Ernesto Cesaro era un matematico napoletano vissuto nella seconda metà del 1800. Ha scoperto una cosa molto interessante. Prendendo due numeri a caso, la probabilità che siano reciprocamente primi è 6/pi^2. Quindi prendendo migliaia di numeri a caso, si può calcolare con una buona approssimazione il pi greco. Elegante. Ah, e il fortuna drago della storia infinita si chiamava Falkor.
Io non ceno, e se ceno dormivo.
E' giunto il momento per la scrittura di una nuova arte della guerra. "Impara a capire, ma non approvare". "Aiuta chi ne ha bisogno, ma non insegnare loro come aiutarsi da soli. Renditi indispensabile". "Impara il valore economico delle cose. Se devi scegliere quale nemico affrontare, scegli quello appena sopra le tue capacità".
16 agosto 2006
14 agosto 2006
Poichè oggi compio, faccio come mi pare. E infrango regole autoimposte.
The Juliana Theory - If I Told You This Was Killing Me Would You Stop?
Watch your mouth
hold your toungue boy
because you're running out of breath
running out of time
before every careless word
that you utter renders you utterly useless.
now you're drowning in your own saliva
trying to speak yourself to the top of your empty world
well keep on talking just keep on rambling
you've got your mouth full
listen here's the pleasant part
you and i we fell apart.
listen here's the pleasant part
you and i we fell apart.(continue)
why can't you make up your mind?
why can't you make up your mind?
shut your mouth
burn your bridges
throw your words like an attack and stab me in the wait a second wait a second what's that i just heard nevermind
it's obviously worthless..
now you're standing on your soapbox yelling from the rooftops everything you say is a lie. a lie a lie. lie lie Yeah!
listen here's the clever one who speaks before his thoughts are done.
listen here's the clever one who speaks before his thoughts are done.(continue)
why can't you make up your mind?
why can't you make up your mind?
watch your mouth
hold your tongue
somethings are better left unsaid
watch your mouth
hold your tongue
somethings are better left unsaid.
now i hope you're pleased,
you got your prize and tongue
i dance between your words,
right before you fall....
RIGHT BEFORE YOU-
why don't you, Why dont' you say that to my face?
i had a rip down, torn out So many things.
everything you, everytime you,every word you say.
If I told you this was killing me, would you , would you Stop?
Watch your mouth
hold your toungue boy
because you're running out of breath
running out of time
before every careless word
that you utter renders you utterly useless.
now you're drowning in your own saliva
trying to speak yourself to the top of your empty world
well keep on talking just keep on rambling
you've got your mouth full
listen here's the pleasant part
you and i we fell apart.
listen here's the pleasant part
you and i we fell apart.(continue)
why can't you make up your mind?
why can't you make up your mind?
shut your mouth
burn your bridges
throw your words like an attack and stab me in the wait a second wait a second what's that i just heard nevermind
it's obviously worthless..
now you're standing on your soapbox yelling from the rooftops everything you say is a lie. a lie a lie. lie lie Yeah!
listen here's the clever one who speaks before his thoughts are done.
listen here's the clever one who speaks before his thoughts are done.(continue)
why can't you make up your mind?
why can't you make up your mind?
watch your mouth
hold your tongue
somethings are better left unsaid
watch your mouth
hold your tongue
somethings are better left unsaid.
now i hope you're pleased,
you got your prize and tongue
i dance between your words,
right before you fall....
RIGHT BEFORE YOU-
why don't you, Why dont' you say that to my face?
i had a rip down, torn out So many things.
everything you, everytime you,every word you say.
If I told you this was killing me, would you , would you Stop?
10 agosto 2006
Ai caduchi astri
Chi è stato al mare, sa che il mare parla. E' un gran chiacchierone lui, ha qualcosa da dire ad ognuno che lo sta ad ascoltare. A volte può anche parlare di altre persone. I fiumi invece sono più riservati, forse perchè sono magri e pieni di curve. Devono fare continuamente attenzione a non uscire di strada, e questo lascia poco spazio alle chiacchiere. Il mare invece è già ovunque: ha tempo da perdere. Può permettersi di fare tutto quello che vuole; in un certo senso è onnipotente. Forse dovremmo averne paura. Cosa strana, la paura. Se ne ha sempre per qualcosa che può accadere nel futuro, mai nel passato. E a guardar bene, è profondamente illogico. Per quanto si possa temere la morte nel futuro, questa ci dà comunque ancora un certo tempo da vivere. La morte nel passato, invece, non lascia scampo. Se dovessi morire nel passato, adesso sarei già morto. Non più tempo.
Qualcuno stasera guarderà in sù. In attesa della catastrofe. Io non le cercherò. Le preferisco al loro posto, le stelle. Attaccate a quel mantello scuro che chiamano cielo, chiamano. E corro anche il rischio che qualcosa o qualcuno o qualunque esaudisca un mio desiderio. Troppo pericolo, troppa paura. Le storie che gli uomini usano raccontare sono piene di aneddoti di desideri esauditi e finiti in malo modo. L'uomo che malesprime e le stelle che malesaudiscono. E di chi è la colpa? delle parole. Che potrei chiedere? Le solite cose: ricchezze, donne, fame. Fame, non fama. Della fama non me ne faccio nulla; la fame invece (generica, non di cibo) permette di apprezzare le cose che si hanno e di non accontentarsi. Vanità, pure. Che potrei chiedere? Le solite cose: diventare più bello, diventare più bravo. Bravo come in "bravo a fare cose" non "ma che bravo ragazzo!". E poi che ci faccio? Beh, servono per ottenere ricchezze, donne... Vanità, pure. Ma con un po' più di fatica, già. Faticare non mi spaventa, è quasi meglio che non fare niente. O almeno "il dopo" ti fa sentire meglio.
Il mio post sul pranzo: un po' didascalico ma carino. A volte rileggo le vecchie cose, e percepisco che ora non le scriverei più, o non le scriverei nello stesso modo. Ma quello forse non lo riscriverei neanche ora. Meglio assuefarsi all'idea che quello che veramente conta è ciò che ancora non è stato scritto. Il post "solo un grande fuoco": non sono riuscito a dirlo. Volevo dire cosa significa, di notte, tornare a casa da soli. Non sono riuscito a dirlo.
Ora che la mattina mi alzo relativamente presto, il tempo assume una forma diversa. Le giornate si srotolano più lunghe. Le forze finiscono prima della voglia di fare. E io che andavo in cerca di giustificazioni.
Qualcuno stasera guarderà in sù. In attesa della catastrofe. Io non le cercherò. Le preferisco al loro posto, le stelle. Attaccate a quel mantello scuro che chiamano cielo, chiamano. E corro anche il rischio che qualcosa o qualcuno o qualunque esaudisca un mio desiderio. Troppo pericolo, troppa paura. Le storie che gli uomini usano raccontare sono piene di aneddoti di desideri esauditi e finiti in malo modo. L'uomo che malesprime e le stelle che malesaudiscono. E di chi è la colpa? delle parole. Che potrei chiedere? Le solite cose: ricchezze, donne, fame. Fame, non fama. Della fama non me ne faccio nulla; la fame invece (generica, non di cibo) permette di apprezzare le cose che si hanno e di non accontentarsi. Vanità, pure. Che potrei chiedere? Le solite cose: diventare più bello, diventare più bravo. Bravo come in "bravo a fare cose" non "ma che bravo ragazzo!". E poi che ci faccio? Beh, servono per ottenere ricchezze, donne... Vanità, pure. Ma con un po' più di fatica, già. Faticare non mi spaventa, è quasi meglio che non fare niente. O almeno "il dopo" ti fa sentire meglio.
Il mio post sul pranzo: un po' didascalico ma carino. A volte rileggo le vecchie cose, e percepisco che ora non le scriverei più, o non le scriverei nello stesso modo. Ma quello forse non lo riscriverei neanche ora. Meglio assuefarsi all'idea che quello che veramente conta è ciò che ancora non è stato scritto. Il post "solo un grande fuoco": non sono riuscito a dirlo. Volevo dire cosa significa, di notte, tornare a casa da soli. Non sono riuscito a dirlo.
Ora che la mattina mi alzo relativamente presto, il tempo assume una forma diversa. Le giornate si srotolano più lunghe. Le forze finiscono prima della voglia di fare. E io che andavo in cerca di giustificazioni.
09 agosto 2006
Fatica di creta
C'è un intero movimento di pensiero che dice sia meglio tenere i capelli sporchi. In verità lo dicono i ricci, perchè i capelli ricci sporchi stanno giù e si controllano meglio. Certo è che non si può esagerare con la sporchitudine capelluta. Io, ad esempio, se la sera mi faccio la doccia, la mattina dopo assomiglio a Ben Wallace (cfr. google immagini). Nella versione senza trecce, per la precisione. Forse dovrei farmi le trecce. Magari i dred. Che bello parlare di capelli sul blog, mi fa sentire come se fossi su livejournal. Invito tutti a parlare di capelli. Dei propri o di quelli altrui, non fa differenza. Sfatiamo il tabù che non si possa parlare di capelli. Capelli, capelli, capelli e ancora capelli. Ecco ora mi sento calmo, rilassato. Volevo ringraziare tutti, ma soprattutto i miei capelli. Vendo capelli. Mangio capelli. Annodo capelli. Amo capelli. Odio capelli. Capelli per tutti. Ciao capelli.
08 agosto 2006
Lo strano effetto dell'estraneo affetto
C'è sempre una parola giusta, basta cercarla.
L'elaborato piano perfetto. Lui si sveglia, è notte, al confine col mattino. Si alza e va in cucina, beve l'acqua presa dal frigo. Ritorna a letto e porge a Lei il bicchiere d'acqua che le ha portato. Lei si mette a sedere sul letto, con gli occhi chiusi e i capelli scomposti, e beve avidamente. Si rimettono a dormire. Si b... Si abb... Si addormentano, così.
Magico, magico emo.
Esco da solo, vado in posti affollati. Mi ubriaco dei volti della gente.
Il giusto umore è la lettera u tra parentesi.
Se io, dubbioso, guardo il cielo, il cielo, minaccioso, guarda me.
Io carico di interrogativi, lui carico di nubi.
L'elaborato piano perfetto. Lui si sveglia, è notte, al confine col mattino. Si alza e va in cucina, beve l'acqua presa dal frigo. Ritorna a letto e porge a Lei il bicchiere d'acqua che le ha portato. Lei si mette a sedere sul letto, con gli occhi chiusi e i capelli scomposti, e beve avidamente. Si rimettono a dormire. Si b... Si abb... Si addormentano, così.
Magico, magico emo.
Esco da solo, vado in posti affollati. Mi ubriaco dei volti della gente.
Il giusto umore è la lettera u tra parentesi.
Se io, dubbioso, guardo il cielo, il cielo, minaccioso, guarda me.
Io carico di interrogativi, lui carico di nubi.
07 agosto 2006
Solo un grande fuoco
Questa è mezzanotte e mezza. Ecco le mie labbra, solleticate dal senso dell'assurdo, dalle notti che sanno di rivoluzione, da quei ganci che tengono nascosto un mondo.
Questa è mezzanotte e mezza. Ecco che tornano a farsi desiderare la colpa dei sensi, il perdono mai richiesto. E non c'è nessuna pozione ad avvelenare il sangue.
Questa è mezzanotte e mezza. Ecco che tutto è cambiato e non è cambiato niente, per reiterare un luogo comune.
Questa è mezzanotte e mezza. Ecco di nuovo la fiera in gabbia che misura la sua prigionia non con i passi, ma con il susseguirsi di mala-pensieri familiari, sempre gli stessi.
Questa è mezzanotte e mezza. Ecco meccaniche automatiche che scattano al mio passare e mi fanno compagnia, fino a casa.
Questa è mezzanotte e mezza. Ecco che non sono più capace di fissare lo sguardo all'infinito e tutte le luci che si perdono chissà dove.
Questa è mezzanotte e mezza. Ecco i brividi che fanno inasprire la pelle intorno a certe canzoni lasciate cadere, sopra a quelle parole che sono troppo... troppo....
Questa è mezzanotte e mezza. Eccoci, da capo, al punto di partenza. Ora vorrei provare a smettere di fare nuovi vecchi errori.
Questa è mezzanotte e mezza. Ecco che tornano a farsi desiderare la colpa dei sensi, il perdono mai richiesto. E non c'è nessuna pozione ad avvelenare il sangue.
Questa è mezzanotte e mezza. Ecco che tutto è cambiato e non è cambiato niente, per reiterare un luogo comune.
Questa è mezzanotte e mezza. Ecco di nuovo la fiera in gabbia che misura la sua prigionia non con i passi, ma con il susseguirsi di mala-pensieri familiari, sempre gli stessi.
Questa è mezzanotte e mezza. Ecco meccaniche automatiche che scattano al mio passare e mi fanno compagnia, fino a casa.
Questa è mezzanotte e mezza. Ecco che non sono più capace di fissare lo sguardo all'infinito e tutte le luci che si perdono chissà dove.
Questa è mezzanotte e mezza. Ecco i brividi che fanno inasprire la pelle intorno a certe canzoni lasciate cadere, sopra a quelle parole che sono troppo... troppo....
Questa è mezzanotte e mezza. Eccoci, da capo, al punto di partenza. Ora vorrei provare a smettere di fare nuovi vecchi errori.
04 agosto 2006
Compravendita di frasi d'amore in tv
Essi e le loro vacanze. Maledizione. Una imposizione sociale sul giusto momento per lavorare e riposare. La necessità di un periodo di distacco dalla vita di tutti i giorni, è un indicatore del fatto che quella vita magari non è un granchè. Magari non vale la pena di essere vissuta. E a proposito: l'abbronzatura è un sistema di protezione della pelle dai raggi ultravioletti. E' il modo che il vostro corpo ha per dirvi che state esagerando, e gli state facendo male. Che sia diventato motivo di ostensione estetica, dà il quadro di quanto sia progredita la nostra civiltà. Il prossimo passo sarà la moda dell'auto-scorticamento a vivo.
La scena: sento tubare fuori della finestra, mi avvicino furtivo. Batto le mani, forte. I piccioni, lì appollaiati, sono colti alla sprovvista. Prendono paura. Volano via. Ma quando impareranno?
Un video che non cessa di lasciarmi a bocca aperta: Autechre - Gantz Graf. Musica elettronica, idm, computer grafica astratta, tutto in sincrono. Mi fa sentire come se qualcuno giocasse a shangai con il mio sistema nervoso centrale.
Percy Bysshe Shelley. Insieme a Byron e Yeats, il massimo esponente del romanticismo inglese. Un tridente più forte di Didi, Vavà e Pelè. La professoressa di inglese del liceo ci portò una volta in visita al memorial a Piazza di Spagna. Mentre giravamo per le stanze, un mio compagno di classe, Giacomo, vedendo un ritratto di Percy appeso la muro mi disse: "Lo sai che gli assomigli?". Beh, è probabile. Sarò ricordato nei secoli dei secoli come il marito dell'autrice di Frankenstein.
Questo è un di quei giochi che si fanno sui blog: fai un elenco di x cose, e poi passa il testimone a qualche altro blogger. Solo che io sono egoista e il gioco me lo tengo per me. Ma se qualcuno lo vuole copiare, non mi arrabbio. Magari solo un poco. Comunque, le cose sono cinque e sono:
Le cinque canzoni più adatte per l'aMMore (quello con le due m maiuscole)
1) Blur - Country House
2) Oasis - She's Electric
3) Juliana Theory - Constellation
4) Nine Inch Nails - Closer
5) Laid Back - Sunshine Reggae
La scena: sento tubare fuori della finestra, mi avvicino furtivo. Batto le mani, forte. I piccioni, lì appollaiati, sono colti alla sprovvista. Prendono paura. Volano via. Ma quando impareranno?
Un video che non cessa di lasciarmi a bocca aperta: Autechre - Gantz Graf. Musica elettronica, idm, computer grafica astratta, tutto in sincrono. Mi fa sentire come se qualcuno giocasse a shangai con il mio sistema nervoso centrale.
Percy Bysshe Shelley. Insieme a Byron e Yeats, il massimo esponente del romanticismo inglese. Un tridente più forte di Didi, Vavà e Pelè. La professoressa di inglese del liceo ci portò una volta in visita al memorial a Piazza di Spagna. Mentre giravamo per le stanze, un mio compagno di classe, Giacomo, vedendo un ritratto di Percy appeso la muro mi disse: "Lo sai che gli assomigli?". Beh, è probabile. Sarò ricordato nei secoli dei secoli come il marito dell'autrice di Frankenstein.
Questo è un di quei giochi che si fanno sui blog: fai un elenco di x cose, e poi passa il testimone a qualche altro blogger. Solo che io sono egoista e il gioco me lo tengo per me. Ma se qualcuno lo vuole copiare, non mi arrabbio. Magari solo un poco. Comunque, le cose sono cinque e sono:
Le cinque canzoni più adatte per l'aMMore (quello con le due m maiuscole)
1) Blur - Country House
2) Oasis - She's Electric
3) Juliana Theory - Constellation
4) Nine Inch Nails - Closer
5) Laid Back - Sunshine Reggae
03 agosto 2006
Fenomeni normali controllabili
Mentre mi guardavo le mani, (sì, ogni tanto mi guardo le mani, magari hanno qualcosa da dire) ho avuto l'impressione che fossero due mani diverse. Non parlo dell'essere la sinistra e la destra, ma proprio differenze di personalità. La sinistra è più pulita, meno corrugata, esile e di un colore più soffuso. La destra è tozza, venosa, sudata, sporca e ricca di cicatrici. Come se la destra facesse il lavoro sporco per l'aristocratica sinistra.
E poi, mentre ero in bagno a lavarmi le mani, mi è sembrato di sentire il timer della cucina suonare, quello che si usa per sapere quando scolare la pasta. Invece non ha suonato, non era nemmeno attivato. Boh.
All'ora di pranzo ho ricevuto una chiamata da un numero sconosciuto, ma non l'ho sentita. Ora ho timore di richiamare. Fatti avanti, Misterioso Chiamatore.
Evito come la peste autori di libri prolifici come conigli. Che tu sia John Grisham o J. K. Rowling, se produci libri con tale disarmante velocità, almeno all'apparenza rendi l'idea di una catena di montaggio di tecniche di scrittura, non di una produzione "creativa". La differenza tra l'artigianato e l'arte. O: come scrivere di magia uccidendo la magia di scrivere.
Leggevo su un blog: "... e (se) si dicono così spesso è perché la realtà è proprio questa". Mi sono infilato nello spazio tra le righe, e sono rimasto frastornato. Quel susseguirsi di accenti aperti e chiusi, benchè corretti, mi ha ricordato quei vecchi interruttori presenti sulle apparecchiature elettroniche del passato. (Per avere un'idea: "toggle switch" su google immagini). Acceso, spento, acceso, acceso, spento, acceso. Smettila, o rischi di bruciarlo!
E poi, mentre ero in bagno a lavarmi le mani, mi è sembrato di sentire il timer della cucina suonare, quello che si usa per sapere quando scolare la pasta. Invece non ha suonato, non era nemmeno attivato. Boh.
All'ora di pranzo ho ricevuto una chiamata da un numero sconosciuto, ma non l'ho sentita. Ora ho timore di richiamare. Fatti avanti, Misterioso Chiamatore.
Evito come la peste autori di libri prolifici come conigli. Che tu sia John Grisham o J. K. Rowling, se produci libri con tale disarmante velocità, almeno all'apparenza rendi l'idea di una catena di montaggio di tecniche di scrittura, non di una produzione "creativa". La differenza tra l'artigianato e l'arte. O: come scrivere di magia uccidendo la magia di scrivere.
Leggevo su un blog: "... e (se) si dicono così spesso è perché la realtà è proprio questa". Mi sono infilato nello spazio tra le righe, e sono rimasto frastornato. Quel susseguirsi di accenti aperti e chiusi, benchè corretti, mi ha ricordato quei vecchi interruttori presenti sulle apparecchiature elettroniche del passato. (Per avere un'idea: "toggle switch" su google immagini). Acceso, spento, acceso, acceso, spento, acceso. Smettila, o rischi di bruciarlo!
02 agosto 2006
Il mio primo programma in Python
Se gli si dà in pasto il testo di Pinocchio, sputa fuori questo:
Come andò che ti corro, finché mi raggiunsero, e mi diverto più a lungo la strada, và piuttosto a cercarti fin qui. Io sarò la consolazione e il naso e quell'altro due bottoni di brillanti e con certi lampi che pareva volesse dire: "Non ne ho". - Metti fuori i denari te li sei nascosti sotto la vite, crac... sentì stringersi le gambe fuori dell'acqua e s'era adagio adagio arrampicato fin sulla spiaggia, gridò all'amico salvato: - Addio, Pinocchio, - e loro dissero: "Fermiamoci qui all'osteria del Gambero Rosso.
Cammina, cammina, cammina, alla fine non ne ho punto voglia e mi hanno spogliato. Dite, buon vecchio, non avreste per caso una piccola barca che, veduta in quella vera cuccagna conosciuta nella carta geografica col seducente nome di Paese dei Balocchi, perché passassero tutto il treno della strada due brutti ceffi, i quali stavano lì lì per lì per difendersi, piangeva come un pallone.
Che cosa farò? - disse Pinocchio, dandosi uno scappellotto. - Sarebbe ora che diventassi anch'io un uomo spaventoso, non dico di no, specie con quella sua barbaccia nera che, a uso pepe e sale, e altri rigati a grandi strisce gialle e turchine. Ma la colpa non è vergogna, non è mia: la colpa, credilo, Marmottina, è tutta di raso turchino, per mettervi dentro la padella. I primi a ballare nell'olio bollente furono i poveri naselli: poi toccò ai ragnotti, poi ai muggini, poi alle sogliole e alle mani per farlo camminare. Pinocchio aveva una fisionomia tutta latte e miele.
Voglio studiare e voltano le spalle ai libri, alle scuole e i connotati dei malandrini, e finì col chiedere giustizia. Il giudice era uno scimmione della razza dei Gorilla: un vecchio falegname, il quale gli stava a cavalluccio sulle spalle del figliuolo, Pinocchio, sicurissimo del fatto suo, si gettò nell'acqua e cominciò a camminare da sé solo: - A casa. La mia è un'opinione, - replicò Geppetto meravigliato. - Non mi è morto davvero! - Hai torto, Pinocchio! Credilo a me e per provarti la mia colazione: ma io non dormo mai...
Anzi quella birba di Lucignolo perché Lucignolo è un segreto. - Insegnatemelo: vorrei crescere un poco anch'io. Non lo vedete? Sono sempre rimasto alto come un pesce. Durante quella corsa disperata, vi fu un punto solo. Era un Trattato di Aritmetica. Vi lascio immaginare se era desto davvero o se sognava sempre a calunniarmi, ma io so che ho detto una bugia? - Le bugie, ragazzo mio, non ho nemmeno un cane. Pareva il paese dei morti.
Dai capelli turchini? Non ti vergogni? Invece di gemiti e di scalpello, fra le labbra: ma Pinocchio, dopo averla sgranocchiata e ingoiata in un mezzo bicchier d'acqua, e porgendolo al burattino, gli disse singhiozzando: - Pinocchiuccio mio! Com'è che sai il mio burattino; me lo vengano a mangiare il montone arrosto, e tu, dico la verità, - rispose balbettando nel medesimo dialetto: - Sono l'ombra del Grillo-parlante, s'imbatte negli assassini. - Davvero, - disse quella birba di Pinocchio, rimasto libero dalle grinfie del carabiniere, se la Fata al barbone; - Fai subito attaccare la più bella carrozza della mia medesima malattia? - Ho indugiato anche troppo.
Come andò che ti corro, finché mi raggiunsero, e mi diverto più a lungo la strada, và piuttosto a cercarti fin qui. Io sarò la consolazione e il naso e quell'altro due bottoni di brillanti e con certi lampi che pareva volesse dire: "Non ne ho". - Metti fuori i denari te li sei nascosti sotto la vite, crac... sentì stringersi le gambe fuori dell'acqua e s'era adagio adagio arrampicato fin sulla spiaggia, gridò all'amico salvato: - Addio, Pinocchio, - e loro dissero: "Fermiamoci qui all'osteria del Gambero Rosso.
Cammina, cammina, cammina, alla fine non ne ho punto voglia e mi hanno spogliato. Dite, buon vecchio, non avreste per caso una piccola barca che, veduta in quella vera cuccagna conosciuta nella carta geografica col seducente nome di Paese dei Balocchi, perché passassero tutto il treno della strada due brutti ceffi, i quali stavano lì lì per lì per difendersi, piangeva come un pallone.
Che cosa farò? - disse Pinocchio, dandosi uno scappellotto. - Sarebbe ora che diventassi anch'io un uomo spaventoso, non dico di no, specie con quella sua barbaccia nera che, a uso pepe e sale, e altri rigati a grandi strisce gialle e turchine. Ma la colpa non è vergogna, non è mia: la colpa, credilo, Marmottina, è tutta di raso turchino, per mettervi dentro la padella. I primi a ballare nell'olio bollente furono i poveri naselli: poi toccò ai ragnotti, poi ai muggini, poi alle sogliole e alle mani per farlo camminare. Pinocchio aveva una fisionomia tutta latte e miele.
Voglio studiare e voltano le spalle ai libri, alle scuole e i connotati dei malandrini, e finì col chiedere giustizia. Il giudice era uno scimmione della razza dei Gorilla: un vecchio falegname, il quale gli stava a cavalluccio sulle spalle del figliuolo, Pinocchio, sicurissimo del fatto suo, si gettò nell'acqua e cominciò a camminare da sé solo: - A casa. La mia è un'opinione, - replicò Geppetto meravigliato. - Non mi è morto davvero! - Hai torto, Pinocchio! Credilo a me e per provarti la mia colazione: ma io non dormo mai...
Anzi quella birba di Lucignolo perché Lucignolo è un segreto. - Insegnatemelo: vorrei crescere un poco anch'io. Non lo vedete? Sono sempre rimasto alto come un pesce. Durante quella corsa disperata, vi fu un punto solo. Era un Trattato di Aritmetica. Vi lascio immaginare se era desto davvero o se sognava sempre a calunniarmi, ma io so che ho detto una bugia? - Le bugie, ragazzo mio, non ho nemmeno un cane. Pareva il paese dei morti.
Dai capelli turchini? Non ti vergogni? Invece di gemiti e di scalpello, fra le labbra: ma Pinocchio, dopo averla sgranocchiata e ingoiata in un mezzo bicchier d'acqua, e porgendolo al burattino, gli disse singhiozzando: - Pinocchiuccio mio! Com'è che sai il mio burattino; me lo vengano a mangiare il montone arrosto, e tu, dico la verità, - rispose balbettando nel medesimo dialetto: - Sono l'ombra del Grillo-parlante, s'imbatte negli assassini. - Davvero, - disse quella birba di Pinocchio, rimasto libero dalle grinfie del carabiniere, se la Fata al barbone; - Fai subito attaccare la più bella carrozza della mia medesima malattia? - Ho indugiato anche troppo.
01 agosto 2006
Se sei da solo e ti stai annoiando, vuol dire che sei in cattiva compagnia
E' di nuovo l'una, ma l'altra una. Il che rende questo post simmetrico a quello di sabato. Quando a casa mia si fa l'una, io mi alzo dalla mia scrivania e vado in cucina. Apro il frigorifero e prendo i piatti con gli avanzi della cena del giorno prima. Poi divido i piatti che posso mangiare freddi da quelli che hanno bisogno di essere scaldati. Tutti i piatti sono coperti con la pellicola trasparente, quindi posso impilarli e metterli direttamente nel forno a micro-onde. Massima potenza, 30 secondi per il primo piatto, 15 secondi per ogni piatto aggiuntivo. Aspetto che la lancetta dei secondi vada sulle 12 per attivare il forno, così posso fare altre mentre il cibo si scalda e tenere facilmente conto del tempo passato. Mentre le microonde fanno il loro microsporco microlavoro, io stendo un canovaccio sul tavolo, apparecchio con bicchiere, acqua minerale presa dal frigo, forchetta e tolgo la copertura plasticosa alle restanti pietanze. Dlin. Tutto è pronto, mi metto a tavola e pranzo in silenzio e solitudine. Che non è così triste come sembra, per una sequenza di motivi:
Primo, mangiare in silenzio è molto meglio: il cibo è sacro, e l'atto di cibarsi va affrontato con religiosità. Poi in silenzio si pensa meglio.
Secondo, essendo solo posso mangiare secondo i miei tempi: pochi minuti se ho fretta di fare qualcosa appena dopo, o mezz'ora se ho voglia di prendermela comoda.
Terzo, posso dedicarmi ad altre attività che sarebbero sconvenienti in presenza di altri commensali: si va dal mangiare con le mani al leggere a tavola.
Finito di pranzare, richiudo gli avanzi in frigorifero, pongo le stoviglie usate nel lavandino e faccio pulizia per quanto mi è concesso, essendo masculo. E' tutto qua, veramente. Ed è tutto semplice.
Primo, mangiare in silenzio è molto meglio: il cibo è sacro, e l'atto di cibarsi va affrontato con religiosità. Poi in silenzio si pensa meglio.
Secondo, essendo solo posso mangiare secondo i miei tempi: pochi minuti se ho fretta di fare qualcosa appena dopo, o mezz'ora se ho voglia di prendermela comoda.
Terzo, posso dedicarmi ad altre attività che sarebbero sconvenienti in presenza di altri commensali: si va dal mangiare con le mani al leggere a tavola.
Finito di pranzare, richiudo gli avanzi in frigorifero, pongo le stoviglie usate nel lavandino e faccio pulizia per quanto mi è concesso, essendo masculo. E' tutto qua, veramente. Ed è tutto semplice.
29 luglio 2006
Tutto quello che penso diventa sudore
E l'una.
Da un'oretta circa è diventato sabato 29 luglio.
La maggior parte della gente è in vacanza, io no.
Sto per mettermi ad imparare un nuovo linguaggio.
Allungo le mani dietro di me, dove non posso vedere.
Voi non fatelo.
Potreste incontrare al tatto sensazioni spiacevoli.
Cose viscide, rugose, pelose, melmose, polverose, umide o anelliformi sono là pronte a stimolarvi uno dei cinque sensi.
L'alcol rende la gente attraente.
Sic Transit Gloria Gaynor.
Prima bere, poi pensare.
Da un'oretta circa è diventato sabato 29 luglio.
La maggior parte della gente è in vacanza, io no.
Sto per mettermi ad imparare un nuovo linguaggio.
Allungo le mani dietro di me, dove non posso vedere.
Voi non fatelo.
Potreste incontrare al tatto sensazioni spiacevoli.
Cose viscide, rugose, pelose, melmose, polverose, umide o anelliformi sono là pronte a stimolarvi uno dei cinque sensi.
L'alcol rende la gente attraente.
Sic Transit Gloria Gaynor.
Prima bere, poi pensare.
26 luglio 2006
Ironia delle porte
Tesi:
"In fondo a destra c'è la camera da letto"
Dimostrazione:
Per definizione, il bagno è in fondo a sinistra.
Per uso e costume, la camera da letto è sita di fronte al bagno.
ERGO
La camera da letto è in fondo a destra.
C.V.D.
Progetti:
- Annunci sui giornali: non mettere annunci falsi, ma storielle folli o brevi testi privi di senso. Oppure annunci falsi. Magari aggiungere un contatto, e vedere chi risponde.
- Prendere il gelato scegliendo i gusti in ordine alfabetico. I primi tre potrebbero essere: Ananas, Arancia, Bacio. Sorge il problema dell'offerta di gusti diversificata da gelateria a gelateria. Se una gelateria ha un gusto che inizia con un lettera già superata, dovrei prenderlo? Immagino di sì, anche se così si rompe un po' lo schema, e l'effetto. Dovrei tenere un registro dei gusti già gustati. Uhm, forse potrei fare delle gelatate riparatorie ogni tanto, prendendo i gusti saltati.
Ricerca di libri:
- "Navigando in rete" ho trovato commenti molto positivi sul libro One day in the life of Ivan Denisovich di Alexander Solzhenitsyn. Pare non esistano traduzioni italiane, o almeno io non sono stato in grado di trovarle. Se qualcuno fosse a conoscenza di una traduzione e fosse così gentile da rendermene partecipe, guadagnerebbe la mia stima e riconoscenza.
- Questa è più generica: cerco un libro che spieghi come funziona una città. Non un manuale strettamente tecnico, ma nemmeno un romanzo (in pratica un saggio). Qualcosa che spazi dai problemi idrici, alla rete elettrica e fognaria, alla raccolta dei rifiuti, alla cura degli spazi verdi, alla gestione dei corpi di polizia, agli uffici amministrativi, alla burocrazia: in poche parole tutto. Offrensi solite immutabile stima ed eterna gratitudo.
- Saggi interessanti in generale, tutto fa brodo.
"In fondo a destra c'è la camera da letto"
Dimostrazione:
Per definizione, il bagno è in fondo a sinistra.
Per uso e costume, la camera da letto è sita di fronte al bagno.
ERGO
La camera da letto è in fondo a destra.
C.V.D.
Progetti:
- Annunci sui giornali: non mettere annunci falsi, ma storielle folli o brevi testi privi di senso. Oppure annunci falsi. Magari aggiungere un contatto, e vedere chi risponde.
- Prendere il gelato scegliendo i gusti in ordine alfabetico. I primi tre potrebbero essere: Ananas, Arancia, Bacio. Sorge il problema dell'offerta di gusti diversificata da gelateria a gelateria. Se una gelateria ha un gusto che inizia con un lettera già superata, dovrei prenderlo? Immagino di sì, anche se così si rompe un po' lo schema, e l'effetto. Dovrei tenere un registro dei gusti già gustati. Uhm, forse potrei fare delle gelatate riparatorie ogni tanto, prendendo i gusti saltati.
Ricerca di libri:
- "Navigando in rete" ho trovato commenti molto positivi sul libro One day in the life of Ivan Denisovich di Alexander Solzhenitsyn. Pare non esistano traduzioni italiane, o almeno io non sono stato in grado di trovarle. Se qualcuno fosse a conoscenza di una traduzione e fosse così gentile da rendermene partecipe, guadagnerebbe la mia stima e riconoscenza.
- Questa è più generica: cerco un libro che spieghi come funziona una città. Non un manuale strettamente tecnico, ma nemmeno un romanzo (in pratica un saggio). Qualcosa che spazi dai problemi idrici, alla rete elettrica e fognaria, alla raccolta dei rifiuti, alla cura degli spazi verdi, alla gestione dei corpi di polizia, agli uffici amministrativi, alla burocrazia: in poche parole tutto. Offrensi solite immutabile stima ed eterna gratitudo.
- Saggi interessanti in generale, tutto fa brodo.
24 luglio 2006
Meglio il sole che il mare accompagnato
Non voglio meravigliarmi di trovare tanta poesia nella sola stanza da bagno, tra tutti i vani dell'appartamento. Non voglio farmi influenzare dall'idea che essa porta in sè i segni del nostro sconveniente e biologico retaggio animale. Forse l'unico, insieme alla cucina, tra gli ambienti artificiali a ricordarci che siamo fatti di carne e sangue, e non possiamo fuggire. La finestra del bagno è esposta ad est. Se ci entro la mattina presto, rimango...
La luce del sole appena sorto è orizzontale e abbagliante. Entra attraverso le persiane di taglio, in fasci densi e corpuscolari. I raggi rifrangono nei vetri della profumeria, scivolano nelle curve della porcellana e si buttano sulle superfici metalliche di rubinetterie e manopole dell'acqua calda, sapendo di trovare un morbido atterraggio. Sul gesso delle pareti e le piastrelle del pavimento si formano figure luminose che vibrano e raccontano storie, se si volesse stare ad ascoltarle. Io mi siedo sul bordo della vasca, a contemplare. Sento delle gocce d'acqua che mi cadono sul braccio. Alzo lo sguardo e vedo tubi. Ipotizzo che l'umidità si sia condensata intorno alle tubature dell'acqua fredda, e mi sia caduta addosso come un'intuizione. Più semplicemente: tutta quell'acqua si è chiamata per fare pace, ma ha litigato di nuovo. Allora una parte è venuta a cercarmi: vuole che io sia il suo ambasciatore. Su uno dei ripiani giace un vecchio flacone di detersivo, ormai vuoto. L'etichetta dice esplicitamente di gettarlo oculatamente, una volta che abbia adempiuto al suo compito. Suggerisce di salvare il mondo da se stesso. Il flacone ora è senza testa e senza collo, riciclato comodamente come contenitore per l'acqua. Io sorrido, senza muovere le labbra, al pensiero che forse ci è concessa una terza via.
La luce del sole appena sorto è orizzontale e abbagliante. Entra attraverso le persiane di taglio, in fasci densi e corpuscolari. I raggi rifrangono nei vetri della profumeria, scivolano nelle curve della porcellana e si buttano sulle superfici metalliche di rubinetterie e manopole dell'acqua calda, sapendo di trovare un morbido atterraggio. Sul gesso delle pareti e le piastrelle del pavimento si formano figure luminose che vibrano e raccontano storie, se si volesse stare ad ascoltarle. Io mi siedo sul bordo della vasca, a contemplare. Sento delle gocce d'acqua che mi cadono sul braccio. Alzo lo sguardo e vedo tubi. Ipotizzo che l'umidità si sia condensata intorno alle tubature dell'acqua fredda, e mi sia caduta addosso come un'intuizione. Più semplicemente: tutta quell'acqua si è chiamata per fare pace, ma ha litigato di nuovo. Allora una parte è venuta a cercarmi: vuole che io sia il suo ambasciatore. Su uno dei ripiani giace un vecchio flacone di detersivo, ormai vuoto. L'etichetta dice esplicitamente di gettarlo oculatamente, una volta che abbia adempiuto al suo compito. Suggerisce di salvare il mondo da se stesso. Il flacone ora è senza testa e senza collo, riciclato comodamente come contenitore per l'acqua. Io sorrido, senza muovere le labbra, al pensiero che forse ci è concessa una terza via.
23 luglio 2006
Occulta richiesta d'aiuto
E' in viaggio per una destinazione nuova. Più che un viaggio, è un esodo. Con lui ci sono i suoi amici, ed una sua amica. Viaggiano con l'auto di lui, in mezzo ad altre centinaia di persone. Il viaggio li spinge in un labirinto, nel quale sono costretti a districarsi tra stanze anguste e montacarichi. Lui è un buon guidatore, ma centinaia di queste manovre lo mettono a dura prova. Decidono di distaccarsi dal gruppo e rimanere con coloro che hanno la macchina, ma nessuno sa come ne usciranno. Allora lui decide di andare: andare alla ricerca dell'uscita, o di una guida verso l'uscita. Attraversa stanze sempre più buie e sempre più fatiscenti. Scende alcune piani di scale, accompagnato solo dal risuonare sordo dei suoi passi. Incontra infine un uomo in divisa che gli dice: "Noi stiamo per sbarcare sulla grande isola, dovete sbrigarvi a raggiungerci". Di corsa, torna indietro. Poco prima di arrivare agli altri, trova sul suo cammino una figura umana. E' alta, forte, ma non riesce a scorgerne alcun tratto, è troppo buio. Fa alcuni passi per avvicinarsi. E l'orrore. Non ha tratti, è completamente scura. Nera, senza volto, senza pelle: come lo sarebbe una silhouette, ma in tre dimensioni. Corre via disgustato, e come accecato raggiunge gli altri, urlando: "E lì, è uno spawn".
Eccoli giunti alla terra che nessuno gli aveva promesso. Esplorano un campo, il sole è alto, c'è un solo albero, ma che non produce ombra a sufficienza per tutti. Gli steli delle piante mosse dal vento sono alti e dorati, ci si può affondare fino al ginocchio. Lui è scalzo. Lei lo tiene per mano. Gli dice: "ancora di più". Lui apre la sua mano ed intreccia le sue dita a quelle di lei. "Così va meglio?" - "Sì". Si dividono, e si ritrovano più tardi tutti insieme. Lui la cinge con un braccio, per dimostrare che è cosa sua. Anche se non dovrebbero, perchè entrambi sono di qualcun altro. Ridono, tutti bevono un po' troppo. "Andiamo a casa mia" dice a tutti lui, che pensa a lei.
Fa di tutto e alla fine ci riesce, si appartano in camera sua. Lui la bacia e la stringe, lei accetta ma è passiva. Si spogliano e l'unico desiderio di lui è farle raggiungere il piacere. Un orgasmo in cambio di tutto quello che lei è, un ringraziamento per come lo fa sentire bene.
Dannazione, qualcuno bussa alla porta. "UN ATTIMO!". Lui si riveste alla bella e meglio. Lei si nasconde sotto le coperte. Lui liquida lo scocciatore con due parole. Torna da lei, ma lei si è addormentata. La saluta con un bacio sulla spalla, ed esce. In lacrime.
Eccoli giunti alla terra che nessuno gli aveva promesso. Esplorano un campo, il sole è alto, c'è un solo albero, ma che non produce ombra a sufficienza per tutti. Gli steli delle piante mosse dal vento sono alti e dorati, ci si può affondare fino al ginocchio. Lui è scalzo. Lei lo tiene per mano. Gli dice: "ancora di più". Lui apre la sua mano ed intreccia le sue dita a quelle di lei. "Così va meglio?" - "Sì". Si dividono, e si ritrovano più tardi tutti insieme. Lui la cinge con un braccio, per dimostrare che è cosa sua. Anche se non dovrebbero, perchè entrambi sono di qualcun altro. Ridono, tutti bevono un po' troppo. "Andiamo a casa mia" dice a tutti lui, che pensa a lei.
Fa di tutto e alla fine ci riesce, si appartano in camera sua. Lui la bacia e la stringe, lei accetta ma è passiva. Si spogliano e l'unico desiderio di lui è farle raggiungere il piacere. Un orgasmo in cambio di tutto quello che lei è, un ringraziamento per come lo fa sentire bene.
Dannazione, qualcuno bussa alla porta. "UN ATTIMO!". Lui si riveste alla bella e meglio. Lei si nasconde sotto le coperte. Lui liquida lo scocciatore con due parole. Torna da lei, ma lei si è addormentata. La saluta con un bacio sulla spalla, ed esce. In lacrime.
(se solo fosse vero e mai più come prima)
22 luglio 2006
Viva la frutta, la verdura e lo ska
Vorrei regalarti
una scritta al neon,
e una vita come quelle
che si vedono nelle foto.
una scritta al neon,
e una vita come quelle
che si vedono nelle foto.
20 luglio 2006
Sorci, quarti, stracci
E io mi lamento di nuovo. Il mio bersaglio odierno è: la RCS. Ovvero Rizzoli, ovvero l'ultima edizione dei BUR, "I grandi romanzi". Ne ho comprati 5, perché li ho trovati in offerta (-15%) ed erano titoli che mi interessavano. Beh, sono pessimi libri.
Da dove comincio?
1) La carta su cui sono stampati è pessima, credo la più economica che si possa trovare. Per dare un'idea: la stessa usata per i gialli supereconomici venduti in edicola, oppure Topolino prima che passasse alla carta patinata.
2) Sono rilegati malamente: Troppo rigidi da piegare e dopo averne letto metà ci sono già pagine che iniziano a scollarsi. Poi le pagine sono tutte spiegazzate, come se fossero state bagnate e poi asciugate.
3) Anche l'impaginazione è approssimativa. Le righe vanno a finire nella piega tra le pagine e questo, oltre a rendere faticosa la lettura, è una seria minaccia all'integrità della già fragile rilegatura.
4) SVELANO LA TRAMA SULLA QUARTA DI COPERTINAAAAAA. AAAAARGH. Per questo non vi odierò mai abbastanza, curatore e responsabile dell'edizione. Siete due mentecatti presuntuosi infarciti di supponenza.
La cosa che più mi fa rabbia è che la collana di chiama BUR. Biblioteca Universale Rizzoli. Biblioteca. Dovrebbe essere qualcosa che dura nel tempo. Da tramandare, magari. Se potete, evitate di comprarli. Sono deluso.
Da dove comincio?
1) La carta su cui sono stampati è pessima, credo la più economica che si possa trovare. Per dare un'idea: la stessa usata per i gialli supereconomici venduti in edicola, oppure Topolino prima che passasse alla carta patinata.
2) Sono rilegati malamente: Troppo rigidi da piegare e dopo averne letto metà ci sono già pagine che iniziano a scollarsi. Poi le pagine sono tutte spiegazzate, come se fossero state bagnate e poi asciugate.
3) Anche l'impaginazione è approssimativa. Le righe vanno a finire nella piega tra le pagine e questo, oltre a rendere faticosa la lettura, è una seria minaccia all'integrità della già fragile rilegatura.
4) SVELANO LA TRAMA SULLA QUARTA DI COPERTINAAAAAA. AAAAARGH. Per questo non vi odierò mai abbastanza, curatore e responsabile dell'edizione. Siete due mentecatti presuntuosi infarciti di supponenza.
La cosa che più mi fa rabbia è che la collana di chiama BUR. Biblioteca Universale Rizzoli. Biblioteca. Dovrebbe essere qualcosa che dura nel tempo. Da tramandare, magari. Se potete, evitate di comprarli. Sono deluso.
18 luglio 2006
Scorci, squarci, stralci
Rinuncio ad avere un orologio da muro, in camera. Pensavo avesse le batterie scariche, l'ho tenuto fermo oltre un anno. Con una botta di FaiDaTe, ho deciso di rimetterlo in moto: batteria nuova. Tempo neanche 2 minuti, si riferma di nuovo. Lo studio: Le lancette si pestano i piedi, si fanno ostruzione. Quella dei minuti blocca la lancetta dei secondi, e anche le ore sembrano pesantemente fuori asse. Provo a raddrizzarle, niente da fare. Si attraggono. Rinuncio. Ora l'ho nascosto in ripostiglio, lontano dalla mia vista. Che comportamente amorale.
False analogie che fanno molto "mestiere di scrivere": dichiarare ad una persona disinteressata i propri sentimenti è come premere un interruttore rotto. Ci si aspetta che qualcosa si accenda, che sia fatta luce: e invece non accade nulla. Click click click, niente. Allora si continua a camminare al buio.
Postilla al sabato più strano del mondo, puntata II. Per completare degnamente la serata ho acceso il mio programma di scaricaggio piratesco preferito e ho preso le seguenti cose:
-Programmazione Neuro Linguistica - Come avere le donne che disideri.pdf
-Come portarsi le donne a letto senza nemmeno provarci.pdf
-Rocco Siffredi - Scopri come farti sedurre dalle donne!!!!!.pdf
-50 cose da sapere sulle donne.txt
Ho completato il download, ma stanno ancora là, ancora neanche sfogliati (per quanto si possa sfogliare un documento elettronico). Mi hanno fatto stare comunque meglio: mi sono fatto due risate pensando alle tecniche che potrebbero contenere e sapere che non le metterò mai in pratica, e nemmeno ci proverò.
False analogie che fanno molto "mestiere di scrivere": dichiarare ad una persona disinteressata i propri sentimenti è come premere un interruttore rotto. Ci si aspetta che qualcosa si accenda, che sia fatta luce: e invece non accade nulla. Click click click, niente. Allora si continua a camminare al buio.
Postilla al sabato più strano del mondo, puntata II. Per completare degnamente la serata ho acceso il mio programma di scaricaggio piratesco preferito e ho preso le seguenti cose:
-Programmazione Neuro Linguistica - Come avere le donne che disideri.pdf
-Come portarsi le donne a letto senza nemmeno provarci.pdf
-Rocco Siffredi - Scopri come farti sedurre dalle donne!!!!!.pdf
-50 cose da sapere sulle donne.txt
Ho completato il download, ma stanno ancora là, ancora neanche sfogliati (per quanto si possa sfogliare un documento elettronico). Mi hanno fatto stare comunque meglio: mi sono fatto due risate pensando alle tecniche che potrebbero contenere e sapere che non le metterò mai in pratica, e nemmeno ci proverò.
17 luglio 2006
Rape me, my friend
La cosa che più ha aiutato la filosofia occidentale, nel corso della sua storia, è stata la barba di Occam. Senza la sua crescita oggi staremmo a lambiccarci il cervello senza cavare ragni dal buco. Conosco solo una persona che ha veramente mai cavato ragni dai buchi nel muro, e domani mi telefonerà. Io non sono tanto a mio agio con la cornetta, ma per lei farò uno sforzo. Sabato scorso, giocando, mi sono insaccato il mignolo della mano sinistra. Infatti adesso è gonfio e sembra un salamino. Quel pomeriggio, per continuare a giocare, l'ho legato all'anulare con l'elastico per i capelli. Ed io ho giocato con il capello sciolto: ah, che bel ragazzo che sono. Il selvaggio crine. Quel sabato è stato il giorno più strano dell'anno. C'era silenzio. M'ha piovuto in testa. Ero solo, mi è sembrato di non aver incontrato neppure una persona durante il giorno. Intendiamoci: al campo eravamo più di trenta, ma io, lo stesso, da solo. Era come stare allo zoo, ma nella gabbia sbagliata. Animali diversi, altre specie, nessuna comunicazione. Non trovavo nulla di familiare, ne' persone, ne' azioni. La cinematografica sensazione di qualcosa di gigantemente sbagliato. Cosa cerco non so. Un lavoro? un progetto. Qualcosa da portare a termine, non cento cose da lasciare a metà. Siamo sempre alla ricerca di una persona, di quella persona. Si può vivere da soli? qualcuno ci riesce, magari.
Quello che mi chiedo è: cercare qualcuno basta a trovarlo? O c'è un destino di solitudine che colpisce singoli tra la moltitudine? Affrontare l'avventura suffice al lieto fine? E' una scelta del tipo: libertà vs. felicità?
Quello che non mi chiedo è: non si può evitare di fare male a qualcuno. Non c'è spazio per muoversi senza cadere, rompere, colpire, danneggiare, graffiare, spezzare, torcere, dilaniare.
Tante cose da fare e lasciare che prendano il sopravvento. E' questo ciò che chiamano felicità?
A metà strada tra la formalità e la delusione.
Quello che mi chiedo è: cercare qualcuno basta a trovarlo? O c'è un destino di solitudine che colpisce singoli tra la moltitudine? Affrontare l'avventura suffice al lieto fine? E' una scelta del tipo: libertà vs. felicità?
Quello che non mi chiedo è: non si può evitare di fare male a qualcuno. Non c'è spazio per muoversi senza cadere, rompere, colpire, danneggiare, graffiare, spezzare, torcere, dilaniare.
Tante cose da fare e lasciare che prendano il sopravvento. E' questo ciò che chiamano felicità?
A metà strada tra la formalità e la delusione.
15 luglio 2006
Parlatemi di me
Vorrei fosse l'anno 999: avremmo almeno la prospettiva della fine del mondo, l'apocalisse all'orizzonte. E' arrivato invece l'illuminismo a rovinare tutto, promettendoci un avvenire prospero e razionale. I lumi sono fastidiosi, meglio l'oscurità. Meglio l'oscurantismo. Potremmo credere tutti di nuovo nella magia. Un nuovo EvoMedio ci aspetta.
Intanto qui va tutto a scatafascio. E andrà sempre peggio.
Mi pulsano le dita, forse è un messaggio proveniente da qualche entità superiore.
Vorrei un quadretto da appendere sopra la testata del letto.
Se qualcuno può e lo sa, mi dica chi sono.
Intanto qui va tutto a scatafascio. E andrà sempre peggio.
Mi pulsano le dita, forse è un messaggio proveniente da qualche entità superiore.
Vorrei un quadretto da appendere sopra la testata del letto.
Se qualcuno può e lo sa, mi dica chi sono.
14 luglio 2006
Chi salverà i salvatori?
Mi ero fermato per fare il pieno,
quel giorno la macchina mi prendeva bene,
non sapevo dove stavo andando,
ma era il momento giusto per un cambiamento.
Cinque euro e le tasche piene di centesimi,
ho pagato la commessa e niente resto,
e in quel momento tutto ha cominciato a cadere
e ho ricominciato a guidare.
Allora ho alzato lo sguardo,
e ho guardato dietro, nello specchietto
e allora ho alzato lo sguardo,
e ho guardato dietro, nello specchietto.
Un uomo intorno ai quaranta sul sedile posteriore,
deve essere entrato mentre l'auto era vuota,
allora perchè se ne sta là immobile?
sembra volermi spaccare la faccia
Aveva un borsa piena di soldi,
disse: portami via di qui
non sapevo dove stessi andando
ma mi piaceva sentirmi strano
Ancora ho alzato lo sguardo,
e ho guardato dietro, nello specchietto
e ancora ho alzato lo sguardo,
e ho guardato dietro, nello specchietto.
Fine della curiosità, sono sceso dalla macchina,
lui ha tirato fuori una pistola dalla giacca
e ha detto che stavo per morire
Mi dà così tanta soddisfazione,
vederti pregare e piangere,
Beh, mi sono inventato questa storia
per avere la tua attenzione.
Mi fa sorridere.
Non ho mai alzato lo sguardo,
ne' mai guardato dietro, nello specchietto.
Non ho mai alzato lo sguardo,
ne' mai guardato dietro, nello specchietto.
quel giorno la macchina mi prendeva bene,
non sapevo dove stavo andando,
ma era il momento giusto per un cambiamento.
Cinque euro e le tasche piene di centesimi,
ho pagato la commessa e niente resto,
e in quel momento tutto ha cominciato a cadere
e ho ricominciato a guidare.
Allora ho alzato lo sguardo,
e ho guardato dietro, nello specchietto
e allora ho alzato lo sguardo,
e ho guardato dietro, nello specchietto.
Un uomo intorno ai quaranta sul sedile posteriore,
deve essere entrato mentre l'auto era vuota,
allora perchè se ne sta là immobile?
sembra volermi spaccare la faccia
Aveva un borsa piena di soldi,
disse: portami via di qui
non sapevo dove stessi andando
ma mi piaceva sentirmi strano
Ancora ho alzato lo sguardo,
e ho guardato dietro, nello specchietto
e ancora ho alzato lo sguardo,
e ho guardato dietro, nello specchietto.
Fine della curiosità, sono sceso dalla macchina,
lui ha tirato fuori una pistola dalla giacca
e ha detto che stavo per morire
Mi dà così tanta soddisfazione,
vederti pregare e piangere,
Beh, mi sono inventato questa storia
per avere la tua attenzione.
Mi fa sorridere.
Non ho mai alzato lo sguardo,
ne' mai guardato dietro, nello specchietto.
Non ho mai alzato lo sguardo,
ne' mai guardato dietro, nello specchietto.
12 luglio 2006
Improbabile raccolta di stelle cadute
Mi scuso in anticipo per le banalità che scriverò.
Primo) Una delle bellezze della scrittura, è che puoi applicarla come un funzione ad ogni ambito della realtà e dell'esistenza. Si può persino scrivere della scrittura e, come sto facendo io, scrivere dello scrivere della scrittura. Prendi un qualunque insieme e applicaci la trasformazione "scrittura", otterrai sempre un insieme non vuoto. Ad esempio: it.discussioni.sessualità + it.arti.scrivere = it.sesso.racconti (sono newsgroup questi).
Secondo) L'ho visto fare ai nostri eroi mondiali: riprendevano, con le loro videocamere, la folla che li acclamava. Allora, facciamo ordine:
-I calciatori diventano famosi perchè ripresi dalle telecamere delle tv di tutto il mondo
-La gente va a vedere i calciatori perchè sono famosi
-La gente riprende i calciatori con le proprie telecamere
-I calciatori riprendono la gente che li riprende
-La gente riprende i calciatori che riprende la gente
-Le telecamere della tv riprendono i calciatori che riprendono la gente che riprende i calciatori che riprendono la gente
La banalità qui sta nel fatto che si registra un evento invece di viverlo, per poi potersi ricordare com'è stato viverlo. Quando invece non lo si è mai vissuto. La banalità e il paradosso.
Terzo) La prima volta che mi è caduta la penna rossa sotto il divano, l'ho raccolta. La seconda volta devo essermene dimenticato. Quando ieri sono andato a cercare la penna, non l'ho trovata. E nemmeno mi sono ricordato di averla fatta scivolare sotto il divano, visto che evidentemente l'avevo già raccolta una volta. Tu chiamali, se vuoi, ricordi parziali ad alto livello.
Primo) Una delle bellezze della scrittura, è che puoi applicarla come un funzione ad ogni ambito della realtà e dell'esistenza. Si può persino scrivere della scrittura e, come sto facendo io, scrivere dello scrivere della scrittura. Prendi un qualunque insieme e applicaci la trasformazione "scrittura", otterrai sempre un insieme non vuoto. Ad esempio: it.discussioni.sessualità + it.arti.scrivere = it.sesso.racconti (sono newsgroup questi).
Secondo) L'ho visto fare ai nostri eroi mondiali: riprendevano, con le loro videocamere, la folla che li acclamava. Allora, facciamo ordine:
-I calciatori diventano famosi perchè ripresi dalle telecamere delle tv di tutto il mondo
-La gente va a vedere i calciatori perchè sono famosi
-La gente riprende i calciatori con le proprie telecamere
-I calciatori riprendono la gente che li riprende
-La gente riprende i calciatori che riprende la gente
-Le telecamere della tv riprendono i calciatori che riprendono la gente che riprende i calciatori che riprendono la gente
La banalità qui sta nel fatto che si registra un evento invece di viverlo, per poi potersi ricordare com'è stato viverlo. Quando invece non lo si è mai vissuto. La banalità e il paradosso.
Terzo) La prima volta che mi è caduta la penna rossa sotto il divano, l'ho raccolta. La seconda volta devo essermene dimenticato. Quando ieri sono andato a cercare la penna, non l'ho trovata. E nemmeno mi sono ricordato di averla fatta scivolare sotto il divano, visto che evidentemente l'avevo già raccolta una volta. Tu chiamali, se vuoi, ricordi parziali ad alto livello.
10 luglio 2006
... ma il coraggio di vivere?
Quando dopo ore finalmente rincasi -perché va bene la festa, ma che fatica- e l'unico desiderio che riesci a esprimere è quello di stenderti sul tuo letto. Via i vestiti, via la luce. Quando chiudi gli occhi e scoppia un silenzio del tutto nuovo. Le orecchie continueranno a fischiarti per qualche minuto, e poi oblivione. E il giorno dopo ti scopri addosso i segni di una serata che sembra non esserci mai stata. Le vie respiratorie ancora piene di polvere, fumo, odore di polvere da sparo esplosa. La gola secca e affaticata, la voce incerta. I tendini delle caviglie ancora tesi e doloranti per i troppi salti. Negli occhi gli sguardi della gente, meravigliati ed interrogativi: non sai perché ti squadrassero in quel modo strano. Forse per quel giro in fontana. Non se lo aspettavano.
"Tu sei campione del mondo". Ma chi, proprio io? Io c'ero, lo posso pure dire. Io c'ero, e nei momenti di lucidità che il branco concede alla singolarità, sono stato triste. Triste, finché la stanchezza non ha avuto il sopravvento. Triste perché l'abbraccio che avresti voluto vicino, era troppo lontano. Triste perché il commentatore con voce rotta cantilenava: "guardate chi avete accanto, perché non lo dimenticherete mai" ed io pensavo a chi non avevo accanto.
Poi qualcuno ti prende per mano per non perdersi nella folla: sai che quel gesto non ti potrà consolare di tanti altri che ti mancano, ma nonostante questo vorresti che quel contatto non avesse fine. Ma poi, quando si interrompe, alzi lo sguardo. E rifiutando di mettere a fuoco ogni singola cosa, guardi la folla come fosse pioggia. E rinunci a trovarci un senso.
"Tu sei campione del mondo". Ma chi, proprio io? Io c'ero, lo posso pure dire. Io c'ero, e nei momenti di lucidità che il branco concede alla singolarità, sono stato triste. Triste, finché la stanchezza non ha avuto il sopravvento. Triste perché l'abbraccio che avresti voluto vicino, era troppo lontano. Triste perché il commentatore con voce rotta cantilenava: "guardate chi avete accanto, perché non lo dimenticherete mai" ed io pensavo a chi non avevo accanto.
Poi qualcuno ti prende per mano per non perdersi nella folla: sai che quel gesto non ti potrà consolare di tanti altri che ti mancano, ma nonostante questo vorresti che quel contatto non avesse fine. Ma poi, quando si interrompe, alzi lo sguardo. E rifiutando di mettere a fuoco ogni singola cosa, guardi la folla come fosse pioggia. E rinunci a trovarci un senso.
07 luglio 2006
Una volta sola non smetterò
Un vero peccato che tu non possa leccare lo schermo // Amore da secchioni // Traffico lento alla fermata del parco // Preferirei andare all'inferno piuttosto che in Texas // Battiti di cuore al buio // Il decimo satellite e le sue traiettorie // Adorazione // Joker: "Ahah! Non vedo l'ora di vedere le facce di tutti i dottori dopo che avrò versato QUESTA nelle condutture di Gotham City!". Batman: "Non così in fretta, Joker!". Batman riesce a distruggere la fiala. L'etichetta: "Cura per tutte le malattie" // Temperanza opposta ad intemperanza // Umore sul titanic: stanco, triste, confuso, grato, blablabla, malato, assetato, affamato, noioso, pensieroso, esausto, svuotato. // The verde // Nessun segreto // Aveva solo xx anni, se capisci cosa voglio dire // Arte, musica, sesso, liquore... La pillola sporca. Con la vostra ospite, donna Rosa. Festa del tatuaggio. // Un oggetto che appare fa questo suono >VIP<>VOP< // Quando fotografo la città, essa scompare. E' solo una foto, la città e andata. I posti dove vado non sono mai lì. E la nostalgia non è più come quella di una volta. Posso solo figurarmi il mondo che scompare quando tu mi... // I principi della scienza // Non ho mai visto Lost, ma sono sicuro che, se tra loro ci fosse McGuyver, sarebbero tornati a casa in due puntate // Un angelo e io non lo riconosco. Solo perchè indossa una maschera. // Quattro del mattino con le mani dell'orologio che lentamente ruotano per appaiarsi ai numeri stampati // Non si accorge dei miei occhi che la seguono // Il sollievo si infiltra nei mie polmoni e resto senza fiato.
06 luglio 2006
Aveva un lavoro, poi è stato licenzioso
Preparo una cosa: "così può andare". Ma dove può andare?
Architettura. Deve avere a che fare con tetti ed archi, suppongo.
Non riesco a smettere di comprare in modo compulsivo.
Non riesco a smettere di mangiare in modo compulsivo.
Non riesco a smettere di stare in silenzio in modo compulsivo.
Ma l'inazione può essere compulsiva? Credo di no, ma diventa facilmente vizio. O forse stare in silenzio è una forma d'ozio, quindi ne diventa genitore, del vizio.
Comunicare con le altre persone torna ad essere difficile.
Lavorare m'annoia e quindi non mi va di farlo.
Architettura. Deve avere a che fare con tetti ed archi, suppongo.
Non riesco a smettere di comprare in modo compulsivo.
Non riesco a smettere di mangiare in modo compulsivo.
Non riesco a smettere di stare in silenzio in modo compulsivo.
Ma l'inazione può essere compulsiva? Credo di no, ma diventa facilmente vizio. O forse stare in silenzio è una forma d'ozio, quindi ne diventa genitore, del vizio.
Comunicare con le altre persone torna ad essere difficile.
Lavorare m'annoia e quindi non mi va di farlo.
03 luglio 2006
La macedonia del giorno prima
Primo interrogativo: ma in tintoria tingono i vestiti?
Secondo interrogativo: ma nell'emisfero australe hanno una stella polare che indica il sud? Sarebbe notevole, nonchè sottosopra.
Ricordo: Andavo alle elementari, uno dei miei cartoni animati preferiti era "I cavalieri dello zodiaco". Mi piacevano soprattutto le armature dei personaggi, le disegnavo anche. Nel cartone le armature avevano un'origine ultraterrena, mitologica, divina: infatti ogni cavaliere ne aveva una legata ad una certa costellazione. In una puntata, però, si trovarono ad affrontare dei nemici particolari: questi erano dotati di armature artificiali, progettate in laboratorio. Ho ancora impressa nella mente la scena di un flashback in cui anonimi scienziati creavano le armature, facevano esperimenti, tentavano di farle resistenti anche alla lava vulcanica. La cosa mi colpì molto. La scienza, allora, mi affascinava ancora. Mi dissi: "Da grande voglio costruirmene una anche io". Ed aggiunsi: "So che poi mi sembrerà stupido, ma mi dovrò ricordare che in questo momento per me è una cosa importante e farla lo stesso". Poi è passato il tempo. Me ne dimenticai. L'altro giorno il ricordo è riaffiorato, apparentemente senza motivo. E adesso? Adesso mi sembra stupido. E sono triste, perchè non avrò quella mia armatura.
Secondo interrogativo: ma nell'emisfero australe hanno una stella polare che indica il sud? Sarebbe notevole, nonchè sottosopra.
Ricordo: Andavo alle elementari, uno dei miei cartoni animati preferiti era "I cavalieri dello zodiaco". Mi piacevano soprattutto le armature dei personaggi, le disegnavo anche. Nel cartone le armature avevano un'origine ultraterrena, mitologica, divina: infatti ogni cavaliere ne aveva una legata ad una certa costellazione. In una puntata, però, si trovarono ad affrontare dei nemici particolari: questi erano dotati di armature artificiali, progettate in laboratorio. Ho ancora impressa nella mente la scena di un flashback in cui anonimi scienziati creavano le armature, facevano esperimenti, tentavano di farle resistenti anche alla lava vulcanica. La cosa mi colpì molto. La scienza, allora, mi affascinava ancora. Mi dissi: "Da grande voglio costruirmene una anche io". Ed aggiunsi: "So che poi mi sembrerà stupido, ma mi dovrò ricordare che in questo momento per me è una cosa importante e farla lo stesso". Poi è passato il tempo. Me ne dimenticai. L'altro giorno il ricordo è riaffiorato, apparentemente senza motivo. E adesso? Adesso mi sembra stupido. E sono triste, perchè non avrò quella mia armatura.
02 luglio 2006
In lingua svizzera
Mentre si completava la variazione che avrebbe portato al secondo movimento, la musica prese una direzione inaspettata. Contrariamente alle opere di un tempo passato, la nuova musica era composta per riflettere ed amplificare le sensazioni e gli stati d'animo del pubblico ascoltare, non quelle del compositore. Nella nuova notazione, indecifrabile per un musicista atavico, vi erano una moltitudine di linee e segni, al di là dell'antiquata singola linea temporale. Riducendone la complessità ad un livello a noi comprensibile, potremmo dire che trovavano spazio le indicazioni su quali segnali dell'auditorio aspettare, come prevederli e quale tra le molteplici linee melodiche seguire, a seconda delle varie reazioni. L'inizio di ogni esecuzione partiva in base allo stato d'animo generale rilevato, ed aveva uno svolgimento sempre diverso: ogni possibile piccola sfumatura nel sentore e mescolanza di queste era prevista, e messa in musica. Ciò nonostante ogni opera continuava a mantere una sua ben precisa unicità: rare erano le citazioni e il rifarsi a musicisti del passato era considerato un vero e proprio sgarbo al gusto del pubblico. Un insulto, insomma.
Ma quella sera, qualcosa stava per andare storto. Un enorme insetto peloso era comparso in un punto ben visibile del palco. Nessuno potè fare a meno di notarlo. Il sincero disgusto suscitato nel pubblico femminile risultò in note dalle frequenze altissime, al limite dell'udibile e a ritmi irregolari e impossibili da seguire, anche dal più smaliziato estimatore del sans-tempo, uno dei nuovi generi. Disarmonie e forzature melodiche, invece, furono causati dall'attrito nelle reazioni degli uomini; i quali si schifarono anch'essi, ma si fecero ben forza di non darlo a vedere, ostentando la loro virilità. Quello che ne venne fuori fu un pasticcio inascoltabile e stridente, che andò ad amplificare e ancora peggiorare l'umore di donne e uomini. Questo si riflettè nuovamente nella musica, facendo raggiungere quel limite, già previsto comunque nello spartito, che costrinse i musicisti e il direttore a sospendere il concerto. Tutti sapevano che era la fine. D'ora in poi, se un solo partecipante di quella sera avesse presenziato ad un nuovo concerto, ricordando anche solo per un istante questo evento, avrebbe generato una serie di cambiamenti nella musica e feedback da parte del nuovo pubblico, tale da causare un'altra sospensione. Chi assisteva ad una sospensione, era bruciato per sempre. Certo, poteva sempre tornare ad ascoltare la musica antica, ma non era la stessa cosa. Era comunque un fatto che tutti sapevano e accettavano: la nuova musica, un giorno, sarebbe "scomparsa". Per sempre composta, mai più ascoltata.
Ma quella sera, qualcosa stava per andare storto. Un enorme insetto peloso era comparso in un punto ben visibile del palco. Nessuno potè fare a meno di notarlo. Il sincero disgusto suscitato nel pubblico femminile risultò in note dalle frequenze altissime, al limite dell'udibile e a ritmi irregolari e impossibili da seguire, anche dal più smaliziato estimatore del sans-tempo, uno dei nuovi generi. Disarmonie e forzature melodiche, invece, furono causati dall'attrito nelle reazioni degli uomini; i quali si schifarono anch'essi, ma si fecero ben forza di non darlo a vedere, ostentando la loro virilità. Quello che ne venne fuori fu un pasticcio inascoltabile e stridente, che andò ad amplificare e ancora peggiorare l'umore di donne e uomini. Questo si riflettè nuovamente nella musica, facendo raggiungere quel limite, già previsto comunque nello spartito, che costrinse i musicisti e il direttore a sospendere il concerto. Tutti sapevano che era la fine. D'ora in poi, se un solo partecipante di quella sera avesse presenziato ad un nuovo concerto, ricordando anche solo per un istante questo evento, avrebbe generato una serie di cambiamenti nella musica e feedback da parte del nuovo pubblico, tale da causare un'altra sospensione. Chi assisteva ad una sospensione, era bruciato per sempre. Certo, poteva sempre tornare ad ascoltare la musica antica, ma non era la stessa cosa. Era comunque un fatto che tutti sapevano e accettavano: la nuova musica, un giorno, sarebbe "scomparsa". Per sempre composta, mai più ascoltata.
30 giugno 2006
Del più, ero contro tutti
Mentre rincorro col puntatore del mouse un insettino che zampetta sullo schermo:
Non v'è al mondo cosa peggiore di un aforisma. Nonostante sia esso stessa un aforisma, dimostra la mia tesi: gli aforismi sono dannosi. Sono un modo di pensare facile, scorciatoie, falsità incravattate, infiochettate, travestite da profondi pensieri. Un luogo comune resta un luogo comune anche quando lo si nega. Ci sono al mondo molte cose peggiori di un aforisma, ma ciò non toglie che siano una gran disgrazia.
Non v'è al mondo cosa peggiore di un aforisma. Nonostante sia esso stessa un aforisma, dimostra la mia tesi: gli aforismi sono dannosi. Sono un modo di pensare facile, scorciatoie, falsità incravattate, infiochettate, travestite da profondi pensieri. Un luogo comune resta un luogo comune anche quando lo si nega. Ci sono al mondo molte cose peggiori di un aforisma, ma ciò non toglie che siano una gran disgrazia.
29 giugno 2006
Decedere silenziosamente in un museo d'arte moderna
nelle pupille simboli blu
sulla testa un velo spezzato
dai denti tubi organici
sullo sfondo cerchi pastello
la foto color ambra, toni seppia, nero profondo, giallo iracondo
far sembrare ogni cosa l'opera di un disegnatore
antiche macchine fotografiche e i loro difetti
definiscono un'estetica rimpianta
continuare a camminare
finchè il cuore non decide di fermarsi
sensazioni filtrate da una cornetta telefonica
ogni santa notte
i campi elisi
dopo ogni santa notte
l'aurora
Ognuno di noi ha una cotta per una celebrità
sulla testa un velo spezzato
dai denti tubi organici
sullo sfondo cerchi pastello
la foto color ambra, toni seppia, nero profondo, giallo iracondo
far sembrare ogni cosa l'opera di un disegnatore
antiche macchine fotografiche e i loro difetti
definiscono un'estetica rimpianta
continuare a camminare
finchè il cuore non decide di fermarsi
sensazioni filtrate da una cornetta telefonica
ogni santa notte
i campi elisi
dopo ogni santa notte
l'aurora
Ognuno di noi ha una cotta per una celebrità
28 giugno 2006
Ideali ideali
Il disegno di un volto sovrastato da un fumetto vuoto sconvolge come la promessa di una rivelazione mai fatta. Le labbra sono aperte e i denti bianchi ben visibili, ma i lati della bocca si consumano in una piega indefinibile. Lo sguardo è sospeso, incredulo. La grande verità, dopo la pubblicità. La pubblicità dura per sempre. Io sono tutti. La serie approssimata di Taylor delle scuse dice: Se pensi sia la cosa giusta + Se pensi che fare la cosa giusta sia fare la cosa giusta + Se pensi che fare la cosa giusta sia fare la cosa giusta sia fare la cosa giusta + ...
Il ventilatore singhiozza. Sembra voler avvicinarmisi con le labbra fresche e sfiorarmi col un getto d'alito, quando si degna di volgersi da questa parte. Ma io mi illudo. E' una macchina e non può amare. Le macchine odiano e basta. Ti possono dare la morte, ma non ti possono dare la vita. Ora puliscono la strada, gettano acqua su un altro fuoco che non s'accenderà mai. Dovevano essere le 23 e 30, e invece sono state le 22 e 30. Guardo le loro facce e mi sorgono tante domande scomode. Non ti guardare allo specchio, mi ripeto. Sopravvivi. Evadi dal tempo, diventa eterno, occupa tutto il passato come il sasso lanciato occupa la superficie increspata dello stagno, mi dico ancora. Notte d'estate, d'asfalto, d'odio. Il giorno prima e il giorno dopo. Oppio. A chi verrà e mi libererà, regalerò le chiavi di questa cella: così potrà chiudervisi dentro.
Il ventilatore singhiozza. Sembra voler avvicinarmisi con le labbra fresche e sfiorarmi col un getto d'alito, quando si degna di volgersi da questa parte. Ma io mi illudo. E' una macchina e non può amare. Le macchine odiano e basta. Ti possono dare la morte, ma non ti possono dare la vita. Ora puliscono la strada, gettano acqua su un altro fuoco che non s'accenderà mai. Dovevano essere le 23 e 30, e invece sono state le 22 e 30. Guardo le loro facce e mi sorgono tante domande scomode. Non ti guardare allo specchio, mi ripeto. Sopravvivi. Evadi dal tempo, diventa eterno, occupa tutto il passato come il sasso lanciato occupa la superficie increspata dello stagno, mi dico ancora. Notte d'estate, d'asfalto, d'odio. Il giorno prima e il giorno dopo. Oppio. A chi verrà e mi libererà, regalerò le chiavi di questa cella: così potrà chiudervisi dentro.
27 giugno 2006
Grazie per le sfumature di grigio
Che faccio, mi lamento? Ma sì, lamentiamoci. La pubblicità. Ci può essere una combinazione più diabolica di quella tra una compagnia telefonica, il Muccino giovane e una canzone di Ligabue? I think not. Che poi, presi singolarmente sarebbero anche sopportabili: la compagnia telefonica è quella che mi fornisce i servizi minimi di telefonia e in macchina ho pure il doppio live di ligabue, ovviamente scopiazzato. Ma insieme no, è più di quanto io possa sopportare in una singola sessione. Per fortuna dura quei 30 secondi scarsi. Un attimo di oblio.
La pubblicità. Ce n'è una in cui una macchina viaggia affiancata ad un proiettile, stessa velocità. Il proiettile sta a sinistra, la macchina a destra. Il tizioide alla giuda deve svoltare a sx, ma ha paura. Decide allora di abbassare i finestrini e far attraversare al proiettile l'abitacolo. Bella prova. Ora: ammettiamo che sia possibile che un'auto viaggi alla stessa velocità di un proiettile, mi sorgono un paio di interrogativi fisici. Magari mi sbaglio, ma magari no.
1) Di che ha paura il tizio? Le macchina dovrebbe condividere lo stesso sistema di riferimento inerziale del proiettile, quindi sono reciprocamente fermi. Una macchina ferma che tocca un proiettile fermo non credo possa creare questi enormi danni. Mica esplode. Un colpo di pistola uccide per decelarazione.
2) Attraversando l'abitacolo dovrebbe cambiare la resistenza dell'aria interna sospinta dall'auto rispetto a quella esterna. Di questo non sono sicuro. Ma se è così, o il proiettile va a sfondare il parabrezza oppure il tipo alla guida è il dio della modulazione dell'acceleratore.
3) Nel video il proiettile va dritto. Cioè, non cade. Mi pare strano. La componente verticale del vettore velocità non dovrebbe venire influenzata da quella orizzontale. Andando alla velocità stessa del proiettile, noi nel sistema di riferimento automobile dovremmo vedere semplicemente un proiettile che cade. Da su a giù, con lo stesso moto con cui lo fanno tutti gravi, come diceva il buon Galilei. Ma magari il tempo nel mondo della pubblicità è dilatato. O come a casa Simpson, non obbedisce alle leggi della fisica.
La pubblicità. Ma anche il cinema, la televisione. Mi facevano notare che anche sei donna raramente qualcuno ti porta le rose nel bel mezzo della notte, come nei film. Sono d'accordo.
D'altronde il cinema è finzione. E non per un problema comportamentale. Gente disposta a portare le rose di notte ci sarebbe pure. Ma il cinema ti fa vedere uno che esce di casa, e subito dopo lo stesso tipoide suona alla porta della signorina colmo di rose, cioccolatini y palabras de amor. Nel mondo della non-finzione sarebbe una domenica notte: le pasticcerie sono chiuse, i fiorai sono chiusi, i benzinai altrettanto. Il solo andar cercando una combinazione aperta di questi 3 elementi trasforma l'intervallo di un fotogramma in una ricerca avventurosa e disperata della durata di ore. Inattuabile. Nei film ci si comincia a baciare sul divano e nell'inquadratura successiva si è nudi a letto a copulare. Romantico. Nella realtà-come-la-conosciamo bisogna togliersi i calzini. Meno romantico.
La pubblicità. Ce n'è una in cui una macchina viaggia affiancata ad un proiettile, stessa velocità. Il proiettile sta a sinistra, la macchina a destra. Il tizioide alla giuda deve svoltare a sx, ma ha paura. Decide allora di abbassare i finestrini e far attraversare al proiettile l'abitacolo. Bella prova. Ora: ammettiamo che sia possibile che un'auto viaggi alla stessa velocità di un proiettile, mi sorgono un paio di interrogativi fisici. Magari mi sbaglio, ma magari no.
1) Di che ha paura il tizio? Le macchina dovrebbe condividere lo stesso sistema di riferimento inerziale del proiettile, quindi sono reciprocamente fermi. Una macchina ferma che tocca un proiettile fermo non credo possa creare questi enormi danni. Mica esplode. Un colpo di pistola uccide per decelarazione.
2) Attraversando l'abitacolo dovrebbe cambiare la resistenza dell'aria interna sospinta dall'auto rispetto a quella esterna. Di questo non sono sicuro. Ma se è così, o il proiettile va a sfondare il parabrezza oppure il tipo alla guida è il dio della modulazione dell'acceleratore.
3) Nel video il proiettile va dritto. Cioè, non cade. Mi pare strano. La componente verticale del vettore velocità non dovrebbe venire influenzata da quella orizzontale. Andando alla velocità stessa del proiettile, noi nel sistema di riferimento automobile dovremmo vedere semplicemente un proiettile che cade. Da su a giù, con lo stesso moto con cui lo fanno tutti gravi, come diceva il buon Galilei. Ma magari il tempo nel mondo della pubblicità è dilatato. O come a casa Simpson, non obbedisce alle leggi della fisica.
La pubblicità. Ma anche il cinema, la televisione. Mi facevano notare che anche sei donna raramente qualcuno ti porta le rose nel bel mezzo della notte, come nei film. Sono d'accordo.
D'altronde il cinema è finzione. E non per un problema comportamentale. Gente disposta a portare le rose di notte ci sarebbe pure. Ma il cinema ti fa vedere uno che esce di casa, e subito dopo lo stesso tipoide suona alla porta della signorina colmo di rose, cioccolatini y palabras de amor. Nel mondo della non-finzione sarebbe una domenica notte: le pasticcerie sono chiuse, i fiorai sono chiusi, i benzinai altrettanto. Il solo andar cercando una combinazione aperta di questi 3 elementi trasforma l'intervallo di un fotogramma in una ricerca avventurosa e disperata della durata di ore. Inattuabile. Nei film ci si comincia a baciare sul divano e nell'inquadratura successiva si è nudi a letto a copulare. Romantico. Nella realtà-come-la-conosciamo bisogna togliersi i calzini. Meno romantico.
25 giugno 2006
Invidia: tutte le orme che hai mai lasciato e la paura che ti aspetta innanzi. Una gabbia in cui cade.
Ho ventiquattro anni, quasi venticinque: forse devo smetterla di sdraiarmi sul pavimento e di provarci gusto?
24 giugno 2006
La terra vista dallo strazio
Doghe in legno o rete metallica? Sta di fatto che il mio letto di notte se ne cammina con le sue brave gambette, se ne vaga bel bello nello spazio della mia stanza, nel mentre che io ignaro svolgo il mio quotidiano e notturno compito di rigenerazione neurale e viscerale. Esso spavaldo si discosta dal muro. Ed il mio demente cuscino ritiene sia una idea divertente nonchè originale andarsi a fare una gita nell'intercapedine che si viene a creare tra il suddetto letto e il suddetto muro. Ed il suddetto io resta colla testa sul materasso.
Scimmie spazialiiii. L'esercito delle 12 scimmie spaziali.
Intanto faccio finta di avere idee di economia, di neurologia computazionale, del sole, della coscienza, di John Searle, del comunismo reale, del processore Cell, di Google, di mistificatori, di gente che ci crede.
Non ricordo niente e devo organizzare tutto in liste. Anche il tempo. Anche le persone. Anche le liste.
Orchestra Polifemica di Itaca. Dirige Odisseo Laertenson.
Da una lettera di Max Stirner: "I falsi principi della nostra educazione, ovvero Umanesimo e Realismo".
Mentre salivo le scale mobili di Auchan, ho avuto viva l'impressione che tutti stessero per trasformarsi in zombie, affamati delle mie cervella. Ho iniziato a progettare un piano di fuga.
Nel 2048 ci sarà una grande guerra.
Scimmie spazialiiii. L'esercito delle 12 scimmie spaziali.
Intanto faccio finta di avere idee di economia, di neurologia computazionale, del sole, della coscienza, di John Searle, del comunismo reale, del processore Cell, di Google, di mistificatori, di gente che ci crede.
Non ricordo niente e devo organizzare tutto in liste. Anche il tempo. Anche le persone. Anche le liste.
Orchestra Polifemica di Itaca. Dirige Odisseo Laertenson.
Da una lettera di Max Stirner: "I falsi principi della nostra educazione, ovvero Umanesimo e Realismo".
Mentre salivo le scale mobili di Auchan, ho avuto viva l'impressione che tutti stessero per trasformarsi in zombie, affamati delle mie cervella. Ho iniziato a progettare un piano di fuga.
Nel 2048 ci sarà una grande guerra.
21 giugno 2006
Trapasso e chiudo
Mangio sei confetti bianchi. Invece di masticarli, li succhio fino ad arrivare alla nuda mandorla. La qualità dell'ultima partita comprata è inferiore alle precedenti: infatti la glassa si crepa non appena li metto in bocca, mentre il tempo necessario a sciogliersi è maggiore. Molte cose buone vengono mangiate solo in certe occasioni: i confetti ai matrimoni, alle comunioni e ai battesimi, il pandoro il torrone e il panettone a natale, la colomba a pasqua etc etc... Non ha molto senso. Le feste religiose legate ad un certo periodo dell'anno discendono da feste pagane del mondo agricolo. Oggi non si agricola più niente. Ops. Inavvertitamente ho masticato un confetto. Non sono riuscito a resistere. Come le FruitJoy. DeviDeviDeviDeviDevi... Masticar! Scuoto la testa.
Leggo 5,6,7,8,9. E questo. E questo.
Leggo 5,6,7,8,9. E questo. E questo.
19 giugno 2006
Abbracci sottobanco
Dopo aver letto un poco, ho richiuso il libro. Mi sono accorto di aver un segmento di pelle più scuro, sulla mano con cui tenevo il libro: era il punto su cui poggiava la costa, mentre tenevo le pagine divaricate con le dita della stessa, sola, mano. Con l'altra mano mi tengo la testa, grava di pensieri. Tra i tanti, uno prende il sopravvento: quello che facciamo con le mani definisce le diverse età della vita.
Perchè all'improvviso mi ricordo delle pellicine da strappare dalle dita dopo aver lavorato con la colla vinilica. Sia lodato l'odore inebriante del Vinavil. Perchè all'improvviso mi ricordo della meraviglia nello scoprire di potermi infilare degli spilli attraverso i primi strati di pelle senza provare dolore e di averlo utilizzato per spaventare le ragazze. Ragazzine loro, ragazzino io.
Adesso che i giorni assomigliano sempre più a fotografie dai colori errati, mi capita con più frequenza di pensare alla mia infanzia. Non so perchè.
Perchè all'improvviso mi ricordo delle pellicine da strappare dalle dita dopo aver lavorato con la colla vinilica. Sia lodato l'odore inebriante del Vinavil. Perchè all'improvviso mi ricordo della meraviglia nello scoprire di potermi infilare degli spilli attraverso i primi strati di pelle senza provare dolore e di averlo utilizzato per spaventare le ragazze. Ragazzine loro, ragazzino io.
Adesso che i giorni assomigliano sempre più a fotografie dai colori errati, mi capita con più frequenza di pensare alla mia infanzia. Non so perchè.
18 giugno 2006
Guida in FM. Modulazione di Frizione.
Ho finito ora di farmi la doccia. Fa un po' più freddino oggi. Il clima perfetto è quello con cui puoi farti la doccia senza sentire la differenza tra getto d'acqua presente e getto d'acqua assente. Sto crescendo una bella barba. Ancora a chiazze, ma perseverando riuscirò ad ottenere un aspetto molto saggio.
Vista la partita dei nostri indomiti azzurri. Gattuso eroe. Avevo scommesso 10 euro sulla vittoria degli USA. Ne avrei vinti 90. Sono stato avido e avrei potuto accontentarmi della quota del pareggio. Con questa debacle concludo la mia carriera di scommettitore legale. Mentre la guardavo mangiavo ancora patatine di mais. Non mi sono asciugato bene. Ho la schiena ancora bagnata e la sento premendola contro lo schienale della sedia.
Con la mia barba nuova, la testa rasata, gli occhiali da sole e la pelle nera potrò essere il nuovo Isaac Hayes e fare la voce di Chef.
Vista la partita dei nostri indomiti azzurri. Gattuso eroe. Avevo scommesso 10 euro sulla vittoria degli USA. Ne avrei vinti 90. Sono stato avido e avrei potuto accontentarmi della quota del pareggio. Con questa debacle concludo la mia carriera di scommettitore legale. Mentre la guardavo mangiavo ancora patatine di mais. Non mi sono asciugato bene. Ho la schiena ancora bagnata e la sento premendola contro lo schienale della sedia.
Con la mia barba nuova, la testa rasata, gli occhiali da sole e la pelle nera potrò essere il nuovo Isaac Hayes e fare la voce di Chef.
14 giugno 2006
Avvicendarsi di voglia di piangere con desiderio di spaccare cose
La rabbia esaurita. Finora questo anno è stato un (inserire un sinonimo meno drammatico di fallimento). Ho trovato due cose di grande valore e le sto trascurando, soprattutto una, la più importante. (inserire vere scuse). Sono arrabbiato con me stesso. Sisì arrabbiato come i cani, senza sinonimi. E sì questo è uno di quei post adolescenziali in cui è tutto nero e meno male che c'è il mio idolo Garrison che lo amo tanto. Boys don't cry e quella roba lì. Gosh. (inserire uno straccio di post credibile).
13 giugno 2006
Eingang und ausgang
Pensavo che le tre leggi della robotica fossero solo una trovata letteraria, un espediente creativo privo di qualsiasi applicabilità formale. Poi ho pensato che per un essere umano il comportamento morale è ben chiaro, anche se non formalizzato. Nell'intepretazione del linguaggio e nella capacità di manipolare concetti risiede la bontà di quelle regole. D'un tratto m'è parso chiaro che una macchina in grado di superare il test di Turing potrebbe essere forzata al rispetto delle tre regole, con minime difficoltà tecniche.
Penso che la medicina si fregi del titolo di disciplina scientifica, ma non ne applichi il metodo omonimo con la dovizia necessaria. Normalmente un'anamnesi si basa ancora sulla osservazione soggettiva del medico visitante, il quale ausculta, tasta, osserva, soppesa; se tra i sintomi riscontrati non ritrova una formula memorizzata durante il tirocinio, solo allora si decide a richiedere ulteriori esami. Alcuni di questi sono finalmente numerici, come l'analisi del sangue: la più utile tabella di cifre della vostra vita. Altri sono ancora approssimativi, come le lastre: potete solo sperare che il medico che le analizzerà possieda ancora la maggior parte dei decimi disponibili al suo senso visivo. Non parliamo poi delle operazioni. Auspico un mondo in cui il rivelamento delle malattie e la loro cura sia una operazione di fredda meccanica, numerica, elettronica; in cui un eventuale errore, oltre che statisticamente prevedibile, non debba essere attribuito alla negligenza umana.
La prossima è rivolta agli amatori di filosofia informatica. L'algoritmo di XOR swap è la dimostrazione non formale e congetturale che il paradigma di programmazione ad oggetti è una scelta fuori luogo, arida e infeconda: provate nella realtà a scambiare di posto a due oggetti senza transitare temporaneamente per un terzo luogo.
Penso che la medicina si fregi del titolo di disciplina scientifica, ma non ne applichi il metodo omonimo con la dovizia necessaria. Normalmente un'anamnesi si basa ancora sulla osservazione soggettiva del medico visitante, il quale ausculta, tasta, osserva, soppesa; se tra i sintomi riscontrati non ritrova una formula memorizzata durante il tirocinio, solo allora si decide a richiedere ulteriori esami. Alcuni di questi sono finalmente numerici, come l'analisi del sangue: la più utile tabella di cifre della vostra vita. Altri sono ancora approssimativi, come le lastre: potete solo sperare che il medico che le analizzerà possieda ancora la maggior parte dei decimi disponibili al suo senso visivo. Non parliamo poi delle operazioni. Auspico un mondo in cui il rivelamento delle malattie e la loro cura sia una operazione di fredda meccanica, numerica, elettronica; in cui un eventuale errore, oltre che statisticamente prevedibile, non debba essere attribuito alla negligenza umana.
La prossima è rivolta agli amatori di filosofia informatica. L'algoritmo di XOR swap è la dimostrazione non formale e congetturale che il paradigma di programmazione ad oggetti è una scelta fuori luogo, arida e infeconda: provate nella realtà a scambiare di posto a due oggetti senza transitare temporaneamente per un terzo luogo.
12 giugno 2006
Libera traduzione del famoso testo: "I like monkeys"
A ME PIACCIONO LE SCIMMIE
A me piacciono le scimmie.
Il negozio di animali le vendeva a cinque centesimi il pezzo. Ho pensato fosse strano, visto che normalmente sarebbero costate un paio di centoni l'una. Ma a caval donato non si guarda in bocca. Ne ho comprate 200. A me piacciono le scimmie.
Ho portato le mie 200 scimmie a casa. Ho una macchina grande. Una l'ho lasciata guidare. Il suo nome era Sigmund. Era ritardata. In realtà nessuna di loro era particolarmente brillante. Continuavano a darsi pugni sui genitali. Io ridevo. Poi hanno preso a pugni i miei genitali. Ho smesso di ridere.
Le ho ammassate nella mia stanza. Non si sono adattate molto bene al loro nuovo ambiente. Continuavano ad urlare, a buttarsi dal divano a gran velocità e ad andare a sbattere contro il muro. Nonostante all'inizio fosse divertente, lo spettacolo ha perso il suo interesse verso metà della terza ora.
Due ore più tardi, ho capito perchè tutte quelle scimmie fossero così a buon mercato: morirono tutte. Per nessuna ragione apparente. Si sono praticamente spente. Come quando compri un pesce rosso e muore cinque ore dopo. Dannate scimmie economiche.
Non sapevo cosa fare. C'erano 200 scimmie morte stese su tutta la mia stanza, sul letto, nell'armadio, appese alla libreria. Sembrava che avessi 200 tappetini scendiletto.
Ho provato ha a scaricarne una nel water. Non ha funzionato. S'è incastrata. Così c'erano una scimma morta e bagnata e 199 scimmie morte e asciutte.
Ho provato a far finta che fossero semplicemente animali impagliati. Ha funzionato per un po', finchè non hanno iniziato a decomporsi. C'era una puzza terribile.
Dovevo andare in bagno, ma c'era ancora la scimmia incastrata e non volevo chiamare l'idraulico. Ho cominciato ad avere qualche imbarazzo.
Ho provato a rallentare la decomposizione, surgelandole. Sfortunatamente c'era spazio a sufficienza solo per due scimmie alla volta e quindi dovevo cambiarle ogni trenta secondi. Ho dovuto anche mangiare tutto il cibo del frigorifero, per non farlo andare a male.
Ho provato a bruciarle. Non sapevo che il mio letto fosse infiammabile. Sono stato costretto ad estinguere l'incendio.
Così c'erano una scimmia morta e bagnata nel mio bagno, due scimmie morte e congelate nel frigorifero e 197 scimmie morte e bruciacchiate ammonticchiate sul mio letto. E l'odore non migliorava.
Mi sono agitato per la mia incapacità di sistemare le mie scimmie e di usare il bagno. Ho picchiato violentemente una delle mie scimmie. Mi sono sentito meglio.
Ho provato a buttarle via, ma l'omino della nettezza urbana ha detto che loro non erano autorizzati a trattare primati carbonizzati. Gli ho detto che ne avevo anche uno bagnato. Non ha potuto prendere nemmeno quello. Non mi sono preso la briga di chiedergli di quelle congelate.
Poi finalmente ho trovato una soluzione. Le ho date via come regali di natale. I miei amici non sapevano esattamente cosa dire. Hanno fatto finta che gli piacessero, ma mi sono accorto che stavano mentendo. Ingrati. Così li ho presi a pugni sui genitali.
10 giugno 2006
Pubbliche scuse in pubblica piazza
Sulla terrazza stanno ultimando i preparativi per la festa. Palloncini, di quei colori un po' smunti con cui sono decorati i palloncini, sono appesi agli ombrelloni sopra i tavoli; la domestica finisce di sistemare il buffet. Io li guardo e aggrotto le sopracciglia, perché intanto il sole sta tramontando e mi brucia gli occhi. Non è la mia festa, non è la mia terrazza, non è la mia domestica, ma soprattutto non è il mio buffet. Oggi, all'uscita di scuola, i ragazzi non vendevano i libri ma si sgavettonavano amaramente, senza rispetto. Mentre a me che li guardavo infastidito si spegneva nuovamente il motore. Ero sicuro che se uno di loro avesse osato gettare dell'acqua contro me od il mio passeggero non avrei esitato a scendere e rincorrerlo, per procurargli più dolore possibile. Una reazione esagerata? lo spero. Ora, se volete scusarmi, vado a succhiare altra polpa azzurra. La fame non passa mai. Ho fame. Di cosa hai fame? Di cibo, prima di tutto. Di tentazioni. Di sortilegi. Di piacere senza colpa. Piacere il sostantivo, non il verbo. Senza colpa, succhiandone la polpa. Sono già stanco ed ancora non ho combinato nulla. Fastidio, nervosismo, girare in tondo, non riuscire a star seduto, aprire la finestra, chiudere la finestra, prendere il libro, sfogliarlo svogliato, chiudere il libro, andare in cucina, mangiare una ciliegia, tornare in camera, controllare la posta, aprire i siti dei quotidiani, nessuna notizia, ricontrollare la posta, accendere la tv, girare tutti i canali, niente da vedere, spegnere la tv, lanciare firefox, preferiti, cartella "blogs", apri tutti in tab separate, nessun nuovo post, chiudere firefox. Sono già stanco ed ancora non ho combinato nulla.
08 giugno 2006
Rouge, comme ton yeux ouvert
Era un pittore, e anche molto bravo, sebbene fosse poco conosciuto. Sentii parlare di lui per la prima volta ad una festa tra amici, alla quale lui stesso era invitato, e ne rimasi affascinata. Non so come riuscii a parlargli. Parlammo d’arte, di musica, di molto altro, e mi accorsi che per qualche strana alchimia, lui sapeva di me molte più cose di quante io ne sapessi di lui. Ma questo era solo un dettaglio. Mi parlò del suo laboratorio, e di tutto ciò che vi era dentro, della sua casa e del modo in cui la abitava. Gli dissi che avrei desiderato visitare il suo laboratorio, e mentre lo facevo, sentii un brivido percorrermi la schiena. Un laboratorio; il laboratorio di un pittore, certo, ma non valeva sicuramente un brivido. Oppure si?
Mi aprì la porta con un gattino nero in braccio. Era alto, molto più alto di quanto ricordassi, e aveva un viso squadrato, gli occhi verdi e penetranti. La barba incolta contribuiva a rendere il suo sguardo più intenso. Mi accolse con una carezza sulla spalla e con un sorriso. Mi fece strada attraverso il contorto corridoio mostrandosi felice del fatto che avessi mantenuto la promessa di andarlo presto a trovare.
Quell’uomo mi illanguidiva. Erano i suoi modi, era la sua voce, non so cosa fosse ma so solo che mentre ci guardavamo e parlavamo a bassa voce stesi sul suo sofà, io guardavo l’enorme gatta nera che si strusciava contro le sue gambe -non quello di prima, questo era un gatto adulto- e desideravo essere lei. E lo desiderai così forte che ci trovammo vicini, con le mani dell’uno addosso all’altra. La mia lingua percorreva le sue labbra e si insinuava dentro mentre lui, con le mani, mi esplorava avido. Misi le mie mani sotto la sua camicia mentre con la bocca assaporavo il suo collo, e lui mi stringeva i seni. Poi mi scostò delicatamente e mi prese per mano, alzandosi. Vieni, mi disse, ti porto in un bel posto.
La sua camera da letto era monumentale, ma in quel momento non mi prese più di tanto; in quel momento c’era qualcos’altro da cui desideravo farmi prendere. Aveva della mani grandi, nodose, calde, con le quali mi spogliò. Mi misi a cavalcioni su di lui, steso sul letto, ed iniziai a spogliarlo a mia volta. Sentivo la sua erezione premere contro il tessuto dei pantaloni, sempre più fiera.
Avvicinò le labbra ai miei seni, mentre con una mano si insinuava tra le mie gambe. Ero bagnata, molto, e le sue dita scivolavano dentro, facendomi gemere.
Era disteso sopra di me, la sua lingua mi percorreva tutta. Scese ad incorniciare l’ombelico, poi mi allargò le gambe ancora di più. Sentii la sua bocca sul mio clitoride, e la sua lingua insinuarsi dentro. La mia vagina pulsava mentre mi assaporava. Lo sentivo lambirmi con violenza e il piacere si irradiava attraverso il mio corpo tremante e non ne avevo abbastanza, no. E lui non ne aveva abbastanza di darmi piacere. Soffocai un grido e lui mi baciò, restituendomi il mio sapore.
Gattonavo sul letto. Ero la gatta nera che si strusciava contro le sue gambe, ero tutto ciò che avevo sempre desiderato. Quando mi voltai, lo sentii muoversi di scatto sul letto, poi aggrapparsi con violenza ai miei fianchi, stringendomi, attirandomi a lui. Il suo sesso strusciava contro il mio e mi faceva ansimare, stringere i denti e il lenzuolo tra le unghie, mentre prepotente entrava in me. Lo sentii scivolare, sicuro e possente, ed emisi un gemito di piacere, tremante. Si muoveva dentro di me come fossi la morte. Sentivo le sue mani stringere e graffiarmi i fianchi, le sentivo a stringermi i capezzoli, ad accarezzarmi il clitoride e tra le labbra. Sentivo il respiro selvaggio e forzato, mentre si muoveva sempre più forte, ed io con lui. Volevo soltanto sentirlo di più. Sentirlo dentro così forte fino a morirne. Con un gemito arreso venne dentro di me, mi inondò del suo seme caldo, ed io urlai sentendomi esplodere un fuoco liquido tra le gambe.
Restammo li stesi a baciarci per non so quanto tempo. L’unica cosa certa era la sua barba che mi graffiava il viso. Feci scivolare la mia bocca sulla sua pancia, a mordere la pelle sottile, poi scesi ad accarezzare con la punta della lingua il suo pene, che tornò ad essere fiero come lo era stato poco prima, senza alcuna ombra di incertezza. Ne accarezzai il contorno, sentendolo ansimare e gemere. Poi presi il suo membro in bocca e iniziai a succhiare, finché non mi riempì la bocca di sé mentre mi teneva la testa con le mani. Igoiai. Lo volevo tutto per me.
Poi salii su di lui, mentre mi divorava con lo sguardo. Mentre facevo scorrere il suo pene dentro di me, lui mi stringeva; ed io gemetti, sentendolo riempirmi. Iniziai a muovere i fianchi sempre più avida. L’espressione del suo viso non faceva altro che incitarmi ad una danza violenta. Stringeva i denti soffocando i suoi gemiti, e le sue mani stringevano sempre, stringevano forte. Mi muovevo selvaggiamente, così forte da farmi male, ma non mi importava più di nulla, ormai. Venni, e lui subito dopo. Poi ci addormentammo, ansimando ancora, sudati, l’una nelle braccia dell’altro.
Mi svegliai a notte inoltrata. Un’abat-jour irradiava la stanza di un arancione smorto. Ero nuda sul letto. Non c’era traccia di lui, né dei miei vestiti. Mi alzai di scatto, con l’intenzione di cercarlo. Con qualche intenzione. Ma ripiombai sul letto, e solo allora mi accorsi che il mio polso destro era legato alla testata in ferro battuto da un sottile filo di cuoio girato più e più volte intorno ad esso, e mi faceva sempre più male. Lo chiamai, ma non ottenni nessuna risposta. Riuscii a slegarmi e mi misi a cercarlo. Che gran cazzata, andare a casa di uno sconosciuto, ma ancora, nonostante tutto, non riuscivo a pentirmene. Quando arrivai in fondo al corridoio sentii una mano percorrermi la schiena. Mi voltai e lo vidi dietro di me. Nudo, con un frustino nero in mano. Mi spinse contro il muro stringendomi un fianco con la mano, mentre con l’altra infilò il manico del frustino tra le mie gambe, spingendolo dentro. Trattenni il respiro. Lui si avvicinò a sussurrarmi qualcosa all’orecchio. <<>>. Velluto liquido che mi scivolò sul collo.
Chiedimi qualunque cosa.*
*(Michel Faber; Il petalo cremisi e il bianco)
Mi aprì la porta con un gattino nero in braccio. Era alto, molto più alto di quanto ricordassi, e aveva un viso squadrato, gli occhi verdi e penetranti. La barba incolta contribuiva a rendere il suo sguardo più intenso. Mi accolse con una carezza sulla spalla e con un sorriso. Mi fece strada attraverso il contorto corridoio mostrandosi felice del fatto che avessi mantenuto la promessa di andarlo presto a trovare.
Quell’uomo mi illanguidiva. Erano i suoi modi, era la sua voce, non so cosa fosse ma so solo che mentre ci guardavamo e parlavamo a bassa voce stesi sul suo sofà, io guardavo l’enorme gatta nera che si strusciava contro le sue gambe -non quello di prima, questo era un gatto adulto- e desideravo essere lei. E lo desiderai così forte che ci trovammo vicini, con le mani dell’uno addosso all’altra. La mia lingua percorreva le sue labbra e si insinuava dentro mentre lui, con le mani, mi esplorava avido. Misi le mie mani sotto la sua camicia mentre con la bocca assaporavo il suo collo, e lui mi stringeva i seni. Poi mi scostò delicatamente e mi prese per mano, alzandosi. Vieni, mi disse, ti porto in un bel posto.
La sua camera da letto era monumentale, ma in quel momento non mi prese più di tanto; in quel momento c’era qualcos’altro da cui desideravo farmi prendere. Aveva della mani grandi, nodose, calde, con le quali mi spogliò. Mi misi a cavalcioni su di lui, steso sul letto, ed iniziai a spogliarlo a mia volta. Sentivo la sua erezione premere contro il tessuto dei pantaloni, sempre più fiera.
Avvicinò le labbra ai miei seni, mentre con una mano si insinuava tra le mie gambe. Ero bagnata, molto, e le sue dita scivolavano dentro, facendomi gemere.
Era disteso sopra di me, la sua lingua mi percorreva tutta. Scese ad incorniciare l’ombelico, poi mi allargò le gambe ancora di più. Sentii la sua bocca sul mio clitoride, e la sua lingua insinuarsi dentro. La mia vagina pulsava mentre mi assaporava. Lo sentivo lambirmi con violenza e il piacere si irradiava attraverso il mio corpo tremante e non ne avevo abbastanza, no. E lui non ne aveva abbastanza di darmi piacere. Soffocai un grido e lui mi baciò, restituendomi il mio sapore.
Gattonavo sul letto. Ero la gatta nera che si strusciava contro le sue gambe, ero tutto ciò che avevo sempre desiderato. Quando mi voltai, lo sentii muoversi di scatto sul letto, poi aggrapparsi con violenza ai miei fianchi, stringendomi, attirandomi a lui. Il suo sesso strusciava contro il mio e mi faceva ansimare, stringere i denti e il lenzuolo tra le unghie, mentre prepotente entrava in me. Lo sentii scivolare, sicuro e possente, ed emisi un gemito di piacere, tremante. Si muoveva dentro di me come fossi la morte. Sentivo le sue mani stringere e graffiarmi i fianchi, le sentivo a stringermi i capezzoli, ad accarezzarmi il clitoride e tra le labbra. Sentivo il respiro selvaggio e forzato, mentre si muoveva sempre più forte, ed io con lui. Volevo soltanto sentirlo di più. Sentirlo dentro così forte fino a morirne. Con un gemito arreso venne dentro di me, mi inondò del suo seme caldo, ed io urlai sentendomi esplodere un fuoco liquido tra le gambe.
Restammo li stesi a baciarci per non so quanto tempo. L’unica cosa certa era la sua barba che mi graffiava il viso. Feci scivolare la mia bocca sulla sua pancia, a mordere la pelle sottile, poi scesi ad accarezzare con la punta della lingua il suo pene, che tornò ad essere fiero come lo era stato poco prima, senza alcuna ombra di incertezza. Ne accarezzai il contorno, sentendolo ansimare e gemere. Poi presi il suo membro in bocca e iniziai a succhiare, finché non mi riempì la bocca di sé mentre mi teneva la testa con le mani. Igoiai. Lo volevo tutto per me.
Poi salii su di lui, mentre mi divorava con lo sguardo. Mentre facevo scorrere il suo pene dentro di me, lui mi stringeva; ed io gemetti, sentendolo riempirmi. Iniziai a muovere i fianchi sempre più avida. L’espressione del suo viso non faceva altro che incitarmi ad una danza violenta. Stringeva i denti soffocando i suoi gemiti, e le sue mani stringevano sempre, stringevano forte. Mi muovevo selvaggiamente, così forte da farmi male, ma non mi importava più di nulla, ormai. Venni, e lui subito dopo. Poi ci addormentammo, ansimando ancora, sudati, l’una nelle braccia dell’altro.
Mi svegliai a notte inoltrata. Un’abat-jour irradiava la stanza di un arancione smorto. Ero nuda sul letto. Non c’era traccia di lui, né dei miei vestiti. Mi alzai di scatto, con l’intenzione di cercarlo. Con qualche intenzione. Ma ripiombai sul letto, e solo allora mi accorsi che il mio polso destro era legato alla testata in ferro battuto da un sottile filo di cuoio girato più e più volte intorno ad esso, e mi faceva sempre più male. Lo chiamai, ma non ottenni nessuna risposta. Riuscii a slegarmi e mi misi a cercarlo. Che gran cazzata, andare a casa di uno sconosciuto, ma ancora, nonostante tutto, non riuscivo a pentirmene. Quando arrivai in fondo al corridoio sentii una mano percorrermi la schiena. Mi voltai e lo vidi dietro di me. Nudo, con un frustino nero in mano. Mi spinse contro il muro stringendomi un fianco con la mano, mentre con l’altra infilò il manico del frustino tra le mie gambe, spingendolo dentro. Trattenni il respiro. Lui si avvicinò a sussurrarmi qualcosa all’orecchio. <<>>. Velluto liquido che mi scivolò sul collo.
Chiedimi qualunque cosa.*
*(Michel Faber; Il petalo cremisi e il bianco)
07 giugno 2006
Questo è un incentivo all'imprenditoria giovanile
Al mondo esistono molti signori, ma ai signori non esistono molti mondi. Questo è certo, più che certo. Voglio raccontare però di un gran signore. Questo gran signore era un signore Pacifico, che teneva sempre Gli Occhi Al Cielo. Aveva a cuore i suoi lettori, e ci teneva a non ferirli, ma questo gran signore non sono io, no. Almeno non stasera, quindi sarò me. Preparatevi, bravi lettori del nostro affezionatissimo gran signore, ad essere feriti. Preparatevi, si, al turpiloquio e alla pornografia.
P.S. Non me ne frega un cazzo se non lo finisco prima di mezzanotte.
Voglio dedicare questo post alle persone noiose, a quelle stupide, a quelle che non so…insomma…
Ieri sera ad una festa di compleanno. All’inizio un po’ di noia, ma poi tutto si è sistemato…ad un certo punto questo ragazzo, peraltro il ragazzo di una mia amica, si mette a fare il sacerdote. Involontariamente, certo. Cosa che S. gli fa subito notare. (S. fa subito notare tutto, tranne quando hai le labbra sporche di gelato. Te lo dice dopo mezz’ora che cammini in mezzo alla gente e, accorgendoti degli sguardi strani che ti vengono buttati addosso, le chiedi: “ma ho le labbra sporche di gelato?” e lei: “eh…si”). Lui a questo punto accentua. Devo avergli fatto un po’ tenerezza. Stavo appunto sporgendomi fuori dal terrazzo per lacrimare addosso ad un signore in bicicletta, con la seria intenzione di farlo fuori. Oh! Io non dedico post a nessuno. Mi guardava in modo strano, l’ha fatto per tutta la serata. E non avevo le labbra sporche di gelato, sia chiaro.
Non è un buon periodo, no. Non so neppure scrivere ora. Mi cospargo il capo di cenere. Scusami, scusami, scusami. Sono brava eh?
Ohhhh lover, iu sciuld’v cooom ooover… cos its noo tu leeeiit…
Seduta sulla sedia a gambe incrociate, vestita di nero, mangiava contemporaneamente le unghie dei due pollici, congiungendo i due pugni chiusi delle mani. Le mangiava. Sembrava che pregasse. Poi, sempre guardando in basso, si tormentava un ricciolo con entrambe le mani. Le sue mani erano inseparabili: mangiava con entrambe le mani, scriveva con entrambe le mani, picchiava con entrambe le mani, si masturbava con entrambe le mani. E guardava entrambe le mani; guardando disse: “Senti, mi dispiace…io…non so essere perfetta. Davvero, ce la metto tutta, ma non mi riesce. Credo che sia meglio morire un po’, si…mi dovrei calmare…morire un po’…morire un po’…morire un po’…morire un…morire…mor…mo…m…mmm”
16. Ehm…direttore? Io avrei finito…
17. Ohhh, bene bene…che dici ti andrebbe di…
18. Cough! Cough! Mi scusi…questa tosse…(il direttore è un porco!)
19. Dicevo…
20. Si, si, signor direttore…a domani. Passi anche lei una buona serata…
Sbam! <- Porta che viene chiusa sbattendo, non si sa se dal direttore o dalla ragazzetta. Non si hanno per ora notizie certe.
Ossequiosamente vostra…
(sguardo malefico e ghigno sono compresi nel prezzo)
(sguardo malefico e ghigno sono compresi nel prezzo)
P.S. Non me ne frega un cazzo se non lo finisco prima di mezzanotte.
Voglio dedicare questo post alle persone noiose, a quelle stupide, a quelle che non so…insomma…
Ieri sera ad una festa di compleanno. All’inizio un po’ di noia, ma poi tutto si è sistemato…ad un certo punto questo ragazzo, peraltro il ragazzo di una mia amica, si mette a fare il sacerdote. Involontariamente, certo. Cosa che S. gli fa subito notare. (S. fa subito notare tutto, tranne quando hai le labbra sporche di gelato. Te lo dice dopo mezz’ora che cammini in mezzo alla gente e, accorgendoti degli sguardi strani che ti vengono buttati addosso, le chiedi: “ma ho le labbra sporche di gelato?” e lei: “eh…si”). Lui a questo punto accentua. Devo avergli fatto un po’ tenerezza. Stavo appunto sporgendomi fuori dal terrazzo per lacrimare addosso ad un signore in bicicletta, con la seria intenzione di farlo fuori. Oh! Io non dedico post a nessuno. Mi guardava in modo strano, l’ha fatto per tutta la serata. E non avevo le labbra sporche di gelato, sia chiaro.
Non è un buon periodo, no. Non so neppure scrivere ora. Mi cospargo il capo di cenere. Scusami, scusami, scusami. Sono brava eh?
Ohhhh lover, iu sciuld’v cooom ooover… cos its noo tu leeeiit…
Seduta sulla sedia a gambe incrociate, vestita di nero, mangiava contemporaneamente le unghie dei due pollici, congiungendo i due pugni chiusi delle mani. Le mangiava. Sembrava che pregasse. Poi, sempre guardando in basso, si tormentava un ricciolo con entrambe le mani. Le sue mani erano inseparabili: mangiava con entrambe le mani, scriveva con entrambe le mani, picchiava con entrambe le mani, si masturbava con entrambe le mani. E guardava entrambe le mani; guardando disse: “Senti, mi dispiace…io…non so essere perfetta. Davvero, ce la metto tutta, ma non mi riesce. Credo che sia meglio morire un po’, si…mi dovrei calmare…morire un po’…morire un po’…morire un po’…morire un…morire…mor…mo…m…mmm”
16. Ehm…direttore? Io avrei finito…
17. Ohhh, bene bene…che dici ti andrebbe di…
18. Cough! Cough! Mi scusi…questa tosse…(il direttore è un porco!)
19. Dicevo…
20. Si, si, signor direttore…a domani. Passi anche lei una buona serata…
Sbam! <- Porta che viene chiusa sbattendo, non si sa se dal direttore o dalla ragazzetta. Non si hanno per ora notizie certe.
05 giugno 2006
Intempestiva risposta Teresae, con scuse
Le scuse sono per il ritardo: prosegue l'idiosincrasia per i commenti e le risposte ai commenti.
Rispondere sul blog alla critica al blog-in-sé è ironico, lo so. Ma così chiudiamo il cerchio, e poi possiamo uscire a farci una bella mangiata di gelato. Io prendo anche una ciotola di quei salatini piccanti, buonissimi. La prendo alla lontana: c'era una volta la lingua, la voce. Poi a cascata le parole. Un bel giorno, uno probabilmente pazzo usò una parola per qualcosa che non esisteva. E da quell'infausto momento tutti cominciarono a pensare. Lo facevano e lo fanno solo attraverso il linguaggio e le parole. La brutta notizia è che oggi posso pensare senza aprire la bocca; anche se non avessi la lingua non vi sarebbe differenza. Codardo, è vero: metto la testa dentro un sacchetto di cartoncino e ci faccio due buchi per gli occhi. "Esci fuori" mi dici, "le parole vere sono quelle raccontate". Anch'io risolvo ogni questione nei temi della vita e della morte: non le mie, ma quelle del tempo.
Anche tu hai saltato questo spazio bianco a piè pari, ma non potresti scavalcare nello stesso modo leggiadro le eternità di silenzio che io metterei in questo stesso discorso, pronunciato a voce. Così ho ucciso il tempo.
E poi impedisco a forme stantie e ripetitive di depositarsi e sedimentare. Evito la rigidità laddove l'elasticità è tutto.
E poi sono solo parole.
Qui prevengo la logorrea (non la curo perchè non ne sono affetto). Là fuori mangio i salatini piccanti: in silenzio, finalmente.
Le scuse sono anche per una risposta in prosa ad una questio in poesia.
(mi riservo inoltre il diritto di tornare sull'argomento ed argomentare ancora)
Rispondere sul blog alla critica al blog-in-sé è ironico, lo so. Ma così chiudiamo il cerchio, e poi possiamo uscire a farci una bella mangiata di gelato. Io prendo anche una ciotola di quei salatini piccanti, buonissimi. La prendo alla lontana: c'era una volta la lingua, la voce. Poi a cascata le parole. Un bel giorno, uno probabilmente pazzo usò una parola per qualcosa che non esisteva. E da quell'infausto momento tutti cominciarono a pensare. Lo facevano e lo fanno solo attraverso il linguaggio e le parole. La brutta notizia è che oggi posso pensare senza aprire la bocca; anche se non avessi la lingua non vi sarebbe differenza. Codardo, è vero: metto la testa dentro un sacchetto di cartoncino e ci faccio due buchi per gli occhi. "Esci fuori" mi dici, "le parole vere sono quelle raccontate". Anch'io risolvo ogni questione nei temi della vita e della morte: non le mie, ma quelle del tempo.
Anche tu hai saltato questo spazio bianco a piè pari, ma non potresti scavalcare nello stesso modo leggiadro le eternità di silenzio che io metterei in questo stesso discorso, pronunciato a voce. Così ho ucciso il tempo.
E poi impedisco a forme stantie e ripetitive di depositarsi e sedimentare. Evito la rigidità laddove l'elasticità è tutto.
E poi sono solo parole.
Qui prevengo la logorrea (non la curo perchè non ne sono affetto). Là fuori mangio i salatini piccanti: in silenzio, finalmente.
Le scuse sono anche per una risposta in prosa ad una questio in poesia.
(mi riservo inoltre il diritto di tornare sull'argomento ed argomentare ancora)
04 giugno 2006
Nota: L'alunno entra in classe in orario e risponde educatamente all'appello
Le proporzioni per una freccia dalle forme armoniche
Larghezza testa: 2 su 5
Larghezza corpo: 3 su 5
Altezza testa: 4 su 5
Altezza corpo: 2 su 5
Quando usare i due punti e quando il punto e virgola. Il punto ed il ritorno a capo. Appunto: produrre una serie di lavori, ognuno dedicato ad una figura retorica. Il punto debole dei videogiochi: non possono andare al di là di quelle situazioni che sono preprogrammate; niente a che vedere con la vita reale! Anche se... il tempo dopotutto è una forma di preprogrammazione, no? Una volta presi per buoni i concetti di causa ed effetto, non c'è scampo. Tutto è l'effetto di una causa precedente e allo stesso tempo causa di tutti gli effetti successivi. Va, che magari torno a divertirmi di nuovo! E tutto quello di cui avevo bisogno era un nuovo linguaggio! Potrei trarne conclusioni dal sapore filosofico, ma non ve n'è bisogno. Ora voglio pensare agli elementi e ai cambiamenti di stato. Il ghiaccio che diventa subito vapore, sublimando. Voglio pensare alle piante che, foraggiate energicamente da fratello sole, prendono gli elementi più semplici che trovano intorno a loro e vivono arrocandoli in catene sempre più lunghe. E il resto della vita che parassitamente sopravvive spezzando queste catene. Nono, fermi un attimo. Non c'è niente di razzista, anche perchè non di razze si tratta, ma di regni diversi. Mi preparo alla guerra, piuttosto, e non perchè voglio la pace. Se riconoscete il tono delle mie parole, allora capirete il vero scopo di queste mie frasi. Porgerò l'altra guancia, ma solo a graffi e a sanguinolenti tagli.
Larghezza testa: 2 su 5
Larghezza corpo: 3 su 5
Altezza testa: 4 su 5
Altezza corpo: 2 su 5
Quando usare i due punti e quando il punto e virgola. Il punto ed il ritorno a capo. Appunto: produrre una serie di lavori, ognuno dedicato ad una figura retorica. Il punto debole dei videogiochi: non possono andare al di là di quelle situazioni che sono preprogrammate; niente a che vedere con la vita reale! Anche se... il tempo dopotutto è una forma di preprogrammazione, no? Una volta presi per buoni i concetti di causa ed effetto, non c'è scampo. Tutto è l'effetto di una causa precedente e allo stesso tempo causa di tutti gli effetti successivi. Va, che magari torno a divertirmi di nuovo! E tutto quello di cui avevo bisogno era un nuovo linguaggio! Potrei trarne conclusioni dal sapore filosofico, ma non ve n'è bisogno. Ora voglio pensare agli elementi e ai cambiamenti di stato. Il ghiaccio che diventa subito vapore, sublimando. Voglio pensare alle piante che, foraggiate energicamente da fratello sole, prendono gli elementi più semplici che trovano intorno a loro e vivono arrocandoli in catene sempre più lunghe. E il resto della vita che parassitamente sopravvive spezzando queste catene. Nono, fermi un attimo. Non c'è niente di razzista, anche perchè non di razze si tratta, ma di regni diversi. Mi preparo alla guerra, piuttosto, e non perchè voglio la pace. Se riconoscete il tono delle mie parole, allora capirete il vero scopo di queste mie frasi. Porgerò l'altra guancia, ma solo a graffi e a sanguinolenti tagli.
01 giugno 2006
Da due stanze siderali
A...patia
B...analità
C...ontrari
D...emoni
E...leganza
F...uga
G...emito
H...ustler
I...ndecenza
L...ingua
M...aledetto
N...essuno
O...rigami
P...untura
Q...ualunque
R...incorsa
S...atellite
T...ramestio
U...lcera
V...aghezza
Z...ero
Questa era una canzone. Ora due frasi ad effetto:
Ognuno ha le sue manie. Ognuno ha le sue mani.
Smettete di chiamarli clochard. E sMeTtEtE dI sCrIvErE cOsI'.
B...analità
C...ontrari
D...emoni
E...leganza
F...uga
G...emito
H...ustler
I...ndecenza
L...ingua
M...aledetto
N...essuno
O...rigami
P...untura
Q...ualunque
R...incorsa
S...atellite
T...ramestio
U...lcera
V...aghezza
Z...ero
Questa era una canzone. Ora due frasi ad effetto:
Ognuno ha le sue manie. Ognuno ha le sue mani.
Smettete di chiamarli clochard. E sMeTtEtE dI sCrIvErE cOsI'.
31 maggio 2006
Suoni o suini
Sono profondamente.
Narciso.
Quindi raccolgo qui quello che ho scritto altrove.
Quindi raccolgo qui quello che ho scritto oggi.
Quindi raccolgo qui quello che ho scritto e mi potrebbe anche.
Piacere.
Guardando CSI si possono imparare molte cose. Tipo che la risata è un istinto scatenato dai temi più "animaleschi" con cui l'uomo ha a che fare: il sesso, il cibo, la scatologia, la morte. Ridiamo della nostra natura mortale. Così, il sesso mancante tra un uomo e una donna, invece che immorale, è immortale.
Preso l'insieme delle cose che avanzano per scatti e quello delle cose che subiscono un moto, l'orgoglio appartiene all'intersezione di questi due insiemi.
La selezione naturale s'applica domesticamente anche all'inanimato. La legge del più forte. Cioè, di chi grida più forte.
Ma è vero che la definizione di amico è sempre implicita? E anche quella di innamorato. Solo a posteriori sarà giudicato il tuo comportamento, se consono a quello di un vero amico. Potrebbe essere una categoria Kantiana, un archetipo Jungiano, un imprinting Disneyano. Vabè, non volevo entrare nel merito. E non c'entra niente.
Se non guardare è un lusso, vedere veramente è sovversivo.
Al tempo della mia scuola elementare si chiamavano pensierini. E non riuscivo ad inquadrare il corsivo nella rigidezza delle righe di un quaderno. Sbarre. Mi piacerebbe reincontrare la mia giovane maestra del doposcuola, Stefania. Dopo i compiti, rifatta la cartella, di solito sceglievo i lego.
Sotto quel porticato ci sono statue di fiorentini illustri. Machiavelli, ad esempio. Machiavelli con una sola "c", mi raccomando. "Machiavelli senza macchia" ripeteva la mia professoressa di lettere. Peccato che su quella statua vi sia scritto:
MACCHIAVELLI
Mmm... non so...
Lo dico?
Lo posso dire?
Ok.
Lo dico:
Germi vale una Smells like teen spirit.
Ecco, l'ho detto.
((chi rintraccia il tutto vince un premio))
Narciso.
Quindi raccolgo qui quello che ho scritto altrove.
Quindi raccolgo qui quello che ho scritto oggi.
Quindi raccolgo qui quello che ho scritto e mi potrebbe anche.
Piacere.
Guardando CSI si possono imparare molte cose. Tipo che la risata è un istinto scatenato dai temi più "animaleschi" con cui l'uomo ha a che fare: il sesso, il cibo, la scatologia, la morte. Ridiamo della nostra natura mortale. Così, il sesso mancante tra un uomo e una donna, invece che immorale, è immortale.
Preso l'insieme delle cose che avanzano per scatti e quello delle cose che subiscono un moto, l'orgoglio appartiene all'intersezione di questi due insiemi.
La selezione naturale s'applica domesticamente anche all'inanimato. La legge del più forte. Cioè, di chi grida più forte.
Ma è vero che la definizione di amico è sempre implicita? E anche quella di innamorato. Solo a posteriori sarà giudicato il tuo comportamento, se consono a quello di un vero amico. Potrebbe essere una categoria Kantiana, un archetipo Jungiano, un imprinting Disneyano. Vabè, non volevo entrare nel merito. E non c'entra niente.
Se non guardare è un lusso, vedere veramente è sovversivo.
Al tempo della mia scuola elementare si chiamavano pensierini. E non riuscivo ad inquadrare il corsivo nella rigidezza delle righe di un quaderno. Sbarre. Mi piacerebbe reincontrare la mia giovane maestra del doposcuola, Stefania. Dopo i compiti, rifatta la cartella, di solito sceglievo i lego.
Sotto quel porticato ci sono statue di fiorentini illustri. Machiavelli, ad esempio. Machiavelli con una sola "c", mi raccomando. "Machiavelli senza macchia" ripeteva la mia professoressa di lettere. Peccato che su quella statua vi sia scritto:
MACCHIAVELLI
Mmm... non so...
Lo dico?
Lo posso dire?
Ok.
Lo dico:
Germi vale una Smells like teen spirit.
Ecco, l'ho detto.
((chi rintraccia il tutto vince un premio))
30 maggio 2006
Se d'un tratto ogni singolo pelo del vostro corpo s'allungasse d'un metro
Ad una partita di pallone, puoi togliere il pallone. Ad un volto grazioso puoi togliere gli occhi. Ad un fiore di primavera puoi togliere il profumo. Ad una foto a colori puoi togliere il bianco e nero. Ad un bicchiere di vino puoi togliere l'alcol. Ad un grande spavento puoi togliere l'inaspettato. Ad un robot puoi togliere una delle tre leggi. Ad un libro puoi togliere il numero di pagine. Ad un cantante puoi togliere la lingua. Ad una perversione puoi togliere l'originalità. Ad una allergia puoi togliere l'allergene. Ad un diamante puoi togliere la trasparenza. Ad un cane puoi togliere la fedeltà. Ad una schiena puoi togliere la spina dorsale. Ad un salto puoi togliere lo slancio. Ad una caduta puoi togliere la traiettoria. A winnie the pooh puoi togliere le cuciture. Ad un segnale stradale puoi togliere la sintassi.
Ora andrei volentieri in un luogo molto in alto. Forse in cima ad una montagna, oppure una torre.
Ora andrei volentieri in un luogo molto in alto. Forse in cima ad una montagna, oppure una torre.
29 maggio 2006
Lo sporco lavoro di dare il nome ai colori
Non era di certo una passeggiata. La macchina scorreva all'interno del tunnel, in salita, sempre più lentamente nonostante la pressione esercitata sul pedale dell'acceleratore fosse costante. Dopo poche decine di metri dall'imboccatura della galleria si perse ogni traccia di segnale radio, cosa che spinse il conducente del veicolo a portare lo stesso sulla corsia di sorpasso, spegnere la radio e forzare un poco di più l'acceleratore. Cominciava a sentirsi stranamente fiacco: sembrava che la cintura di sicurezza avesse preso a stringergli con veemenza l'addome, mentre le scritte luminose e i segnali stradali si facevano incotraddistinti e nebbiosi, impossibili da mettere a fuoco. Il senso di nausea, invece, lo colse all'improvviso: se non fosse stato all'interno di quel maledetto tunnel, si sarebbe fermato sul ciglio della strada per vomitare. Ora, però, era troppo pericoloso. Contemporaneamente aumentarono la pendenza della strada e la sua stizza, poichè vide allontanarsi il momento in cui sarebbe potuto riemergere, alla luce del sole. Se non fosse stato per i riflessi delle luci arancioni sulla carrozzeria, non avrebbe mai notato la macchina nera che dietro di lui si avvicinava di gran lena. Procedeva a fari spenti e a grande velocità: un bell'azzardo in quella situazione. L'istinto che ebbe fu quello di avvisarlo con un lampo di abbaglianti, ma si rese conto di quanto quell'idea fosse stupida: in fin dei conti l'auto nera si trovava dietro di lui, non davanti. La tensione crebbe quando quella macchina gli si affrancò al posteriore: non poteva cambiare corsia, il motore era già al massimo dei giri e produceva un lamento acuto che non aveva nulla di meccanico; e, sopra tutto questo, le sue viscere che non avevano smesso di contorcersi e richiamare a gran voce l'attenzione su di loro con fitte sempre più frequenti e dolorose. Decise allora che tutto quello era sbagliato. Chiuse gli occhi e, così come si esaurirono la galleria, le auto, la macchina nera e il dolore, così egli fu sè, l'universo e te.
"Facessi meglio ha venire qui di stare in quel postacio d'ove piove sempre. Si guadambia bene. Si mancia quello ch'è si vuole. Baci"
"Facessi meglio ha venire qui di stare in quel postacio d'ove piove sempre. Si guadambia bene. Si mancia quello ch'è si vuole. Baci"
28 maggio 2006
La parola del giorno è awkward
Mi sento in colpa, ma forse non ho fatto niente. Forse mi sento in colpa perchè non ho fatto niente. Non è facile farsi capire quando a priori ci si astiene, volontariamente, da ogni comunicazione. C'è differenza tra non avere niente da dire, non sapere cosa dire, non dire nulla per l'ansia di non rimanere in silenzio, non sapere come dirlo? Il silenzio segna questi giorni come un marchio a fuoco, doloroso, cicatriziale; un silenzio imposto dagli eventi, un silenzio auto-impostomi per non generare altri eventi. Non so cosa pensare e non so come pensarlo: il silenzio esterno rimbalza e riflette internamente, come in una cassa di risonanza impossibile. Chiedo scusa già da adesso, per quello che può valere.
Mi sono fatto violenza e sono andato a fare un po' di spesa, nel grande centro commerciale. Parcheggio sempre nella zona verde C6, al primo piano interrato. Mi sono recato alle scale mobili, ho preso un carrello troppo grande per la quantità di cose che avrei dovuto acquistare e sono salito, facendo passare davanti a me una signora, che non se lo aspettava. Tralascio il fastidio di inoltrarmi in una babele di scaffali ricolmi di occasioni a 0.99€, la calca, l'immanovrabilità tipica dei carrelli della spesa, una parete colma di birra, ma tutta chiara e l'impossibilità di trovare un alimentatore universale con l'interruttore per il cambio della polarità, che mi serve per far funzionare il mio nuovo giocattolino. Ho comprato 10 litri di succo di pera in cartone, una bottiglietta di salsa chili, patatine di mais tortillas, una scatola di salatini, 10 piccoli indiani di Agatha Christie e Il cane giallo di Georges Simenon. Pochissima gente alla cassa: strano per un venerdì pomeriggio. La cassiera, forse vedendomi gracile di braccia e carico di pesante succo di frutta mi chiede: "Le buste le vuoi grandi?". Non mi aspettavo la domanda, e infatti sono rimasto a pensarci un po' su. Poi ho esclamato perentorio: "Sì", come se avessi sempre voluto dare quella risposta. Lei mi guarda con fare materno, mentre mi allunga due buste blu. Allora io, mettendo a frutto anni passati a incastrare pezzi a tetris, penso: "Metto 5 litri per busta, ma il resto della roba è fragile, potrebbe rompersi in una delle due buste, schiacciata dal peso del liquido". Veramente non l'ho pensato, mi sono piuttosto fatto un disegnino esplicativo nella mente. Le chiedo: "Mi dai anche una busta piccola, gentilmente?". Lei si irrigidisce, mi guarda con fare interrogativo, ma infine mi cede anche l'ultima bustina bianca, nella quale ripongo la spesa miscellanea. Durante questo piccolo teatrino, le avevo allungato il bancomat: lei lo aveva passato nell'apposita fessura dell'apposito strumento e me lo aveva porto. Quando ebbi finito di digitare sul tastierino numerico la sequenza che corrispondeva al mio codice mai-così-segreto, mi furono tolti dal conto BancoPosta poco meno di 29 euro e forse qualcosa per la commissione. Uscii, mi feci riportare al piano inferiore dalla scala mobile e, mentre scaricavo le buste della spesa nel bagagliaio dell'auto, mi accorsi che nella macchina accanto c'erano due ragazzi che si scambiavano effusioni. Feci finta di non vederli per non imbarazzarli, ma dissi dentro di me: "bel posto per limonare". Questo lo pensai proprio, senza disegnini. Feci il giro largo intorno all'auto per andare a far ricongiungere il carrello con i suoi simili, sempre ignorandoli. Recuperai l'agognata moneta da un euro e la misi nel taschino piccolo dei jeans. Strano a dirsi, ma è così che finisce questo inutile resoconto.
Il libro di Agatha Christie l'ho letto stanotte, invece di dormire. Non vi racconto il finale, ma vi dico che è inverosimile. La trovata è buona, ma ci sono almeno un paio di punti in cui lo stratagemma risolutivo non può aver funzionato. Se questo è l'eponimo dei libri gialli, il genere non deve stare messo troppo bene. E inoltre: "C'era qualcosa di sinistro in quell'isola, che la fece rabbrividire leggermente." Dico solo che c'era qualcosa di sinistro in questa frase, che mi fece rabbrividire leggermente. No, pesantemente.
Infine volevo aggiungere che non ho scheletri nell'armadio; ma se li avessi sarebbero di legno, gli scheletri e l'armadio.
Mi sono fatto violenza e sono andato a fare un po' di spesa, nel grande centro commerciale. Parcheggio sempre nella zona verde C6, al primo piano interrato. Mi sono recato alle scale mobili, ho preso un carrello troppo grande per la quantità di cose che avrei dovuto acquistare e sono salito, facendo passare davanti a me una signora, che non se lo aspettava. Tralascio il fastidio di inoltrarmi in una babele di scaffali ricolmi di occasioni a 0.99€, la calca, l'immanovrabilità tipica dei carrelli della spesa, una parete colma di birra, ma tutta chiara e l'impossibilità di trovare un alimentatore universale con l'interruttore per il cambio della polarità, che mi serve per far funzionare il mio nuovo giocattolino. Ho comprato 10 litri di succo di pera in cartone, una bottiglietta di salsa chili, patatine di mais tortillas, una scatola di salatini, 10 piccoli indiani di Agatha Christie e Il cane giallo di Georges Simenon. Pochissima gente alla cassa: strano per un venerdì pomeriggio. La cassiera, forse vedendomi gracile di braccia e carico di pesante succo di frutta mi chiede: "Le buste le vuoi grandi?". Non mi aspettavo la domanda, e infatti sono rimasto a pensarci un po' su. Poi ho esclamato perentorio: "Sì", come se avessi sempre voluto dare quella risposta. Lei mi guarda con fare materno, mentre mi allunga due buste blu. Allora io, mettendo a frutto anni passati a incastrare pezzi a tetris, penso: "Metto 5 litri per busta, ma il resto della roba è fragile, potrebbe rompersi in una delle due buste, schiacciata dal peso del liquido". Veramente non l'ho pensato, mi sono piuttosto fatto un disegnino esplicativo nella mente. Le chiedo: "Mi dai anche una busta piccola, gentilmente?". Lei si irrigidisce, mi guarda con fare interrogativo, ma infine mi cede anche l'ultima bustina bianca, nella quale ripongo la spesa miscellanea. Durante questo piccolo teatrino, le avevo allungato il bancomat: lei lo aveva passato nell'apposita fessura dell'apposito strumento e me lo aveva porto. Quando ebbi finito di digitare sul tastierino numerico la sequenza che corrispondeva al mio codice mai-così-segreto, mi furono tolti dal conto BancoPosta poco meno di 29 euro e forse qualcosa per la commissione. Uscii, mi feci riportare al piano inferiore dalla scala mobile e, mentre scaricavo le buste della spesa nel bagagliaio dell'auto, mi accorsi che nella macchina accanto c'erano due ragazzi che si scambiavano effusioni. Feci finta di non vederli per non imbarazzarli, ma dissi dentro di me: "bel posto per limonare". Questo lo pensai proprio, senza disegnini. Feci il giro largo intorno all'auto per andare a far ricongiungere il carrello con i suoi simili, sempre ignorandoli. Recuperai l'agognata moneta da un euro e la misi nel taschino piccolo dei jeans. Strano a dirsi, ma è così che finisce questo inutile resoconto.
Il libro di Agatha Christie l'ho letto stanotte, invece di dormire. Non vi racconto il finale, ma vi dico che è inverosimile. La trovata è buona, ma ci sono almeno un paio di punti in cui lo stratagemma risolutivo non può aver funzionato. Se questo è l'eponimo dei libri gialli, il genere non deve stare messo troppo bene. E inoltre: "C'era qualcosa di sinistro in quell'isola, che la fece rabbrividire leggermente." Dico solo che c'era qualcosa di sinistro in questa frase, che mi fece rabbrividire leggermente. No, pesantemente.
Infine volevo aggiungere che non ho scheletri nell'armadio; ma se li avessi sarebbero di legno, gli scheletri e l'armadio.
25 maggio 2006
Intro
Penso agli orsi.
Alla mancanza di sensazioni.
Alle bugie.
Alla pigrizia.
Ad un certo grigiore.
Al mare non più solitario.
Agli anche piccoli viaggi in macchina: con chi ero, chi guidava, su che macchina eravamo, cosa abbiamo detto.
Agli album strumentali.
A myspace.
A cosa sto combinando.
Alle responsabilità.
A non far male a nessuno.
Ad andare via.
Ai libri.
Al common lisp.
Ai database sqlite.
Alla virtus roma.
Ai giochi.
Alle foto che non ho più fatto.
A come si scrive il testo di una canzone.
A fare quello che mi va, ma cosa mi va?
Al Giappone, all'Islanda, al Gran Sasso.
Alle elezioni del sindaco.
A Shevchenko.
A fare uno scherzo.
Al grado di sopportazione di caldo.
A non far trapelare le emozioni, i pensieri, le sensazioni.
A fare i giochetti con le mani.
Allo screamo.
Alla vita da scopino che mi attende al varco.
Ai saggi di economia.
Alla pioggia, che sembra frittura.
Alla schiuma.
Ad una infermiera.
Al fondo di zucchero delle coppette di gelato preconfezionate.
Alla pornografia perfetta.
A reaktor, fruityloops e ableton live.
Alle prime parole di Moby Dick, di Lolita.
Ma non dico niente.
Alla mancanza di sensazioni.
Alle bugie.
Alla pigrizia.
Ad un certo grigiore.
Al mare non più solitario.
Agli anche piccoli viaggi in macchina: con chi ero, chi guidava, su che macchina eravamo, cosa abbiamo detto.
Agli album strumentali.
A myspace.
A cosa sto combinando.
Alle responsabilità.
A non far male a nessuno.
Ad andare via.
Ai libri.
Al common lisp.
Ai database sqlite.
Alla virtus roma.
Ai giochi.
Alle foto che non ho più fatto.
A come si scrive il testo di una canzone.
A fare quello che mi va, ma cosa mi va?
Al Giappone, all'Islanda, al Gran Sasso.
Alle elezioni del sindaco.
A Shevchenko.
A fare uno scherzo.
Al grado di sopportazione di caldo.
A non far trapelare le emozioni, i pensieri, le sensazioni.
A fare i giochetti con le mani.
Allo screamo.
Alla vita da scopino che mi attende al varco.
Ai saggi di economia.
Alla pioggia, che sembra frittura.
Alla schiuma.
Ad una infermiera.
Al fondo di zucchero delle coppette di gelato preconfezionate.
Alla pornografia perfetta.
A reaktor, fruityloops e ableton live.
Alle prime parole di Moby Dick, di Lolita.
Ma non dico niente.
22 maggio 2006
Non ti sporcar di me
Perché, specialmente in un luogo come questo, nulla accade per caso: ad esempio gli orologi in esposizione sono tutti sincronizzati in un perenne 10 e 10. Così da ricordare un volto sorridente e predisporre favorevolmente all'acquisto. Per quanto mi riguarda, ricordo Berlino con dolcezza, un po' di rimpianto, tracce di acredine, mia acredine, e gocce di fastidio. Ora vorrei essere un arco e una freccia insieme, teso, puntato verso un bersaglio. E il bersaglio lo vorrei oltre un confine.
21 maggio 2006
Può Darcy
Allora, la situazione è questa: c'era un foglietto su cui avevo scritto gli argomenti di questo mio post, ma non lo trovo più, quindi andrò a braccio. Per cominciare, non scrivo più un post al giorno. Me ne rammarico, poiché è una cosa a cui tengo. Proverò ad essere meno svogliato. Per continuare, ultimamente sono pigro in modo disarmante. Ogni volta che mi metto in mente di fare qualcosa, mi prende una fitta allo stomaco e desisto. Voglia di stare immobile a guardare fuori della finestra. Il volteggio dei gabbiani senza il mare. Di notte i gabbiani ridono, oppure urlano come neonati. Cose che non ho mai mangiato e ho intenzione di assaggiare: Sushi, filetto alla Stroganoff, Fish & chips, Felafel. Se qualcuno volesse invitarmi ad assaggiare una di queste cose, accetterei. Io porto il succo di frutta alla pera, oppure il chinotto. Interrogativo corrente: non rispondere ai commenti è maleducazione? Li leggo tutti, apprezzo che ci sia qualcuno che mi legga, ma raramente aggiungo commento a commento. Una forma di pudore, forse. Comunque si sappia che chi commenta finisce suo malgrado nei preferiti, o bookmarks. Si riformano gli Smashing Pumpkins: la prendo come una possibilità di redenzione per non aver visto il loro finto ultimo concerto, svoltosi proprio qua. Tipo, "una seconda opportunità". Ho corso di nuovo, dopo due settimane di inattività. Sensazione positiva, più che. Ora muscolatura dolorante, sensazione meno positiva. Contribuisce all'aumento di pigrizia, nonché di entropia. Da aggiungere alla lista di film da vedere: V per vendetta, Xmen3, Il caimano, THX 1138, 4-4-2, Effetto notte. Film da non vedere: Orgoglio e pregiudizio, Il codice da vinci, Le particelle elementari. Vorrei leggerne i libri, prima. Pare facciano il film su Tristam Shandy. Altro libro ancora da leggere. In un piccolo incidente domestico, è andato a farsi friggere il mio harddisk da 300Gb. Pieno. Quasi tutta musica. Reo confesso e scornato. Ora non ho quasi nulla da ascoltare. Giornate silenziose. Leggo il libro a puntate di Baricco. 1, 2, 3 e 4. Seguendo un consiglio, costruirò una bomba. La inghiottirò e la detonerò. Poi sarei ovunque.
Panegoismo, lo chiamo.
Panegoismo, lo chiamo.
17 maggio 2006
Canovaccio
Piatto del giorno: quisquilie, pinzellacchere.
La prova che il giornalismo in Italia sia una barzelletta lo si nota da un fatto: non si parla mai di soldi. A volte si fa accenno a qualche fantomatico potere, ma non s'entra mai nello specifico per spiegare in cosa consista questo potere. Quando va bene, l'opera giornalistica si limita alla parafrasi di comunicati stampa e agenzie. Quando va male, si fa la marchetta. Quando va malissimo, si "sbatte il mostro in prima pagina". Le domande scomode non vengono poste, e le risposte vuote ed evasive vengono prese per buone, senza colpo ferire. Tanto per fare un esempio, si parla tanto spesso delle tre televisioni mediaset, che sarebbero la fonte del conflitto di interessi berlusconiano. Si omette spesso che mediaset, per lunghi periodi di tempo, è stata fortemente in passivo, spesso sull'orlo del collasso finanziario. Praticamente un buco nero di soldi, e quindi di potere. Le maggiori fonti di ricchezza per l'ex PresDelCons erano e sono tuttora le assicurazioni, le banche, la pubblicità e solo in secondo piano l'editoria. Sono quelli i campi che, se monopolizzati, paralizzano l'economia di un paese, altro che retequattro sul satellite. Ma come si dice, il più pulito c'ha la rogna. Fiat, Telecom, Alitalia sono società private che, oltre a beneficiare del fatto che fino a pochi anni fa potevano contare su un mercato praticamente monopolizzato, continuano a ricevere ingenti sovvenzioni dallo stato, praticamente a fondo perduto. E i loro bilanci sono, a voler essere ottimisti, fallimentari. E' più che probabile che presto facciano la fine di Parmalat e Cirio. A meno che il nuovo governo non intervenga ancora più pesantemente con le sovvenzioni. E qui casca l'asino. Il nuovo governo. Un semplice ragionamento vorrebbe che per far fronte al "potere" politico ed economico di Berlusconi, il centrosinistra debba poter vantare un apparato se non identico, almeno paragonabile. Se ne sa qualcosa? Pochissimo. Prima delle elezioni è scoppiato il caso delle telefonate di Fassino, Unipol, Le coop rosse. E poi il silenzio. Un silenzio che fa paura, perchè lascia intravedere la grandezza di quello che nasconde. L'accanimento con cui i mezzi di informazione dovrebbero analizzare e controllare le azioni e le commistioni della politica, potrebbe essere un mezzo per garantire la trasparenza dell'operato legale e democratico dei partiti. Ma questo accanimento, oggi, non c'è. Perfino per un personaggio sotto gli occhi di tutti, come lo è stato per anni Berlusconi, l'indagine e l'informazione sono solo parziali. Figurarsi per l'opposto schieramento. E' questo tipo di atteggiamento passivo che mina la libertà di una società: libertà che si può costruire solo con scelte fatte sulla base di informazioni corrette date da una corretta informazione.
La prova che il giornalismo in Italia sia una barzelletta lo si nota da un fatto: non si parla mai di soldi. A volte si fa accenno a qualche fantomatico potere, ma non s'entra mai nello specifico per spiegare in cosa consista questo potere. Quando va bene, l'opera giornalistica si limita alla parafrasi di comunicati stampa e agenzie. Quando va male, si fa la marchetta. Quando va malissimo, si "sbatte il mostro in prima pagina". Le domande scomode non vengono poste, e le risposte vuote ed evasive vengono prese per buone, senza colpo ferire. Tanto per fare un esempio, si parla tanto spesso delle tre televisioni mediaset, che sarebbero la fonte del conflitto di interessi berlusconiano. Si omette spesso che mediaset, per lunghi periodi di tempo, è stata fortemente in passivo, spesso sull'orlo del collasso finanziario. Praticamente un buco nero di soldi, e quindi di potere. Le maggiori fonti di ricchezza per l'ex PresDelCons erano e sono tuttora le assicurazioni, le banche, la pubblicità e solo in secondo piano l'editoria. Sono quelli i campi che, se monopolizzati, paralizzano l'economia di un paese, altro che retequattro sul satellite. Ma come si dice, il più pulito c'ha la rogna. Fiat, Telecom, Alitalia sono società private che, oltre a beneficiare del fatto che fino a pochi anni fa potevano contare su un mercato praticamente monopolizzato, continuano a ricevere ingenti sovvenzioni dallo stato, praticamente a fondo perduto. E i loro bilanci sono, a voler essere ottimisti, fallimentari. E' più che probabile che presto facciano la fine di Parmalat e Cirio. A meno che il nuovo governo non intervenga ancora più pesantemente con le sovvenzioni. E qui casca l'asino. Il nuovo governo. Un semplice ragionamento vorrebbe che per far fronte al "potere" politico ed economico di Berlusconi, il centrosinistra debba poter vantare un apparato se non identico, almeno paragonabile. Se ne sa qualcosa? Pochissimo. Prima delle elezioni è scoppiato il caso delle telefonate di Fassino, Unipol, Le coop rosse. E poi il silenzio. Un silenzio che fa paura, perchè lascia intravedere la grandezza di quello che nasconde. L'accanimento con cui i mezzi di informazione dovrebbero analizzare e controllare le azioni e le commistioni della politica, potrebbe essere un mezzo per garantire la trasparenza dell'operato legale e democratico dei partiti. Ma questo accanimento, oggi, non c'è. Perfino per un personaggio sotto gli occhi di tutti, come lo è stato per anni Berlusconi, l'indagine e l'informazione sono solo parziali. Figurarsi per l'opposto schieramento. E' questo tipo di atteggiamento passivo che mina la libertà di una società: libertà che si può costruire solo con scelte fatte sulla base di informazioni corrette date da una corretta informazione.
15 maggio 2006
Trasporto
Reiterare il sonno.
Fare colazione su Plutone.
Mi è passata l'influenza, l'ennesima che ho preso questa stagione. Sarà forse la 4a o la 5a, ho perso il conto. Si profila un anno mediocre dal punto di vista della salute, ma poco male: finora ho goduto di buona salute, forse devo scontare gli acciacchi qualche anno di vecchiaia. Deve essere stato quel giorno al palaghiaccio. Ero fermo ad aspettare al freddo, senza aver pranzato, e poi l'uscita al sole caldo dei primi weekend in cui si potrebbe già andare al mare. Già, andare al mare. Volevo, ma ho rimandato e rimandato e rimandato. Ora è troppo tardi, ci sarebbe troppa gente a spiarmi. Ci tornerò quando ci saremo solo noi due, io e il mare. Sto leggendo il diario di Anne Frank. Mi sono accorto che sto tra gli ultimi libri che ho letto è pieno di autori ebrei. Anne per cominciare, Abraham Jehoshua, Mordecai Richler, Primo Levi. Li ho comprati tutti insieme, ma non l'ho fatto a posta, ne' me ne sono accorto. Fino a qualche giorno fa. Ora, visto che sono guarito, torno al lavoro, alla solita routine, magari con qualche sorpresa. Magari. Cambiamenti, sono qua, venite a farmi visita. Fine del riempitivo.
Fare colazione su Plutone.
Mi è passata l'influenza, l'ennesima che ho preso questa stagione. Sarà forse la 4a o la 5a, ho perso il conto. Si profila un anno mediocre dal punto di vista della salute, ma poco male: finora ho goduto di buona salute, forse devo scontare gli acciacchi qualche anno di vecchiaia. Deve essere stato quel giorno al palaghiaccio. Ero fermo ad aspettare al freddo, senza aver pranzato, e poi l'uscita al sole caldo dei primi weekend in cui si potrebbe già andare al mare. Già, andare al mare. Volevo, ma ho rimandato e rimandato e rimandato. Ora è troppo tardi, ci sarebbe troppa gente a spiarmi. Ci tornerò quando ci saremo solo noi due, io e il mare. Sto leggendo il diario di Anne Frank. Mi sono accorto che sto tra gli ultimi libri che ho letto è pieno di autori ebrei. Anne per cominciare, Abraham Jehoshua, Mordecai Richler, Primo Levi. Li ho comprati tutti insieme, ma non l'ho fatto a posta, ne' me ne sono accorto. Fino a qualche giorno fa. Ora, visto che sono guarito, torno al lavoro, alla solita routine, magari con qualche sorpresa. Magari. Cambiamenti, sono qua, venite a farmi visita. Fine del riempitivo.
14 maggio 2006
Sono buono e la gente se ne approfitta
L'operaio con la maglietta bianca è seduto sul tetto del palazzo di fronte. Lo vedo, di fianco, che mangia un panino, sorseggia la sua birra economica e si asciuga le mani unte contro i jeans macchiati di vernice chiara. Concluso il suo pasto, sfoglia un quotidiano di quelli che distribuiscono gratuitamente, in modo svogliato. Infine si rialza e rientra in casa.
Mentre guido lungo la strada in salita, faccio caso ai volti nelle macchine che pervengono dal senso opposto. Non mi interesso degli uomini, c'è molta più varietà nei volti femminili. C'è una donna anziana, a bordo della sua utilitaria azzurra, che a malapena sporge la testa al di sopra del volante. Ha capelli bianchi, tinti di castano chiaro, e procede lentamente portandosi dietro una processione di auto nervose. Porta un paio di occhiali spessi, con la montatura larga di tartaruga, legati al collo con una cordicella nera. La passo. Prima di arrivare al semaforo, vedo sul lato opposto della strada due persone dentro una piccola auto bianca. Discutono con un po' d'animazione. Lui è canuto, vecchio, Lei è giovane ma vestita e truccata in modo eccessivo. Forse sono padre e figlia, oppure amanti. Guardando lei, non mi accorgo che nel frattempo il semaforo è diventato rosso e l'auto che mi precede s'è fermata. Non freno, la tampono.
Sposto gli oggetti col pensiero. Non proprio. Altero la realtà, ma tutto quello che riesco a fare è spostare gli oggetti. Se mi concentro, riesco a trovarmi in una realtà in cui l'oggetto del mio pensiero non è mai stato in un certo luogo, ma in quello da me pensato. Nessuno si accorge della differenza tranne me. Se riuscissi a spiegarlo a qualcuno, a farglielo vedere, potrei dimostrare che la realtà non esiste, poichè non è univoca. Perchè io posso saltare da una realtà all'altra, e sono tutte possibili e plausibili. Ma nessuno si accorge di nulla, o forse fingono tutti.
Mentre guido lungo la strada in salita, faccio caso ai volti nelle macchine che pervengono dal senso opposto. Non mi interesso degli uomini, c'è molta più varietà nei volti femminili. C'è una donna anziana, a bordo della sua utilitaria azzurra, che a malapena sporge la testa al di sopra del volante. Ha capelli bianchi, tinti di castano chiaro, e procede lentamente portandosi dietro una processione di auto nervose. Porta un paio di occhiali spessi, con la montatura larga di tartaruga, legati al collo con una cordicella nera. La passo. Prima di arrivare al semaforo, vedo sul lato opposto della strada due persone dentro una piccola auto bianca. Discutono con un po' d'animazione. Lui è canuto, vecchio, Lei è giovane ma vestita e truccata in modo eccessivo. Forse sono padre e figlia, oppure amanti. Guardando lei, non mi accorgo che nel frattempo il semaforo è diventato rosso e l'auto che mi precede s'è fermata. Non freno, la tampono.
Sposto gli oggetti col pensiero. Non proprio. Altero la realtà, ma tutto quello che riesco a fare è spostare gli oggetti. Se mi concentro, riesco a trovarmi in una realtà in cui l'oggetto del mio pensiero non è mai stato in un certo luogo, ma in quello da me pensato. Nessuno si accorge della differenza tranne me. Se riuscissi a spiegarlo a qualcuno, a farglielo vedere, potrei dimostrare che la realtà non esiste, poichè non è univoca. Perchè io posso saltare da una realtà all'altra, e sono tutte possibili e plausibili. Ma nessuno si accorge di nulla, o forse fingono tutti.
12 maggio 2006
Negli occhi solo grasso
Durata: 03 minuti e 04 secondi.
Se quelli che mangio sono cibi transgenici. Se nell'acqua che bevo c'è troppo residuo fisso. Se i muri sono fatti d'amianto. Se il fumo uccide. Se il fumo passivo uccide. Se l'alcol distrugge il fegato. Se mi tolgono i punti dalla patente. Se guido senza cinture di sicurezza. Se mangio troppo. Se mangio troppo poco. Se non faccio sport. Se non mi lavo i denti. Se mi cadranno tutti i capelli. Se non bevo almeno un litro d'acqua al giorno. Se non mangio frutta. Se non ho gli addominali scolpiti. Se non sono simpatico, se non faccio ridere la gente. Se non ho una vita sociale. Se devo rimanere solo. Se devo rimanere al buio. Se gioco a calcetto con un pallone cucito da un bambino del bangladesh. Se si estinguono tutti i panda e tutte le tigri e tutti gli unicorni della terra. Se il milan vince il campionato. Se il milan va in serie B. Se disboscano il pianeta terra. Se ammazzano le foche con le mazze chiodate. Se mangiano i bambini al curry. Se non rido alle barzellette su berlusconi, che non fanno più ridere. Se non vado in palestra per mantenermi in forma. Se non vado in vacanza. Se vanno i comunisti al potere. Se la gente si meraviglia che non mi interessano le occasioni, gli intrallazzi, le furberie, le scorciatoie, i favori, che preferisco pagare le cose il loro prezzo. Se non mi fido delle persone. Se non c'è abbastanza tempo. Se non diventerò ricco. Se non girerò il mondo. Se non sarò felice.
Veramente, non mi importa.
Se quelli che mangio sono cibi transgenici. Se nell'acqua che bevo c'è troppo residuo fisso. Se i muri sono fatti d'amianto. Se il fumo uccide. Se il fumo passivo uccide. Se l'alcol distrugge il fegato. Se mi tolgono i punti dalla patente. Se guido senza cinture di sicurezza. Se mangio troppo. Se mangio troppo poco. Se non faccio sport. Se non mi lavo i denti. Se mi cadranno tutti i capelli. Se non bevo almeno un litro d'acqua al giorno. Se non mangio frutta. Se non ho gli addominali scolpiti. Se non sono simpatico, se non faccio ridere la gente. Se non ho una vita sociale. Se devo rimanere solo. Se devo rimanere al buio. Se gioco a calcetto con un pallone cucito da un bambino del bangladesh. Se si estinguono tutti i panda e tutte le tigri e tutti gli unicorni della terra. Se il milan vince il campionato. Se il milan va in serie B. Se disboscano il pianeta terra. Se ammazzano le foche con le mazze chiodate. Se mangiano i bambini al curry. Se non rido alle barzellette su berlusconi, che non fanno più ridere. Se non vado in palestra per mantenermi in forma. Se non vado in vacanza. Se vanno i comunisti al potere. Se la gente si meraviglia che non mi interessano le occasioni, gli intrallazzi, le furberie, le scorciatoie, i favori, che preferisco pagare le cose il loro prezzo. Se non mi fido delle persone. Se non c'è abbastanza tempo. Se non diventerò ricco. Se non girerò il mondo. Se non sarò felice.
Veramente, non mi importa.
10 maggio 2006
Il ponte va a fuoco
Sono spettinato. Indosso un maglione blu, con le trecce sempre blu, ma è stretto, infeltrito. Sotto, una camicia blu scuro, una maglietta rossa a maniche corte, una maglietta grigio scuro a maniche lunghe. Mi guardo intorno? No. Mi guardo dentro? No. Per la maggior parte del tempo sto in silenzio. Rispondo a monosillabi, quando mi fanno una domanda. La luce che doveva rimanere sempre accesa, adesso è spenta. Probabilmente qualcuno, prima di uscire, ha dimenticato di riaccenderla. E così non mi vuoi parlare, oppure non mi vuoi più. Non sei l'unica, ma resti comunque l'unica. Resto in silenzio, non farei comunque nessuna differenza. L'ambiente non ha risorse, ne' materie prime. La spinta creativa, generativa, ora non c'è. Confesso che mi sento stanco, ma non sono stanco. Rimango chiuso, come una cassaforte. La combinazione è scritta su qualunque muro di qualunque cesso pubblico.
L'ho sentita in radio, qui il video. Da guerra, adatta.
Tra queste rive. Scorreva un fiume.
L'ho sentita in radio, qui il video. Da guerra, adatta.
Tra queste rive. Scorreva un fiume.
07 maggio 2006
La strana ma pur vera sovrapposizione tra saper guidare e conoscere la strada
Eravate uno sciame. Con quelle coperture artificiali a proteggervi le zampe ulteriori, scivolavate sul filo di due lame lungo quel tondeggiante panno bianco. E tutti voi, insettucoli, con lo stesso vettore angolare, le ali accennate e mai dischiuse, perché il contrario avrebbe comportato una violazione del regolamento. I meno temerari di voi, lentamente, percorrevano il tracciato con i tentacolini incollati al bordo di quel vespaio, come ciechi alla ricerca della via del ritorno, o come fosse coperto di miele, che avreste potuto assaggiare con il senso del gusto ancorato al fondo delle vostre pigre zampe. I più disincantati, efebici, sottili, con quell'esile esoscheletro nero, nel mezzo dell'alveare, lì dove il panno è duro e navigabile, lì venivate a tracciare curve: una danza nuova, d'allenamento, una comunicazione priva di verbo, priva di nerbo, fatta di passi, piroette, giri non di parole, osservati speciali dei vecchi insetti istruttori. E poi c'eri tu, la regina degli insetti. Con le tue appena accentuate inflorescenze, il corpo lungo e affusolato, le antenne legate lungo il capo nero con anelli invisibili. Il torso verde d'iridescenza, attiravi su di te l'attenzione dei sudditi, pallidi, imitatori, affaticati. Sapevamo che non avresti perso il tuo equilibrio, e così infatti fu. Volteggi rotatori di velocità mutabile, dipendente dalla tua natura coperta o dischiusa. Io ero fuori, nel giardino dei sedili di plastica, leggevo il mio libro pieno di parole inventate e ogni tanto gettavo lo sguardo incredulo sullo spettacolo invertebrato dominato da te. I miei arti intirizziti e il respiro materializzato in nubicole d'acqueo vapore, presso dissolte. Poi le scale, le porte, l'attesa, altre porte, altre scale, l'ultima porta. E ora sei solo un ricordo, regina degli insetti.
03 maggio 2006
It is a truth universally acknowledged, that a single man in possession of a good fortune, must be in want of a wife
Mi sono svegliato all'ombra di un albero.
Anche se, ad onor del vero, non so se quelle cose si potessero chiamare albero e ombra; per semplicità li chiameremo con nomi che siano chiari a chi, come me, abbia abitato la realtà. O quella che fino ad oggi ho creduto fosse la realtà.
Ma ricostruiamo la storia dall'inizio.
Sono sicuro di essermi addormentato sul mio letto. Era pomeriggio e stavo leggendo un libro, di cui poi non mi sarei ricordato ne' titolo ne' autore, che raccontava la storia di tre mogli e un libro. La lettura era leggera e divertente ma il silenzio e la luce primaverile proveniente dalla finestra mi indussero in tentazione. Posai il libro e m'addormentai.
Così iniziarono tutte le mie sventure.
Come dicevo prima, mi sono svegliato all'ombra di un albero. La schiena poggiata sul tronco, dolorante. Anche se, mettendo a fuoco le mie sensazioni, notavo provare bruciore più che dolore. Il mio corpo nudo si riscaldava al tepore generato dall'albero e dalla sua ombra calda. Appena fuori dal riparo di questo ombrello, sentivo addosso il freddo gelido proveniente dal sole nero che bucava il cielo arancio sopra la mia testa. L'erba rossa sotto i miei piedi li asciugava mentre la calpestavo. Facendomi riparo con la mia mano calda e illuminata, dal buio gelido proiettato da quel terribile antisole, camminavo veloce alla ricerca di una struttura intelligente, o la mente che avesse potuto generarla.
M'imbattei in un corso di non-acqua, visto che non era trasparente, era solido, e non scorreva. A differenza delle non-rocce, morbide e liquide. Mi specchiai su una superfice opaca e completamente trasparente e mi vidi le gambe attaccate alle spalle, le braccia pendere dal bacino, la testa far smorfie in zona pelvica e gli organi sessuali esposti in modo osceno sul collo.
Qui, in preda al terrore, finisce la storia che non è mai cominciata, perchè: quello non ero io, non mi trovavo in quel mondo, mi trovavo in quel non-mondo e l'unico che potrebbe raccontarvela era non-io.
Anche se, ad onor del vero, non so se quelle cose si potessero chiamare albero e ombra; per semplicità li chiameremo con nomi che siano chiari a chi, come me, abbia abitato la realtà. O quella che fino ad oggi ho creduto fosse la realtà.
Ma ricostruiamo la storia dall'inizio.
Sono sicuro di essermi addormentato sul mio letto. Era pomeriggio e stavo leggendo un libro, di cui poi non mi sarei ricordato ne' titolo ne' autore, che raccontava la storia di tre mogli e un libro. La lettura era leggera e divertente ma il silenzio e la luce primaverile proveniente dalla finestra mi indussero in tentazione. Posai il libro e m'addormentai.
Così iniziarono tutte le mie sventure.
Come dicevo prima, mi sono svegliato all'ombra di un albero. La schiena poggiata sul tronco, dolorante. Anche se, mettendo a fuoco le mie sensazioni, notavo provare bruciore più che dolore. Il mio corpo nudo si riscaldava al tepore generato dall'albero e dalla sua ombra calda. Appena fuori dal riparo di questo ombrello, sentivo addosso il freddo gelido proveniente dal sole nero che bucava il cielo arancio sopra la mia testa. L'erba rossa sotto i miei piedi li asciugava mentre la calpestavo. Facendomi riparo con la mia mano calda e illuminata, dal buio gelido proiettato da quel terribile antisole, camminavo veloce alla ricerca di una struttura intelligente, o la mente che avesse potuto generarla.
M'imbattei in un corso di non-acqua, visto che non era trasparente, era solido, e non scorreva. A differenza delle non-rocce, morbide e liquide. Mi specchiai su una superfice opaca e completamente trasparente e mi vidi le gambe attaccate alle spalle, le braccia pendere dal bacino, la testa far smorfie in zona pelvica e gli organi sessuali esposti in modo osceno sul collo.
Qui, in preda al terrore, finisce la storia che non è mai cominciata, perchè: quello non ero io, non mi trovavo in quel mondo, mi trovavo in quel non-mondo e l'unico che potrebbe raccontarvela era non-io.
02 maggio 2006
I cani abbaiano a tempo e i gabbiani fanno il verso di porte che cigolano
La mia chitarra non è fatta di legno. La mia chitarra non è molto alta, ma se mi sta di fronte la posso baciare senza che lei debba alzarsi sulla punta dei piedi. La mia chitarra è lontana da me, e forse presto andrò a trovarla. La mia chitarra ha delle labbra che guardo in foto e mi piacciono i suoi colori. La mia chitarra ha delle corde che non posso toccare, per non rischiare di farla suonare male. Ne ha altre invece che amo suonare per sentire il suono che produce, per toccare la vibrazione che si espande nella sua cassa. La mia chitarra perde spesso l'accordatura, ma in modo uniforme così che io la possa continuare a suonare, nonostante sia di qualche semitono "sbagliata". La mia chitarra non vuole ballare con me al ritmo del reggae, non vuole ballare con me al ritmo del dub. Mi aspetto grandi cose dalla mia chitarra. Le forme della mia chitarra sono belle da toccare, da accarezzare. Le curve della mia chitarra mi fanno stare bene. Di getto, inetto, qui vi dico e mai vi nego: io amo la mia chitarra.
01 maggio 2006
{caso,cosa,caos} dolce {caso,cosa,caos}
Potrei raccontare molte cose.
Potrei raccontare dei pranzi domenicali per festeggiare prime comunioni e come ascoltando la messa mi venisse da ridere, per le baggianate raccontate.
Potrei raccontare come alla sopracitata messa negassi agli altri il mio "segno di pace", suscitando sui loro volti degli sguardi interrogativi.
Potrei raccontare come continuo a violare il codice della strada e a ricevere multe a casa.
Potrei raccontare come trascuro il cuore meccanico della mia auto e la sua estetica, rovinandola forse.
Potrei raccontare come finalmente abbia finito di leggere quel libro di Proust che poi alla fine non era così male, tanto che vorrei sapere come è andata a finire tra Swann e Odette, ma sarebbero altri 6 volumi da leggere e non credo di avere tanta forza spirituale.
Potrei raccontare come il disco dei Moneen sia una di quelle perle che, dopo un periodo di appannamento e silenzio, ti riconciliino con la musica tutta.
Potrei raccontare le urla di dolore di una donna incinta sconosciuta, in una corsia d'ospedale, così viscerale e profondo da farmi gelare il sangue nelle vene (letteralmente: si sente un brivido diffuso su tutto il corpo e lo stesso bruciore/pizzicore di quando si tocca per un periodo prolungato una superficie ghiacciata).
Potrei pure raccontare cosa ci facessi nel dayhospital di ginecologia, ma questo magari un'altra volta.
Potrei raccontare la vera storia del pirata Barbablu, ma non la conosco.
Potrei raccontare l'attesa, l'impazienza, la rassegnazione, la bramosia, l'ingordigia, la stanchezza.
Ma non mi va.
Potrei raccontare dei pranzi domenicali per festeggiare prime comunioni e come ascoltando la messa mi venisse da ridere, per le baggianate raccontate.
Potrei raccontare come alla sopracitata messa negassi agli altri il mio "segno di pace", suscitando sui loro volti degli sguardi interrogativi.
Potrei raccontare come continuo a violare il codice della strada e a ricevere multe a casa.
Potrei raccontare come trascuro il cuore meccanico della mia auto e la sua estetica, rovinandola forse.
Potrei raccontare come finalmente abbia finito di leggere quel libro di Proust che poi alla fine non era così male, tanto che vorrei sapere come è andata a finire tra Swann e Odette, ma sarebbero altri 6 volumi da leggere e non credo di avere tanta forza spirituale.
Potrei raccontare come il disco dei Moneen sia una di quelle perle che, dopo un periodo di appannamento e silenzio, ti riconciliino con la musica tutta.
Potrei raccontare le urla di dolore di una donna incinta sconosciuta, in una corsia d'ospedale, così viscerale e profondo da farmi gelare il sangue nelle vene (letteralmente: si sente un brivido diffuso su tutto il corpo e lo stesso bruciore/pizzicore di quando si tocca per un periodo prolungato una superficie ghiacciata).
Potrei pure raccontare cosa ci facessi nel dayhospital di ginecologia, ma questo magari un'altra volta.
Potrei raccontare la vera storia del pirata Barbablu, ma non la conosco.
Potrei raccontare l'attesa, l'impazienza, la rassegnazione, la bramosia, l'ingordigia, la stanchezza.
Ma non mi va.
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