettere un segnalibro sulla serata di ieri sera. Cose semplici e banali, suvvia, ma non così banali, tantomeno così semplici. Perchè questa leggera euforia a posteriori facilita il compito di dimenticare i dubbi della vigilia, il senso di non sapercela fare, la voglia di scappare via e nascondersi nel conosciuto, dallo sconociuto. Poi alla fine, come al solito, la realtà si risolve in qualcosa di meglio dell'idea della realtà. Di molto meglio. Della parte giusta del meglio. Strano il mondo è. Se ho superato un processo in cui io ricoprivo la parte di giudice e di accusato, pubblica accusa e giuria, non lo so. Non ne conosco il verdetto. Mi tengo questa bella sensazione e le schegge di una caccia al tesoro che assomiglia tanto ad un circuito ovale. Tutto è ovale. Io qui ci sono già stato. Torniamo al punto di partenza?
27 settembre 2006
Anche se non sembra valerne la pena
Il vantaggio di stare sempre da solo è che quando voglio stare da solo, posso stare da solo. Lo svantaggio di stare sempre da solo è che quando non voglio stare da solo, non posso stare che da solo. Immagino che la perfezione non sia qualcosa a cui si possa aspirare in quanto essere umani, poichè presupporrebbe la totale solitudine, che mi dicono essere impossibile. Immagino che una volta si sia voluto bene a qualcuno, ciò che di più vicino ci sia alla felicità sia poter cancellare le sofferenze di questa persona, o di queste persone. Immagino anche che allora sia normale voler stare lontani dalle persone che si amano, per non farle soffrire, per non vederle soffrire, che tanto prima o poi soffriranno o, peggio ancora, soffriranno "per causa mia". Immagino che ci sia qualcosa di profondamente sbagliato in questo ragionamento, solo a che a volte non sembra valerne la pena. Ma non mi fraintendete, forse è semplicemente amarezza.
24 settembre 2006
Alle persone preferisco le differenze tra le persone
I miei sogni sono sempre racconti di imbarazzo o di romanticherie.
Il punto di sutura è una unità di misura eccessivamente approssimativa.
Non ho ancora capito se il futuro è meglio del passato o se il passato è meglio del futuro.
Ma ho capito che il passato non esiste.
Tutti i miei ricordi sono nascosti dentro i miei muscoli, nella ripetizione del già atto.
Dopo tutto questo tempo faccio ancora confusione tra l'infinitamente piccolo e l'infinitamente grande e negativo.
L'idea che più infinito e meno infinito si tocchino, chissà dove, nell'infinito degli infiniti, è una idea molto rincuorante. Quasi sessuale.
Il punto di sutura è una unità di misura eccessivamente approssimativa.
Non ho ancora capito se il futuro è meglio del passato o se il passato è meglio del futuro.
Ma ho capito che il passato non esiste.
Tutti i miei ricordi sono nascosti dentro i miei muscoli, nella ripetizione del già atto.
Dopo tutto questo tempo faccio ancora confusione tra l'infinitamente piccolo e l'infinitamente grande e negativo.
L'idea che più infinito e meno infinito si tocchino, chissà dove, nell'infinito degli infiniti, è una idea molto rincuorante. Quasi sessuale.
22 settembre 2006
Ogni volto è la mappa di un mondo
Non resto.
Non esisto.
Non resisto.
Quello che si svolge intorno alla mia sedia, è un assedio.
Quella che ti chiedo, ma a cui non credo, è una tregua.
Sono appena di ritorno dal Circolo degli Artisti. Hanno suonato Riccardo Sinigallia, Non voglio che Clara, Marta sui Tubi. Il primo mi ha emozionato, i secondi un po' annoiato (ma temevo peggio), i terzi stupito ed elettrizzato. Ascoltate il disco di Riccardo, che merita, e andate a sentire i MsT dal vivo, che meritano.
Non esisto.
Non resisto.
Quello che si svolge intorno alla mia sedia, è un assedio.
Quella che ti chiedo, ma a cui non credo, è una tregua.
Sono appena di ritorno dal Circolo degli Artisti. Hanno suonato Riccardo Sinigallia, Non voglio che Clara, Marta sui Tubi. Il primo mi ha emozionato, i secondi un po' annoiato (ma temevo peggio), i terzi stupito ed elettrizzato. Ascoltate il disco di Riccardo, che merita, e andate a sentire i MsT dal vivo, che meritano.
21 settembre 2006
Sopravvalutazioni e sovrappensieri
Non faceva che guardarsi intorno, ignorando la pizza che si andava raffreddando nel suo piatto. Chiunque, osservandola, avrebbe reputato eccessivo l'interesse indirizzato alle figure vuote che decoravano le pareti di questa come di cento altre pizzerie, tutte uguali. I tavolini quadrati, le tendine a scacchi bianchi e rossi, poste sulle finestre che davano sulla strada, le solite olive nere non snocciolate sulla solita capricciosa. Perchè un giorno si era detta: "Il fastidio di scegliere ogni volta che pizza prendere è maggiore della noia di prendere sempre la stessa pizza". E ne aveva scelta una, per sempre.
Si sentì buttare contro un "Va tutto bene?" da una bocca dirimpetto, i cui denti avevano già scelto la propria vittima, e la stavano torturando senza incertezze. Non ricevendo però risposta, lui smise di masticare e le piantò addosso un paio di occhi color nocciola, taglienti, ma stanchi. Lei si ricordò di aver scoperto un'infinitesimale gradazione di verde, nel disco più interno di quell'iride.
Cominciarono una serie di movimenti sotterranei, segreti e rivelatori insieme. Lei disaccavallò le gambe sotto il tavolo, e piantò i piedi sul pavimento, paralleli e distanziati. Impugnò la forchetta, ma più che per iniziare a mangiare, sembrò voler soppesare un pugnale, pronto per un delitto da troppo tempo ponderato, come se la sua presenza fisica potesse scogliere i nodi di una coscienza provata. L'imbarazzo dei propri pensieri la sorprese; un po' di rossore le raggiunse le guance, per poi disparirne repentinamente.
Lui raccolse il fazzoletto che aveva posato sopra le gambe, si nettò le labbra con un lembo e lo ripose sul tavolo: un fantasma sconfitto. I geni dell'imbarazzo e del senso di colpa si urlavano sconcezze dentro la sua testa, producendo un frastuono tale da impedirgli di formulare il più elementare dei pensieri. Perse il controllo della propria compostezza, si lasciò scivolare contro schienale, le braccia buttate a penzolare nel vuoto, le schiena ricurva nelle spalle strette.
Stava in silenzio.
Stava in silenzio e la guardava.
Stava in silenzio e la guardava, perchè gli sembrava bella.
Lei quella sera non gli disse: "Se continui ad aver paura, mi hai già perso"
Lui quella sera non le disse: "Sono stanco di essere messo alla prova"
Lei non rispose: "Non ho bisogno di essere salvata"
E lui non ribattè: "Io scendo da questa giostra. Scendi con me."
Tutto quello che uno dei due seppe dire fu: "Andiamo via".
Si sentì buttare contro un "Va tutto bene?" da una bocca dirimpetto, i cui denti avevano già scelto la propria vittima, e la stavano torturando senza incertezze. Non ricevendo però risposta, lui smise di masticare e le piantò addosso un paio di occhi color nocciola, taglienti, ma stanchi. Lei si ricordò di aver scoperto un'infinitesimale gradazione di verde, nel disco più interno di quell'iride.
Cominciarono una serie di movimenti sotterranei, segreti e rivelatori insieme. Lei disaccavallò le gambe sotto il tavolo, e piantò i piedi sul pavimento, paralleli e distanziati. Impugnò la forchetta, ma più che per iniziare a mangiare, sembrò voler soppesare un pugnale, pronto per un delitto da troppo tempo ponderato, come se la sua presenza fisica potesse scogliere i nodi di una coscienza provata. L'imbarazzo dei propri pensieri la sorprese; un po' di rossore le raggiunse le guance, per poi disparirne repentinamente.
Lui raccolse il fazzoletto che aveva posato sopra le gambe, si nettò le labbra con un lembo e lo ripose sul tavolo: un fantasma sconfitto. I geni dell'imbarazzo e del senso di colpa si urlavano sconcezze dentro la sua testa, producendo un frastuono tale da impedirgli di formulare il più elementare dei pensieri. Perse il controllo della propria compostezza, si lasciò scivolare contro schienale, le braccia buttate a penzolare nel vuoto, le schiena ricurva nelle spalle strette.
Stava in silenzio.
Stava in silenzio e la guardava.
Stava in silenzio e la guardava, perchè gli sembrava bella.
Lei quella sera non gli disse: "Se continui ad aver paura, mi hai già perso"
Lui quella sera non le disse: "Sono stanco di essere messo alla prova"
Lei non rispose: "Non ho bisogno di essere salvata"
E lui non ribattè: "Io scendo da questa giostra. Scendi con me."
Tutto quello che uno dei due seppe dire fu: "Andiamo via".
20 settembre 2006
Odio Robin Hood
Invitato a questo party così escluviso, mi prendo la briga di appuntarmi all'occhiello una di quelle etichette adesive sulle quali posso scrivere chi non sono. Io non sono vegetariano, non sono accondiscendente, non sono uno che la pensa come la pensi tu, non sono un sognatore, non sono malato, non sono un artista, non sono uno scienziato, non sono credente, non sono credulone, non sono superficiale, non sono ne' razionale ne' irrazionale. Il valore della somma dell'integrale delle mie parti è un intero positivo.
Quando mi sveglio la mattina, la mia faccia e le mie mani sono percorse da un formicolio sommesso, sono infastidite dal minimo contatto: lavarmi il volto e le mani produce piccoli brividi accompagnati da grugniti tremolanti, come quelli emessi da telespalla bob ogni volta che pone il piede sopra un rastrello. Non so descrivervi la differenza che c'è tra scendere ogni mattina dal letto posando il piede su un tappeto scendiletto piuttosto che sul nudo pavimento: ma vi assicuro che questa differenza c'è e si fa sentire. Le differenze che si fanno sentire sono come bambini maleducati che attirano l'attenzione della gente con i loro capricci. Anche se non ottengono ciò che vogliono, ricevono attenzione: traggono comunque un vantaggio. Quale vantaggio invece per quei bambini che si sono lasciati piegare dall'educazione di genitori e insegnanti, quelli che non si fanno sentire, che non urlano, che non attraggono l'attenzione altrui non perchè non la vorrebbero, ma perchè condizionati a temerla? Vorrei che qualcuno avesse detto a questi bambini: "non fate ciò che vi viene detto di fare". Più persone avrete reso felici, meno sarete felici voi stessi.
C'è una storia molto semplice: i protagonisti sono l'aitante signor Laundry, la signorina BollaDiSapone e il giovane AmbiDestro. Lo svolgimento è altrettanto semplice: il grande sogno di AmbiDestro era conquistare il cuore della bella BollaDiSapone. Ogni volta che passavano tempo insieme, AmbiDestro aveva l'impressione che BollaDiSapone non gli fosse del tutto indifferente, ma lei non gli aveva mai dato un chiaro segno della sua preferenza. AmbiDestro allora si prodigò per piacere a BollaDiSapone, cercò di cambiare, di migliorarsi, di rendersi una persona desiderabile. La trattò con riguardo e dolcezza, le stette accanto quando lei ne ebbe bisogno e cercò di coprire ogni ruolo che avrebbe coperto un compagno ideale: amico, amante, complice, padre, figlio.
La conclusione della storia è invece raramente complessa: composta da una parte reale ed una immaginaria. Nella realtà BollaDiSapone preferì l'odiato Laundry al buon AmbiDestro. Lei non seppe o non volle dare alcuna spiegazione, anche se fu costretta ad ammettere che probabilmente Laundry non valeva un terzo del nostro povero eroe, ma che a lei non importava. Ora la parte immaginaria: Il demone dell'amore non ebbe scelta. Laundry, con tutti i suoi difetti, ma anche con i suoi pregi, era un facile bersaglio. Scoccare la propria freccia in quella direzione era non solo una scelta facile, ma l'unica possibile. AmbiDestro, invece, con la sua voglia di perfezione, col suo desiderio di essere tutto, ha finito per non essere niente: un bersaglio in movimento, impossibile da mirare, figuriamoci da colpire, da raggiungere.
L'avevo detto che si trattava di una storia semplice, ai limiti del banale. Ma come tutte le storie: si raccontano affinché chi le ascolta non cada negli stessi errori. Si raccontano spesso ai bambini, affinchè non cadano nel banale errore di commettere banali errori. Eppure la paradossale morale di questa storia è che commettere banali errori spesso risulta essere la non banale cosa giusta.
Spengo la luce.
Buonanotte.
Quando mi sveglio la mattina, la mia faccia e le mie mani sono percorse da un formicolio sommesso, sono infastidite dal minimo contatto: lavarmi il volto e le mani produce piccoli brividi accompagnati da grugniti tremolanti, come quelli emessi da telespalla bob ogni volta che pone il piede sopra un rastrello. Non so descrivervi la differenza che c'è tra scendere ogni mattina dal letto posando il piede su un tappeto scendiletto piuttosto che sul nudo pavimento: ma vi assicuro che questa differenza c'è e si fa sentire. Le differenze che si fanno sentire sono come bambini maleducati che attirano l'attenzione della gente con i loro capricci. Anche se non ottengono ciò che vogliono, ricevono attenzione: traggono comunque un vantaggio. Quale vantaggio invece per quei bambini che si sono lasciati piegare dall'educazione di genitori e insegnanti, quelli che non si fanno sentire, che non urlano, che non attraggono l'attenzione altrui non perchè non la vorrebbero, ma perchè condizionati a temerla? Vorrei che qualcuno avesse detto a questi bambini: "non fate ciò che vi viene detto di fare". Più persone avrete reso felici, meno sarete felici voi stessi.
C'è una storia molto semplice: i protagonisti sono l'aitante signor Laundry, la signorina BollaDiSapone e il giovane AmbiDestro. Lo svolgimento è altrettanto semplice: il grande sogno di AmbiDestro era conquistare il cuore della bella BollaDiSapone. Ogni volta che passavano tempo insieme, AmbiDestro aveva l'impressione che BollaDiSapone non gli fosse del tutto indifferente, ma lei non gli aveva mai dato un chiaro segno della sua preferenza. AmbiDestro allora si prodigò per piacere a BollaDiSapone, cercò di cambiare, di migliorarsi, di rendersi una persona desiderabile. La trattò con riguardo e dolcezza, le stette accanto quando lei ne ebbe bisogno e cercò di coprire ogni ruolo che avrebbe coperto un compagno ideale: amico, amante, complice, padre, figlio.
La conclusione della storia è invece raramente complessa: composta da una parte reale ed una immaginaria. Nella realtà BollaDiSapone preferì l'odiato Laundry al buon AmbiDestro. Lei non seppe o non volle dare alcuna spiegazione, anche se fu costretta ad ammettere che probabilmente Laundry non valeva un terzo del nostro povero eroe, ma che a lei non importava. Ora la parte immaginaria: Il demone dell'amore non ebbe scelta. Laundry, con tutti i suoi difetti, ma anche con i suoi pregi, era un facile bersaglio. Scoccare la propria freccia in quella direzione era non solo una scelta facile, ma l'unica possibile. AmbiDestro, invece, con la sua voglia di perfezione, col suo desiderio di essere tutto, ha finito per non essere niente: un bersaglio in movimento, impossibile da mirare, figuriamoci da colpire, da raggiungere.
L'avevo detto che si trattava di una storia semplice, ai limiti del banale. Ma come tutte le storie: si raccontano affinché chi le ascolta non cada negli stessi errori. Si raccontano spesso ai bambini, affinchè non cadano nel banale errore di commettere banali errori. Eppure la paradossale morale di questa storia è che commettere banali errori spesso risulta essere la non banale cosa giusta.
Spengo la luce.
Buonanotte.
16 settembre 2006
Tra di noi solo un posacenere nero, entrambi non abbiamo mai imparato a fumare
C'è un coniglio immobile sul pavimento
non ho il coraggio di toccarlo
il pelo bianco sporco
una macchia nera intorno all'occhio
il suo occhio sinistro
le orecchie rosa coperte da una fine peluria
mi stendo sul pavimento accanto a lui
ora gli sono proprio di fronte
lo squadro avido di dettagli
l'unico orecchio che vedo da questa posizione
poggia a terra mollemente
come un animale separato, diverso
le narici, il solco tra le labbra
la fessura della bocca
disegnano un'antica lettera
di un alfabeto a me sconosciuto
di una lingua che non so parlare
i baffi e il pelo oltre il contorno del corpo
lo circondano di un'aura intangibile
come la saggezza di cento favole
non saprei dire se è morto o svenuto
forse sta dormendo
se lo toccassi potrei svegliarlo
"stavo solo riposando gli occhi"
direbbe con la voce impastata dal sonno
strofinandosi gli occhi con le zampette
(ma hanno palpebre i conigli?
so solo che possono chiudere gli occhi)
poi tornado in sè, scapperebbe via
riconciliandosi con la sua natura di coniglio
spingendosi con le zampe posteriori
allungate, affusolate ma muscolose
per quanto possa essere muscoloso un coniglio
poi scivolerebbe sul pavimento lucido
producendosi in un goffo capitombolo
gli avvicino la mano al fianco
e ne sento il calore a distanza
ho paura anche di sfiorarlo
non dubito della falsa certezza
per cui tutto quello che è soffice
è anche sensibile, in eccesso
per cui tutto quello che è peloso,
peloso di un pelo bianco,
bianco di un bianco sporco,
è anche soffice, in eccesso
i suoi occhi sono ancora chiusi
spengo la luce e vado via
non lo sveglierò, se è morto
se dorme, pregherò per lui
non ho il coraggio di toccarlo
il pelo bianco sporco
una macchia nera intorno all'occhio
il suo occhio sinistro
le orecchie rosa coperte da una fine peluria
mi stendo sul pavimento accanto a lui
ora gli sono proprio di fronte
lo squadro avido di dettagli
l'unico orecchio che vedo da questa posizione
poggia a terra mollemente
come un animale separato, diverso
le narici, il solco tra le labbra
la fessura della bocca
disegnano un'antica lettera
di un alfabeto a me sconosciuto
di una lingua che non so parlare
i baffi e il pelo oltre il contorno del corpo
lo circondano di un'aura intangibile
come la saggezza di cento favole
non saprei dire se è morto o svenuto
forse sta dormendo
se lo toccassi potrei svegliarlo
"stavo solo riposando gli occhi"
direbbe con la voce impastata dal sonno
strofinandosi gli occhi con le zampette
(ma hanno palpebre i conigli?
so solo che possono chiudere gli occhi)
poi tornado in sè, scapperebbe via
riconciliandosi con la sua natura di coniglio
spingendosi con le zampe posteriori
allungate, affusolate ma muscolose
per quanto possa essere muscoloso un coniglio
poi scivolerebbe sul pavimento lucido
producendosi in un goffo capitombolo
gli avvicino la mano al fianco
e ne sento il calore a distanza
ho paura anche di sfiorarlo
non dubito della falsa certezza
per cui tutto quello che è soffice
è anche sensibile, in eccesso
per cui tutto quello che è peloso,
peloso di un pelo bianco,
bianco di un bianco sporco,
è anche soffice, in eccesso
i suoi occhi sono ancora chiusi
spengo la luce e vado via
non lo sveglierò, se è morto
se dorme, pregherò per lui
15 settembre 2006
-"E' stato tutto così strano" -"E' sempre tutto strano"
Il gesto definitivo:
"Posso essere qualunque cosa di cui tu abbia bisogno"
La sconfitta totale:
"Non sei ciò di cui ho bisogno"
"Posso essere qualunque cosa di cui tu abbia bisogno"
La sconfitta totale:
"Non sei ciò di cui ho bisogno"
13 settembre 2006
Contro ikea
In verità non ce l'ho con ikea, visto che non fa nulla di male. E' una società, vende cose che la gente compra: tutto qua. L'invettiva potrebbe partire contro alcune immagini riportate nel loro catalogo, questo sì. Quello che mi perplime non è tanto l'immagine delle persone abitanti le fantomatiche case ikea: tutti puliti, belli ma senza esagerare, vestiti con cura, sorridenti, e quando non sono sorridenti non lo sono per un motivo importante, o stanno lavorando o leggendo. Gli atteggiamenti piuttosto. Gli atteggiamenti di persone e cose. Chi usa un computer portatile è sempre seduto a gambe incrociate sul divano, o steso sul tappeto o sul letto. Roba che a farlo nella realtà verrebbero i crampi dopo 30 secondi, e il letto/tappeto prenderebbe fuoco dopo 2 minuti. Le librerie e le teche di cd e film sono sempre perfette, piene. Scenico, ma nella vita reale la gente legge i libri, li ripone e poi ne compra di nuovi. Quindi la libreria risulta sempre troppo vuota o troppo piena per accogliere nuovi libri. Tutto ha l'aria di essere un punto di arrivo. Il senso del catalogo ikea è suggerire al lettore che una volta ottenuta una casa immagine simile a quella, il compito può essere considerato svolto, non dovranno più pensarci. La mia idea di casa è un po' diversa. Oltre a "posto sufficientemente confortevole nel quale passare la notte" e "ripostiglio delle mie cianfrusaglie", una casa dovrebbe potermi supportare, non stagliarsi come uno scoglio in mezzo al mare. Accogliere la vita che la percorre come un organismo sa accogliere l'ossigeno. Deve respirare. Deve essere sempre troppo piena o troppo vuota. Ha senso?
12 settembre 2006
Mixtape n.3
Daniel Johnston - Everlasting Love
Mia Martini - Piccolo Uomo
Ben Harper - Morning Yearning
Brand New - Flying at Tree Level
Beatles - Something
Xiu Xiu - Ian Curtis Wishlist
The Veils - Jesus for the Jugular
Edith Piaf and Theo Sarapo - A Quoi Ca Sert l'Amour
Deftones - Hole in the Earth
Mates of State - Punchlines
Nina Simone - Summertime
Guns'n'Roses - Estranged
Low - Cue the String
Baxter - Gonna Make It There
Mogwai - Sine Wave
Adriana Calcanhoto - Clandestino
Katie Melua - Just Like Heaven
Waking Ashland - Shades of Gray
Mondo Marcio vs. Finley - Dentro Una Scatola (oh yes...)
Fabrizio De Andrè - Dolcenera
Subsonica - Come Se
Lombroso - Insieme a Te Sto Bene
Lost Prophets - Cry Me a River
Pacifico e Ivano Fossati - A Poche Ore
Tool - 10000 Days (Wings Pt 2)
Offlaga Disco Pax - Tono Metallico Standard
Carmen Consoli - La Dolce Attesa
Yuppie Flu - Silver Rain
Tracy Chapman - Change
The Twilight Singers - There's Been An Accident
The Paper Chase - We Know Where You Sleep
The Exit - Darlin'
The Dresden Dolls - Delilah
Stefano Bollani - Che Cosa Sono Le Nuvole
Indochine - Le Grand Secret
Emery - Studying Politics
Owen - The Sad Waltzes Of Pietro Crespi
Shellac - Prayer To God
Blonde Redhead - Melody
Wrens - Happy
The Paper Chase - Neat Manageable Piles
Denali - Welcome
Moneen - The Last Song I Will Ever Want To Sing
Fantomas - 4-20-05
Maximilian Hecker - Yeah, Eventually She Goes
Air - Alone In Tokio
Lali Puna - Faking The Books
Bjork - All Is Full Of Love
Mia Martini - Piccolo Uomo
Ben Harper - Morning Yearning
Brand New - Flying at Tree Level
Beatles - Something
Xiu Xiu - Ian Curtis Wishlist
The Veils - Jesus for the Jugular
Edith Piaf and Theo Sarapo - A Quoi Ca Sert l'Amour
Deftones - Hole in the Earth
Mates of State - Punchlines
Nina Simone - Summertime
Guns'n'Roses - Estranged
Low - Cue the String
Baxter - Gonna Make It There
Mogwai - Sine Wave
Adriana Calcanhoto - Clandestino
Katie Melua - Just Like Heaven
Waking Ashland - Shades of Gray
Mondo Marcio vs. Finley - Dentro Una Scatola (oh yes...)
Fabrizio De Andrè - Dolcenera
Subsonica - Come Se
Lombroso - Insieme a Te Sto Bene
Lost Prophets - Cry Me a River
Pacifico e Ivano Fossati - A Poche Ore
Tool - 10000 Days (Wings Pt 2)
Offlaga Disco Pax - Tono Metallico Standard
Carmen Consoli - La Dolce Attesa
Yuppie Flu - Silver Rain
Tracy Chapman - Change
The Twilight Singers - There's Been An Accident
The Paper Chase - We Know Where You Sleep
The Exit - Darlin'
The Dresden Dolls - Delilah
Stefano Bollani - Che Cosa Sono Le Nuvole
Indochine - Le Grand Secret
Emery - Studying Politics
Owen - The Sad Waltzes Of Pietro Crespi
Shellac - Prayer To God
Blonde Redhead - Melody
Wrens - Happy
The Paper Chase - Neat Manageable Piles
Denali - Welcome
Moneen - The Last Song I Will Ever Want To Sing
Fantomas - 4-20-05
Maximilian Hecker - Yeah, Eventually She Goes
Air - Alone In Tokio
Lali Puna - Faking The Books
Bjork - All Is Full Of Love
10 settembre 2006
Ho un materasso nuovo. E nulla di nuovo da posarci sopra.
Sono come un semplice animale:
Non ho coscienza di me stesso, non mi riconosco allo specchio
A volte ho fame, a volte ho sete
A volte ho paura, a volte mordo
A volte ho voglia di una femmina, a volte ho voglia di stare da solo
A volte sono triste, a volte sono allegro
A volte ho voglia di giocare, a volte ho voglia di dormire
A volte ho voglia di correre, a volte ho voglia di camminare
Non ho coscienza di me stesso, non mi riconosco allo specchio
A volte ho fame, a volte ho sete
A volte ho paura, a volte mordo
A volte ho voglia di una femmina, a volte ho voglia di stare da solo
A volte sono triste, a volte sono allegro
A volte ho voglia di giocare, a volte ho voglia di dormire
A volte ho voglia di correre, a volte ho voglia di camminare
09 settembre 2006
Difficile scrivere una frase le cui parole abbiano come iniziali le lettere della parole "solitudine"
Ogni giorno si fa più facile, quando subentra la rassegnazione. Ogni giorno si fa più difficile, quando subentra la consapevolezza della rassegnazione. La cosa buffa è che anche a voler essere cattivi, egoisti, mettere sè stessi davanti agli altri, non ci sono occasioni in cui avere in cambio un po' di benessere, o felicità, o altri sentimenti moralmente discutibili. La ricerca di una scossa potrebbe finire nella dubbia legalità di un corpo adorno di lividi. Il mistero della pietra azzurra. Se ascolto la sigla mi vengono ancora i brividi. Me lo ricordo come un bellissimo cartone animato. Io mi identificavo con Jean: un po' sfigato, troppo cerebrale, segretamente infatuato dell'eterea Nadia (ma non poi così segretamente). La mia educazione sentimentale si è formata su quella storia e su "E' quasi magia Johnny". Accidenti.
08 settembre 2006
Giuro che più di così non posso correre
Una volta, tanto tempo fa, quando ancora guardavo la televisione, gli esperti di non so cosa dicevano che ormai gli uomini superavano le donne in quanto a spese e dedizione alla cosmesi. Sarà pure ma, non per vantarmi, io mi limito a farmi la doccia con acqua, sapone e uno shampoo a caso tra gli shampii. Dove voglio arrivare? adesso ci arrivo. Durante la doccia odierna, m'è capitato tra le mani il Johnson's Baby Shampoo: sull'etichetta c'è scritto "Mai più lacrime" - "No more tears". In nome della scienza sento il bisogno di verificare questa affermazione. Dunque: chi è in grado, è pregato di spezzarmi il cuore. Io continuerò a shampaarmi con il suddetto. Le mie reazioni saranno un rudimentale ma sufficiente banco di prova, per cominciare. Se i risultati iniziali saranno incoraggianti, proseguiremo la sperimentazione.
A cose più grandi!
A cose più grandi!
06 settembre 2006
Per, ma lo so! Con, essenza.
L'oroscopo della settimana, per una settimana qualunque
a cura di Leone Nero
Ariete
amore: guardando il profilo di qualcuno che desiderate da tanto, scoprirete di non volerlo più
salute: abbiate cura dei vostri capelli e della pelle del vostro viso
lavoro: pensate al vostro nuovo lavoro come ad una strada da attraversare
Toro
amore: cercate nella moltitudine e troverete nella solitudine
salute: i vostri reni avranno bisogno di molta più acqua
lavoro: vi verranno chieste prestazioni particolari e complesse, prendetevi il tempo necessario
Gemelli
amore: vi indirizzerano bigliettini d'amore in una lingua a voi sconosciuta
salute: ciò che credevate sano non si rivelerà tale
lavoro: prima di affrontare un lungo viaggio, preparatevi fisicamente
Cancro
amore: non cadete nella trappola del primo paio di occhi grandi e neri
salute: state alla larga dal cibo di dubbia provenienza
lavoro: vi renderete ridicoli, ma passerà subito
Leone
amore: subire una prepotenza non vuol dire amare incondizionatamente
salute: non mangiatevi le unghie o vi cadranno i capelli
lavoro: state lontani dalle tentazioni, e posate gli occhi dove è più conveniente
Vergine
amore: vi faranno del male e voi farete del male a vostra volta
salute: andate a ballare
lavoro: approfittate del fatto di essere degli sconosciuti
Bilancia
amore: sbrigatevi o arriverà troppo tardi
salute: la natura vi vuole bene, gioite
lavoro: andateci piano e arriverete dove volete arrivare
Scorpione
amore: ci sono solo due posti liberi, e li occuperete voi
salute: state lontani dal mare e dalle bottiglie
lavoro: sembrerà tutto troppo semplice
Sagittario
amore: non cercate di conquistare con un regalo costoso
salute: fumare fa ancora male
lavoro: rapporti gelidi con i colleghi, è colpa vostra
Capricorno
amore: avete troppe opzioni, prendete una decisione se non volete restare a bocca asciutta
salute: prendete un po' di sole e date qualcosa in cambio
lavoro: se lavorate in campo medico non vestitevi di bianco
Acquario
amore: non è il mondo ad essere sottosopra, è sottosopra ad essere il mondo
salute: la conoscenza è il rimedio migliore per ogni paura
lavoro: fate buon uso della fortuna che incontrerete
Pesci
amore: costruitevi un nido dal quale potete vedere il cielo
salute: l'igiene va bene, ma non esagerate
lavoro: tenetevi stretto quello che avete, parigi val bene una messa
a cura di Leone Nero
Ariete
amore: guardando il profilo di qualcuno che desiderate da tanto, scoprirete di non volerlo più
salute: abbiate cura dei vostri capelli e della pelle del vostro viso
lavoro: pensate al vostro nuovo lavoro come ad una strada da attraversare
Toro
amore: cercate nella moltitudine e troverete nella solitudine
salute: i vostri reni avranno bisogno di molta più acqua
lavoro: vi verranno chieste prestazioni particolari e complesse, prendetevi il tempo necessario
Gemelli
amore: vi indirizzerano bigliettini d'amore in una lingua a voi sconosciuta
salute: ciò che credevate sano non si rivelerà tale
lavoro: prima di affrontare un lungo viaggio, preparatevi fisicamente
Cancro
amore: non cadete nella trappola del primo paio di occhi grandi e neri
salute: state alla larga dal cibo di dubbia provenienza
lavoro: vi renderete ridicoli, ma passerà subito
Leone
amore: subire una prepotenza non vuol dire amare incondizionatamente
salute: non mangiatevi le unghie o vi cadranno i capelli
lavoro: state lontani dalle tentazioni, e posate gli occhi dove è più conveniente
Vergine
amore: vi faranno del male e voi farete del male a vostra volta
salute: andate a ballare
lavoro: approfittate del fatto di essere degli sconosciuti
Bilancia
amore: sbrigatevi o arriverà troppo tardi
salute: la natura vi vuole bene, gioite
lavoro: andateci piano e arriverete dove volete arrivare
Scorpione
amore: ci sono solo due posti liberi, e li occuperete voi
salute: state lontani dal mare e dalle bottiglie
lavoro: sembrerà tutto troppo semplice
Sagittario
amore: non cercate di conquistare con un regalo costoso
salute: fumare fa ancora male
lavoro: rapporti gelidi con i colleghi, è colpa vostra
Capricorno
amore: avete troppe opzioni, prendete una decisione se non volete restare a bocca asciutta
salute: prendete un po' di sole e date qualcosa in cambio
lavoro: se lavorate in campo medico non vestitevi di bianco
Acquario
amore: non è il mondo ad essere sottosopra, è sottosopra ad essere il mondo
salute: la conoscenza è il rimedio migliore per ogni paura
lavoro: fate buon uso della fortuna che incontrerete
Pesci
amore: costruitevi un nido dal quale potete vedere il cielo
salute: l'igiene va bene, ma non esagerate
lavoro: tenetevi stretto quello che avete, parigi val bene una messa
03 settembre 2006
Se non ce la fate a leggere tutto va bene lo stesso
Ultimamente mi sono trovato spesso a pensare riguardo la mente, il pensiero, l'intelligenza. Come al solito, nulla che possa essere definito rigoroso; anzi mi piacerebbe sapere se magari ho commesso qualche errore. A seguire, il frutto di cotanta elucubrazione.
Per cominiciare una di due pseudo-teorie: Il cervello è una macchina costruita/evoluta per il riconoscimento e l'attuazione di schemi. Più gli schemi sono ripetitivi e assodati, più la loro elaborazione è delegata a basso livello. Nel caso in cui si presenti invece un nuovo schema, o un disturbo rilevante ad uno schema conosciuto, le informazioni vengono passate ad alto livello, per il riconoscimento. La distinzione tra basso e alto livello, in termini soggettivi, si riflette nella quantità di attenzione necessaria a intepretare uno stimolo, o ad eseguire una azione. Esempio: imparare a leggere comporta un grande sforzo. All'inizio tutta l'attenzione è focalizzata sul riconoscimento delle singole lettere; una volta che questo processo è acquisito, diventa sempre più automatico e richiede sempre meno attenzione. Attenzione che si sposta sul riconoscimento delle sillabe. Una volta imparate le sillabe, si passa alle parole. Dalle parole alle frasi, dalle frasi ai testi. Dopo anni di questo tipo di esercitazioni (la scuola elementare), si può richiamare alla mente con la stessa facilità la forma della lettera 'a' e tutta la storia raccontata in Pinocchio. Imparando le lettere, non abbiamo fatto altro che memorizzare uno schema di segni grafici. Questo schema è sufficientemente a prova di errore, in quanto possiamo riconoscere la stessa lettera anche se scritta in un carattere od in una calligrafia diversa. Così, leggendo, non ci soffermiamo più sulle singole lettere, a meno che non incontriamo qualcosa che non assomiglia a nessuna delle lettere che conosciamo: allora abbiamo la capacità di rifocalizzare l'attenzione su una scala molto più piccola.
Ora, si tratta di un quadro molto approssimativo e non spiega come funzionino le cose in sostanza, ma come idea generale credo regga. C'è un libro di Jeff Hawkins, "On Intelligence", che spiega più in dettaglio un concetto simile aggiungendoci un elemento importante, ma ne parlerò dopo. Quello che voglio dire è che questo "modello" di funzionamento della mente sembra adatta a spiegare un fenomeno che mi è sembrato di rilevare nella gente: ovvero, che ci sono due tipi di approccio al mondo in generale, o alle arti in particolare, che appaiono antitetici: c'è una categoria di persone che sembra trovare piacere o sollievo quando incontra qualcosa che già conosce, mentre altre non sono soddisfatte finchè non ricevono stimoli nuovi. E' una caratteristica comportamentale che potrebbe essere di natura genetica o ambientale, chissà, magari frutto del ricevere una educazione in vece di un'altra. Fatto sta che c'è a chi piace leggere centinaia di libri gialli che raccontano tutti la stessa storia di omicidio, o 20 libri della saga di Harry potter, o vedere sempre lo stesso film d'amore o d'azione, o ascoltare sempre la stessa canzone pop, basata sempre sullo stesso giro di accordi, o ridere sempre alle stesse battute (tipo i tormentoni). Ad altri, invece, tutto ciò viene presto a noia ed hanno bisogno sempre di qualcosa di nuovo. Non voglio dare giudizio di merito rispetto ai due casi, evidentemente hanno ciascuno dei pro e contro. Solo è interessante capire da cosa è generata questa disparità: magari in un certo periodo della vita è stato rinforzato il legame tra il piacere e il riconoscimento di nuovi o vecchi schemi.
La seconda pseudo-teoria è più semplice, ma ha dei risvolti interessanti. Tempo fa mi è sovvenuta questa metafora: ci sono persone che sono come buchi neri. Sono quelle persone che incamerano dentro di se il maggior numero di nozioni, informazioni, notizie, letture, emozioni possibili, ma quello che producono è così poco o povero da poter essere considerato marginale. Come i buchi neri, catturano tutto quello che finisce nelle loro vicinanze e non lasciano scappare nulla. Io mi metto tra questi. Di contrario, c'è chi può essere considerato come un "buco bianco" o una supernova, per rimanere nell'ambito astrofisico: una categoria di individui che producono molto più di quello che incamerano. Costoro, da un minimo spunto, possono creare un mondo. Tra questi, metto la buona A. che, venutane a conoscenza, mi ha fatto notare che quello che mi sfugge di questa "scatola bianca" è la capacità di creare connessioni e collegamenti tra le idee. E non ci vuole che un minimo di statistica per confermare che la più semplice delle tecniche combinatorie permette di generare, per tot idee, un numero esponenziale di combinazioni o connessioni. Uhm, calza! Magari non tutte le combinazioni hanno un senso o sono utili, ma sapendole scegliere si possono appunto creare interi nuovi mondi di idee, di modi di pensare. Ed approfondendo il discorso, è saltato fuori (o è parso evidente a me) che la distinzione tra l'educazione scientifica e quella umanistica è appunto l'insegnamento su quali nuovi collegamenti siano da considerarsi validi e quali no. La matematica e la logica hanno regole rigorose per decidere se una sequenza di idee è accettabile o meno, un artista è invece spinto a produrre qualcosa di sempre diverso anche se non formalmente corretto. Ed è quando la capacità di creare nuove connessioni di un artista si incontra con la capacità di incanalare queste connessioni in strutture formali, che si ha il vero genio. Penso a Gauss, Newton, Turing, Maxwell, Von Neumann.
L'ultima speculatio riguarda la possibilità di creare una macchina che si possa definire intelligente: un marchingegno che sapesse passare il test di Turing, per capirci. Io lo ritengo possibile. C'è un libro di Rogen Penrose, "La mente nuova dell'imperatore", in cui 500 pagine di fisica sono usate per presumere che nel cervello accada qualcosa a livello sub-atomico di non replicabile in una macchina. Il fatto è che evidenze non ce ne sono, e se dobbiamo speculare, allora una teoria vale l'altra.
Ci sono tre progetti che, a riguardo, hanno catturato la mia attenzione: Google, OpenCyC e Numenta. Incominciamo dall'ultima. Numenta è la società fondata da Jeff Hawkins (vedi sopra), che sta sviluppando una applicazione di quella teoria del funzionamento del cervello. Le parti nuove e fondamentali di questa teoria sono la possibilità di "visualizzare" schemi sia nello spazio che nel tempo, e la capacità di fare previsioni. In parole povere, la si può immaginare come una struttura gerarchica di agenti intelligenti, in cui quelli in basso sono a contatto diretto con gli stimoli provenienti dall'esterno e man mano che si sale si formano schemi di schemi di schemi di schemi etc etc... Ogni singolo agente funziona in modo semplice: riceve informazioni dal basso, se in queste informazioni riconosce uno schema, comunica in basso una previsione sugli stimoli successivi e se la previsione è confermata, comunica lo schema al livello superiore. Dall'alto riceve previsioni più ad alto livello e il suo compito è confermarle o smentirle. Quando non riesce a riconoscere uno schema, passa le informazioni in questione al livello superiore, i quali si occuperano di generalizzarle in nuovi schemi. Sembra un po' contorto, ma considerando che gli schemi non sono che sequenze di stimoli, il risultato è che salendo la scala gerarchica vengono riconosciute sequenze di sequenze di sequenze etc etc. Per fare un esempio, se da un basso livello arriva questa sequenza: "occhio" "occhio" "naso", posso presumere che il prossimo elemento sarà "bocca", che completa lo schema "volto". Se appunto troverò "bocca", devo comunicare al piano superiore semplicemente di aver incontrato un "volto". Se per caso dovessi trovare un altro "naso", ci sarebbe qualcosa di strano: dovrei chiedere di sopra "cos'è che ha due occhi e due nasi?"
Se un sistema del genere è realizzabile, avremmo per le mani una macchina capace di operare generalizzazioni a più livelli, ed in grado di correggersi, o almeno rendere conto, se le proprie generalizzazioni sono errate, cioè non confermate dai fatti. Notevole, ma è solo il primo passo. La prima cosa di cui avrebbe bisogno questa macchina per iniziare ad imparare qualcosa del mondo circostante, è appunto un modo di percepire/vedere il mondo circostante. Qualcosa su cui operare ipotesi e verificarne la veridicità. Per fare questo oltre ai sensi, è necessario un modo per indirizzare e focalizzare i sensi. Qui entra in ballo Google. Google, Google Immagini, Google Video, Google Libri e Google Mappe, oltre a fornire l'esposizione ad una quantità pressochè infinita di dati, come i nostri sensi ci espongono a tutto l'ambiente circostante, permette anche, attraverso la ricerca, di selezionare quale parte di questi dati vogliamo prendere in considerazione: nello stesso modo in cui si può esaminare la punta di una matita e studiarne il funzionamento mentre si riesce ad obliare temporaneamente il resto della matita, la scrivania su cui poggia, la stanza in cui si trova la scrivania, l'appartamento in cui la stanza è situata e così via.
Più che notevole, ma non è ancora abbastanza. Ammesso che si possa ricreare la parte funzionale della mente e interfacciarla in modo produttivo col mondo circostante, manca ciò a cui ogni persona intelligente viene esposta fin dalla nascita al fine di renderla tale: L'educazione. Che se anche una mente è in grado di formulare ogni singolo pensiero formulato del passato, riformularli tutti è impossibile. S'è deciso dunque, tra menti intelligenti, di esporre ogni nuova mente ad una selezioni di idee (i nostri schemi di prima) affinchè li possa acquisire in modo automatico e con una certa facilità, e poi andare per la sua strada, fondata su solide basi. Dobbiamo dunque insegnare alla nostra mente artificiale ciò che insegneremmo ad ogni bambino: come ragionare, la logica, il linguaggio, il buon senso e così via. Molte di queste cose passano dai genitori/educatori ai figli/discenti per un processo di esposizione ed imitazione, processo su cui non possiamo fare affidamento, o che risulterebbe tedioso e poco pratico. OpenCyC potrebbe colmare questa lacuna. OpenCyc è un progetto che va avanti da più di 10 anni, che si è dato l'obiettivo di formare il più grande database di informazioni ragionate e di buon senso del mondo. In filosofia un sistema del genere è chiamato ontologia, cioè una specifica rappresentazione del mondo o di una sua parte. OpenCyC, che da poco è stato rilasciato al pubblico, utilizza un proprio linguaggio logico per rappresentare tutte quelle informazioni che diamo per scontate quando facciamo uso del linguaggio di tutti i giorni (natural language).
Numenta e la sua teoria del cervello, Google, OpenCyc: non so se qualcuno ci ha già pensato, ma la mia opinione è che dovrebbero lavorare insieme in questa direzione. Se un giorno l'uomo avrà a disposizioni macchine con capacità intellettive paragonabili alle sue, solo la fantascienza può prospettare quali scenari si troverà ad affrontare. Senza contare tutte le implicazioni filosofiche, etiche e religiose che si presenterebbero con la nascita di esseri intelligenti diversi da noi e prodotti da noi (magari migliori di noi?). Ma di queste cose si è parlato tanto, anche a sproposito: ciò che è veramente interessante è rispondere ad altre domande. Possiamo farlo? Se no, perchè? Se sì, come?
(((Una volta sono stato un sasso) ricordo di aver ricevuto un calcio) e mi girava la testa da sasso)
Per cominiciare una di due pseudo-teorie: Il cervello è una macchina costruita/evoluta per il riconoscimento e l'attuazione di schemi. Più gli schemi sono ripetitivi e assodati, più la loro elaborazione è delegata a basso livello. Nel caso in cui si presenti invece un nuovo schema, o un disturbo rilevante ad uno schema conosciuto, le informazioni vengono passate ad alto livello, per il riconoscimento. La distinzione tra basso e alto livello, in termini soggettivi, si riflette nella quantità di attenzione necessaria a intepretare uno stimolo, o ad eseguire una azione. Esempio: imparare a leggere comporta un grande sforzo. All'inizio tutta l'attenzione è focalizzata sul riconoscimento delle singole lettere; una volta che questo processo è acquisito, diventa sempre più automatico e richiede sempre meno attenzione. Attenzione che si sposta sul riconoscimento delle sillabe. Una volta imparate le sillabe, si passa alle parole. Dalle parole alle frasi, dalle frasi ai testi. Dopo anni di questo tipo di esercitazioni (la scuola elementare), si può richiamare alla mente con la stessa facilità la forma della lettera 'a' e tutta la storia raccontata in Pinocchio. Imparando le lettere, non abbiamo fatto altro che memorizzare uno schema di segni grafici. Questo schema è sufficientemente a prova di errore, in quanto possiamo riconoscere la stessa lettera anche se scritta in un carattere od in una calligrafia diversa. Così, leggendo, non ci soffermiamo più sulle singole lettere, a meno che non incontriamo qualcosa che non assomiglia a nessuna delle lettere che conosciamo: allora abbiamo la capacità di rifocalizzare l'attenzione su una scala molto più piccola.
Ora, si tratta di un quadro molto approssimativo e non spiega come funzionino le cose in sostanza, ma come idea generale credo regga. C'è un libro di Jeff Hawkins, "On Intelligence", che spiega più in dettaglio un concetto simile aggiungendoci un elemento importante, ma ne parlerò dopo. Quello che voglio dire è che questo "modello" di funzionamento della mente sembra adatta a spiegare un fenomeno che mi è sembrato di rilevare nella gente: ovvero, che ci sono due tipi di approccio al mondo in generale, o alle arti in particolare, che appaiono antitetici: c'è una categoria di persone che sembra trovare piacere o sollievo quando incontra qualcosa che già conosce, mentre altre non sono soddisfatte finchè non ricevono stimoli nuovi. E' una caratteristica comportamentale che potrebbe essere di natura genetica o ambientale, chissà, magari frutto del ricevere una educazione in vece di un'altra. Fatto sta che c'è a chi piace leggere centinaia di libri gialli che raccontano tutti la stessa storia di omicidio, o 20 libri della saga di Harry potter, o vedere sempre lo stesso film d'amore o d'azione, o ascoltare sempre la stessa canzone pop, basata sempre sullo stesso giro di accordi, o ridere sempre alle stesse battute (tipo i tormentoni). Ad altri, invece, tutto ciò viene presto a noia ed hanno bisogno sempre di qualcosa di nuovo. Non voglio dare giudizio di merito rispetto ai due casi, evidentemente hanno ciascuno dei pro e contro. Solo è interessante capire da cosa è generata questa disparità: magari in un certo periodo della vita è stato rinforzato il legame tra il piacere e il riconoscimento di nuovi o vecchi schemi.
La seconda pseudo-teoria è più semplice, ma ha dei risvolti interessanti. Tempo fa mi è sovvenuta questa metafora: ci sono persone che sono come buchi neri. Sono quelle persone che incamerano dentro di se il maggior numero di nozioni, informazioni, notizie, letture, emozioni possibili, ma quello che producono è così poco o povero da poter essere considerato marginale. Come i buchi neri, catturano tutto quello che finisce nelle loro vicinanze e non lasciano scappare nulla. Io mi metto tra questi. Di contrario, c'è chi può essere considerato come un "buco bianco" o una supernova, per rimanere nell'ambito astrofisico: una categoria di individui che producono molto più di quello che incamerano. Costoro, da un minimo spunto, possono creare un mondo. Tra questi, metto la buona A. che, venutane a conoscenza, mi ha fatto notare che quello che mi sfugge di questa "scatola bianca" è la capacità di creare connessioni e collegamenti tra le idee. E non ci vuole che un minimo di statistica per confermare che la più semplice delle tecniche combinatorie permette di generare, per tot idee, un numero esponenziale di combinazioni o connessioni. Uhm, calza! Magari non tutte le combinazioni hanno un senso o sono utili, ma sapendole scegliere si possono appunto creare interi nuovi mondi di idee, di modi di pensare. Ed approfondendo il discorso, è saltato fuori (o è parso evidente a me) che la distinzione tra l'educazione scientifica e quella umanistica è appunto l'insegnamento su quali nuovi collegamenti siano da considerarsi validi e quali no. La matematica e la logica hanno regole rigorose per decidere se una sequenza di idee è accettabile o meno, un artista è invece spinto a produrre qualcosa di sempre diverso anche se non formalmente corretto. Ed è quando la capacità di creare nuove connessioni di un artista si incontra con la capacità di incanalare queste connessioni in strutture formali, che si ha il vero genio. Penso a Gauss, Newton, Turing, Maxwell, Von Neumann.
L'ultima speculatio riguarda la possibilità di creare una macchina che si possa definire intelligente: un marchingegno che sapesse passare il test di Turing, per capirci. Io lo ritengo possibile. C'è un libro di Rogen Penrose, "La mente nuova dell'imperatore", in cui 500 pagine di fisica sono usate per presumere che nel cervello accada qualcosa a livello sub-atomico di non replicabile in una macchina. Il fatto è che evidenze non ce ne sono, e se dobbiamo speculare, allora una teoria vale l'altra.
Ci sono tre progetti che, a riguardo, hanno catturato la mia attenzione: Google, OpenCyC e Numenta. Incominciamo dall'ultima. Numenta è la società fondata da Jeff Hawkins (vedi sopra), che sta sviluppando una applicazione di quella teoria del funzionamento del cervello. Le parti nuove e fondamentali di questa teoria sono la possibilità di "visualizzare" schemi sia nello spazio che nel tempo, e la capacità di fare previsioni. In parole povere, la si può immaginare come una struttura gerarchica di agenti intelligenti, in cui quelli in basso sono a contatto diretto con gli stimoli provenienti dall'esterno e man mano che si sale si formano schemi di schemi di schemi di schemi etc etc... Ogni singolo agente funziona in modo semplice: riceve informazioni dal basso, se in queste informazioni riconosce uno schema, comunica in basso una previsione sugli stimoli successivi e se la previsione è confermata, comunica lo schema al livello superiore. Dall'alto riceve previsioni più ad alto livello e il suo compito è confermarle o smentirle. Quando non riesce a riconoscere uno schema, passa le informazioni in questione al livello superiore, i quali si occuperano di generalizzarle in nuovi schemi. Sembra un po' contorto, ma considerando che gli schemi non sono che sequenze di stimoli, il risultato è che salendo la scala gerarchica vengono riconosciute sequenze di sequenze di sequenze etc etc. Per fare un esempio, se da un basso livello arriva questa sequenza: "occhio" "occhio" "naso", posso presumere che il prossimo elemento sarà "bocca", che completa lo schema "volto". Se appunto troverò "bocca", devo comunicare al piano superiore semplicemente di aver incontrato un "volto". Se per caso dovessi trovare un altro "naso", ci sarebbe qualcosa di strano: dovrei chiedere di sopra "cos'è che ha due occhi e due nasi?"
Se un sistema del genere è realizzabile, avremmo per le mani una macchina capace di operare generalizzazioni a più livelli, ed in grado di correggersi, o almeno rendere conto, se le proprie generalizzazioni sono errate, cioè non confermate dai fatti. Notevole, ma è solo il primo passo. La prima cosa di cui avrebbe bisogno questa macchina per iniziare ad imparare qualcosa del mondo circostante, è appunto un modo di percepire/vedere il mondo circostante. Qualcosa su cui operare ipotesi e verificarne la veridicità. Per fare questo oltre ai sensi, è necessario un modo per indirizzare e focalizzare i sensi. Qui entra in ballo Google. Google, Google Immagini, Google Video, Google Libri e Google Mappe, oltre a fornire l'esposizione ad una quantità pressochè infinita di dati, come i nostri sensi ci espongono a tutto l'ambiente circostante, permette anche, attraverso la ricerca, di selezionare quale parte di questi dati vogliamo prendere in considerazione: nello stesso modo in cui si può esaminare la punta di una matita e studiarne il funzionamento mentre si riesce ad obliare temporaneamente il resto della matita, la scrivania su cui poggia, la stanza in cui si trova la scrivania, l'appartamento in cui la stanza è situata e così via.
Più che notevole, ma non è ancora abbastanza. Ammesso che si possa ricreare la parte funzionale della mente e interfacciarla in modo produttivo col mondo circostante, manca ciò a cui ogni persona intelligente viene esposta fin dalla nascita al fine di renderla tale: L'educazione. Che se anche una mente è in grado di formulare ogni singolo pensiero formulato del passato, riformularli tutti è impossibile. S'è deciso dunque, tra menti intelligenti, di esporre ogni nuova mente ad una selezioni di idee (i nostri schemi di prima) affinchè li possa acquisire in modo automatico e con una certa facilità, e poi andare per la sua strada, fondata su solide basi. Dobbiamo dunque insegnare alla nostra mente artificiale ciò che insegneremmo ad ogni bambino: come ragionare, la logica, il linguaggio, il buon senso e così via. Molte di queste cose passano dai genitori/educatori ai figli/discenti per un processo di esposizione ed imitazione, processo su cui non possiamo fare affidamento, o che risulterebbe tedioso e poco pratico. OpenCyC potrebbe colmare questa lacuna. OpenCyc è un progetto che va avanti da più di 10 anni, che si è dato l'obiettivo di formare il più grande database di informazioni ragionate e di buon senso del mondo. In filosofia un sistema del genere è chiamato ontologia, cioè una specifica rappresentazione del mondo o di una sua parte. OpenCyC, che da poco è stato rilasciato al pubblico, utilizza un proprio linguaggio logico per rappresentare tutte quelle informazioni che diamo per scontate quando facciamo uso del linguaggio di tutti i giorni (natural language).
Numenta e la sua teoria del cervello, Google, OpenCyc: non so se qualcuno ci ha già pensato, ma la mia opinione è che dovrebbero lavorare insieme in questa direzione. Se un giorno l'uomo avrà a disposizioni macchine con capacità intellettive paragonabili alle sue, solo la fantascienza può prospettare quali scenari si troverà ad affrontare. Senza contare tutte le implicazioni filosofiche, etiche e religiose che si presenterebbero con la nascita di esseri intelligenti diversi da noi e prodotti da noi (magari migliori di noi?). Ma di queste cose si è parlato tanto, anche a sproposito: ciò che è veramente interessante è rispondere ad altre domande. Possiamo farlo? Se no, perchè? Se sì, come?
(((Una volta sono stato un sasso) ricordo di aver ricevuto un calcio) e mi girava la testa da sasso)
02 settembre 2006
I lie for only you, and I lie well...
Artificial Intelligence: A Modern Approach (2nd Edition)
-by Stuart J. Russell, Peter Norvig
The Feynman Lectures on Physics: The Definitive and Extended Edition
-by Richard P. Feynman, et al.
Structure and Interpretation of Computer Programs - 2nd Edition (MIT Electrical Engineering and Computer Science)
-by Harold Abelson, Gerald Jay Sussman
Gödel, Escher, Bach: An Eternal Golden Braid
-by Douglas R. Hofstadter
General Chemistry
-by Linus Pauling
Concepts of Modern Mathematics
-by Ian Stewart
The Selfish Gene: 30th Anniversary Edition--with a new Introduction by the Author
-by Richard Dawkins
Lehninger Principles of Biochemistry, Fourth Edition
-by David L. Nelson, Michael M. Cox
Society of Mind
-by Marvin Minsky
The Golden Ratio: The Story of PHI, the World's Most Astonishing Number
-by Mario Livio
-by Stuart J. Russell, Peter Norvig
The Feynman Lectures on Physics: The Definitive and Extended Edition
-by Richard P. Feynman, et al.
Structure and Interpretation of Computer Programs - 2nd Edition (MIT Electrical Engineering and Computer Science)
-by Harold Abelson, Gerald Jay Sussman
Gödel, Escher, Bach: An Eternal Golden Braid
-by Douglas R. Hofstadter
General Chemistry
-by Linus Pauling
Concepts of Modern Mathematics
-by Ian Stewart
The Selfish Gene: 30th Anniversary Edition--with a new Introduction by the Author
-by Richard Dawkins
Lehninger Principles of Biochemistry, Fourth Edition
-by David L. Nelson, Michael M. Cox
Society of Mind
-by Marvin Minsky
The Golden Ratio: The Story of PHI, the World's Most Astonishing Number
-by Mario Livio
30 agosto 2006
In italiano, nel testo
La mia vita un carroattrezzi. Sembra stia portando in giro una vita più bella e veloce, chissà dove, su un camion lento e sgangherato. Quando potrei andare verso la medesima destinazione con la bella macchina che sto trasportando.
La saggezza impopolare: prendere un qualsiasi proverbio e negarlo.
Rosso di sera bel tempo dispera.
Sono tornate le mezze stagioni.
Tira più un carro di buoi che un pelo di f...
Al cuor si comanda.
A caval donato si guarda in bocca.
A mali estremi rimedi moderati.
Buon sangue mente.
Chi dice donna, non dice danno. (infatti dice donna)
Chi la dura la perde.
Peggio tardi che mai.
Lontano dagli occhi, vicino al cuore.
(oppure)
Vicino agli occhi, lontano dal cuore.
La saggezza impopolare: prendere un qualsiasi proverbio e negarlo.
Rosso di sera bel tempo dispera.
Sono tornate le mezze stagioni.
Tira più un carro di buoi che un pelo di f...
Al cuor si comanda.
A caval donato si guarda in bocca.
A mali estremi rimedi moderati.
Buon sangue mente.
Chi dice donna, non dice danno. (infatti dice donna)
Chi la dura la perde.
Peggio tardi che mai.
Lontano dagli occhi, vicino al cuore.
(oppure)
Vicino agli occhi, lontano dal cuore.
Super Mario Mondo (era: Cambiamenti)
Domanda di primo livello:
-Venendo a sapere che domani morirai, cambieresti? cosa? cosa faresti?
Essendo il primo livello, è facile. Risposte più o meno serie. Risposta importante. Ipotetica quadratura del cerchio. Niente di speciale, andiamo avanti.
Domanda di secondo livello:
-Ora che sai cosa faresti, cosa ti impedisce di farlo anche senza la prospettiva di dover morire?
Qui le cose si complicano. Basterebbe un "nulla", se solo non bastasse. Necessario affrontare visione di se' stessi, visione che gli altri hanno di se' stessi, visione della visione degli altri che hanno una visione di se' stessi. Labirintico. Ci facciamo piccoli, attraversiamo quel pertugio. Livello completato.
Mostro di fine quadro, sotto forma di quesito:
Che ne farai del tempo che ti rimane?
No, qui non si passa. Continui a perdere vite su vite, giorni su giorni. Non puoi mettere in pausa, non puoi salvare e ricominciare dal punto dove sei arrivato. Se toppi tutte le possibilità che hai, al massimo puoi ricominciare dal livello 1-1.
Ogni volta che ho provato a salvare la principessa, ho scoperto che lei era in un altro castello.
-Venendo a sapere che domani morirai, cambieresti? cosa? cosa faresti?
Essendo il primo livello, è facile. Risposte più o meno serie. Risposta importante. Ipotetica quadratura del cerchio. Niente di speciale, andiamo avanti.
Domanda di secondo livello:
-Ora che sai cosa faresti, cosa ti impedisce di farlo anche senza la prospettiva di dover morire?
Qui le cose si complicano. Basterebbe un "nulla", se solo non bastasse. Necessario affrontare visione di se' stessi, visione che gli altri hanno di se' stessi, visione della visione degli altri che hanno una visione di se' stessi. Labirintico. Ci facciamo piccoli, attraversiamo quel pertugio. Livello completato.
Mostro di fine quadro, sotto forma di quesito:
Che ne farai del tempo che ti rimane?
No, qui non si passa. Continui a perdere vite su vite, giorni su giorni. Non puoi mettere in pausa, non puoi salvare e ricominciare dal punto dove sei arrivato. Se toppi tutte le possibilità che hai, al massimo puoi ricominciare dal livello 1-1.
Ogni volta che ho provato a salvare la principessa, ho scoperto che lei era in un altro castello.
28 agosto 2006
Medito...
...sul da farsi. Qui ci vuole una soluzione radicale, inconsueta, mai osata. Qualcosa di clamoroso. Esplosivo. Voglio un modo nuovo di pensare. Voglio staccare tutto. Voglio chiudermi dentro il mio guscio puntuto e non fare entrare nessuno. E voglio uscirne metamorfizzato. No, non come una farfalla. Non voglio un bozzolo, è troppo delicato. E poi non è una questione estetica, e non si tratta del passare dallo strisciare al volare. Tempo, distanza, vendetta, calore umano, sentimenti come sentenze: se tutto fosse relativo basterebbe trovare la variabile al variare della quale essi cambiano. Invece no, è tutto affisso in una tremenda bacheca cosmica. Se passate di qua, lasciatemi le seguenti cose: una mappa, un coltellino svizzero multiuso, bastoncini di legno da far girare tra le dita.
26 agosto 2006
Con o senza, ma non è la stessa cosa
Il pericolo che corri, lo stai
s
o
p
r
a
v
v
a
l
u
t
a
n
d
o
Il pericolo che rappresenti lo stai
i
g
n
o
r
a
n
d
o
Volevo scrivere questo racconto come un serpente, ma non sarei mai stato in grado di fargli mordere la propria coda. Tra la opzioni a disposizione c'è la possibilità di svanire, la possibilità di svenire, l'improbabile ortogonalità dei punti da unire. Avrei piacere a far circolare il mio sangue fuori di me, temporaneamente, dentro un tubicino di plastica trasparente. Poter vederlo passare, confonderlo estraendolo da un punto del corpo e reinserendolo in un luogo differente.
(( ...il contrario di "amore" non è "odio") è "solitudine")
A te suggerirò dei nomi di fantasia. Per apparire speciale.
Te chiamerò con solo vocali, escludendo le consonanti, abusate. Per apparire speciale.
A te sembrerà che io voglia migliorare. Lo farei. Per apparire speciale.
Con te fingerò di essere spaventato, fingerò di essere colto. Per apparire speciale.
A te chiederò di feste, di persone, di persone alle feste. Ti dirò che non vado alle feste. Perchè chi non va alle feste lo fa per apparire speciale.
Se questa fosse una favola, la morale sarebbe: Quando corri in un cerchio, la normalità che ti lasci alle spalle (la normalità che VUOI lasciarti alle spalle) è sempre davanti a te. Irragiungibile.
s
o
p
r
a
v
v
a
l
u
t
a
n
d
o
Il pericolo che rappresenti lo stai
i
g
n
o
r
a
n
d
o
Volevo scrivere questo racconto come un serpente, ma non sarei mai stato in grado di fargli mordere la propria coda. Tra la opzioni a disposizione c'è la possibilità di svanire, la possibilità di svenire, l'improbabile ortogonalità dei punti da unire. Avrei piacere a far circolare il mio sangue fuori di me, temporaneamente, dentro un tubicino di plastica trasparente. Poter vederlo passare, confonderlo estraendolo da un punto del corpo e reinserendolo in un luogo differente.
(( ...il contrario di "amore" non è "odio") è "solitudine")
A te suggerirò dei nomi di fantasia. Per apparire speciale.
Te chiamerò con solo vocali, escludendo le consonanti, abusate. Per apparire speciale.
A te sembrerà che io voglia migliorare. Lo farei. Per apparire speciale.
Con te fingerò di essere spaventato, fingerò di essere colto. Per apparire speciale.
A te chiederò di feste, di persone, di persone alle feste. Ti dirò che non vado alle feste. Perchè chi non va alle feste lo fa per apparire speciale.
Se questa fosse una favola, la morale sarebbe: Quando corri in un cerchio, la normalità che ti lasci alle spalle (la normalità che VUOI lasciarti alle spalle) è sempre davanti a te. Irragiungibile.
24 agosto 2006
Giallo come la carta delle caramelle al miele
Selvatico. La strada in salita. Un cambio di passo. Una offerta che non puoi rifiutare. Una ninna nanna immobile. Battito disperato. Una spina per ogni cuore. Le cose non sono più belle, ora. Freddo. Luce sanguinante. E ci riconoscerai dalla scia di morte. Mondi separati. Un altro tipo di morte. Incompleto. Turista. Completamente nuovo. Il giusto è qui. Al trionfo segue la perdita. Il grigio sfumerà. Risveglia il morto. Innamorato per caso. Un'arma popolare. La conseguenza dell'illusione. Delizioso. La Distanza in un abbraccio. Corsia ad est. Sfumature di nero. Viaggiatore. Rumori della stanza. I lati deboli. Chiama il mio nome. Campo di carne. Sforzo. E' su tutta la mappa. Dita d'oro. Notifica di disconnessione. Perde il controllo. Ali nere benedette. Lui. Unisciti a me. Fuori, più vicino. Pieno di speranza. Opposti. La caduta delle speranze. Tipi A. La vita comincia di nuovo. Problemi. La migrazione segreta. E' ora. Segnali di miseria. Della malizia e del cuore magno.
22 agosto 2006
Mixtape n.-1 (direttamente dal 2003)
01. Green Day - You Lied
02. Linea77 - Fantasma
03. Aerosmith - Fly Away From Here
04. Evanescence - My Immortal
05. 4 Clubbers - Children (2002 rmx)
06. Big Dumb Face - Super Mario Brothers
07. Calla - Strangler
08. Cave In - Anchor
09. Chet Baker - Mo'Better Blues
10. Deftones - Hexogram
11. Thursday - Autobiography Of A Nation
12. Funeral For A Friend - This year's most open heartbreak
13. Copeland - California
14. Copeland - Brightest
15. Hey Mercedes - Quality Revenge
16. Francesco De Gregori - La donna cannone
17. Hiding With Girls - The Stars Cascade
18. Toto - Rosanna
19. Authority Zero - One More Minute
20. Bad Astronaut - These Days
21. Bloodhound Gang - Along Comes Mary
22. Collective Soul - December
23. Deftones - Say it ain't so (live cover)
24. Le Vibrazioni - Dedicato a Te
25. Madbones - Alona
26. Mare (1)
27. Marlene Kuntz - Hanno crocifisso Giovanni
28. Moravagine - No More Time
29. Joshua Redman - Tears In Heaven
30. Stacey Smith - This Is My Day 2 (theme from P E T S)
31. PFM - Impressioni Di Settembre
32. Sigur Ros - Viðrar vel til loftárása
33. Toto - Africa
34. Tre Allegri Ragazzi Morti - Piccolo Cinema Onirico
35. Tre Allegri Ragazzi Morti - Occhi Bassi
36. Veronica Lock - Allora Ciao Intanto
37. Zap Mama - Take me coco
38. Marysun!Nicotina - Questi sensi non mi bastano
39. Paolino Paperino Band - Cane
40. Paolino Paperino Band - Terremoto
41. Shai Hulud - Linoleum
42. Shovel - Lurk
43. XTC - Making Plans for Nigel
44. Switched - Inside
45. Tre Allegri Ragazzi Morti - Prova A Star Con Me Un Altro Inverno a Pordenone
46. Tribalistas - Ja sei namorar
47. The Vines - Ms Jackson
(1) Ho una canzone chiamata "mare.mp3", mai scoperto di chi fosse.
02. Linea77 - Fantasma
03. Aerosmith - Fly Away From Here
04. Evanescence - My Immortal
05. 4 Clubbers - Children (2002 rmx)
06. Big Dumb Face - Super Mario Brothers
07. Calla - Strangler
08. Cave In - Anchor
09. Chet Baker - Mo'Better Blues
10. Deftones - Hexogram
11. Thursday - Autobiography Of A Nation
12. Funeral For A Friend - This year's most open heartbreak
13. Copeland - California
14. Copeland - Brightest
15. Hey Mercedes - Quality Revenge
16. Francesco De Gregori - La donna cannone
17. Hiding With Girls - The Stars Cascade
18. Toto - Rosanna
19. Authority Zero - One More Minute
20. Bad Astronaut - These Days
21. Bloodhound Gang - Along Comes Mary
22. Collective Soul - December
23. Deftones - Say it ain't so (live cover)
24. Le Vibrazioni - Dedicato a Te
25. Madbones - Alona
26. Mare (1)
27. Marlene Kuntz - Hanno crocifisso Giovanni
28. Moravagine - No More Time
29. Joshua Redman - Tears In Heaven
30. Stacey Smith - This Is My Day 2 (theme from P E T S)
31. PFM - Impressioni Di Settembre
32. Sigur Ros - Viðrar vel til loftárása
33. Toto - Africa
34. Tre Allegri Ragazzi Morti - Piccolo Cinema Onirico
35. Tre Allegri Ragazzi Morti - Occhi Bassi
36. Veronica Lock - Allora Ciao Intanto
37. Zap Mama - Take me coco
38. Marysun!Nicotina - Questi sensi non mi bastano
39. Paolino Paperino Band - Cane
40. Paolino Paperino Band - Terremoto
41. Shai Hulud - Linoleum
42. Shovel - Lurk
43. XTC - Making Plans for Nigel
44. Switched - Inside
45. Tre Allegri Ragazzi Morti - Prova A Star Con Me Un Altro Inverno a Pordenone
46. Tribalistas - Ja sei namorar
47. The Vines - Ms Jackson
(1) Ho una canzone chiamata "mare.mp3", mai scoperto di chi fosse.
21 agosto 2006
Cosa ci vorrà mai per accendere un fuoco sulla spiaggia, così alto da essere visibile anche dietro di noi
Io me lo ricordo l'orologio della stazione. Interminabile. Così tondo, senza numeri, ineluttabile. Mi ricordo i ritardi dell'ultimo treno, l'ultima corsa per il mondo che non rifiuta nessuno, per il mondo che al massimo viene rifiutato. Mi ricordo anche il fazzoletto bianco, la camicetta azzurra e la gonna bianca, sempre in attesa di esibirsi in una ruota, o cedere un lembo al vento di aprile. Se ci si domanda: "chi sono?" si finisce per rispondersi "sono quello che gli altri fanno di me". Non si può essere ciò che si crea, perchè la creazione è un atto folle e illogico, destinato a produrre una distruzione, prima o poi. Quindi la sensazione che rimane in fondo alla bocca e in fondo agli occhi è di essere stati dimenticati dalla gravità. Tutto mantiene il suo peso, tranne te. E mentre ti stai sollevando da terra, che nulla più ti tiene legato al suolo, cerchi di aggrapparti a qualcosa. Ce la fai, ma è scomodo. Allora provi a cambiare la presa, ma la tua provvisoria àncora ti sfugge di mano. E voli via. Ti chiedi dove andrai a finire, e se ci sarà una fine. Se tutto tornerà alla normalità, o se questa diventerà la nuova normalità. Io me la ricordo la storia di quella ragazza. Quella ragazza che parlava allo specchio. Faceva anche la ruota, con la sua gonna, davanti allo specchio. Chi la vedeva, pensava parlasse con l'immagine riflessa di sè stessa. Nessuno si accorgeva che lei, in verità, parlava proprio allo specchio. E quella ruota e quegli sguardi non erano una manifestazione di vanità. Erano schermaglie d'amore, semplicemente.
20 agosto 2006
E ancora...
...è il blog esso a parlare. Esso blog è momentaneamente aggiornato senza regolarità, ne' raziocinio. Date pure la colpa al curatore di esso blog, che sta passando un periodo un po' così e un po' cosà. Inglesofonamente parlando, egli curatore è burn-out. Bruciato, andato, dentro un fosso, "sotto un trenino" (cit.). Egli curatore si riprenderà il prima possibile e tornerà ad allietare i lor signori lettori con nuove entusiasmanti avventure. Ma intanto l'esso blog vivrà di vita propria, con interventi brevi, fuori contesto e privi di logica. Se vi capita di passare dalle parti dell'egli curatore, fategli una carezza di pietà.
16 agosto 2006
C'è un modo di pensare fatto solo di desideri
Ernesto Cesaro era un matematico napoletano vissuto nella seconda metà del 1800. Ha scoperto una cosa molto interessante. Prendendo due numeri a caso, la probabilità che siano reciprocamente primi è 6/pi^2. Quindi prendendo migliaia di numeri a caso, si può calcolare con una buona approssimazione il pi greco. Elegante. Ah, e il fortuna drago della storia infinita si chiamava Falkor.
Io non ceno, e se ceno dormivo.
E' giunto il momento per la scrittura di una nuova arte della guerra. "Impara a capire, ma non approvare". "Aiuta chi ne ha bisogno, ma non insegnare loro come aiutarsi da soli. Renditi indispensabile". "Impara il valore economico delle cose. Se devi scegliere quale nemico affrontare, scegli quello appena sopra le tue capacità".
Io non ceno, e se ceno dormivo.
E' giunto il momento per la scrittura di una nuova arte della guerra. "Impara a capire, ma non approvare". "Aiuta chi ne ha bisogno, ma non insegnare loro come aiutarsi da soli. Renditi indispensabile". "Impara il valore economico delle cose. Se devi scegliere quale nemico affrontare, scegli quello appena sopra le tue capacità".
14 agosto 2006
Poichè oggi compio, faccio come mi pare. E infrango regole autoimposte.
The Juliana Theory - If I Told You This Was Killing Me Would You Stop?
Watch your mouth
hold your toungue boy
because you're running out of breath
running out of time
before every careless word
that you utter renders you utterly useless.
now you're drowning in your own saliva
trying to speak yourself to the top of your empty world
well keep on talking just keep on rambling
you've got your mouth full
listen here's the pleasant part
you and i we fell apart.
listen here's the pleasant part
you and i we fell apart.(continue)
why can't you make up your mind?
why can't you make up your mind?
shut your mouth
burn your bridges
throw your words like an attack and stab me in the wait a second wait a second what's that i just heard nevermind
it's obviously worthless..
now you're standing on your soapbox yelling from the rooftops everything you say is a lie. a lie a lie. lie lie Yeah!
listen here's the clever one who speaks before his thoughts are done.
listen here's the clever one who speaks before his thoughts are done.(continue)
why can't you make up your mind?
why can't you make up your mind?
watch your mouth
hold your tongue
somethings are better left unsaid
watch your mouth
hold your tongue
somethings are better left unsaid.
now i hope you're pleased,
you got your prize and tongue
i dance between your words,
right before you fall....
RIGHT BEFORE YOU-
why don't you, Why dont' you say that to my face?
i had a rip down, torn out So many things.
everything you, everytime you,every word you say.
If I told you this was killing me, would you , would you Stop?
Watch your mouth
hold your toungue boy
because you're running out of breath
running out of time
before every careless word
that you utter renders you utterly useless.
now you're drowning in your own saliva
trying to speak yourself to the top of your empty world
well keep on talking just keep on rambling
you've got your mouth full
listen here's the pleasant part
you and i we fell apart.
listen here's the pleasant part
you and i we fell apart.(continue)
why can't you make up your mind?
why can't you make up your mind?
shut your mouth
burn your bridges
throw your words like an attack and stab me in the wait a second wait a second what's that i just heard nevermind
it's obviously worthless..
now you're standing on your soapbox yelling from the rooftops everything you say is a lie. a lie a lie. lie lie Yeah!
listen here's the clever one who speaks before his thoughts are done.
listen here's the clever one who speaks before his thoughts are done.(continue)
why can't you make up your mind?
why can't you make up your mind?
watch your mouth
hold your tongue
somethings are better left unsaid
watch your mouth
hold your tongue
somethings are better left unsaid.
now i hope you're pleased,
you got your prize and tongue
i dance between your words,
right before you fall....
RIGHT BEFORE YOU-
why don't you, Why dont' you say that to my face?
i had a rip down, torn out So many things.
everything you, everytime you,every word you say.
If I told you this was killing me, would you , would you Stop?
10 agosto 2006
Ai caduchi astri
Chi è stato al mare, sa che il mare parla. E' un gran chiacchierone lui, ha qualcosa da dire ad ognuno che lo sta ad ascoltare. A volte può anche parlare di altre persone. I fiumi invece sono più riservati, forse perchè sono magri e pieni di curve. Devono fare continuamente attenzione a non uscire di strada, e questo lascia poco spazio alle chiacchiere. Il mare invece è già ovunque: ha tempo da perdere. Può permettersi di fare tutto quello che vuole; in un certo senso è onnipotente. Forse dovremmo averne paura. Cosa strana, la paura. Se ne ha sempre per qualcosa che può accadere nel futuro, mai nel passato. E a guardar bene, è profondamente illogico. Per quanto si possa temere la morte nel futuro, questa ci dà comunque ancora un certo tempo da vivere. La morte nel passato, invece, non lascia scampo. Se dovessi morire nel passato, adesso sarei già morto. Non più tempo.
Qualcuno stasera guarderà in sù. In attesa della catastrofe. Io non le cercherò. Le preferisco al loro posto, le stelle. Attaccate a quel mantello scuro che chiamano cielo, chiamano. E corro anche il rischio che qualcosa o qualcuno o qualunque esaudisca un mio desiderio. Troppo pericolo, troppa paura. Le storie che gli uomini usano raccontare sono piene di aneddoti di desideri esauditi e finiti in malo modo. L'uomo che malesprime e le stelle che malesaudiscono. E di chi è la colpa? delle parole. Che potrei chiedere? Le solite cose: ricchezze, donne, fame. Fame, non fama. Della fama non me ne faccio nulla; la fame invece (generica, non di cibo) permette di apprezzare le cose che si hanno e di non accontentarsi. Vanità, pure. Che potrei chiedere? Le solite cose: diventare più bello, diventare più bravo. Bravo come in "bravo a fare cose" non "ma che bravo ragazzo!". E poi che ci faccio? Beh, servono per ottenere ricchezze, donne... Vanità, pure. Ma con un po' più di fatica, già. Faticare non mi spaventa, è quasi meglio che non fare niente. O almeno "il dopo" ti fa sentire meglio.
Il mio post sul pranzo: un po' didascalico ma carino. A volte rileggo le vecchie cose, e percepisco che ora non le scriverei più, o non le scriverei nello stesso modo. Ma quello forse non lo riscriverei neanche ora. Meglio assuefarsi all'idea che quello che veramente conta è ciò che ancora non è stato scritto. Il post "solo un grande fuoco": non sono riuscito a dirlo. Volevo dire cosa significa, di notte, tornare a casa da soli. Non sono riuscito a dirlo.
Ora che la mattina mi alzo relativamente presto, il tempo assume una forma diversa. Le giornate si srotolano più lunghe. Le forze finiscono prima della voglia di fare. E io che andavo in cerca di giustificazioni.
Qualcuno stasera guarderà in sù. In attesa della catastrofe. Io non le cercherò. Le preferisco al loro posto, le stelle. Attaccate a quel mantello scuro che chiamano cielo, chiamano. E corro anche il rischio che qualcosa o qualcuno o qualunque esaudisca un mio desiderio. Troppo pericolo, troppa paura. Le storie che gli uomini usano raccontare sono piene di aneddoti di desideri esauditi e finiti in malo modo. L'uomo che malesprime e le stelle che malesaudiscono. E di chi è la colpa? delle parole. Che potrei chiedere? Le solite cose: ricchezze, donne, fame. Fame, non fama. Della fama non me ne faccio nulla; la fame invece (generica, non di cibo) permette di apprezzare le cose che si hanno e di non accontentarsi. Vanità, pure. Che potrei chiedere? Le solite cose: diventare più bello, diventare più bravo. Bravo come in "bravo a fare cose" non "ma che bravo ragazzo!". E poi che ci faccio? Beh, servono per ottenere ricchezze, donne... Vanità, pure. Ma con un po' più di fatica, già. Faticare non mi spaventa, è quasi meglio che non fare niente. O almeno "il dopo" ti fa sentire meglio.
Il mio post sul pranzo: un po' didascalico ma carino. A volte rileggo le vecchie cose, e percepisco che ora non le scriverei più, o non le scriverei nello stesso modo. Ma quello forse non lo riscriverei neanche ora. Meglio assuefarsi all'idea che quello che veramente conta è ciò che ancora non è stato scritto. Il post "solo un grande fuoco": non sono riuscito a dirlo. Volevo dire cosa significa, di notte, tornare a casa da soli. Non sono riuscito a dirlo.
Ora che la mattina mi alzo relativamente presto, il tempo assume una forma diversa. Le giornate si srotolano più lunghe. Le forze finiscono prima della voglia di fare. E io che andavo in cerca di giustificazioni.
09 agosto 2006
Fatica di creta
C'è un intero movimento di pensiero che dice sia meglio tenere i capelli sporchi. In verità lo dicono i ricci, perchè i capelli ricci sporchi stanno giù e si controllano meglio. Certo è che non si può esagerare con la sporchitudine capelluta. Io, ad esempio, se la sera mi faccio la doccia, la mattina dopo assomiglio a Ben Wallace (cfr. google immagini). Nella versione senza trecce, per la precisione. Forse dovrei farmi le trecce. Magari i dred. Che bello parlare di capelli sul blog, mi fa sentire come se fossi su livejournal. Invito tutti a parlare di capelli. Dei propri o di quelli altrui, non fa differenza. Sfatiamo il tabù che non si possa parlare di capelli. Capelli, capelli, capelli e ancora capelli. Ecco ora mi sento calmo, rilassato. Volevo ringraziare tutti, ma soprattutto i miei capelli. Vendo capelli. Mangio capelli. Annodo capelli. Amo capelli. Odio capelli. Capelli per tutti. Ciao capelli.
08 agosto 2006
Lo strano effetto dell'estraneo affetto
C'è sempre una parola giusta, basta cercarla.
L'elaborato piano perfetto. Lui si sveglia, è notte, al confine col mattino. Si alza e va in cucina, beve l'acqua presa dal frigo. Ritorna a letto e porge a Lei il bicchiere d'acqua che le ha portato. Lei si mette a sedere sul letto, con gli occhi chiusi e i capelli scomposti, e beve avidamente. Si rimettono a dormire. Si b... Si abb... Si addormentano, così.
Magico, magico emo.
Esco da solo, vado in posti affollati. Mi ubriaco dei volti della gente.
Il giusto umore è la lettera u tra parentesi.
Se io, dubbioso, guardo il cielo, il cielo, minaccioso, guarda me.
Io carico di interrogativi, lui carico di nubi.
L'elaborato piano perfetto. Lui si sveglia, è notte, al confine col mattino. Si alza e va in cucina, beve l'acqua presa dal frigo. Ritorna a letto e porge a Lei il bicchiere d'acqua che le ha portato. Lei si mette a sedere sul letto, con gli occhi chiusi e i capelli scomposti, e beve avidamente. Si rimettono a dormire. Si b... Si abb... Si addormentano, così.
Magico, magico emo.
Esco da solo, vado in posti affollati. Mi ubriaco dei volti della gente.
Il giusto umore è la lettera u tra parentesi.
Se io, dubbioso, guardo il cielo, il cielo, minaccioso, guarda me.
Io carico di interrogativi, lui carico di nubi.
07 agosto 2006
Solo un grande fuoco
Questa è mezzanotte e mezza. Ecco le mie labbra, solleticate dal senso dell'assurdo, dalle notti che sanno di rivoluzione, da quei ganci che tengono nascosto un mondo.
Questa è mezzanotte e mezza. Ecco che tornano a farsi desiderare la colpa dei sensi, il perdono mai richiesto. E non c'è nessuna pozione ad avvelenare il sangue.
Questa è mezzanotte e mezza. Ecco che tutto è cambiato e non è cambiato niente, per reiterare un luogo comune.
Questa è mezzanotte e mezza. Ecco di nuovo la fiera in gabbia che misura la sua prigionia non con i passi, ma con il susseguirsi di mala-pensieri familiari, sempre gli stessi.
Questa è mezzanotte e mezza. Ecco meccaniche automatiche che scattano al mio passare e mi fanno compagnia, fino a casa.
Questa è mezzanotte e mezza. Ecco che non sono più capace di fissare lo sguardo all'infinito e tutte le luci che si perdono chissà dove.
Questa è mezzanotte e mezza. Ecco i brividi che fanno inasprire la pelle intorno a certe canzoni lasciate cadere, sopra a quelle parole che sono troppo... troppo....
Questa è mezzanotte e mezza. Eccoci, da capo, al punto di partenza. Ora vorrei provare a smettere di fare nuovi vecchi errori.
Questa è mezzanotte e mezza. Ecco che tornano a farsi desiderare la colpa dei sensi, il perdono mai richiesto. E non c'è nessuna pozione ad avvelenare il sangue.
Questa è mezzanotte e mezza. Ecco che tutto è cambiato e non è cambiato niente, per reiterare un luogo comune.
Questa è mezzanotte e mezza. Ecco di nuovo la fiera in gabbia che misura la sua prigionia non con i passi, ma con il susseguirsi di mala-pensieri familiari, sempre gli stessi.
Questa è mezzanotte e mezza. Ecco meccaniche automatiche che scattano al mio passare e mi fanno compagnia, fino a casa.
Questa è mezzanotte e mezza. Ecco che non sono più capace di fissare lo sguardo all'infinito e tutte le luci che si perdono chissà dove.
Questa è mezzanotte e mezza. Ecco i brividi che fanno inasprire la pelle intorno a certe canzoni lasciate cadere, sopra a quelle parole che sono troppo... troppo....
Questa è mezzanotte e mezza. Eccoci, da capo, al punto di partenza. Ora vorrei provare a smettere di fare nuovi vecchi errori.
04 agosto 2006
Compravendita di frasi d'amore in tv
Essi e le loro vacanze. Maledizione. Una imposizione sociale sul giusto momento per lavorare e riposare. La necessità di un periodo di distacco dalla vita di tutti i giorni, è un indicatore del fatto che quella vita magari non è un granchè. Magari non vale la pena di essere vissuta. E a proposito: l'abbronzatura è un sistema di protezione della pelle dai raggi ultravioletti. E' il modo che il vostro corpo ha per dirvi che state esagerando, e gli state facendo male. Che sia diventato motivo di ostensione estetica, dà il quadro di quanto sia progredita la nostra civiltà. Il prossimo passo sarà la moda dell'auto-scorticamento a vivo.
La scena: sento tubare fuori della finestra, mi avvicino furtivo. Batto le mani, forte. I piccioni, lì appollaiati, sono colti alla sprovvista. Prendono paura. Volano via. Ma quando impareranno?
Un video che non cessa di lasciarmi a bocca aperta: Autechre - Gantz Graf. Musica elettronica, idm, computer grafica astratta, tutto in sincrono. Mi fa sentire come se qualcuno giocasse a shangai con il mio sistema nervoso centrale.
Percy Bysshe Shelley. Insieme a Byron e Yeats, il massimo esponente del romanticismo inglese. Un tridente più forte di Didi, Vavà e Pelè. La professoressa di inglese del liceo ci portò una volta in visita al memorial a Piazza di Spagna. Mentre giravamo per le stanze, un mio compagno di classe, Giacomo, vedendo un ritratto di Percy appeso la muro mi disse: "Lo sai che gli assomigli?". Beh, è probabile. Sarò ricordato nei secoli dei secoli come il marito dell'autrice di Frankenstein.
Questo è un di quei giochi che si fanno sui blog: fai un elenco di x cose, e poi passa il testimone a qualche altro blogger. Solo che io sono egoista e il gioco me lo tengo per me. Ma se qualcuno lo vuole copiare, non mi arrabbio. Magari solo un poco. Comunque, le cose sono cinque e sono:
Le cinque canzoni più adatte per l'aMMore (quello con le due m maiuscole)
1) Blur - Country House
2) Oasis - She's Electric
3) Juliana Theory - Constellation
4) Nine Inch Nails - Closer
5) Laid Back - Sunshine Reggae
La scena: sento tubare fuori della finestra, mi avvicino furtivo. Batto le mani, forte. I piccioni, lì appollaiati, sono colti alla sprovvista. Prendono paura. Volano via. Ma quando impareranno?
Un video che non cessa di lasciarmi a bocca aperta: Autechre - Gantz Graf. Musica elettronica, idm, computer grafica astratta, tutto in sincrono. Mi fa sentire come se qualcuno giocasse a shangai con il mio sistema nervoso centrale.
Percy Bysshe Shelley. Insieme a Byron e Yeats, il massimo esponente del romanticismo inglese. Un tridente più forte di Didi, Vavà e Pelè. La professoressa di inglese del liceo ci portò una volta in visita al memorial a Piazza di Spagna. Mentre giravamo per le stanze, un mio compagno di classe, Giacomo, vedendo un ritratto di Percy appeso la muro mi disse: "Lo sai che gli assomigli?". Beh, è probabile. Sarò ricordato nei secoli dei secoli come il marito dell'autrice di Frankenstein.
Questo è un di quei giochi che si fanno sui blog: fai un elenco di x cose, e poi passa il testimone a qualche altro blogger. Solo che io sono egoista e il gioco me lo tengo per me. Ma se qualcuno lo vuole copiare, non mi arrabbio. Magari solo un poco. Comunque, le cose sono cinque e sono:
Le cinque canzoni più adatte per l'aMMore (quello con le due m maiuscole)
1) Blur - Country House
2) Oasis - She's Electric
3) Juliana Theory - Constellation
4) Nine Inch Nails - Closer
5) Laid Back - Sunshine Reggae
03 agosto 2006
Fenomeni normali controllabili
Mentre mi guardavo le mani, (sì, ogni tanto mi guardo le mani, magari hanno qualcosa da dire) ho avuto l'impressione che fossero due mani diverse. Non parlo dell'essere la sinistra e la destra, ma proprio differenze di personalità. La sinistra è più pulita, meno corrugata, esile e di un colore più soffuso. La destra è tozza, venosa, sudata, sporca e ricca di cicatrici. Come se la destra facesse il lavoro sporco per l'aristocratica sinistra.
E poi, mentre ero in bagno a lavarmi le mani, mi è sembrato di sentire il timer della cucina suonare, quello che si usa per sapere quando scolare la pasta. Invece non ha suonato, non era nemmeno attivato. Boh.
All'ora di pranzo ho ricevuto una chiamata da un numero sconosciuto, ma non l'ho sentita. Ora ho timore di richiamare. Fatti avanti, Misterioso Chiamatore.
Evito come la peste autori di libri prolifici come conigli. Che tu sia John Grisham o J. K. Rowling, se produci libri con tale disarmante velocità, almeno all'apparenza rendi l'idea di una catena di montaggio di tecniche di scrittura, non di una produzione "creativa". La differenza tra l'artigianato e l'arte. O: come scrivere di magia uccidendo la magia di scrivere.
Leggevo su un blog: "... e (se) si dicono così spesso è perché la realtà è proprio questa". Mi sono infilato nello spazio tra le righe, e sono rimasto frastornato. Quel susseguirsi di accenti aperti e chiusi, benchè corretti, mi ha ricordato quei vecchi interruttori presenti sulle apparecchiature elettroniche del passato. (Per avere un'idea: "toggle switch" su google immagini). Acceso, spento, acceso, acceso, spento, acceso. Smettila, o rischi di bruciarlo!
E poi, mentre ero in bagno a lavarmi le mani, mi è sembrato di sentire il timer della cucina suonare, quello che si usa per sapere quando scolare la pasta. Invece non ha suonato, non era nemmeno attivato. Boh.
All'ora di pranzo ho ricevuto una chiamata da un numero sconosciuto, ma non l'ho sentita. Ora ho timore di richiamare. Fatti avanti, Misterioso Chiamatore.
Evito come la peste autori di libri prolifici come conigli. Che tu sia John Grisham o J. K. Rowling, se produci libri con tale disarmante velocità, almeno all'apparenza rendi l'idea di una catena di montaggio di tecniche di scrittura, non di una produzione "creativa". La differenza tra l'artigianato e l'arte. O: come scrivere di magia uccidendo la magia di scrivere.
Leggevo su un blog: "... e (se) si dicono così spesso è perché la realtà è proprio questa". Mi sono infilato nello spazio tra le righe, e sono rimasto frastornato. Quel susseguirsi di accenti aperti e chiusi, benchè corretti, mi ha ricordato quei vecchi interruttori presenti sulle apparecchiature elettroniche del passato. (Per avere un'idea: "toggle switch" su google immagini). Acceso, spento, acceso, acceso, spento, acceso. Smettila, o rischi di bruciarlo!
02 agosto 2006
Il mio primo programma in Python
Se gli si dà in pasto il testo di Pinocchio, sputa fuori questo:
Come andò che ti corro, finché mi raggiunsero, e mi diverto più a lungo la strada, và piuttosto a cercarti fin qui. Io sarò la consolazione e il naso e quell'altro due bottoni di brillanti e con certi lampi che pareva volesse dire: "Non ne ho". - Metti fuori i denari te li sei nascosti sotto la vite, crac... sentì stringersi le gambe fuori dell'acqua e s'era adagio adagio arrampicato fin sulla spiaggia, gridò all'amico salvato: - Addio, Pinocchio, - e loro dissero: "Fermiamoci qui all'osteria del Gambero Rosso.
Cammina, cammina, cammina, alla fine non ne ho punto voglia e mi hanno spogliato. Dite, buon vecchio, non avreste per caso una piccola barca che, veduta in quella vera cuccagna conosciuta nella carta geografica col seducente nome di Paese dei Balocchi, perché passassero tutto il treno della strada due brutti ceffi, i quali stavano lì lì per lì per difendersi, piangeva come un pallone.
Che cosa farò? - disse Pinocchio, dandosi uno scappellotto. - Sarebbe ora che diventassi anch'io un uomo spaventoso, non dico di no, specie con quella sua barbaccia nera che, a uso pepe e sale, e altri rigati a grandi strisce gialle e turchine. Ma la colpa non è vergogna, non è mia: la colpa, credilo, Marmottina, è tutta di raso turchino, per mettervi dentro la padella. I primi a ballare nell'olio bollente furono i poveri naselli: poi toccò ai ragnotti, poi ai muggini, poi alle sogliole e alle mani per farlo camminare. Pinocchio aveva una fisionomia tutta latte e miele.
Voglio studiare e voltano le spalle ai libri, alle scuole e i connotati dei malandrini, e finì col chiedere giustizia. Il giudice era uno scimmione della razza dei Gorilla: un vecchio falegname, il quale gli stava a cavalluccio sulle spalle del figliuolo, Pinocchio, sicurissimo del fatto suo, si gettò nell'acqua e cominciò a camminare da sé solo: - A casa. La mia è un'opinione, - replicò Geppetto meravigliato. - Non mi è morto davvero! - Hai torto, Pinocchio! Credilo a me e per provarti la mia colazione: ma io non dormo mai...
Anzi quella birba di Lucignolo perché Lucignolo è un segreto. - Insegnatemelo: vorrei crescere un poco anch'io. Non lo vedete? Sono sempre rimasto alto come un pesce. Durante quella corsa disperata, vi fu un punto solo. Era un Trattato di Aritmetica. Vi lascio immaginare se era desto davvero o se sognava sempre a calunniarmi, ma io so che ho detto una bugia? - Le bugie, ragazzo mio, non ho nemmeno un cane. Pareva il paese dei morti.
Dai capelli turchini? Non ti vergogni? Invece di gemiti e di scalpello, fra le labbra: ma Pinocchio, dopo averla sgranocchiata e ingoiata in un mezzo bicchier d'acqua, e porgendolo al burattino, gli disse singhiozzando: - Pinocchiuccio mio! Com'è che sai il mio burattino; me lo vengano a mangiare il montone arrosto, e tu, dico la verità, - rispose balbettando nel medesimo dialetto: - Sono l'ombra del Grillo-parlante, s'imbatte negli assassini. - Davvero, - disse quella birba di Pinocchio, rimasto libero dalle grinfie del carabiniere, se la Fata al barbone; - Fai subito attaccare la più bella carrozza della mia medesima malattia? - Ho indugiato anche troppo.
Come andò che ti corro, finché mi raggiunsero, e mi diverto più a lungo la strada, và piuttosto a cercarti fin qui. Io sarò la consolazione e il naso e quell'altro due bottoni di brillanti e con certi lampi che pareva volesse dire: "Non ne ho". - Metti fuori i denari te li sei nascosti sotto la vite, crac... sentì stringersi le gambe fuori dell'acqua e s'era adagio adagio arrampicato fin sulla spiaggia, gridò all'amico salvato: - Addio, Pinocchio, - e loro dissero: "Fermiamoci qui all'osteria del Gambero Rosso.
Cammina, cammina, cammina, alla fine non ne ho punto voglia e mi hanno spogliato. Dite, buon vecchio, non avreste per caso una piccola barca che, veduta in quella vera cuccagna conosciuta nella carta geografica col seducente nome di Paese dei Balocchi, perché passassero tutto il treno della strada due brutti ceffi, i quali stavano lì lì per lì per difendersi, piangeva come un pallone.
Che cosa farò? - disse Pinocchio, dandosi uno scappellotto. - Sarebbe ora che diventassi anch'io un uomo spaventoso, non dico di no, specie con quella sua barbaccia nera che, a uso pepe e sale, e altri rigati a grandi strisce gialle e turchine. Ma la colpa non è vergogna, non è mia: la colpa, credilo, Marmottina, è tutta di raso turchino, per mettervi dentro la padella. I primi a ballare nell'olio bollente furono i poveri naselli: poi toccò ai ragnotti, poi ai muggini, poi alle sogliole e alle mani per farlo camminare. Pinocchio aveva una fisionomia tutta latte e miele.
Voglio studiare e voltano le spalle ai libri, alle scuole e i connotati dei malandrini, e finì col chiedere giustizia. Il giudice era uno scimmione della razza dei Gorilla: un vecchio falegname, il quale gli stava a cavalluccio sulle spalle del figliuolo, Pinocchio, sicurissimo del fatto suo, si gettò nell'acqua e cominciò a camminare da sé solo: - A casa. La mia è un'opinione, - replicò Geppetto meravigliato. - Non mi è morto davvero! - Hai torto, Pinocchio! Credilo a me e per provarti la mia colazione: ma io non dormo mai...
Anzi quella birba di Lucignolo perché Lucignolo è un segreto. - Insegnatemelo: vorrei crescere un poco anch'io. Non lo vedete? Sono sempre rimasto alto come un pesce. Durante quella corsa disperata, vi fu un punto solo. Era un Trattato di Aritmetica. Vi lascio immaginare se era desto davvero o se sognava sempre a calunniarmi, ma io so che ho detto una bugia? - Le bugie, ragazzo mio, non ho nemmeno un cane. Pareva il paese dei morti.
Dai capelli turchini? Non ti vergogni? Invece di gemiti e di scalpello, fra le labbra: ma Pinocchio, dopo averla sgranocchiata e ingoiata in un mezzo bicchier d'acqua, e porgendolo al burattino, gli disse singhiozzando: - Pinocchiuccio mio! Com'è che sai il mio burattino; me lo vengano a mangiare il montone arrosto, e tu, dico la verità, - rispose balbettando nel medesimo dialetto: - Sono l'ombra del Grillo-parlante, s'imbatte negli assassini. - Davvero, - disse quella birba di Pinocchio, rimasto libero dalle grinfie del carabiniere, se la Fata al barbone; - Fai subito attaccare la più bella carrozza della mia medesima malattia? - Ho indugiato anche troppo.
01 agosto 2006
Se sei da solo e ti stai annoiando, vuol dire che sei in cattiva compagnia
E' di nuovo l'una, ma l'altra una. Il che rende questo post simmetrico a quello di sabato. Quando a casa mia si fa l'una, io mi alzo dalla mia scrivania e vado in cucina. Apro il frigorifero e prendo i piatti con gli avanzi della cena del giorno prima. Poi divido i piatti che posso mangiare freddi da quelli che hanno bisogno di essere scaldati. Tutti i piatti sono coperti con la pellicola trasparente, quindi posso impilarli e metterli direttamente nel forno a micro-onde. Massima potenza, 30 secondi per il primo piatto, 15 secondi per ogni piatto aggiuntivo. Aspetto che la lancetta dei secondi vada sulle 12 per attivare il forno, così posso fare altre mentre il cibo si scalda e tenere facilmente conto del tempo passato. Mentre le microonde fanno il loro microsporco microlavoro, io stendo un canovaccio sul tavolo, apparecchio con bicchiere, acqua minerale presa dal frigo, forchetta e tolgo la copertura plasticosa alle restanti pietanze. Dlin. Tutto è pronto, mi metto a tavola e pranzo in silenzio e solitudine. Che non è così triste come sembra, per una sequenza di motivi:
Primo, mangiare in silenzio è molto meglio: il cibo è sacro, e l'atto di cibarsi va affrontato con religiosità. Poi in silenzio si pensa meglio.
Secondo, essendo solo posso mangiare secondo i miei tempi: pochi minuti se ho fretta di fare qualcosa appena dopo, o mezz'ora se ho voglia di prendermela comoda.
Terzo, posso dedicarmi ad altre attività che sarebbero sconvenienti in presenza di altri commensali: si va dal mangiare con le mani al leggere a tavola.
Finito di pranzare, richiudo gli avanzi in frigorifero, pongo le stoviglie usate nel lavandino e faccio pulizia per quanto mi è concesso, essendo masculo. E' tutto qua, veramente. Ed è tutto semplice.
Primo, mangiare in silenzio è molto meglio: il cibo è sacro, e l'atto di cibarsi va affrontato con religiosità. Poi in silenzio si pensa meglio.
Secondo, essendo solo posso mangiare secondo i miei tempi: pochi minuti se ho fretta di fare qualcosa appena dopo, o mezz'ora se ho voglia di prendermela comoda.
Terzo, posso dedicarmi ad altre attività che sarebbero sconvenienti in presenza di altri commensali: si va dal mangiare con le mani al leggere a tavola.
Finito di pranzare, richiudo gli avanzi in frigorifero, pongo le stoviglie usate nel lavandino e faccio pulizia per quanto mi è concesso, essendo masculo. E' tutto qua, veramente. Ed è tutto semplice.
29 luglio 2006
Tutto quello che penso diventa sudore
E l'una.
Da un'oretta circa è diventato sabato 29 luglio.
La maggior parte della gente è in vacanza, io no.
Sto per mettermi ad imparare un nuovo linguaggio.
Allungo le mani dietro di me, dove non posso vedere.
Voi non fatelo.
Potreste incontrare al tatto sensazioni spiacevoli.
Cose viscide, rugose, pelose, melmose, polverose, umide o anelliformi sono là pronte a stimolarvi uno dei cinque sensi.
L'alcol rende la gente attraente.
Sic Transit Gloria Gaynor.
Prima bere, poi pensare.
Da un'oretta circa è diventato sabato 29 luglio.
La maggior parte della gente è in vacanza, io no.
Sto per mettermi ad imparare un nuovo linguaggio.
Allungo le mani dietro di me, dove non posso vedere.
Voi non fatelo.
Potreste incontrare al tatto sensazioni spiacevoli.
Cose viscide, rugose, pelose, melmose, polverose, umide o anelliformi sono là pronte a stimolarvi uno dei cinque sensi.
L'alcol rende la gente attraente.
Sic Transit Gloria Gaynor.
Prima bere, poi pensare.
26 luglio 2006
Ironia delle porte
Tesi:
"In fondo a destra c'è la camera da letto"
Dimostrazione:
Per definizione, il bagno è in fondo a sinistra.
Per uso e costume, la camera da letto è sita di fronte al bagno.
ERGO
La camera da letto è in fondo a destra.
C.V.D.
Progetti:
- Annunci sui giornali: non mettere annunci falsi, ma storielle folli o brevi testi privi di senso. Oppure annunci falsi. Magari aggiungere un contatto, e vedere chi risponde.
- Prendere il gelato scegliendo i gusti in ordine alfabetico. I primi tre potrebbero essere: Ananas, Arancia, Bacio. Sorge il problema dell'offerta di gusti diversificata da gelateria a gelateria. Se una gelateria ha un gusto che inizia con un lettera già superata, dovrei prenderlo? Immagino di sì, anche se così si rompe un po' lo schema, e l'effetto. Dovrei tenere un registro dei gusti già gustati. Uhm, forse potrei fare delle gelatate riparatorie ogni tanto, prendendo i gusti saltati.
Ricerca di libri:
- "Navigando in rete" ho trovato commenti molto positivi sul libro One day in the life of Ivan Denisovich di Alexander Solzhenitsyn. Pare non esistano traduzioni italiane, o almeno io non sono stato in grado di trovarle. Se qualcuno fosse a conoscenza di una traduzione e fosse così gentile da rendermene partecipe, guadagnerebbe la mia stima e riconoscenza.
- Questa è più generica: cerco un libro che spieghi come funziona una città. Non un manuale strettamente tecnico, ma nemmeno un romanzo (in pratica un saggio). Qualcosa che spazi dai problemi idrici, alla rete elettrica e fognaria, alla raccolta dei rifiuti, alla cura degli spazi verdi, alla gestione dei corpi di polizia, agli uffici amministrativi, alla burocrazia: in poche parole tutto. Offrensi solite immutabile stima ed eterna gratitudo.
- Saggi interessanti in generale, tutto fa brodo.
"In fondo a destra c'è la camera da letto"
Dimostrazione:
Per definizione, il bagno è in fondo a sinistra.
Per uso e costume, la camera da letto è sita di fronte al bagno.
ERGO
La camera da letto è in fondo a destra.
C.V.D.
Progetti:
- Annunci sui giornali: non mettere annunci falsi, ma storielle folli o brevi testi privi di senso. Oppure annunci falsi. Magari aggiungere un contatto, e vedere chi risponde.
- Prendere il gelato scegliendo i gusti in ordine alfabetico. I primi tre potrebbero essere: Ananas, Arancia, Bacio. Sorge il problema dell'offerta di gusti diversificata da gelateria a gelateria. Se una gelateria ha un gusto che inizia con un lettera già superata, dovrei prenderlo? Immagino di sì, anche se così si rompe un po' lo schema, e l'effetto. Dovrei tenere un registro dei gusti già gustati. Uhm, forse potrei fare delle gelatate riparatorie ogni tanto, prendendo i gusti saltati.
Ricerca di libri:
- "Navigando in rete" ho trovato commenti molto positivi sul libro One day in the life of Ivan Denisovich di Alexander Solzhenitsyn. Pare non esistano traduzioni italiane, o almeno io non sono stato in grado di trovarle. Se qualcuno fosse a conoscenza di una traduzione e fosse così gentile da rendermene partecipe, guadagnerebbe la mia stima e riconoscenza.
- Questa è più generica: cerco un libro che spieghi come funziona una città. Non un manuale strettamente tecnico, ma nemmeno un romanzo (in pratica un saggio). Qualcosa che spazi dai problemi idrici, alla rete elettrica e fognaria, alla raccolta dei rifiuti, alla cura degli spazi verdi, alla gestione dei corpi di polizia, agli uffici amministrativi, alla burocrazia: in poche parole tutto. Offrensi solite immutabile stima ed eterna gratitudo.
- Saggi interessanti in generale, tutto fa brodo.
24 luglio 2006
Meglio il sole che il mare accompagnato
Non voglio meravigliarmi di trovare tanta poesia nella sola stanza da bagno, tra tutti i vani dell'appartamento. Non voglio farmi influenzare dall'idea che essa porta in sè i segni del nostro sconveniente e biologico retaggio animale. Forse l'unico, insieme alla cucina, tra gli ambienti artificiali a ricordarci che siamo fatti di carne e sangue, e non possiamo fuggire. La finestra del bagno è esposta ad est. Se ci entro la mattina presto, rimango...
La luce del sole appena sorto è orizzontale e abbagliante. Entra attraverso le persiane di taglio, in fasci densi e corpuscolari. I raggi rifrangono nei vetri della profumeria, scivolano nelle curve della porcellana e si buttano sulle superfici metalliche di rubinetterie e manopole dell'acqua calda, sapendo di trovare un morbido atterraggio. Sul gesso delle pareti e le piastrelle del pavimento si formano figure luminose che vibrano e raccontano storie, se si volesse stare ad ascoltarle. Io mi siedo sul bordo della vasca, a contemplare. Sento delle gocce d'acqua che mi cadono sul braccio. Alzo lo sguardo e vedo tubi. Ipotizzo che l'umidità si sia condensata intorno alle tubature dell'acqua fredda, e mi sia caduta addosso come un'intuizione. Più semplicemente: tutta quell'acqua si è chiamata per fare pace, ma ha litigato di nuovo. Allora una parte è venuta a cercarmi: vuole che io sia il suo ambasciatore. Su uno dei ripiani giace un vecchio flacone di detersivo, ormai vuoto. L'etichetta dice esplicitamente di gettarlo oculatamente, una volta che abbia adempiuto al suo compito. Suggerisce di salvare il mondo da se stesso. Il flacone ora è senza testa e senza collo, riciclato comodamente come contenitore per l'acqua. Io sorrido, senza muovere le labbra, al pensiero che forse ci è concessa una terza via.
La luce del sole appena sorto è orizzontale e abbagliante. Entra attraverso le persiane di taglio, in fasci densi e corpuscolari. I raggi rifrangono nei vetri della profumeria, scivolano nelle curve della porcellana e si buttano sulle superfici metalliche di rubinetterie e manopole dell'acqua calda, sapendo di trovare un morbido atterraggio. Sul gesso delle pareti e le piastrelle del pavimento si formano figure luminose che vibrano e raccontano storie, se si volesse stare ad ascoltarle. Io mi siedo sul bordo della vasca, a contemplare. Sento delle gocce d'acqua che mi cadono sul braccio. Alzo lo sguardo e vedo tubi. Ipotizzo che l'umidità si sia condensata intorno alle tubature dell'acqua fredda, e mi sia caduta addosso come un'intuizione. Più semplicemente: tutta quell'acqua si è chiamata per fare pace, ma ha litigato di nuovo. Allora una parte è venuta a cercarmi: vuole che io sia il suo ambasciatore. Su uno dei ripiani giace un vecchio flacone di detersivo, ormai vuoto. L'etichetta dice esplicitamente di gettarlo oculatamente, una volta che abbia adempiuto al suo compito. Suggerisce di salvare il mondo da se stesso. Il flacone ora è senza testa e senza collo, riciclato comodamente come contenitore per l'acqua. Io sorrido, senza muovere le labbra, al pensiero che forse ci è concessa una terza via.
23 luglio 2006
Occulta richiesta d'aiuto
E' in viaggio per una destinazione nuova. Più che un viaggio, è un esodo. Con lui ci sono i suoi amici, ed una sua amica. Viaggiano con l'auto di lui, in mezzo ad altre centinaia di persone. Il viaggio li spinge in un labirinto, nel quale sono costretti a districarsi tra stanze anguste e montacarichi. Lui è un buon guidatore, ma centinaia di queste manovre lo mettono a dura prova. Decidono di distaccarsi dal gruppo e rimanere con coloro che hanno la macchina, ma nessuno sa come ne usciranno. Allora lui decide di andare: andare alla ricerca dell'uscita, o di una guida verso l'uscita. Attraversa stanze sempre più buie e sempre più fatiscenti. Scende alcune piani di scale, accompagnato solo dal risuonare sordo dei suoi passi. Incontra infine un uomo in divisa che gli dice: "Noi stiamo per sbarcare sulla grande isola, dovete sbrigarvi a raggiungerci". Di corsa, torna indietro. Poco prima di arrivare agli altri, trova sul suo cammino una figura umana. E' alta, forte, ma non riesce a scorgerne alcun tratto, è troppo buio. Fa alcuni passi per avvicinarsi. E l'orrore. Non ha tratti, è completamente scura. Nera, senza volto, senza pelle: come lo sarebbe una silhouette, ma in tre dimensioni. Corre via disgustato, e come accecato raggiunge gli altri, urlando: "E lì, è uno spawn".
Eccoli giunti alla terra che nessuno gli aveva promesso. Esplorano un campo, il sole è alto, c'è un solo albero, ma che non produce ombra a sufficienza per tutti. Gli steli delle piante mosse dal vento sono alti e dorati, ci si può affondare fino al ginocchio. Lui è scalzo. Lei lo tiene per mano. Gli dice: "ancora di più". Lui apre la sua mano ed intreccia le sue dita a quelle di lei. "Così va meglio?" - "Sì". Si dividono, e si ritrovano più tardi tutti insieme. Lui la cinge con un braccio, per dimostrare che è cosa sua. Anche se non dovrebbero, perchè entrambi sono di qualcun altro. Ridono, tutti bevono un po' troppo. "Andiamo a casa mia" dice a tutti lui, che pensa a lei.
Fa di tutto e alla fine ci riesce, si appartano in camera sua. Lui la bacia e la stringe, lei accetta ma è passiva. Si spogliano e l'unico desiderio di lui è farle raggiungere il piacere. Un orgasmo in cambio di tutto quello che lei è, un ringraziamento per come lo fa sentire bene.
Dannazione, qualcuno bussa alla porta. "UN ATTIMO!". Lui si riveste alla bella e meglio. Lei si nasconde sotto le coperte. Lui liquida lo scocciatore con due parole. Torna da lei, ma lei si è addormentata. La saluta con un bacio sulla spalla, ed esce. In lacrime.
Eccoli giunti alla terra che nessuno gli aveva promesso. Esplorano un campo, il sole è alto, c'è un solo albero, ma che non produce ombra a sufficienza per tutti. Gli steli delle piante mosse dal vento sono alti e dorati, ci si può affondare fino al ginocchio. Lui è scalzo. Lei lo tiene per mano. Gli dice: "ancora di più". Lui apre la sua mano ed intreccia le sue dita a quelle di lei. "Così va meglio?" - "Sì". Si dividono, e si ritrovano più tardi tutti insieme. Lui la cinge con un braccio, per dimostrare che è cosa sua. Anche se non dovrebbero, perchè entrambi sono di qualcun altro. Ridono, tutti bevono un po' troppo. "Andiamo a casa mia" dice a tutti lui, che pensa a lei.
Fa di tutto e alla fine ci riesce, si appartano in camera sua. Lui la bacia e la stringe, lei accetta ma è passiva. Si spogliano e l'unico desiderio di lui è farle raggiungere il piacere. Un orgasmo in cambio di tutto quello che lei è, un ringraziamento per come lo fa sentire bene.
Dannazione, qualcuno bussa alla porta. "UN ATTIMO!". Lui si riveste alla bella e meglio. Lei si nasconde sotto le coperte. Lui liquida lo scocciatore con due parole. Torna da lei, ma lei si è addormentata. La saluta con un bacio sulla spalla, ed esce. In lacrime.
(se solo fosse vero e mai più come prima)
22 luglio 2006
Viva la frutta, la verdura e lo ska
Vorrei regalarti
una scritta al neon,
e una vita come quelle
che si vedono nelle foto.
una scritta al neon,
e una vita come quelle
che si vedono nelle foto.
20 luglio 2006
Sorci, quarti, stracci
E io mi lamento di nuovo. Il mio bersaglio odierno è: la RCS. Ovvero Rizzoli, ovvero l'ultima edizione dei BUR, "I grandi romanzi". Ne ho comprati 5, perché li ho trovati in offerta (-15%) ed erano titoli che mi interessavano. Beh, sono pessimi libri.
Da dove comincio?
1) La carta su cui sono stampati è pessima, credo la più economica che si possa trovare. Per dare un'idea: la stessa usata per i gialli supereconomici venduti in edicola, oppure Topolino prima che passasse alla carta patinata.
2) Sono rilegati malamente: Troppo rigidi da piegare e dopo averne letto metà ci sono già pagine che iniziano a scollarsi. Poi le pagine sono tutte spiegazzate, come se fossero state bagnate e poi asciugate.
3) Anche l'impaginazione è approssimativa. Le righe vanno a finire nella piega tra le pagine e questo, oltre a rendere faticosa la lettura, è una seria minaccia all'integrità della già fragile rilegatura.
4) SVELANO LA TRAMA SULLA QUARTA DI COPERTINAAAAAA. AAAAARGH. Per questo non vi odierò mai abbastanza, curatore e responsabile dell'edizione. Siete due mentecatti presuntuosi infarciti di supponenza.
La cosa che più mi fa rabbia è che la collana di chiama BUR. Biblioteca Universale Rizzoli. Biblioteca. Dovrebbe essere qualcosa che dura nel tempo. Da tramandare, magari. Se potete, evitate di comprarli. Sono deluso.
Da dove comincio?
1) La carta su cui sono stampati è pessima, credo la più economica che si possa trovare. Per dare un'idea: la stessa usata per i gialli supereconomici venduti in edicola, oppure Topolino prima che passasse alla carta patinata.
2) Sono rilegati malamente: Troppo rigidi da piegare e dopo averne letto metà ci sono già pagine che iniziano a scollarsi. Poi le pagine sono tutte spiegazzate, come se fossero state bagnate e poi asciugate.
3) Anche l'impaginazione è approssimativa. Le righe vanno a finire nella piega tra le pagine e questo, oltre a rendere faticosa la lettura, è una seria minaccia all'integrità della già fragile rilegatura.
4) SVELANO LA TRAMA SULLA QUARTA DI COPERTINAAAAAA. AAAAARGH. Per questo non vi odierò mai abbastanza, curatore e responsabile dell'edizione. Siete due mentecatti presuntuosi infarciti di supponenza.
La cosa che più mi fa rabbia è che la collana di chiama BUR. Biblioteca Universale Rizzoli. Biblioteca. Dovrebbe essere qualcosa che dura nel tempo. Da tramandare, magari. Se potete, evitate di comprarli. Sono deluso.
18 luglio 2006
Scorci, squarci, stralci
Rinuncio ad avere un orologio da muro, in camera. Pensavo avesse le batterie scariche, l'ho tenuto fermo oltre un anno. Con una botta di FaiDaTe, ho deciso di rimetterlo in moto: batteria nuova. Tempo neanche 2 minuti, si riferma di nuovo. Lo studio: Le lancette si pestano i piedi, si fanno ostruzione. Quella dei minuti blocca la lancetta dei secondi, e anche le ore sembrano pesantemente fuori asse. Provo a raddrizzarle, niente da fare. Si attraggono. Rinuncio. Ora l'ho nascosto in ripostiglio, lontano dalla mia vista. Che comportamente amorale.
False analogie che fanno molto "mestiere di scrivere": dichiarare ad una persona disinteressata i propri sentimenti è come premere un interruttore rotto. Ci si aspetta che qualcosa si accenda, che sia fatta luce: e invece non accade nulla. Click click click, niente. Allora si continua a camminare al buio.
Postilla al sabato più strano del mondo, puntata II. Per completare degnamente la serata ho acceso il mio programma di scaricaggio piratesco preferito e ho preso le seguenti cose:
-Programmazione Neuro Linguistica - Come avere le donne che disideri.pdf
-Come portarsi le donne a letto senza nemmeno provarci.pdf
-Rocco Siffredi - Scopri come farti sedurre dalle donne!!!!!.pdf
-50 cose da sapere sulle donne.txt
Ho completato il download, ma stanno ancora là, ancora neanche sfogliati (per quanto si possa sfogliare un documento elettronico). Mi hanno fatto stare comunque meglio: mi sono fatto due risate pensando alle tecniche che potrebbero contenere e sapere che non le metterò mai in pratica, e nemmeno ci proverò.
False analogie che fanno molto "mestiere di scrivere": dichiarare ad una persona disinteressata i propri sentimenti è come premere un interruttore rotto. Ci si aspetta che qualcosa si accenda, che sia fatta luce: e invece non accade nulla. Click click click, niente. Allora si continua a camminare al buio.
Postilla al sabato più strano del mondo, puntata II. Per completare degnamente la serata ho acceso il mio programma di scaricaggio piratesco preferito e ho preso le seguenti cose:
-Programmazione Neuro Linguistica - Come avere le donne che disideri.pdf
-Come portarsi le donne a letto senza nemmeno provarci.pdf
-Rocco Siffredi - Scopri come farti sedurre dalle donne!!!!!.pdf
-50 cose da sapere sulle donne.txt
Ho completato il download, ma stanno ancora là, ancora neanche sfogliati (per quanto si possa sfogliare un documento elettronico). Mi hanno fatto stare comunque meglio: mi sono fatto due risate pensando alle tecniche che potrebbero contenere e sapere che non le metterò mai in pratica, e nemmeno ci proverò.
17 luglio 2006
Rape me, my friend
La cosa che più ha aiutato la filosofia occidentale, nel corso della sua storia, è stata la barba di Occam. Senza la sua crescita oggi staremmo a lambiccarci il cervello senza cavare ragni dal buco. Conosco solo una persona che ha veramente mai cavato ragni dai buchi nel muro, e domani mi telefonerà. Io non sono tanto a mio agio con la cornetta, ma per lei farò uno sforzo. Sabato scorso, giocando, mi sono insaccato il mignolo della mano sinistra. Infatti adesso è gonfio e sembra un salamino. Quel pomeriggio, per continuare a giocare, l'ho legato all'anulare con l'elastico per i capelli. Ed io ho giocato con il capello sciolto: ah, che bel ragazzo che sono. Il selvaggio crine. Quel sabato è stato il giorno più strano dell'anno. C'era silenzio. M'ha piovuto in testa. Ero solo, mi è sembrato di non aver incontrato neppure una persona durante il giorno. Intendiamoci: al campo eravamo più di trenta, ma io, lo stesso, da solo. Era come stare allo zoo, ma nella gabbia sbagliata. Animali diversi, altre specie, nessuna comunicazione. Non trovavo nulla di familiare, ne' persone, ne' azioni. La cinematografica sensazione di qualcosa di gigantemente sbagliato. Cosa cerco non so. Un lavoro? un progetto. Qualcosa da portare a termine, non cento cose da lasciare a metà. Siamo sempre alla ricerca di una persona, di quella persona. Si può vivere da soli? qualcuno ci riesce, magari.
Quello che mi chiedo è: cercare qualcuno basta a trovarlo? O c'è un destino di solitudine che colpisce singoli tra la moltitudine? Affrontare l'avventura suffice al lieto fine? E' una scelta del tipo: libertà vs. felicità?
Quello che non mi chiedo è: non si può evitare di fare male a qualcuno. Non c'è spazio per muoversi senza cadere, rompere, colpire, danneggiare, graffiare, spezzare, torcere, dilaniare.
Tante cose da fare e lasciare che prendano il sopravvento. E' questo ciò che chiamano felicità?
A metà strada tra la formalità e la delusione.
Quello che mi chiedo è: cercare qualcuno basta a trovarlo? O c'è un destino di solitudine che colpisce singoli tra la moltitudine? Affrontare l'avventura suffice al lieto fine? E' una scelta del tipo: libertà vs. felicità?
Quello che non mi chiedo è: non si può evitare di fare male a qualcuno. Non c'è spazio per muoversi senza cadere, rompere, colpire, danneggiare, graffiare, spezzare, torcere, dilaniare.
Tante cose da fare e lasciare che prendano il sopravvento. E' questo ciò che chiamano felicità?
A metà strada tra la formalità e la delusione.
15 luglio 2006
Parlatemi di me
Vorrei fosse l'anno 999: avremmo almeno la prospettiva della fine del mondo, l'apocalisse all'orizzonte. E' arrivato invece l'illuminismo a rovinare tutto, promettendoci un avvenire prospero e razionale. I lumi sono fastidiosi, meglio l'oscurità. Meglio l'oscurantismo. Potremmo credere tutti di nuovo nella magia. Un nuovo EvoMedio ci aspetta.
Intanto qui va tutto a scatafascio. E andrà sempre peggio.
Mi pulsano le dita, forse è un messaggio proveniente da qualche entità superiore.
Vorrei un quadretto da appendere sopra la testata del letto.
Se qualcuno può e lo sa, mi dica chi sono.
Intanto qui va tutto a scatafascio. E andrà sempre peggio.
Mi pulsano le dita, forse è un messaggio proveniente da qualche entità superiore.
Vorrei un quadretto da appendere sopra la testata del letto.
Se qualcuno può e lo sa, mi dica chi sono.
14 luglio 2006
Chi salverà i salvatori?
Mi ero fermato per fare il pieno,
quel giorno la macchina mi prendeva bene,
non sapevo dove stavo andando,
ma era il momento giusto per un cambiamento.
Cinque euro e le tasche piene di centesimi,
ho pagato la commessa e niente resto,
e in quel momento tutto ha cominciato a cadere
e ho ricominciato a guidare.
Allora ho alzato lo sguardo,
e ho guardato dietro, nello specchietto
e allora ho alzato lo sguardo,
e ho guardato dietro, nello specchietto.
Un uomo intorno ai quaranta sul sedile posteriore,
deve essere entrato mentre l'auto era vuota,
allora perchè se ne sta là immobile?
sembra volermi spaccare la faccia
Aveva un borsa piena di soldi,
disse: portami via di qui
non sapevo dove stessi andando
ma mi piaceva sentirmi strano
Ancora ho alzato lo sguardo,
e ho guardato dietro, nello specchietto
e ancora ho alzato lo sguardo,
e ho guardato dietro, nello specchietto.
Fine della curiosità, sono sceso dalla macchina,
lui ha tirato fuori una pistola dalla giacca
e ha detto che stavo per morire
Mi dà così tanta soddisfazione,
vederti pregare e piangere,
Beh, mi sono inventato questa storia
per avere la tua attenzione.
Mi fa sorridere.
Non ho mai alzato lo sguardo,
ne' mai guardato dietro, nello specchietto.
Non ho mai alzato lo sguardo,
ne' mai guardato dietro, nello specchietto.
quel giorno la macchina mi prendeva bene,
non sapevo dove stavo andando,
ma era il momento giusto per un cambiamento.
Cinque euro e le tasche piene di centesimi,
ho pagato la commessa e niente resto,
e in quel momento tutto ha cominciato a cadere
e ho ricominciato a guidare.
Allora ho alzato lo sguardo,
e ho guardato dietro, nello specchietto
e allora ho alzato lo sguardo,
e ho guardato dietro, nello specchietto.
Un uomo intorno ai quaranta sul sedile posteriore,
deve essere entrato mentre l'auto era vuota,
allora perchè se ne sta là immobile?
sembra volermi spaccare la faccia
Aveva un borsa piena di soldi,
disse: portami via di qui
non sapevo dove stessi andando
ma mi piaceva sentirmi strano
Ancora ho alzato lo sguardo,
e ho guardato dietro, nello specchietto
e ancora ho alzato lo sguardo,
e ho guardato dietro, nello specchietto.
Fine della curiosità, sono sceso dalla macchina,
lui ha tirato fuori una pistola dalla giacca
e ha detto che stavo per morire
Mi dà così tanta soddisfazione,
vederti pregare e piangere,
Beh, mi sono inventato questa storia
per avere la tua attenzione.
Mi fa sorridere.
Non ho mai alzato lo sguardo,
ne' mai guardato dietro, nello specchietto.
Non ho mai alzato lo sguardo,
ne' mai guardato dietro, nello specchietto.
12 luglio 2006
Improbabile raccolta di stelle cadute
Mi scuso in anticipo per le banalità che scriverò.
Primo) Una delle bellezze della scrittura, è che puoi applicarla come un funzione ad ogni ambito della realtà e dell'esistenza. Si può persino scrivere della scrittura e, come sto facendo io, scrivere dello scrivere della scrittura. Prendi un qualunque insieme e applicaci la trasformazione "scrittura", otterrai sempre un insieme non vuoto. Ad esempio: it.discussioni.sessualità + it.arti.scrivere = it.sesso.racconti (sono newsgroup questi).
Secondo) L'ho visto fare ai nostri eroi mondiali: riprendevano, con le loro videocamere, la folla che li acclamava. Allora, facciamo ordine:
-I calciatori diventano famosi perchè ripresi dalle telecamere delle tv di tutto il mondo
-La gente va a vedere i calciatori perchè sono famosi
-La gente riprende i calciatori con le proprie telecamere
-I calciatori riprendono la gente che li riprende
-La gente riprende i calciatori che riprende la gente
-Le telecamere della tv riprendono i calciatori che riprendono la gente che riprende i calciatori che riprendono la gente
La banalità qui sta nel fatto che si registra un evento invece di viverlo, per poi potersi ricordare com'è stato viverlo. Quando invece non lo si è mai vissuto. La banalità e il paradosso.
Terzo) La prima volta che mi è caduta la penna rossa sotto il divano, l'ho raccolta. La seconda volta devo essermene dimenticato. Quando ieri sono andato a cercare la penna, non l'ho trovata. E nemmeno mi sono ricordato di averla fatta scivolare sotto il divano, visto che evidentemente l'avevo già raccolta una volta. Tu chiamali, se vuoi, ricordi parziali ad alto livello.
Primo) Una delle bellezze della scrittura, è che puoi applicarla come un funzione ad ogni ambito della realtà e dell'esistenza. Si può persino scrivere della scrittura e, come sto facendo io, scrivere dello scrivere della scrittura. Prendi un qualunque insieme e applicaci la trasformazione "scrittura", otterrai sempre un insieme non vuoto. Ad esempio: it.discussioni.sessualità + it.arti.scrivere = it.sesso.racconti (sono newsgroup questi).
Secondo) L'ho visto fare ai nostri eroi mondiali: riprendevano, con le loro videocamere, la folla che li acclamava. Allora, facciamo ordine:
-I calciatori diventano famosi perchè ripresi dalle telecamere delle tv di tutto il mondo
-La gente va a vedere i calciatori perchè sono famosi
-La gente riprende i calciatori con le proprie telecamere
-I calciatori riprendono la gente che li riprende
-La gente riprende i calciatori che riprende la gente
-Le telecamere della tv riprendono i calciatori che riprendono la gente che riprende i calciatori che riprendono la gente
La banalità qui sta nel fatto che si registra un evento invece di viverlo, per poi potersi ricordare com'è stato viverlo. Quando invece non lo si è mai vissuto. La banalità e il paradosso.
Terzo) La prima volta che mi è caduta la penna rossa sotto il divano, l'ho raccolta. La seconda volta devo essermene dimenticato. Quando ieri sono andato a cercare la penna, non l'ho trovata. E nemmeno mi sono ricordato di averla fatta scivolare sotto il divano, visto che evidentemente l'avevo già raccolta una volta. Tu chiamali, se vuoi, ricordi parziali ad alto livello.
10 luglio 2006
... ma il coraggio di vivere?
Quando dopo ore finalmente rincasi -perché va bene la festa, ma che fatica- e l'unico desiderio che riesci a esprimere è quello di stenderti sul tuo letto. Via i vestiti, via la luce. Quando chiudi gli occhi e scoppia un silenzio del tutto nuovo. Le orecchie continueranno a fischiarti per qualche minuto, e poi oblivione. E il giorno dopo ti scopri addosso i segni di una serata che sembra non esserci mai stata. Le vie respiratorie ancora piene di polvere, fumo, odore di polvere da sparo esplosa. La gola secca e affaticata, la voce incerta. I tendini delle caviglie ancora tesi e doloranti per i troppi salti. Negli occhi gli sguardi della gente, meravigliati ed interrogativi: non sai perché ti squadrassero in quel modo strano. Forse per quel giro in fontana. Non se lo aspettavano.
"Tu sei campione del mondo". Ma chi, proprio io? Io c'ero, lo posso pure dire. Io c'ero, e nei momenti di lucidità che il branco concede alla singolarità, sono stato triste. Triste, finché la stanchezza non ha avuto il sopravvento. Triste perché l'abbraccio che avresti voluto vicino, era troppo lontano. Triste perché il commentatore con voce rotta cantilenava: "guardate chi avete accanto, perché non lo dimenticherete mai" ed io pensavo a chi non avevo accanto.
Poi qualcuno ti prende per mano per non perdersi nella folla: sai che quel gesto non ti potrà consolare di tanti altri che ti mancano, ma nonostante questo vorresti che quel contatto non avesse fine. Ma poi, quando si interrompe, alzi lo sguardo. E rifiutando di mettere a fuoco ogni singola cosa, guardi la folla come fosse pioggia. E rinunci a trovarci un senso.
"Tu sei campione del mondo". Ma chi, proprio io? Io c'ero, lo posso pure dire. Io c'ero, e nei momenti di lucidità che il branco concede alla singolarità, sono stato triste. Triste, finché la stanchezza non ha avuto il sopravvento. Triste perché l'abbraccio che avresti voluto vicino, era troppo lontano. Triste perché il commentatore con voce rotta cantilenava: "guardate chi avete accanto, perché non lo dimenticherete mai" ed io pensavo a chi non avevo accanto.
Poi qualcuno ti prende per mano per non perdersi nella folla: sai che quel gesto non ti potrà consolare di tanti altri che ti mancano, ma nonostante questo vorresti che quel contatto non avesse fine. Ma poi, quando si interrompe, alzi lo sguardo. E rifiutando di mettere a fuoco ogni singola cosa, guardi la folla come fosse pioggia. E rinunci a trovarci un senso.
07 luglio 2006
Una volta sola non smetterò
Un vero peccato che tu non possa leccare lo schermo // Amore da secchioni // Traffico lento alla fermata del parco // Preferirei andare all'inferno piuttosto che in Texas // Battiti di cuore al buio // Il decimo satellite e le sue traiettorie // Adorazione // Joker: "Ahah! Non vedo l'ora di vedere le facce di tutti i dottori dopo che avrò versato QUESTA nelle condutture di Gotham City!". Batman: "Non così in fretta, Joker!". Batman riesce a distruggere la fiala. L'etichetta: "Cura per tutte le malattie" // Temperanza opposta ad intemperanza // Umore sul titanic: stanco, triste, confuso, grato, blablabla, malato, assetato, affamato, noioso, pensieroso, esausto, svuotato. // The verde // Nessun segreto // Aveva solo xx anni, se capisci cosa voglio dire // Arte, musica, sesso, liquore... La pillola sporca. Con la vostra ospite, donna Rosa. Festa del tatuaggio. // Un oggetto che appare fa questo suono >VIP<>VOP< // Quando fotografo la città, essa scompare. E' solo una foto, la città e andata. I posti dove vado non sono mai lì. E la nostalgia non è più come quella di una volta. Posso solo figurarmi il mondo che scompare quando tu mi... // I principi della scienza // Non ho mai visto Lost, ma sono sicuro che, se tra loro ci fosse McGuyver, sarebbero tornati a casa in due puntate // Un angelo e io non lo riconosco. Solo perchè indossa una maschera. // Quattro del mattino con le mani dell'orologio che lentamente ruotano per appaiarsi ai numeri stampati // Non si accorge dei miei occhi che la seguono // Il sollievo si infiltra nei mie polmoni e resto senza fiato.
06 luglio 2006
Aveva un lavoro, poi è stato licenzioso
Preparo una cosa: "così può andare". Ma dove può andare?
Architettura. Deve avere a che fare con tetti ed archi, suppongo.
Non riesco a smettere di comprare in modo compulsivo.
Non riesco a smettere di mangiare in modo compulsivo.
Non riesco a smettere di stare in silenzio in modo compulsivo.
Ma l'inazione può essere compulsiva? Credo di no, ma diventa facilmente vizio. O forse stare in silenzio è una forma d'ozio, quindi ne diventa genitore, del vizio.
Comunicare con le altre persone torna ad essere difficile.
Lavorare m'annoia e quindi non mi va di farlo.
Architettura. Deve avere a che fare con tetti ed archi, suppongo.
Non riesco a smettere di comprare in modo compulsivo.
Non riesco a smettere di mangiare in modo compulsivo.
Non riesco a smettere di stare in silenzio in modo compulsivo.
Ma l'inazione può essere compulsiva? Credo di no, ma diventa facilmente vizio. O forse stare in silenzio è una forma d'ozio, quindi ne diventa genitore, del vizio.
Comunicare con le altre persone torna ad essere difficile.
Lavorare m'annoia e quindi non mi va di farlo.
03 luglio 2006
La macedonia del giorno prima
Primo interrogativo: ma in tintoria tingono i vestiti?
Secondo interrogativo: ma nell'emisfero australe hanno una stella polare che indica il sud? Sarebbe notevole, nonchè sottosopra.
Ricordo: Andavo alle elementari, uno dei miei cartoni animati preferiti era "I cavalieri dello zodiaco". Mi piacevano soprattutto le armature dei personaggi, le disegnavo anche. Nel cartone le armature avevano un'origine ultraterrena, mitologica, divina: infatti ogni cavaliere ne aveva una legata ad una certa costellazione. In una puntata, però, si trovarono ad affrontare dei nemici particolari: questi erano dotati di armature artificiali, progettate in laboratorio. Ho ancora impressa nella mente la scena di un flashback in cui anonimi scienziati creavano le armature, facevano esperimenti, tentavano di farle resistenti anche alla lava vulcanica. La cosa mi colpì molto. La scienza, allora, mi affascinava ancora. Mi dissi: "Da grande voglio costruirmene una anche io". Ed aggiunsi: "So che poi mi sembrerà stupido, ma mi dovrò ricordare che in questo momento per me è una cosa importante e farla lo stesso". Poi è passato il tempo. Me ne dimenticai. L'altro giorno il ricordo è riaffiorato, apparentemente senza motivo. E adesso? Adesso mi sembra stupido. E sono triste, perchè non avrò quella mia armatura.
Secondo interrogativo: ma nell'emisfero australe hanno una stella polare che indica il sud? Sarebbe notevole, nonchè sottosopra.
Ricordo: Andavo alle elementari, uno dei miei cartoni animati preferiti era "I cavalieri dello zodiaco". Mi piacevano soprattutto le armature dei personaggi, le disegnavo anche. Nel cartone le armature avevano un'origine ultraterrena, mitologica, divina: infatti ogni cavaliere ne aveva una legata ad una certa costellazione. In una puntata, però, si trovarono ad affrontare dei nemici particolari: questi erano dotati di armature artificiali, progettate in laboratorio. Ho ancora impressa nella mente la scena di un flashback in cui anonimi scienziati creavano le armature, facevano esperimenti, tentavano di farle resistenti anche alla lava vulcanica. La cosa mi colpì molto. La scienza, allora, mi affascinava ancora. Mi dissi: "Da grande voglio costruirmene una anche io". Ed aggiunsi: "So che poi mi sembrerà stupido, ma mi dovrò ricordare che in questo momento per me è una cosa importante e farla lo stesso". Poi è passato il tempo. Me ne dimenticai. L'altro giorno il ricordo è riaffiorato, apparentemente senza motivo. E adesso? Adesso mi sembra stupido. E sono triste, perchè non avrò quella mia armatura.
02 luglio 2006
In lingua svizzera
Mentre si completava la variazione che avrebbe portato al secondo movimento, la musica prese una direzione inaspettata. Contrariamente alle opere di un tempo passato, la nuova musica era composta per riflettere ed amplificare le sensazioni e gli stati d'animo del pubblico ascoltare, non quelle del compositore. Nella nuova notazione, indecifrabile per un musicista atavico, vi erano una moltitudine di linee e segni, al di là dell'antiquata singola linea temporale. Riducendone la complessità ad un livello a noi comprensibile, potremmo dire che trovavano spazio le indicazioni su quali segnali dell'auditorio aspettare, come prevederli e quale tra le molteplici linee melodiche seguire, a seconda delle varie reazioni. L'inizio di ogni esecuzione partiva in base allo stato d'animo generale rilevato, ed aveva uno svolgimento sempre diverso: ogni possibile piccola sfumatura nel sentore e mescolanza di queste era prevista, e messa in musica. Ciò nonostante ogni opera continuava a mantere una sua ben precisa unicità: rare erano le citazioni e il rifarsi a musicisti del passato era considerato un vero e proprio sgarbo al gusto del pubblico. Un insulto, insomma.
Ma quella sera, qualcosa stava per andare storto. Un enorme insetto peloso era comparso in un punto ben visibile del palco. Nessuno potè fare a meno di notarlo. Il sincero disgusto suscitato nel pubblico femminile risultò in note dalle frequenze altissime, al limite dell'udibile e a ritmi irregolari e impossibili da seguire, anche dal più smaliziato estimatore del sans-tempo, uno dei nuovi generi. Disarmonie e forzature melodiche, invece, furono causati dall'attrito nelle reazioni degli uomini; i quali si schifarono anch'essi, ma si fecero ben forza di non darlo a vedere, ostentando la loro virilità. Quello che ne venne fuori fu un pasticcio inascoltabile e stridente, che andò ad amplificare e ancora peggiorare l'umore di donne e uomini. Questo si riflettè nuovamente nella musica, facendo raggiungere quel limite, già previsto comunque nello spartito, che costrinse i musicisti e il direttore a sospendere il concerto. Tutti sapevano che era la fine. D'ora in poi, se un solo partecipante di quella sera avesse presenziato ad un nuovo concerto, ricordando anche solo per un istante questo evento, avrebbe generato una serie di cambiamenti nella musica e feedback da parte del nuovo pubblico, tale da causare un'altra sospensione. Chi assisteva ad una sospensione, era bruciato per sempre. Certo, poteva sempre tornare ad ascoltare la musica antica, ma non era la stessa cosa. Era comunque un fatto che tutti sapevano e accettavano: la nuova musica, un giorno, sarebbe "scomparsa". Per sempre composta, mai più ascoltata.
Ma quella sera, qualcosa stava per andare storto. Un enorme insetto peloso era comparso in un punto ben visibile del palco. Nessuno potè fare a meno di notarlo. Il sincero disgusto suscitato nel pubblico femminile risultò in note dalle frequenze altissime, al limite dell'udibile e a ritmi irregolari e impossibili da seguire, anche dal più smaliziato estimatore del sans-tempo, uno dei nuovi generi. Disarmonie e forzature melodiche, invece, furono causati dall'attrito nelle reazioni degli uomini; i quali si schifarono anch'essi, ma si fecero ben forza di non darlo a vedere, ostentando la loro virilità. Quello che ne venne fuori fu un pasticcio inascoltabile e stridente, che andò ad amplificare e ancora peggiorare l'umore di donne e uomini. Questo si riflettè nuovamente nella musica, facendo raggiungere quel limite, già previsto comunque nello spartito, che costrinse i musicisti e il direttore a sospendere il concerto. Tutti sapevano che era la fine. D'ora in poi, se un solo partecipante di quella sera avesse presenziato ad un nuovo concerto, ricordando anche solo per un istante questo evento, avrebbe generato una serie di cambiamenti nella musica e feedback da parte del nuovo pubblico, tale da causare un'altra sospensione. Chi assisteva ad una sospensione, era bruciato per sempre. Certo, poteva sempre tornare ad ascoltare la musica antica, ma non era la stessa cosa. Era comunque un fatto che tutti sapevano e accettavano: la nuova musica, un giorno, sarebbe "scomparsa". Per sempre composta, mai più ascoltata.
Iscriviti a:
Post (Atom)