03 ottobre 2020

Qualcosa meno di strapiombo

Ho 11, forse 12 anni. I mie genitori sono seduti davanti, è sera, torniamo a casa. La mia fronte si condensa sul finestrino freddo. Sento le coste del velluto del sedile sotto le dita. Cerco il solito buco per infilarci un'altra volta le dita dentro. Tremo un po', forse l'inverno. La luna e l'orizzonte che ci rincorrono con velocità diverse. Il ritmo dei lampioni che entrano ed escono dall'abitacolo. La forma delle ombre, sul tettuccio, che se ne vanno e che ritornano, pococromatiche. Il ritmo dei ganci del cavalcavia sotto le gomme dell'auto. Non mi accorgo che lì c'è già tutta la musica che ascolterò nei prossimi anni. Io sono lì, per un tempo che non sembra avere una fine. Di notte, mentre sto per addormentarmi e la realtà si sgancia lentamente dal senso della realtà, io sono lì, sono ancora lì. Quando tutto smetterà di essere, io tornerò lì.

14 settembre 2020

Sperando che la notte fonda

 mi piacciono i treni perché sono mezzi di trasporto venosi e mezzi di comunicazione arteriosi

mi ricordo le buste della spesa con le cose sadomaso dentro. erano sgraziate e autentiche, come me. dentro c'era tutto il potenziale carnale dei prodotti per l'ufficio.

e se saltassimo tutte le introduzioni? e se saltassimo le presentazioni? e se saltassimo nei buchi con l'acqua dentro? ma anche la melassa va bene.

l'equazione di stato dei gas perfetti a spiegare la naturale tendenza delle feste a depositarsi lungo le pareti delle stanze. o almeno i discorsi più interessanti.

se non è poi così male, perché assomiglia tanto alla fine dell'estate? per quanto tempo si può essere morti da due giorni?

01 agosto 2020

iconografia dei capezzoli dei santi e delle sante

vorrei avere ora di fronte il suonatore di pianoforte e dirgli che non sa suonare abbastanza debolmente. che per quanto si sforzi, in tutta la sua vita, non avrà mai sufficiente controllo del silenzio. non metterà mai le sue note appena sopra il davanzale dell'udibile, dove ci si affaccia e si cade e quando si arriva in fondo non si sente niente.

mi sono immaginato lo scorrere dello spazzolino sui denti. ero piccolo piccolo e potevo stare dentro una carie. guardavo la grande criniera dello spazzolino premere con forza contro lo smalto e poi scalciare via saliva e brandelli di pasto. faceva un rumore assordante, come una sega che fa fatica dentro al legno. mi e' parso uno spettacolo di alta meteorologia.

nel nostro porno ci sono i termostati e i pluvioscopi, la carne dentro la cerniera dei pantaloni, la pietra pomice strofinata sulla nuca, le suore elisabettiane, le anguille in umido, la cassata mangiata con le mani dal torace, la fenilalanina, gli esponenti del pentapartito che stanno a guardare, l'erogazione ostinata e martellante, la parola bella che sta a vizio dell'ingordo, il ginepraio, gli animali mastodontici adagiati sul tetto o al massimo al piano di sopra, una gran voglia perversa di bucolico, la propaganda emostatica, il vantaggio posizionale, l'asse dell'ascesso, l'un l'altro che ci usiamo come lampade per leggere.

19 luglio 2020

Quella? No, quella è tutta bigotteria

La pioggia sulla spiaggia. Suona poetico, no? Casa tua, invece, è un po' meno poetica. Eppure sono fatte delle stesse cose, casa tua e la pioggia sulla spiaggia. Sabbia, acqua, metallo. Dove è andata a finire la poesia? Forse è colpa del mare, cioè, dell'assenza del mare. Il mare non è poesia, su questo siamo tutti d'accordo. Sarà allora la sua assenza a cancellare la poesia, dove essa è. Se poi la poesia può stare da qualche parte, allora può anche essere portata da qualche altra parte. Allora, io porto i panini e tu porti la poesia. Tu, sì, anche se non ne hai in casa, rimedia. Apri tutti i rubinetti, fa cadere l'acqua sul pavimento, falla penetrare dentro le pareti, lascia che raggiunga l'appartamento del piano di sotto e di tutti i piani che seguono. Falla precipitare fuori dal terrazzo, in strada, sopra la testa dei passanti. Lì, nel freddo dei tuoi piedi, nell'odore di umido e muffa, nel telefono e nel citofono che iniziano a suonare, lì, prendila lì.

25 aprile 2020

Le prossime 700 canzoni d'amore

Mentre tu mi parli, il dietro della mia testa, la mia nuca, si stringe e si allunga. La sento che si piega verso il basso, che pende e tira. Immagino che la pelle tesa del mio volto faccia sembrare i miei occhi più grandi, allucinati. Se provo a girare impercettibilmente il capo sento che il suo peso ha una nuova distribuzione, come dopo che ci si taglia i capelli lasciati crescere per anni. Mi vergogno della mia nuova nuca, deve sembrare un'appendice sconcia, come uno scroto floscio e pendente. Dovrei fare attenzione alle parole che mi stai lanciando addosso, alle lacrime che stanno velando i tuoi occhi, invece tutto ciò cui riesco a pensare è se la parte posteriore della mia testa arriverà a toccare terra, e quando.

25 aprile 2019

conifere

spettinare è un verbo famelicamente transitivo. vuole sempre qualcuno sotto. asimmetricamente, essere spettinato vive benissimo senza un complemento di causa efficiente. chi ti ha spettinato? il vento, la notte, lo spostamento d'aria causato dall'arte, un cliché a 220V, un severamente vietato sporgersi dal finestrino, la protesta, una zia, un numero dispari di colpi di spazzola, la discesa nell'atmosfera, le chiavi del terrazzo le tiene Colasanti interno 11, un letto inesplorato, la strada del ritorno, il lato passeggero, chiudi che fa corrente, piazza san marco, la bomba, certe mucche. potrebbe essere stato chiunque. un rimpianto qualunque.

31 luglio 2016

respira col caso

Tu mi parli come se lavarsi la faccia fosse facile. Come se non richiedesse chiudere gli occhi. Come se non fosse una prova costante di futile fiducia incondizionata. Come se non importasse niente e non fosse veramente importante. Come se non ci fosse questo incontro, a metà strada, con la schiena piegata, in campo neutro. Come se viso aperto volesse dire qualcosa. Come se non ci scansassimo entrambi. Noi tagliamo il mare a metà. Ci consoliamo con le goccioline. Rarefacciamo la turbolenza intrinseca del getto. Noi e disinvoltura, postulando sia dominabile.