17 maggio 2006

Canovaccio

Piatto del giorno: quisquilie, pinzellacchere.
La prova che il giornalismo in Italia sia una barzelletta lo si nota da un fatto: non si parla mai di soldi. A volte si fa accenno a qualche fantomatico potere, ma non s'entra mai nello specifico per spiegare in cosa consista questo potere. Quando va bene, l'opera giornalistica si limita alla parafrasi di comunicati stampa e agenzie. Quando va male, si fa la marchetta. Quando va malissimo, si "sbatte il mostro in prima pagina". Le domande scomode non vengono poste, e le risposte vuote ed evasive vengono prese per buone, senza colpo ferire. Tanto per fare un esempio, si parla tanto spesso delle tre televisioni mediaset, che sarebbero la fonte del conflitto di interessi berlusconiano. Si omette spesso che mediaset, per lunghi periodi di tempo, è stata fortemente in passivo, spesso sull'orlo del collasso finanziario. Praticamente un buco nero di soldi, e quindi di potere. Le maggiori fonti di ricchezza per l'ex PresDelCons erano e sono tuttora le assicurazioni, le banche, la pubblicità e solo in secondo piano l'editoria. Sono quelli i campi che, se monopolizzati, paralizzano l'economia di un paese, altro che retequattro sul satellite. Ma come si dice, il più pulito c'ha la rogna. Fiat, Telecom, Alitalia sono società private che, oltre a beneficiare del fatto che fino a pochi anni fa potevano contare su un mercato praticamente monopolizzato, continuano a ricevere ingenti sovvenzioni dallo stato, praticamente a fondo perduto. E i loro bilanci sono, a voler essere ottimisti, fallimentari. E' più che probabile che presto facciano la fine di Parmalat e Cirio. A meno che il nuovo governo non intervenga ancora più pesantemente con le sovvenzioni. E qui casca l'asino. Il nuovo governo. Un semplice ragionamento vorrebbe che per far fronte al "potere" politico ed economico di Berlusconi, il centrosinistra debba poter vantare un apparato se non identico, almeno paragonabile. Se ne sa qualcosa? Pochissimo. Prima delle elezioni è scoppiato il caso delle telefonate di Fassino, Unipol, Le coop rosse. E poi il silenzio. Un silenzio che fa paura, perchè lascia intravedere la grandezza di quello che nasconde. L'accanimento con cui i mezzi di informazione dovrebbero analizzare e controllare le azioni e le commistioni della politica, potrebbe essere un mezzo per garantire la trasparenza dell'operato legale e democratico dei partiti. Ma questo accanimento, oggi, non c'è. Perfino per un personaggio sotto gli occhi di tutti, come lo è stato per anni Berlusconi, l'indagine e l'informazione sono solo parziali. Figurarsi per l'opposto schieramento. E' questo tipo di atteggiamento passivo che mina la libertà di una società: libertà che si può costruire solo con scelte fatte sulla base di informazioni corrette date da una corretta informazione.

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