25 aprile 2019

conifere

spettinare è un verbo famelicamente transitivo. vuole sempre qualcuno sotto. asimmetricamente, essere spettinato vive benissimo senza un complemento di causa efficiente. chi ti ha spettinato? il vento, la notte, lo spostamento d'aria causato dall'arte, un cliché a 220V, un severamente vietato sporgersi dal finestrino, la protesta, una zia, un numero dispari di colpi di spazzola, la discesa nell'atmosfera, le chiavi del terrazzo le tiene Colasanti interno 11, un letto inesplorato, la strada del ritorno, il lato passeggero, chiudi che fa corrente, piazza san marco, la bomba, certe mucche. potrebbe essere stato chiunque. un rimpianto qualunque.

31 luglio 2016

respira col caso

Tu mi parli come se lavarsi la faccia fosse facile. Come se non richiedesse chiudere gli occhi. Come se non fosse una prova costante di futile fiducia incondizionata. Come se non importasse niente e non fosse veramente importante. Come se non ci fosse questo incontro, a metà strada, con la schiena piegata, in campo neutro. Come se viso aperto volesse dire qualcosa. Come se non ci scansassimo entrambi. Noi tagliamo il mare a metà. Ci consoliamo con le goccioline. Rarefacciamo la turbolenza intrinseca del getto. Noi e disinvoltura, postulando sia dominabile.

01 febbraio 2016

torcicollo prima di te

A un'altra età, durante un'altra mattinata, non me ne sarei nemmeno accorto. O forse lo avrei visto, e non sarebbe stato null'altro che quello che è. Due spazzolini, dentro il loro bicchiere trasparente, nel mobile del bagno. Uno di fronte all'altro, poggiati sui bordi opposti del bicchiere, mostrandosi l'un l'altro il volto delle spazzole. Ora sono uno stemma araldico, come due spade incrociate che simboleggiavano battaglie combattute e dimenticate, e che ora non sono null'altro che quello che sono. Non c'è volontà di nobiltà, ma di un vessillo da tendere avanti a sé, piuttosto che da seguire. L'identità non è meno fragile, meno potente, meno arbitraria di un simbolo. Richiudo il mobile del bagno, fuori dello sportello c'è uno specchio. C'è riflesso un pezzo del mio volto, che non porta alcuna espressione.

28 dicembre 2015

seguendo, più o meno, esempi familiari

Io la strada l'ho percorsa ogni singola volta. Il dubbio che sia lei ad aver imparato a memoria me. C'è un difetto di continuità, come la faglia tra star ancora dormendo e star finendo il caffè. Una volta, su questa strada, mi si è gonfiata la lingua a tal punto da non riuscire più a stare in silenzio. Oppure quella volta che ho imparato che si può scivolare sull'acqua ed è stato un momento con la paura, ma no, la paura è una parola e quella cosa lì non era una parola. Io volevo guardarmi le mani e non vedere le mani e non vedere nemmeno dietro le mani e nemmeno il mondo dietro il dietro delle mani. Le mani come un posto in cui cadere attraverso e ascoltare buona musica. Spero solo di arrivare presto, che mentre sei seduta sul sedile posteriore a me preme ancora la lingua contro i denti e tutta questa strada è come se me la fossi ingoiata, piegata come una coperta mal riposta, si è presa dello spazio dentro, un altro organo con cui fare i conti durante le accelerazioni e queste luci, insopportabili queste luci, scaricato e ricaricato ogni dieci metri, magari tu ci vedi la poesia di un viaggio notturno in macchina di riflessi e luce gialla, ma ti sfugge l'urgenza di questi vestiti gelidi di sudore, non senti la metrica della mia lingua pulsante, gonfia di sangue e di mancanza di fiato, piena di respirare col naso, finché c'è spazio, una fessura per l'aria, finché il ronzio nelle orecchie trabocchi in un non vedo più. Ti prego rimani seduta dietro, che io non posso addormentarmi con te che galleggi là dietro. Distraimi, dimmi nuovi nomi per vecchi peccati. Raccontami di orbite non convenzionali e convenzioni non orbitali. Annoiami fino a salvarmi la vita. Forse tutto questo comincia a piacermi, forse è asfissia erotica.

01 novembre 2015

Esceîneuse

Su una sedia di legno, mangio una noce come un cretino, mi fa male la schiena, ma decido di non dirlo a nessuno, non ho niente da scambiare tantomeno parole, non ho pensieri per dio, è passato forse troppo tempo dall'ultima volta che ho sentito l'urgenza di orinare, potrei separarmi da questa sedia adesso e forse sarebbe il momento più giusto, guardare così avanti e così indietro nel tempo è un lusso che bisogna potersi permettere, io non so più che forma abbia la mia disciplina, volare non mi fa paura a meno che non stia in piedi ad aspettarmi sulla porta, i poster attaccati con la colla fanno le orecchie e mi viene voglia di tirarle, mi piacerebbe sapere chi si è inventato la parola santo, vorrei essere arguto ma sono sempre seduto qui su questo legno e l'arguzia credo stia nel ripiano alto forse mi dovrei alzare, non puoi scrivere how to disappear completely come se fosse un desiderio ed essere famoso e sbatterla in faccia al mondo intero, io qualcosa la scrivo ma ho mai asserito è una domanda, il richiamo accorato della femmina di fotocopiatrice, mi tocco la testa i capelli sono bagnati, tocco la gamba della sedia il legno ha un calore che non è mai grigio ma sempre un po' colorato penso a chi la piallò che forse voleva rasarla come fosse un giardino o un animale vivo ha le gambe dopo tutto potrebbe galoppare, non ricordo se ti ho salutato quando tu mi hai salutato od ho solo immaginato di farlo quando ci rincontreremo te lo chiederò e ti porgerò le mie scuse, ho delle idee che sono un grande edificio detto in senso dispregiativo, piccoli respiri applicabili ai dubbi e all'arte, posso avvolgere la mia gamba intorno alla gamba della sedia, posso mettere una bilancia sotto ciascuna delle gambe della sedia, posso stare qui e affannarmi, posso stare qui e affittarmi, una femmina - uova fritte - la gauche - crisantemi - carrellata d'immagine - desiderio macchiato espresso - mucillagine - antalgia canaglia - vienimi sopra - la scapolomimica da impazzire, quella tua maglietta darwinista, il tutorial per combattere aracne, dal tabulato telefonico risulta che noi, tornare indietro alla felicità e pensare a dove erano i piedi in quel momento, chissà se si può stare su di una sedia a scrocco, la chimica che provoca allucinazioni ti gratti la pelle fino a quando non rimanete che tu e il dipartimento per lo sviluppo delle infrastrutture e la manutenzione urbana, ci sono motivi geometrici per intervenire e motivi floreali per restare ad ascoltare, ti sfido a parlare di simbologia e non tirare fuori nemmeno un serpente ti sfido, stare seduti su una sedia è un fatto normale senza titolo si solleva il diaframma ma poi scende niente allergie niente convulsioni forse dà un po' fastidio la nuca e non sai veramente cosa fare con le braccia magari abbandonate lungo i fianchi e probabilmente ci vorrebbe anche un cuscino basterebbe uno di quelli sottili quelli che ci sono a casa di zia in cucina a casa di tutte le zie in tutte le cucine sanno di fritto e di persone anziane, sono seduto su una sedia di legno fa teatro.

14 settembre 2015

Volevo essere il mio ghost writer

Io m'anguo, tu t'angui, egli.
Non so disegnare neanche vetri rotti sulla sabbia.
Certi pensieri, impiattati su un boschetto di rucola.
Certi pensieri, a fragor di logica.
Certi pensieri, che non ho più diciottempo.
Credevo fossimo felici, invece avevamo le braccia alzate per tenere aperta la saracinesca.
Non tengo un diario dei sogni, perché una mappa dei nei fa paura due volte.

22 agosto 2015

Si prega di arrendere

Ci mettevamo alla finestra a evaporare. Facevamo piani per sembrare sorpresi. Non tiravamo mai fuori la mappa, perché non andavamo mai da nessuna parte, ma non stavamo fermi mai. Con i fili strappati dai vestiti legavamo piccoli cappi, sognando microscopiche impiccagioni, il sangue che non arriva alla punta delle dita, le miniature del presepe che fanno bondage. Volevamo la rivoluzione così forte che dopo viene la nausea. Sbagliavamo, sbagliavamo così tanto che c'eravamo convinti che, togliendo lettere dalla fine delle parole, avremmo potuto volare. Dibattevamo sull'ordine di apparizione dei colori; tu insistevi che fosse comparso per primo il grigio, ma solo perché ti piaceva il té. Avremmo scambiato la pelle con qualcosa che a questo punto me la compro nuova. Rinvenivamo antiche iscrizioni in luoghi inaspettati, come il primo pomeriggio. Inarcavamo. Eravamo ogni singola parola, e non ci sopravviveva niente.

Così, fatto per giogo

L'innocente elefante crede che l'amore possa trovarsi ovunque. L'innocente elefante ogni giorno guarda sotto i sassi. L'innocente elefante ti chiede sempre qualcosa in più e ti fa sentire a disagio. L'innocente elefante rivolto a te: "non ti preoccupare". L'innocente elefante crede chi tu gli appartenga. L'innocente elefante ti prende la mano e se la mette sul cuore, poi ti dice: "conta". L'innocente elefante ti chiede: "ma io ti amo?". L'innocente elefante non ti spezzerà il cuore, lo lascerà solo chiuso dall'interno. All'innocente elefante a volte s'addormenta la proboscide.