28 maggio 2007

Tropico del Capriolo, Tropico dell'Epatite

Dagli atti degli Apostati
-Vangeli Ippogrifi

Mentre Gesù attraversava il fiume, la barca che portava Gesù attraversava il fiume. Giunto sulla riva opposta a quella cui era giunto, gli portarono un infermo. Gesù disse: "Riportatelo indietro". L'infermo rosicò. Gesù disse: "Portatemi un muto". I discepoli gli portarono un muto, ma rosicarono, perchè il muto poteva camminare sulle sue gambe. Il muto disse: "Signore, io sono il muto che stavi cercando". Gesù rispose: "Non è vero". Il muto ribattè: "Sì". Gesù insistette "No". Il muto rimase in silenzio. Gesù non rispose e si mise a scrivere in terra con un dito. I discepoli chiesero: "Gesù, dacci una prova della grandezza del Signore". Gesù fece finta di non aver sentito. Gesù vide che erano molto malati. Mentre diceva loro queste cose, la donna guarì. Tutti si chiesero da dove fosse giunta quella donna. Gesù le disse "Seguimi", e la donna lo seguì. Pietro le disse "Seguimi, e la donna lo seguì. Matteo le disse "Seguimi", e la donna lo seguì. Anche il muto le disse "Seguimi", e la donna lo seguì. E se ne sparse la fama in tutta quella regione.

27 maggio 2007

Divento silenzio

Ora che sono una persona qualsiasi. Cerco un film, la scena di un film, una inquadratura per metà bianca e per metà nera, una frase nella scena di un film che mi salvi, che da quel momento non è più stata la stessa cosa. Another line without a hook, un'altra serratura alla quale appoggiare l'occhio destro e nella quale sorprendermi a spiare me stesso. Non è un trucco da risolversi con un semplice specchio. Poi c'è questo uomo, in giacca grigia e cravatta rossa, che se ne sta come morto sul marciapiede. Gli occhi aperti senza incrociare lo sguardo di nessuno, probabilmente aspetta che qualcuno tracci con un gesso la sua sagoma sull'asfalto. Una volta che sarà circoscritto nei suoi nuovi confini, se ne potrà anche andare. Ci sarà sempre una mappa che parlerà al posto suo. Intanto passano anche quattro suore in fila indiana, la seconda alza lo sguardo in questa direzione. Sopra lo sguardo, alza anche un sopracciglio, ma con una incredulità che mi passa sopra la testa sibilante come un proiettile, mi supera, destinata ad un punto fuori me, oltre me.

Al posto del cuore ho una mela verde. Non il cuore metafisico delle sentimenta, ma il pugno rosso di carne sul banco del macellaio. Invece che succhiare e soffiare via sangue, trema di luce in una direzione alla volta, come un faro, come la spirale di scale contro la parete interna del faro, per arrivare in cima.

... e accidenti ai lati opposti di un tavolo troppo grande.

Loro vedono che ci salutiamo, semplicemente.
Magari con un gesto tra le mani.
Non si accorgono che siamo lassù, in alto.
Che da così lontano tutto appare perfetto.
Non te lo chiedi neanche come è possibile,
che due forme possano allinearsi così semplicemente.
Un puzzle risolto in ogni suo pezzo.
Bastano gli occhi che si corrispondono.
Semplice quello che non è stato semplice mai, prima.

23 maggio 2007

Di quando Amore divenne un avverbio

Nel mondo c'è la tribù di chi mette gli Afterhours in un posto speciale, in un recinto separato da tutte le altre band. Io sento di farne parte: ogni canzone degli after è un sentimento nuovo che, prima di ascoltarla, non sapevo di poter provare. Dopo -after- averla sentita, posso amare qualcuno anche di quella canzone.

Guidava con una sola mano sul volante, il gomito appoggiato contro la portiera della macchina. L'altra mano la teneva molle sopra la gamba destra, pronta ad impugnare la leva del cambio quando ce ne fosse stato bisogno. Da quando aveva preso la patente, l'unica disattenzione alla guida gli era costata il primo e l'unico incidente. Roba da poco, ma non poteva più dirsi immacolato. Adesso si era imposto di non lasciare mai la strada con lo sguardo, e questo era diventato l'unico modo in cui sapeva guidare. Ora che aveva accanto lei, lei che gli parlava, doverle rispondere senza poterla guardare negli occhi gli sembrava un immenso minuscolo tradimento; Di tutte le cose di cui si sarebbe potuto vergognare, questa era per lui la più importante.

Nuvolette di polvere e stelle disegnate male e soli e pianeti ingioiellati. Spaccature nel tessuto con cui è stato ricamato il cielo. Capricci di uomini avvolti come rotelle di liquirizia. Massi in caduta libera verso il fondo del canyon, faranno tremare la terra, vivono per sempre, su nel cielo, colombe supersoniche, ti tirano giù ti tirano giù abbassati! Mi fermo per una sigaretta ed un bicchierino, stasera a casa di Digsy, ci invita sempre tutti a cena, scivoliamo via, sposati con prole.
Il meglio deve sempre ancora venire.
La saggezza dello stilita riassunta nel suo rifiuto di scendere, ogni giorno tagliava un millimetro dal perimetro delle foglie della sua pianta di fiori preferita, sperando di farne un giorno un monumentale bonsai, non sapeva che non sarebbe mai cresciuto un albero. Lei invece sì, sarebbe presto diventata un albero, con le foglie rosse e le radici verdi e le unghie ben piantate nella terra, l'unico posto in cui le lucertole verranno a stemperare il loro sangue. "Se vuoi passare la tua esistenza a battere i tasti..." si sentiva dire mentre stringeva le lame delle cesoie intorno alle proprie dita, nel punto esatto in cui avrebbe dovuto indossare l'anello di fidanzamento di qualcun altro, certamente. Bevo solo succo di arancia e spero non ci sia nessun gatto a guardarmi in questo momento. Temo il gatto che sa capovolgersi in aria e non mostra il bianco degli occhi. Oh, stai zitta! 10.000 ahia, ti canteremo canzoni con intervalli di terza minore. Non ti faranno felice non ti faranno triste non ti faranno male non ti faranno niente non ti daranno da mangiare non ti daranno in pasto ai leoni non ti daranno sollievo non ti tireranno le pietre, a meno che tu non sia innocente. Dio ci riempiva le reti da pesca ed indirettamente approvava il nostro non essere vegetariani. L'ironia è che tutte le volte che vuole farsi un buco in testa, sul tavolo davanti a sè non ha che pistole cariche. Se solo tu sapessi dimostrare teoremi di logica con la stessa abilità con cui sai abbinare le scarpe al colore dei tuoi occhi. Ogni volta che penso a qualche frase d'amore da dirti, lo faccio in inglese e così posso spiegarti tutto e non sentirmi banale. Pare che il mondo vada a fuoco e io ci sto nuotando dentro.

16 maggio 2007

Eziologia di un rapimento: con più rabbia, meno cacao e mammiferi di piccola taglia

L'aleggiare è uguale per tutti.

Andare a cavallo mascherati, ovvero l'anonima equestri.

Aveva una fame tale che, dopo aver divorato la forma di parmigiano, si mangiò anche la sostanza.

Allenamento: esercitarsi giornalmente alla perdita dell'autocontrollo.

In mancanza di qualcosa di meglio della giovinezza.

Sempre nello stesso angolo della piazza grande, Ludovico McCarthy fa il venditore di sigarette, senza clamore. Ha i capelli bianchi, è taciturno, è un emigrante di ritorno. Nei mesi più freddi, con il paese barricato in casa, prima che faccia buio ha già consumato un terzo della merce esposta. Sulle quattro casse di frutta vuote e accatastate che compongono il suo banchetto, nella settimana che precede una festa di paese, compare sempre qualche fuoco d'artificio di contrabbando. Va a bere, periodicamente, in ognuno dei bar del paese e guadagna quel tanto che basta per non avere mai più di due mesi di bevute a credito.
Emigrato in Canada, aveva trovato lavoro come operaio di fabbrica. Una vita di risparmi e il ritorno, per comprare una casa e aprire un'attività cui dare il proprio nome. Era andata male. Neanche con i soldi della vendita della casa era riuscito ad evitare il disastro.
Adesso vive in una stanza dell'ultima locanda rimasta in paese. Antonio Riperi, un suo vecchio amico di infanzia e commerciante, uno che al cinematografo non si perde una pellicola western, ha preso a chiamarlo "il vecchio Lu". I figli di Riperi, ripetendo quanto sentito in casa, lo evocano nei loro giochi di cortile come il "vecchiulu". Per uno di quegli oscuri moti interni alla lingua dialettale, è diventato il suo vero nome. Anzi, il vecchiulu non è più solo l'anziano ambulante della piazza, ma definisce con precisione un modo di essere. Se uno degli adolescenti del paese, in uno scontato accesso di malinconia, si rintana in casa e non ne vuole più sapere di uscire, i suoi amici lo esortano al ritorno alla vita sociale dicendogli: "Forza, non fare il vecchiulu!".

Il futuro è già inevitabile; l'unico potere di cambiamento che ci è concesso è quello sopra gli eventi che appartengono al passato. Loverflow è la parola in codice per dire che è possibile dare vero piacere solo a chi non si ha paura di far male.

11 maggio 2007

Reincarnazione di un vegetariano

Io credo che la totale prevedibilità del mondo verrà un giorno ad accoltellarmi nel mio letto e mi troveranno così, morto affogato in me fuoriuscito.

M'immagino una storia di onore e combattimenti tra le coccinelle rosse con i punti neri contro le coccinelle nere con i punti rossi.
Le coccinelle hanno il coccige?

"Tutte le morti, ad un certo punto, contemplano l'arresto cardiaco"
"Ma io ti voglio bene"
"Tu confondi causa ed affetto"

Il racconto di quello che accadde dopo la fine.

Hai presente quando in una giornata di vento, al mare, si vedono gabbiani in cielo e sembrano immobili? Volano, eppure non si spostano di un metro, nè avanti nè indietro. Traboccano di sicura calma. Ecco, io vorrei stare così.
(era per MCp)

"Come vuoi che ti rimanga la cicatrice?"
"Per favore, circolare"

Il resto non lo posso dire. So solo che non lo voglio fare. Ne voglio uscire dissolto e levigato. Velleitario di quelli che lasciano le ustioni più gravi. Con la pelle accartocciata e che non si parli di animali da cortile. Oggi bevendo nuovamente glicerina non sentirei un cazzo di niente. E quella stazione della metro di parigi, e quel vagone. Non so quale dei due stia frenando, ma quella nota la riconoscerei tra mille, figuriamoci tra 7. E il cancello di casa tua che fa lo stesso rumore della intro di una canzone dei Cure. Pizzicore commovente, certo. Ma non mi vedrete mai con le lacrime agli occhi. Sulla lingua, forse. Il mio apparire e scomparire fumoso sarebbe dovuto venire alla maniera dei prodigi della pirotecnia, invece è una cazzata. Vino e foschie, trova la parola di mezzo. Oggi non riesco a infilarmi i guanti, non è incredibile? Ecco un aristocratico capezzolo da cui succhiare il lattice. Ora scrivo di quella vecchina che passa per il quartiere piegata in due nelle sue deformità, a passi piccolissimi e serratissimi, con le buste della spesa sempre azzurre e sul capo un fazzoletto sempre livido. Ora scrivo che un giorno sarà morta e io non la vedrò più passare e semplicemente non ci penserò più. Ora scrivo di come mi fa sentire amaro e apatico e farsesco. Ora vorrei riuscire a dire che il mio concetto di decenza è andare via in silenzio.

06 maggio 2007

Diaria delle eresie. Di aria.

A volte facciamo innocue concessioni alla lingua anglosassone.
"We came, we played, we drifted away"

E' una prigionia che fa il solletico, tra pezzi di pane nero e sorsate d'acqua torbida. Anche per divenire pazzo ho bisogno di certi rintocchi, di quelli lontani, di quelli che arrivano dal di là del mare; nel frattempo, una piccola scultura. Intaglio e scolpisco, mio proprio ed unico capolavoro. "Ma sono i tuoi denti!". Perfetto, e adesso ogni morso è un filo di dolore che parte dalla base del collo e rincula fino alla schiena ultima. Ogni pasto che mi ha reso più concretamente mortale non sarebbe dovuto passare inosservato, e non oserà più.

Si è fatta ancora una volta viva, quella sensazione. Siamo tutti in piedi, in cerchio. A turno si parla, e ciascuno si sforza di tenere il silenzio fuori dal giro. Il meglio di sè in una circostanza sociale. Circostanza, in cerchio stanti. Una mostra guidata nella brillantezza, le spiritosaggini, quale inoffensiva piacevolezza. Peccato che io me ne stia sopra le nostre teste a spiarci. Ovviamente io non faccio parte di tutto questo. Ovviamente, perchè non posso stare nel cerchio e sopra il cerchio contemporaneamente. E io preferisco che il mio punto di vista se ne vada a fare un giro fuori di me e poi torni a raccontarmi com'è il mondo di lato. Non è come essere l'anello debole di una catena, ma più il dente mancante di un ingranaggio: il meccanismo procede ugualmente, i denti prima e dopo di me sopperiscono alla mia assenza, lo spettacolo non si ferma. Non c'è danno, tranne che nella perduta simmetria radiale. Mi sento in colpa perchè mi sto perdendo qualcosa o perchè non mi importa veramente? Mi basta guardarli in volto, uno ad uno, per avere la stupida certezza di conoscere cosa gli passa per la mente. Vi ho studiato, sapete? Sono stato ciascuno di voi, nei miei sogni forse. Riesco a prevedere le vostre mosse. So su quale piede poggerete il peso del vostro corpo. So chi guarderete quando parlerete di un certo argomento. So come terrete occupate le mani. Più di tutto, conosco i desideri che non avete il coraggio di esprimivermi e l'architettura di bugie che vi imboccate per credere di vivere un'esistenza coerente. Perfettamente conscio che non c'è niente di vero in tutto ciò. Ma questo è il mio castello. L'ho costruito io e saprei resisterci ad un assedio lungo un lustro. Fin nei minimi particolari, progettato per non lasciarmi entrare.

29 aprile 2007

Le peripezie di Feticcio e Malmostoso

"Ti andrebbe di sfilarmi le scarpe?"
Ed io che neanche avevo cercato le parole.
Era una festa, era sabato ed era pieno di streghe. Io continuavo a fissare la strega più strana di tutte.
Soddisfazioni e aspettative hanno il loro posto naturale dentro una cartellina in cartone con tanto di elastico, non dentro una mente.
Circondato da fonti, la luce emessa collassa tutto intorno e mi bagna le scarpe.
Il distacco emozionale sperimentato dalle villette schierate come un plotone d'esecuzione addosso al mare.
Non seguo un piano, non rotolo lungo un piano. la parola al groviglio: dice che faccio bene.
Lei alzava la mano e il gesto che stava per compiere avrebbe registrato il loro passaggio. "Non ce n'è bisogno" Lui le disse. Scesero alla fermata successiva, smarcando il controllo. Lanciandomi un riflesso di vecchiaia.
Sarebbe sconvolgente pensare ad una grazia che non scende dall'alto, ma evapora dalle spaccature del terreno e nella quale potremmo muovere le gambe come cucchiai in un piatto di minestra.
Occhi chiari su un volto poco attraente. Meritano una punizione.
Sostituire la morale con l'estetica. Accedere al tempo attraverso una scala graduata. Sotto il rosso si nasconde la sicurezza, oltre il violetto s'apre l'umanità.

Le dicevano: "Togli le mani dalla neve". Le dicevano: "Resterai assiderata". Lei pensava alle stelle.

E' facile. E' anche bizzarro. Può apparire superfluo. Puoi ignorarlo. Non puoi farlo arrabbiare. Si lascia disprezzare. Si lascia cadere. Si ripete e diventa amichevole. Nasconde una massa nera d'infinita oscurità. Ha preso tutto il nero di cui si circondava un tempo e lo ha compresso e messo là, che si appoggia al muscolo diaframmatico. Respirando forte riesce ancora ad evocarlo. Ci sono dei brividi, come quelli che si provano sotto il sole d'agosto: toccare la massa glieli provoca. E lui, di tanto in tanto, tocca la propria massa, e trema. E' così che si costringe a non dimenticare.

23 aprile 2007

che s'è costretti, lo schifo, ad esalare

"Non ce la faccio", a denti serrati, con la fronte tumefatta dal dolore, avvolta nel sudore, i capelli incollati alle tempie. Contrazioni sempre più frequenti, accecanti e insostenibili.
"Neanche io", trascinando le parole, riverso, bevuto fino al cielo, bruciato dall'alcol e dalla nausea anche nello spazio tra i muscoli e le ossa.
E poi c'è il cane. Bello, alto, bianco, un bastardo a metà strada tra levriero e pastore maremmano. Sguardo intelligente, gli occhi come quelli di Liz Taylor, il ciuffo di James Dean. Il cane sta trascinando lo schifo di materasso su cui sono buttati entrambi. Cinque centimetri al minuto, verso il centro della strada. Ci vuole una piccola pausa per pensare ad un luogo peggiore, più sporco, in cui far nascere un bambino.
Nessuno dei tre, nessuno dei quattro, che possa mettere a fuoco un pensiero in questo momento. Se deve colmarsi la misura, questo è l'istante perfetto. Che finisca come deve finire, ma che finisca adesso.


-Perchè non hai più chiamato?
-Cosa?!? Avrei forse dovuto?
-Beh, sei tu che mi hai chiesto il numero, o no?
-Esatto
-Cosa lo hai preso a fare, allora?
-Per risentirti, mi pare ovvio.
-Eppure non hai richiamato...
-Non credevo ci fosse una data di scadenza.
-Certo sei proprio un bel tipo, tu. Mi sei stato addosso tutta la serata, praticamente ignorando tutti i presenti: e già il giorno dopo, come non esistessi.
-Ti sbagli, non mi sono dimenticato di te; e certamente ti ho pensata.
-Faresti prima ad ammettere che non ti andava di richiamare...
-In parte hai ragione. Vedi: appena qualcosa mi si profila davanti come un obbligo, io divento di pessimo umore. Dalla mattina dopo la volta che ci siamo incontrati, ho iniziato a pensare "forse dovrei richiamarla" e mi è subito sembrata un'azione poco spontanea. Sono rimasto per giorni a oscillare tra la voglia di risentirti e il desiderio di non fare qualcosa per il semplice motivo che "va fatto".
-E sei anche strano forte. Lo sai che io non pensato a tutto questo, ma solo che non intendevi più voler a che fare con me? A chiunque sarebbe apparso evidente che io sono stata il passatempo di una serata. Ti annoiavi e hai trovato qualcuno con cui flirtare un po'.
-Solo se ci vogliamo fermare alla apparenze. E' un po' più complicato di così.
-No, guarda, non è complicato per niente. A me sembra palese. Ti va di rivederci, mi chiami; se non ti va, allora non chiami. Non hai chiamato, quindi non ti andava.
-Non dovresti giudicarmi in base alle mie presunte intenzioni.
-Infatti lo sto facendo sulla base delle tue assunte azioni. Una settimana di silenzio.
-Mi spiace che il mio comportamento ti abbia dato da pensare. Comunque credo ancora di non aver fatto nulla di così grave, che, se deve nascere qualcosa, lo farà anche se scompaio dalla faccia della terra per qualche giorno.
-Ma come potevi aspettarti che io fossi già a conoscenza del modo in cui sei fatto, di questo tuo modo di comportarti? Avresti potuto darmi almeno una piccola spiegazione. Sai che sforzo dire: "faccio qualcosa che potrà apparire maleducato, ma so che tu capirai". Mi avrebbe aiutato a sentirmi meno stupida.
(termina così questo dialogo, privo di una vera) Fine

19 aprile 2007

Breve guida pratica alla felicità scritta in una familiare e convincente seconda persona

Solo due righe per introdurre l'argomento. Non è intenzione di questa guida fornire una definizione o una mappa dettagliata della felicità. L'autore ritiene che ogni lettore conservi la propria nozione di "sono felice" e "non sono felice" e sia in ogni momento ben conscio in quale si trovi. Si cercheranno allora piccoli accorgimenti pratici per minimizzare la percezione del tempo nei momenti di non felicità.

1) Guarda molta televisione
Ricorda: la tua mente è tua nemica. Ogni pensiero formulato equivale ad un possibile momento di felicità che non tornerà mai più. Ti interessa veramente perderne altri? Ognuno di noi, per vivere, ha bisogno di un modello della realtà con il quale fare i conti. La televisione te ne fornisce uno già bello e confenzionato, facile da digerire, senza chiederti nulla in cambio e senza il bisogno di alcuno sforzo critico. Inoltre la potenza ipnotica dei suoni sincronizzati alle immagini in movimento è in grado di alienarti da ogni percezione dolorosa proveniente dalla realtà. (Sostanze psicotrope -alcol, droghe, frittura di pesce- sono promosse come accettabili sostituti del tubo catodico)

2) Leggi il meno possibile ed evita di frequentare persone che non la pensino come te
Non dimenticare: la tua mente è tua nemica. Ora che hai creato la tua fortezza di certezze, non lasciare che qualcosa o qualcuno insinui in te il dubbio. Il mondo è pieno di egoisti che cercano di allontanarti dalla tua felicità per godere della loro. Non permettergli di farti credere che se ci rifletterai su, la tua vita migliorerà. Semplicemente non è vero.

3) Tratta le persone come se non avessero sentimenti
L'empatia è una cosa per mammolette. L'unica cosa che ottieni cercando di metterti nei panni altrui è di soffrire senza motivo quando anche loro soffrono. Al contrario non ha mai funzionato. Quando loro sono felici, si dimenticano di te e tu non riesci a condividere la loro felicità. E, dopo tutto, perchè dovrebbe importartene? Cosa hanno fatto loro per te? Pensi che ci sia qualcuno cui importi se tu sei felice o meno? Là fuori è una giungla, cerca di cavartela e lascia che gli altri se le cavino da soli.

4) Vesti come la maggioranza, parla come la maggioranza, pensa come la maggioranza
Questa è una tecnica che comporta diversi vantaggi. Primo, ti permette di essere accettato facilmente dalla tua comunità, nessuno sarà spaventato da qualche tua possibile diversità. Comunicherai agli altri un'idea di familiarità che incrementerà notevolemente la tua riuscita in campo sociale. Secondo, gli altri ti saranno inconsciamente grati, poichè grazie al tuo comportamento uniforme non intaccherai il loro sistema di certezze (vedi punto uno). Terzo, non avrai bisogno di mettere in moto la mente per compiere scelte, che siano quotidiane o di vita: fa' in ogni circostanza quello che farebbero gli altri e andrai diritto e a colpo sicuro.

5) Cura il tuo aspetto e l'apparenza in modo maniacale
Dare più importanza alla forma che alla sostanza è un passaggio chiave. La maggioranza (4) ti indicherà come muoverti e tu dovrai seguirla alla perfezione. Dovrà diventare la cosa più importante della tua vita e l'unica a cui presterai vera attenzione. Nel momento in cui cosa indossare in una certa situazione diventa più importante della situazione stessa, sappi che sei sulla strada giusta verso la felicità assoluta. E fai attenzione: chiunque ti accusi di essere una persona superficiale è qualcuno da cui tenersi alla larga.

6) Scegli sempre la strada più facile
Non farti scrupoli, è così comodo! Facciamo qualche esempio: Sei accusato di un delitto grave? Da' la colpa del tuo comportamento alla società, tanto lei non potrà difendersi! Sei a cena fuori con una ragazza e sei a corto di argomenti? Falla ridere prendendo in giro le persone meno attraenti di lei, parla malignamente alle spalle degli altri, prenditela gratuitamente con una minoranza qualsiasi oppure metti in ridicolo chi è diverso da voi: lei resterà affascinata! Hai dei problemi di coscienza? Ci sono tante religioni che si offrono di ripulirtela in cambio di una misera ora a settimana da passare seduto su una panca di legno e di una piccola offerta in denaro. Non ti sembra un'offerta troppo vantaggiosa per poterla rifiutare?

15 aprile 2007

Fin da bambino ho bevuto in bicchieri tetradecagonici

Nella sala d'aspetto di un ufficio comunale, sto seduto sopra una panchina di legno compensato e ferro verniciato nero. L'ufficio è chiuso ed io non sto aspettando il mio turno. Le gambe leggermente divaricate, i gomiti appoggiati sopra le ginocchia, la testa tra le mani, le dita tra i capelli, gli occhi chiusi. Contro il muro alla mia destra, riposa un distributore automatico di bibite calde e snack. All'improvviso si mette a vibrare rumorosamente; deve essere il compressore interno che si rimette in moto, servirà a mantenere la corretta temperatura interna. Faccio lo stesso anch'io. Cerco di scuotermi, restando immobile. Ho bisogno di ridare la giusta temperatura ai miei pensieri.
Lo guardo, esso inerme. Dentro, in bella fila, merendine che non avevo mai visto. Non so perchè, mi sembra ci sia un ordine sbagliato in quello che vedo. Il cibo mi è sempre sembrato anarchico, senza regole, accatastato, puzzolente, organico. Ora sembra la falange in formazione di un esercito macedone. La sua disposizione non è naturale. C'è una fila però, che ammicca nella mia direzione. Le schiacciatine al rosmarino. Come al liceo. Ci penso un po' su. 35 centesimi. Ci penso un altro po' su. A28. Infilo la mano in tasca, dove so di trovare qualche monetina (è tutta la mattina che tintinnano là dentro, tenendo il ritmo di ogni mio passo (una seconda parentesi ci vuole, anche solo per dire che è un blues)).
In tasca tocco anche un pezzo di cartoncino spiegazzato. Lo tiro fuori. E' il biglietto di un concerto. Devo essermelo dimenticato: di solito li ripongo tutti insieme, visto che mi piace conservarli. Non c'è scritto di chi sia il concerto, in compenso riporta luogo e data.
Chiedo che sia messo agli atti come prova, Vostro Onore.
Per un istante il termometro scende sotto lo zero, e tutto torna freddo e immobile e vuoto.
L'istante dopo c'è solo una pallina di carta, sul fondo di un cestino dei rifiuti, a far compagnia a bicchierini di plastica, sporchi di caffè istantaneo, e ricordi indesiderati.

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50 cent, 20 cent.

Eseguo.

Un meccanismo a vite compie due rotazioni complete intorno al proprio asse, lasciando cadere due confezioni (mi ricorda un'illustrazione della vite di Archimede di Siracusa, quella per sollevare l'acqua). Il rumore dei biscotti che si spaccano è meno acuto di quanto mi aspettassi, sarà per colpa del vetro divisorio. Non ho per niente voglia di mangiarle ora, e allora le infilo nella tasca della giacca. Ecco, proprio adesso non è il mio turno, non stanno chiamando il mio numero. E' meglio che mi dia una mossa.

07 aprile 2007

Candido, o dell'ammorbidente

Mi piacerebbe sapere come si sposta Alessandro Baricco. Ha una macchina? E che modello? Ha un autista? Si fa accompagnare? Usa l'autobus, o magari va in bicicletta? Prende la metro? Quando si sposta da una città all'altra, viaggia in aereo oppure preferisce il treno? Perchè dal modo in cui racconta le storie si vede che ha un rapporto atipico con le persone. E il modo con cui creiamo relazioni con le persone passa attraverso la gente che incontriamo o con cui veniamo in contatto sui mezzi di locomozione. E io sto ancora cercando di capire se i suoi sono personaggi poetici descritti prosaicamente o l'inverso.

Mi piacerebbe anche vedere come si muove Miss R. Come tiene le spalle quando cammina, insieme alle mani e alla testa. Come guarda gli oggetti e come guarda le persone. Come tiene in mano un bicchiere e lo avvicina alla bocca. Quale strada percorre la sua faccia quando parte da un sorriso e arriva alla maschera della serietà. Quanto dura un suo batter d'occhi. Dove guarda, quando è inquadrata da una telecamera. Se arrossisce. E' un'ossessione passeggera. Completamente asettica. Nessun danno arrecato. Quando gli osservatori rientrano nella casistica della normalità, uno zoo mostra le sbarre come i denti dell'atrocità personificata. Il contrario è il contratto che sono pronto a stipulare per garantire l'incolumità delle mie cavie.

E poi mi piacerebbe perdere la testa. Ridere in faccia al mio ultimo confessore e inginocchiarmi sul legno del patibolo. Ah ci sono agevoli istruzioni: "Infilare la testa nell'apposita fessura". C'è un bambino, tra la folla, che non riesce a tenere gli occhi aperti. La causa è il sole che si riflette accecante sulla lama, mia prossima decapitatrice. E' così bella e pulita e affilata che vien voglia di leccarla o sentirne in filo contro una guancia ispida. Come quella volta, che contro quell'asse da cui spuntavano tre chiodi arrugginiti, spinsi la mano atrocemente e la trapassai e puntualizzai la volontà di dolore e toccai un pensiero intoccabile con un'azione tabù. Eccola, scende. E' gelida ed è solo un attimo. Cade in un cesto e si macchia di sangue arterioso. La grottesca sede del mio Io. Anche se adesso sono un fontanile vandalizzato e arrugginito. Che liberazione. Tutta la vita con questa grumo carnifero che mi pende dal collo e non accenna a guarire. Metastatico, metafisicoideo, metà stitico. La mia impiccagione orizzontale e simbolica. Sotto quest'albero, non cresceranno margherite.

29 marzo 2007

Dell'aria me ne affogo

La storia strana di un uomo che uccide altri uomini
mansueto (qui ci va il grafico spaccato
di un vagone della metropolitana)
alla sua vittima tiene la testa sott'acqua per troppo
troppo tempo
con una mano gli paralizza le mani
con una mano gli somministra
il suo secondo ed ultimo battesimo
con le gambe gli blocca le gambe
con il corpo gli ammutolisce il corpo
"Non ci siamo mai visti prima di oggi
e solo io ti sto volendo veramente bene
adesso amico"
...
"Non sei contento di essere arrivato al
traguardo? Non ti interessa vedere com'è
da qui in poi? Ridi amico che ci sei quasi"
...
"Rimango concentrato sulla mia mano e sulla tua nuca
Rimango concentrato sulle tue vie di fuga
Rimango concentrato a soffocare i tuoi tentativi di fuga
Niente può minare la perfezione del mio gesto
Un errore ed io divento te e tu diventi me
Ed io non voglio essere come te,
mio sfortunato amico"

Io me ne sto dentro il mio buco
amanuense di cosa poi
scrivo il mio codex un paragrafo al giorno
sarà finito per quando avrò i miei capelli indietro
sarò finito per molto molto meno

Non sapevo cosa fare
Allora ho impresso la fronte contro il muro
Segue la corsa in ospedale
(sono arrivato terzo)
Mi hanno dato tre punti di riferimento
gentilissimi

I miei capelli per pennacchio

Le parole se ne stanno tutte buttate lì in terra, sparse e disordinate. Loro sono pesanti, vedo alcune brutte occhiate provenire dal gruppo dei sinonimi di "pesante". Io sono fiacco e svogliato. Piuttosto che raccoglierle ci cammino sopra a piedi nudi. Una si rompe e fa "croc", la guardo ed era infatti un pezzo di "accrocchio". Mi rimangono un paio di parole attaccate sotto i piedi, come "ferrita", "taghlio", "l'acerazione". Sono sporche di sangue, errori da matita rossa. Metto il piede sinistro sopra "incautamente" e con quello destro calpesto "scivolare". Un'altra parola si incastra tra quelle che ho già attaccate sotto i piedi, credo sia "tetano". Metto in fila mille parole e poi prendo la prima e la porto in fondo e ripeto ad libitum. Raccolgo "via" che è una parola piccolina e delicata e mi sta facilmente nel palmo della mano. Me la metto in tasca. Io e la processione di parole ce ne andiamo.

23 marzo 2007

La contingente lotta tra Qui e Adesso

Cavalcare tori meccanicistici.
Riprendere il controllo.
Leccare l'interno di una scarpa e salivare copiosamente.
Avere un occhio nero e uno bianco.
Spiare le grate metalliche da sottoterra.
Piantare stelle alpine nella steppa.
Assomigliare a Shirley Manson, ma con p+ù trasparenze.
Mappare la trasformazione da zebra a mucca e ritorno.
Rimanere seri al telefono.
Cancellarla di nuovo.
Gonfiare palloncini fino a quando fanno male le mascelle.
Mettere in fila il giallo, il magenta, il nero e il grigio azzurro.
Incrociare le braccia per sfruttare assieme il linguaggio del corpo e la psicologia inversa.
Parlare a cena del test di Turing.
Spiegare un acronimo.
Scrivere sulla schiena di qualcuno come fosse una tastiera.
Disturbare la percezione del proprio corpo con rombi ed ellissi, ma soprattutto rombi.
Credere di essere i primi ad immaginare la bicicletta con la retromarcia.
Filtrare la luce con della cartilagine, ad esempio dell'orecchio.
Trovare l'alfa e l'omega in una salsiccia abbrustolita, adagiata su un letto di purea di patate.
Indossare la compassione con criterio.
Mettersi nei panni di qualcuno che è nudo.
Trattare gli oggetti come persone.
Liberaci dal male, in cambio di 5 talebani.
Cowabungalow.
Aspettare la propria stazione avendo gli occhi verdi.
Affitta allo stomaco.
Soffitto di cipolle.
Perchè tra il sì e il no, vince il sì.
Ma con un colpo di coda, far vincere il no a tavolinetto. Divanolinetto. Diavolometto?
All'ego non basta una sedia, pretende un divano.
C'è un regista teatrale che si chiama con un certo nome, che è proprio il suo. Il suo più grande problema attualmente è una attrice teatrale, che anche lei ha un certo nome, ma che non è proprio solo il suo perchè lo stesso nome ce l'ha anche un'altra, che però non fa l'attrice, ma è teatrale lo stesso. Beh, c'è questa scena in cui l'attrice dal nome proprio comune deve infilare le mani in una cesta piena di segni e messaggi raccolti nei letti del mondo. Capelli, brandelli di pelle, sopracciglia, macchie di sangue, di sperma, di urina, di saliva, peli di gambe, pezzi di unghie. E l'attrice interpreta la scena sempre con disgusto. Il regista invece si aspetta meraviglia e delirio.
Tatuare nel braccio interno l'atlante delle tempeste, degli assiomi, dei fuochi d'artificio, delle crociere, delle inondazioni, dei fori nelle orecchie, dei liquori clandestini, delle funzioni d'onda, dei denti devitalizzati, della mineralizzazione, delle armi da fuoco da terra da acqua da aria, delle schiene incancrenite, degli errori di grammatica, dei capelli rossi, delle foto sparse sopra un tavolo da biliardo, delle vesti di marche che imitano altre marche più costose ma che non ti puoi permettere e che scuci e ricuci di notte per farle sembrare sempre diverse, della ruggine sulle portiere delle automobili, delle tecniche giapponesi per disegnare i gatti, dei ragni soffiati via dalle loro ragnatele, delle scale metalliche che collegano esternamente i piani di tutti e solo gli edifici rossi, dei finti mal di testa per non andare in cielo, delle scelte sbagliate nell'accostamento dei colori, nelle notti in cui la fase della luna non ha un nome, delle vignette politiche che non fanno ridere, dei disegni fatti cambiando la direzione della peluria sul velluto, dei decessi programmati con ottimistico anticipo.
C'era una volta una principessa, ma era morta due anni prima.
L'amore per la logica produce lussuria per la meccanica.

22 marzo 2007

Mixtape n.4

Crime and The City Solution - Six Bell Chime
Rolling Stones - Ruby Tuesday
Nine Inch Nails - Hurt
The Beatles - Eleanor Rigby
Verdena - Non prendere l'acme, Eugenio
Verdena - Trovami un modo semplice per uscirne
Tre Allegri Ragazzi Morti - Il mondo prima
Tre Allegri Ragazzi Morti - Ninnanannapernina
Delicious 69 - La solitudine
Pennywise - Stand by me
The Go! Team - Get It Together
Evanescence - Lithium
Brad Mehldau - Intro
HIM - Killing Loneliness
Penguin Cafe Orchestra - Telephone and rubber band
Penguin Cafe Orchestra - Music for a found harmonium
Penguin Cafe Orchestra - Perpetuum Mobile
Sparklehorse - Wish you were here
Lost Prophets - Rooftops
Finch - Ender
Oasis - Whatever
Air - Le soleil est pres de moi
Air - All I need
Mates Of State - Nature and wreck
Bad Religion - Los Angeles is burning
Radiohead - Fake Plastic Trees
Radiohead - High and Dry
Blackfield - Once
Bear vs Shark - Kylie
Bear vs Shark - MPS
Bear vs Shark - Second
All About Yves - Fuck a loop instrumental
Caspian - Some are white light
Boards of Canada - Dayvan Cowboy
And You Will Know Us By The Trail Of Dead - Wasted state of mind
Genghis Tron - Rock Candy
Silversun Pickups - Melatonin
Explosions In The Sky - The only moment we were alone
Explosions In The Sky - The birth and the death of the day
Elliott - Calm americans
Lucio Dalla e Tiromancino - Come è profondo il mare
Daniele Silvestri - L'uomo col megafono
Brian Eno - By this river
The Appleseed Cast - Convict
The Appleseed Cast - Signal
The Album Leaf - Over the pond
The Weakerthans - Left and leaving
Mogwai - Take me somewhere nice
Babyshambles - Sedative
John Lennon - Instant Karma
Mr Phil Feat. Danno - Fango e piombo
Verbena - Baby got shot
Lou Reed - New york telephone conversation
Fort Minor - Remember the name
Jay Z - 99 problems
Arab Strap - Speed Date
Giorgio Canali - Precipito
Regina Spektor - Hotel Song
Stereophonics - Mr. Writer
Radiohead - Sit down, stand up
Tom Waits - You can never hold back spring
CSI - Intimisto
The Office (US) Theme Song
Tiziano Ferro - Ti scatterò una foto
John Murphy - Who are you
Norma Jean - Like swimming circles
Norma Jean - No passenger no parasite
Grandi Animali Marini - Tu mi fai stare male
Grandi Animali Marini - Io amo il rock
Damien Rice - 9 Crimes
Damien Rice - Me, my yoke and I
Elisa - Eppure sentire (un senso di te)
Deftones - Cherry Waves
My Chemical Romance - Welcome to the black parade
Ben Harper - By my side
Keith Jarrett - Carnagie Hall Concert Part IV
Keith Jarrett - My Song
Keith Jarrett - True Blues
Marta sui Tubi - Vecchi difetti
Marta sui Tubi - Post
Marta sui Tubi - Sei dicembre
Marta sui Tubi - L'abbandono
Marta sui Tubi - Via dante
The Shins - New Slang

19 marzo 2007

The twilight salad - Un'insalata al crepuscolo

Simul - acre
Sono così bravo a fare finta. Ipotizzo e temo che la mia faccia possa rivelare quello che vorrei dire veramente ma non dico: con un'occhiata sbagliata ad esempio, oppure alzando un sopracciglio nel momento meno adatto. Ma poi in un riflesso mi riconcilio con il me inespressivo, e non è più un problema. Spuntano come "fingo" dopo un temporale.

Dentro vs Fuori
A guardare la gente dall'alto, si vede che intorno ha un cerchiolino sottile. Avrà 80 centimetri di diametro e dovrebbe essere violetto. Un rapporto tra due persone è isomorfo ad un trattato rinascimentale sulle fortificazioni e le tecniche di assedio. "Fare breccia nel cuore di" è una metafora che non vuol dire niente. "Fare breccia nel suo cerchio viola", invece. Disadatto è l'equilibrata miscela tra inadatto e disadattato.

Così come il cibo, può avanzare anche un po' di fame
Se ti chiedo di andare via è perchè mi interessa sentirti rispondere no. Rassicurato sul tuo desiderio di restare. Siediti sul letto, perfavore, che ti scatto un po' di foto. Nella prima sfogli una stupida rivista. In una nascondi il naso in una tazza nera di ceramica, è la tua preferita e stai bevendo. In un'altra ti stai infilando un paio di calze veramente brutte e indossi un berretto militare, una scena ridicola e maliziosa.

Ci sono uno messaggi in attesa
"Buongiorno. O buonasera, a seconda delle circostanze. Sempre circostanze attenuanti. A rispondere è la segreteria telefonica attiva al numero di telefono che avete appena composto. Ovviamente non vi dirò chi sono, visto che, se riconoscete la mia voce, vuol dire che avete composto il numero corretto. Se mi riconoscete, ma non avevate intenzione di parlare con me, vuol dire che avete digitato il mio numero sovrappensiero e quindi avete una piccola ossessione nei miei confronti; e la cosa un po' mi lusinga, grazie. Ora, se avete qualcosa di breve ed interessante da dire, potete farlo lasciando il prevedibile messaggio dopo il prevedibile bip. Addio."

15 marzo 2007

"Va tutto bene" per sufficientemente circoscritte definizioni di "tutto" e "bene"

Con la faccia gonfia, le labbra che sembrano modellate con la sabbia e in bocca il sapore del fiele. Amaro e organico, la mia bile deve avere questo sapore. Vado fuori e in tasca ho una banconota da 5 euro, una moneta da un euro, una da 50 centesimi e una da 20. Insieme mi garantiscono un certo numero di combinazioni, e tutte insieme mi pare che bastino. Gli ascensori sono strani animali, figli di cabine telefoniche mute e piccole case di scena, tirate su e giù al passare degli atti, da lavoranti del teatro, legate a sacchi di sabbia. Ancora la sabbia. Entro nel mio, di ascensore, e mi ci chiudo dentro con 4 gesti automatici. La mia interpretazione in onore dell'efficienza dei movimenti, che lo spreco di energie ci perdoni. Premo il bottone numero cinque, sul quale è comprensibilmente intagliato un "4" senza grazie.
E non succede niente, perchè sono già al quarto piano.
Io volevo scendere.
Così la mia serie di movimenti pianificati e ingegnerizzati la posso buttare nel cesso e tirare la catena. Mando innocentemente una maledizione mentale allo scrittore di logiche per ascensori, ma è una debolezza che dura solo un attimo. Dipendesse da me, se uno che si trova al quarto piano preme il tasto del quarto piano, vuol dire che si è palesemente ingannato e intendeva dare il comando per scendere a terra. Tanto più se il quarto è incidentalmente anche l'ultimo dei piani raggiungibili con l'ascensore. Ma non fa differenza. Chiunque, tornando a casa la sera o uscendo la mattina per andare a lavoro, potrebbe azionare il meccanismo d'ascensione premendo sempre e solo un tasto.
Adesso sono fuori ed è questo l'importante.
C'è ancora luce in strada, ma l'illuminazione notturna è già stata messa in funzione.
Mi piace tantissimo quand'è così. E' una sensazione estiva e solitaria, una di quelle che anticipa una stagione che sta per dischiudersi.
Quando non riesco a dormire, metto la testa sotto il cuscino, sopra il materasso. Il peso è gentile e mi rilassa. Direi che è come essere accarezzati dalla privazione dei sensi. Con la testa sopra il cuscino, invece, si hanno strane visioni. Quello che si vede tenendo aperto un solo occhio, scompare quando si apre solo quell'altro. E tenendoli aperti entrambi, un po' si vede e un po' no. Da bambino, uno potrebbe anche pensare di avere il potere di vedere attraverso gli oggetti, ma solo nel dormiveglia. Una sorta di vista a raggi ICSonnoliti.
E poi era ieri che ti aspettavo in piedi e mi guardavo intorno. Mi sono scelto un angolo di marciapiede.
Nella macchina che mi era parcheggiata di fronte c'era una farfalla di carta, posata sul cruscotto.
Le luci sulla strada erano appese a cavi tesi tra i palazzi ai due lati della strada. E in corrispondenza di ogni luce, sul muro una targhetta numerata, e un numero di telefono da chiamare in caso di guasto. Un giorno andremo in caccia di lampioni guasti e potrò togliermi la soddisfazione di sentire chi risponde a quel telefono.
Il cinema ha un'insegna luminosa che sarà larga al massimo un metro e mezzo. E si ostinano a scriverci il nome completo del film proiettato, su una sola riga. E' divertente vedere quanto si possa far dimagrire una lettera. Un giorno ci andremo a vedere un film dal titolo incredibilmente lungo. Un altro giorno.

11 marzo 2007

Questo è l'inferno e quella la porta: sei pregato di uscire

Lo sguardo arriva fino ad un determinato e preciso punto, ma crede di abbracciare qualunque cosa. Di questo inganno è figlia la supposizione che tutto si riduca ad una distesa di onde. Che si agitano, si toccano, si spintonano l'un l'altra. C'è veramente tanto che viene sospinto in superfice, ma ancora di più è quello che scorre sotto, sul fondale, velocissimo.
Eravamo abbracciati alla stessa piattaforma; io sono stato il primo ad andare sotto. Per un'ora, o quella che mi è sembrata lunga un'ora, sono riaffiorato e ridisceso, in ripetizioni mai uguali e mai intenzionali. Lottavo sì, ma ne' per galleggiare ne' per affondare. Alla fine le onde hanno sedotto anche te, ti hanno risucchiato via: hai provato ad affogare ed ha funzionato. "La sensazione di una morsa" e invece stavi solo soffocando.
Se solo tu riuscissi a restare qui sotto con me, nuoterei con te fino in fondo. Invece mi hai stretto un'ancora intorno al collo e hai riso. All'inizio credevo anch'io fosse divertente, e ho riso con te. Ma tu hai continuato a ridere e io ad andare giù. E più andavo giù e più il tuo riso era macabro. E' stato il nostro ultimo scambio di regali: io ti ho dato follia, tu inevitabilità. Quello che non ti ho detto: il solo punto di fuga è il più profondo possibile. Grazie a questo gentile scambio di prospettive scorrette, adesso nessuno dei due potrà raggiungerlo e attraversarlo e mettersi in salvo. Se vuoi tornare su, devi andare giu. E' così semplice che non ci siamo arrivati nè io nè te, nè ci arriveremo mai. Strano modo di esaudire un desiderio.

E' allo stesso tempo diabolicamente ironico e terribilmente triste che, sullo stesso pianeta, il paese più povero abbia troppo poco cibo per garantire la salute della sua popolazione e il paese più ricco troppo cibo per garantire la salute della sua popolazione. Più triste che ironico, però.

Quello NON è un pontile. E' un ponte, a tutti gli effetti. Non cercate di convincermi del contrario. E' stato progettato e costruito da un visionario, una persona che non si è lasciata fermare da secondari dettagli tecnici, come la mancanza di una riva opposta. E' successo che quello che gli altri guardano è uscito dai miei occhi, e ho potuto vedere, per una marginale frazione di tempo, la realtà denudata dai preconcetti dell'abitudine e dall'assuefazione. Non ho bisogno di crederci, ho solo osservato. Se ci sono rive che aspettano di essere raggiunte da un ponte, allora ci possono essere ponti che aspettano di essere raggiunti da una riva.

08 marzo 2007

In morte di Bob la spugna

Non un'altra stupida metafora sulla vita, per(perfavore)favore. Le tasche dei pantaloni. Serve una scelta attenta su cosa infilarci. Cosa potrebbe servire, in molte occasioni ma non in tutte. Ci infili troppe cose e rischi di apparire ridicolo. Le lasci vuote e finisce che ti trovi senza soldi, chiuso fuori di casa, senza telefono. Poi conviene mettere sempre le stesse cose nelle stesse tasche, che se vengono a mancare te ne accorgi con una strana sensazione. Ma ogni tanto è bene anche cambiare, per il gusto di farlo. Non si possono mettere in tasca le penne, che bucano e macchiano e scoppiano e macchiano. (sono due tipi di macchie diverse). Il piccolo taschino sopra la tasca anteriore è comodo per tenerci dentro le monetine da pochi centesimi, tranne quando ti fanno male le dita e allora tirare fuori qualcosa da lì può diventare un'operazione spiacevole.

Mi ero abituato a pensarti come a quelle carte che si mettono in orizzontale quando si fa un castello di carte. Mi interessa il giudizio di una persona fino al momento in cui arrivo a conoscerla bene, il punto dove so le sue debolezze o difetti e trovo un motivo per cui il suo giudizio non mi interessa più. Faccio ombra col corpo per colpa di una eclissi auto-inflitta. Dopo aver scritto la tua parola preferita, riempine le lettere con un colore pastello. Poi inspessisci i bordi e colorali di nero. Al posto del puntino, sopra la i, fa un piccolo disegno. Distanzia le lettere. Al posto di qualche vocale, mettici una stella. Non è meglio, così? Dicono che quando si fa una domanda ad una persona, questa sposterà lo sguardo alla sua sinistra richiamando un ricordo del passato, a destra invece se cercherà di inventare una bugia. Inoltre, in un ritratto, il soggetto guarderà a sinistra pensando al passato, a destra pensando al futuro, in alto se i suoi pensieri sono positivi, in basso se sono negativi. Adesso dovresti guardarmi e dirmi dove sono.

Riprendere violentemente coscienza sotto una valanga di sabbia, forse ancora vivi. Il corpo è immobilizzato e la pressione sembra voler schiacciare il petto come la corazza di un insetto. Gli occhi e la bocca e il naso e anche le orecchie sono piene di sabbia e bruciano e sono ferite e insanguinate e ogni movimento aumenta il dolore, che arriva a ondate e pulsante. Ci sono ferite ovunque che come sorgenti bagnano di sangue la sabbia intorno, che diventa calda e appiccicaticcia. Tentare di scavare si rivela uno sforzo inutile, perchè le unghie si spezzano ed ogni centimetro conquistato si riempie subito con altra sabbia. Ad ogni nuovo tentativo, la sabbia sembra sempre più pesante e compatta, e lo sforzo per attaccarla sempre più un ostacolo troppo grande. Dopo pochi minuti i più grandi rimpianti sono l'ossigeno e il senso dell'alto e del basso. Non c'è mai stata luce, ma adesso, che è quasi la fine, si percepisce che è lei che sta andando via. Che ne dovrebbe essere adesso dei sentimenti e delle emozioni, quando la luce non c'è più? E dei ricordi e del passare del tempo? Niente, non ce ne facciamo niente. Qui sotto è come la morte, tranne per la parte che fa ancora male, come la vita. Per(perfavore)favore, non un'altra stupida metafora sulla vita.

04 marzo 2007

Camponero

Un mostro viene oggi a graffiare il sonno dell'infanzia remota. Ha due teste, che si guardano negli occhi, che spuntano entrambe dallo stesso ammasso di carne. Una testa ha in testa capelli rosa lunghi e lisci, occhi azzurri, e una bocca di metallo. L'altra testa di carnagione e pelo scuro, soffia dalle narici vapori mortali. Il corpo è ricoperto di squame verdi e costellato di fauci aggiuntive che si aprono in mezzo alle membra. Sono rivestite di 3 fila circolari di denti triangolari e seghettati. Ne penzolano 117 paia di piedini da neonato ricoperti da scarpine di lana da neonato, cucite a mano con fili bianchi e neri.

Da piccolo fantasticavo di avere un ufficio. Da grande fantasticherò di non avere un ufficio.

Le nuvole sono bianche. Vagano per il cielo che è bianco e coprono il sole che irradia la sua luce, bianca. Passa uno stormo di uccelli dal piumaggio bianco, col becco e le zampe bianche e se da quaggiù riuscissi a vederne le pupille, giurerei che sono bianche. Le foglie dell'albero sotto cui mi sono seduto sono bianche e attaccate a rami bianchi che si staccano dal tronco bianco. Scavando via un po' di terra bianca troverei le radici dell'albero che si infilano bianche sempre più in profondità. Anche la sete dell'albero è bianca.
La mia pelle diventerebbe sempre più bianca stando alla luce del sole, ma preferisco stare nell'ombra bianca di questo albero. Mentre ti avvicini correndo, calpesti l'erba bianca e intanto l'abito bianco che indossi si anima di vita propria e mi saluta affettuosamente. Metto da parte i fogli bianchi che mi sono portato da leggere e ti guardo avvicinarti e allontanarti. Inizio a percepire il formicolio di tante zampette che mi corrono lungo le gambe. Con un gesto della mano scaccio qualche strano insetto bianco. Chiudo gli occhi e tutto fa finta di scomparire. Vengo disarcionato dai miei stessi pensieri. C'è solo tanto nero, completamente bianco.

01 marzo 2007

Alti e bassi dell'esperienza allucinatoria (e anche il pistacchio, certo)

Continuano ad arrivare telefonate destinate ad altri apparecchi telefonici. La giornata scorre in modo inverosimile, interrotta da sconosciuti che non vogliono parlare con te. Provi lo stesso un certo astio per colui che si presenterà sulla soglia della tua abitazione, identificandosi come "il tecnico dei telefoni". Potrebbe essere uscito di fresco da un racconto pseudo-pornografico di terza categoria. Ti rivengono in mente tutte quelle riviste al limite dell'insulso che qualcuno della tua famiglia usava comprare in estate, da sfogliare in mancanza di meglio da fare: Stop, Grand Hotel, D con Repubblica. I fotoromanzi erano qualcosa di volgarmente spettacolare. Poi quei piccoli racconti romanticoidi da due, tre paginette. Qualche volta hai pensato che da grande saresti potuto essere uno scrittore di soggetti spazzatura, pagato un tot a parola. Uno di quelli che stanno sempre scrivendo il loro capolavoro. Beh, in un certo senso sei già così. Va bene, non nel campo della scrittura, ma che importa? Hai sempre pensato che accumulare potenzialità inespresse fosse esteticamente corretto, no? E adesso perchè ti lamenti, eh? Che schiappa che sei. Vai via.