29 novembre 2006

HAL is full of love

Quando mi alzo presto la mattina, penso insonnolito a chi può essere in grado di sopportare quella che io chiamo la mia banalità.
Mi accorgo che, nell'aria ghiacciata, respirare con la bocca sembra meno doloroso e posso giocare a far finta di fumare.
Quasi che si fossero messi d'accordo, tutti i bagni sembrano bianchi e freddi come ghiacciai: vedo volgere in vapore l'acqua calda con cui mi lavo le mani, ed andare a depositarsi sullo specchio, confondendone i riflessi. Poi quella stessa acqua scivola via in un gorgo rumoroso e io non posso che pensare al tedio di queste giornate che si somigliano tutte, che mi trascinano in fondo ad un tubo dove divento qualcosa che non ha memoria ma solo riflessi; una macchina da un solo pensiero alla volta.
Una realtà quasi romantica, nella sua anestesia: colma di personaggi senza storia o carattere, ricca di trame prive di colpi di scena.
Giornate come queste sono troppo lunghe per essere attraversate in ogni loro attimo.
In giornate come queste ho pensato di raccontare la storia di un piccolo topo reso disilluso dalla sua stessa fortuna.
Se tutto quello che non vedo più c'è ancora, mi devo essere perduto sulla strada che porta fino a qui. Perduto come si perde l'ultimo treno della sera.

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