come una casa di legno, paglia e carta di riso, il 5 agosto 1945
l'orlo della cravatta che spunta dalle caviglie
la prima volta che inviti un ragno a camminarti sul braccio e sono le gocce d'acqua rimaste, dopo la pioggia, appese a un cavo dell'alta tensione
togliere i fiori dai cannoni, scegliere quelli con il maggior potere calorifico, prendere l'arte floreale e metterla dentro le molotov.
ci distinguono i centimetri d'acqua che sono sufficienti a farci annegare
la potenza del tuo messaggio è inversamente proporzionale al numero di magliette su cui compare
io sono il furto e tu sei la finta telecamera che lo riprende, divisi dalla tua luce rossa.
l'emersione dell'idea di leccare la testa di Charlize Theron sporca di grasso e olio per motori
le linee di prospettiva, quelle che irradiano dal punto di fuga, lì proprio davanti al tuo naso, si richiudono dietro la tua testa. non te lo dice nessuno.
vorrei essere uno di quei robot per le operazioni chirurgiche, con decine di bracci, coperto di plastica monouso e metallo, con un ago lungo e affilato e sterilizzato a ciascuna estremità, di quelli che ti entrano dentro il corpo e si muovono come un'infestazione di parassiti. e baciarti.
come uno di quei test per scoprire il daltonismo, ma scolpito nei tuoi peli pubici
fluido cerebrospinale usato come lubrificante. la pornografia fatta con le grazie delle parole sottocutanee. l'aratura meccanica dell'endometrio. le solfatare nelle reni che non trovano sfiato. l'eterozigosi del colpito e del colpevole. dichiararsi con un cablogramma tendineo. lasciare al tempo i segni dell'addosso.
09 giugno 2015
01 maggio 2015
Divenergenza
Fare snorkeling appena sotto la superficie di Dio
Neurogonia passeggiando nel gelseto
Chini sulla cruda terra a piantare plug anali
Eterosessualità proiettiva, o del fraseggio a centrocampo
Un intero phylum si mette insieme per trovare i soldi
Gli occhi solo attraverso lo specchio, per evitare paradossi
L'agenzia immobiliare che affitta i tuoi sogni
Il movimento per occupare il vento
Lo strano cucchiaio semisferico del gelataio, per solo un assaggio di cervello
Ti assicuro che, dall'ultima volta che ci siamo visti, sono fermentato
Se solo tu potessi sentire la potenza del mio arrugginire
La mia voglia di ossidarti addosso
I gesti osceni messi ad asciugare sotto la lingua
E tutte le cose incostituzionali che vorrei farti
Neurogonia passeggiando nel gelseto
Chini sulla cruda terra a piantare plug anali
Eterosessualità proiettiva, o del fraseggio a centrocampo
Un intero phylum si mette insieme per trovare i soldi
Gli occhi solo attraverso lo specchio, per evitare paradossi
L'agenzia immobiliare che affitta i tuoi sogni
Il movimento per occupare il vento
Lo strano cucchiaio semisferico del gelataio, per solo un assaggio di cervello
Ti assicuro che, dall'ultima volta che ci siamo visti, sono fermentato
Se solo tu potessi sentire la potenza del mio arrugginire
La mia voglia di ossidarti addosso
I gesti osceni messi ad asciugare sotto la lingua
E tutte le cose incostituzionali che vorrei farti
26 aprile 2015
reductio ad libitum
Il brusio è una piscina che si riempie di spugnette in lana d'acciaio. Il brusio sale e le pagliuzze di metallo s'accomodano, sotto il proprio peso, addosso a. La spinta d'Archimede sotto forma di sanguinaccio che s'arrampica dalle caviglie. Il brusio è il precursore del diavolio e, per ragioni teologiche, ha una verso preferenziale. In mezzo a questo, le nostre conversazioni, misurate in vasche.
25 aprile 2015
Senza reggisenso
- Sembri una persona in attesa della sua punizione
- Noi gente di palude sappiamo aspettare
- Il momento giusto?
- L'inevitabile
- L'inevitabile non esiste
- Essere sommersi lo è. Chi viene dalla palude lo sa
- Comunque intendevo qualcuno che la sua punizione la desidera
- Ho tutto con me e niente per cui tornare indietro
- Brucia?
- Cosa?
- Essere sommersi
- Non fa nemmeno male. Quello che non ci si aspetta è il suono sordo che ingoia tutto. Come essere rinchiusi in una campana che diventa sempre più stretta, insopportabilmente stretta. Alla fine la campana si fonde con le ossa della tua testa e a quel punto cercare di capire è un gesto superfluo. Solo gli arrabbiati e i sofisti ci provano
- Prendi questo, credo che ti sarà d'aiuto
Lei gli passò un cartoncino piegato a metà. Nil lo aprì e vide tanti riquadri di colore giallo. Ogni riquadro era di una tonalità diversa, e all'interno ne riportava il nome: oro, limone, senape, miele, fuoco, giunchiglia, canarino, banana, biondo, dente di leone. Nil era in disaccordo con tutte le sfumature, ma non disse nulla. Le indicò con la mano la luce che cambiava. Desiderò che le parole si fossero esaurite, che fossero migrate via, invece di restare appollaiate sui fili neri stesi tra di loro. Provò ad immaginarsi il suono di quelle parole, e gli sembrarono come colpi di martello, di quelli che si danno alle ruote d'un treno fermo in stazione. Il suono che fa la decisione di restare.
- Noi gente di palude sappiamo aspettare
- Il momento giusto?
- L'inevitabile
- L'inevitabile non esiste
- Essere sommersi lo è. Chi viene dalla palude lo sa
- Comunque intendevo qualcuno che la sua punizione la desidera
- Ho tutto con me e niente per cui tornare indietro
- Brucia?
- Cosa?
- Essere sommersi
- Non fa nemmeno male. Quello che non ci si aspetta è il suono sordo che ingoia tutto. Come essere rinchiusi in una campana che diventa sempre più stretta, insopportabilmente stretta. Alla fine la campana si fonde con le ossa della tua testa e a quel punto cercare di capire è un gesto superfluo. Solo gli arrabbiati e i sofisti ci provano
- Prendi questo, credo che ti sarà d'aiuto
Lei gli passò un cartoncino piegato a metà. Nil lo aprì e vide tanti riquadri di colore giallo. Ogni riquadro era di una tonalità diversa, e all'interno ne riportava il nome: oro, limone, senape, miele, fuoco, giunchiglia, canarino, banana, biondo, dente di leone. Nil era in disaccordo con tutte le sfumature, ma non disse nulla. Le indicò con la mano la luce che cambiava. Desiderò che le parole si fossero esaurite, che fossero migrate via, invece di restare appollaiate sui fili neri stesi tra di loro. Provò ad immaginarsi il suono di quelle parole, e gli sembrarono come colpi di martello, di quelli che si danno alle ruote d'un treno fermo in stazione. Il suono che fa la decisione di restare.
19 aprile 2015
Politopi di campagna
Mi hanno puntato una parola alla tempia
Se ogni foglia che cade rivive la scena iniziale de L'Odio
Ciao sono la gabbia toracica di Faraday
Accessori da polso per divinità orfiche
La vita sentimentale dal punto di vista della rotazione triennale delle colture
L'orchestra finale è l'orchestra dopo la quale non v'è più alcuna orchestra. L'orchestra finale suona una musica drenante, come un'infezione, che lascia agli ascoltatori una febbre altissima. Il pubblico sente di essere stato tradito, di aver subito la delazione totale del proprio più intimo sentire. La musica dell'orchestra finale attraversa come un raggio elementare, che non brucia, ma legge e altera. La musica dell'orchestra finale comincia a masturbarti dopo che sei già venuto. La musica dell'orchestra finale estrae il barocco con la tenaglia e l'odontoiatria. L'orchestra finale si sbriciola. Niente bis.
18 aprile 2015
Una volta qui erano tutti archi
Inspirare e fermarsi ad aspettare. Provare a capire l'aria e il sapore dell'aria. I grappoli dentro ai polmoni, la tensione laringea, il petto che vorrebbe esplodere e implodere con un movimento solo. Dentro questi bronchi ci si può inventare una casa, e andare e venire e staccare il telefono. Certo che puoi restare. Mi piaci perché sei una polvere sottilmente. Sulla pelle ci sono i segni della cellulite e della ribellione. Gli oroscopi basati sulle costellazioni di peli incarniti. I tatuaggi in cui dici di non temere la toxoplasmosi. Quello che dentro ti tiene su, mi racconti, potrebbe benissimo essere legno. Che l'albero lo hai guardato bene, senza riuscire a distinguervi. Uno specchio lungo un'altra direttrice, che scambia il dentro col fuori. Tutto questo dopo un sogno in cui eri legno e sotto processo. La sensazione di essere sul banco degli imputati ed essere il banco degli imputati. Io ti ho visto, avevi una gamba fuori dalle coperte. Deve essere stata una semplice distrazione idrogeologica.
17 marzo 2015
Io, se fossi un architetto, annegherei
Invidio le piante che crescono sul tetto degli edifici. Invidio la cosa che hanno gli insetti al posto della bocca. Invidio le fiamme che nascono all'inferno. Invidio la luce che arriva da tre punti. Invidio le lettere degli alfabeti non ancora inventati. Invidio la terra con gli alberi aggrappati. Invidio la cronometria dei muscoli involontari. Invidio anche i muscoli preterintenzionali. Invidio l'odio dei gabbiani. Invidio le forme irregolari che tessellano il piano. Invidio le parole che si scambiano il vento e i vetri delle case abbandonate. Invidio i nomi propri che iniziano con una lettera minuscola. Invidio la corda stretta intorno ai polsi. Le manie nascono sui polsi e ci tornano per morire, come certi animali stanchi.
08 febbraio 2015
La scomparsa del prima
Anton Chekhov ama bere il caffè. Lo ama così tanto che ogni mattina, dopo essersi svegliato, si dirige al bar per fare colazione, lasciando che tutti i plumcake scadano intoccati nella dispensa. Nel caffè mette sempre un solo, esatto, cucchiaino di zucchero e ha escogitato una precisa tecnica: riempie due cucchiaini di zucchero e poi li versa contemporaneamente sopra un terzo, permettendo che lo zucchero in eccesso vada perso. La situazione dei plumcake si fa ogni giorno più grave. Anton Chekhov si è laureato con il massimo dei voti, ma non ha ottenuto la lode, poiché ha offerto alla commissione dei plumcake scaduti. Si è laureato in teatrura letterale, con una tesi su Anton Chekhov e l'importanza del caffè nella sua opera.
28 gennaio 2015
Sedie che possono già cominciare
Nil ha questo pensiero martellante, di andare sottoterra a cucinare. Anche non possedendo alcuna nozione pratica di cucina, se ne sente attratto irrimediabilmente. Sente che più andrà in profondità, più ne verrà fuori un pranzetto succulento. Se ne avesse la possibilità, continuerebbe a scendere e scavare. Fino a quando la temperatura si fa insopportabile. Fino ad avere occhi inutili. Fino a dove lo spazio e l'umidità non chiedono più il permesso per soffocarti. Tirerebbe fuori il suo fornello da campo e strisce di pancetta dalla giubba. Gratterebbe pepe e sale dal fondo delle tasche. Strizzerebbe fuori l'olio dal suo fazzoletto di stoffa. Nil annuserebbe poi le pareti di pietra, e avrebbe un capogiro.
Di come viene trattato Nil non è necessario parlare, ma a lui viene sempre dato il beneficio della carta.
Nil vorrebbe che tu lo guardassi da vicino un albero, una volta tanto. Con tuoi i capelli a fare concorrenza alle foglie, per la sua attenzione. Vorrebbe che gli lasciassi togliere le grandi parole rosse, dai tuo capelli. Nil sarebbe anche disposto a tagliare via dal vetro tutte le grandi parole, tutte quelle che sarebbe possibile spalmarci sopra con le dita. Nil ti guarda e non capisce perché le sottili circonferenze rosa che si irradiano dal tuo profilo sono interrotte dal lampo del tuo primo piano. Nil vorrebbe che tu non t'incollerissi, quando lui scambia la tua faccia per un microhabitat e il suo trucco per il suo microclima. Nil cerca sempre un posto dove ripararsi, quando fuori fa tanto freddo che anche la geometria s'incrina.
Di come viene trattato Nil non è necessario parlare, ma a lui viene sempre dato il beneficio della carta.
Nil vorrebbe che tu lo guardassi da vicino un albero, una volta tanto. Con tuoi i capelli a fare concorrenza alle foglie, per la sua attenzione. Vorrebbe che gli lasciassi togliere le grandi parole rosse, dai tuo capelli. Nil sarebbe anche disposto a tagliare via dal vetro tutte le grandi parole, tutte quelle che sarebbe possibile spalmarci sopra con le dita. Nil ti guarda e non capisce perché le sottili circonferenze rosa che si irradiano dal tuo profilo sono interrotte dal lampo del tuo primo piano. Nil vorrebbe che tu non t'incollerissi, quando lui scambia la tua faccia per un microhabitat e il suo trucco per il suo microclima. Nil cerca sempre un posto dove ripararsi, quando fuori fa tanto freddo che anche la geometria s'incrina.
12 gennaio 2015
Subdolalia
Le gare di poesia. Le poesie sono affamate, e hanno gli occhi iniettati di sangue. Vengono liberate. Scompaiono, dentro una nube di polvere.
26 dicembre 2014
Passi scelti da un marciapiede
Quello che è mancato in queste mani, in tutti questi anni, è stata una vera opposizione.
In-queste-mani e in-questi-anni, è ridondante.
Gli scuri di una piccola finestra, sono dipinti di bianco. Dietro non c'è un affaccio, ma un muro di pelle e una piccola cicatrice ingrandita. Al posto della spiegazione su chi respira chi, c'è un bordo tagliente.
Se non si può essere processati due volte per lo stesso reato, perché si può essere interrogati due volte sullo stesso argomento?
Prendere esempio dagli alberi, rispondere con la resina. Prendere esempio dal pavimento, rispondere con i piedi freddi. Prendere esempio dallo stretto di Bering, richiedere il ghiaccio come condizione per il contatto.
Come giustificazione, le sabbie mobili.
Il nostro non è sprofondare, è desiderio geotermico.
In-queste-mani e in-questi-anni, è ridondante.
Gli scuri di una piccola finestra, sono dipinti di bianco. Dietro non c'è un affaccio, ma un muro di pelle e una piccola cicatrice ingrandita. Al posto della spiegazione su chi respira chi, c'è un bordo tagliente.
Se non si può essere processati due volte per lo stesso reato, perché si può essere interrogati due volte sullo stesso argomento?
Prendere esempio dagli alberi, rispondere con la resina. Prendere esempio dal pavimento, rispondere con i piedi freddi. Prendere esempio dallo stretto di Bering, richiedere il ghiaccio come condizione per il contatto.
Come giustificazione, le sabbie mobili.
Il nostro non è sprofondare, è desiderio geotermico.
13 luglio 2014
Variabili incognite e già impegnate
Figurarsi adesso. Che io mi figuro te, tu ti figuri me, e non aspettiamo più.
Ti parlo in corsivo, ma non il corsivo misurato prima, né il corsivo cucito, il corsivo dei miei quaderni con la mano sinistra. Le storie sussurrose che ci puoi mettere il pane a galleggiare e a inzupparsi. Il pane scompare sotto la superficie, e si fa dimenticare. Poi butti giù, e lui ti tocca, dove neanche tu.
Ti parlo in corsivo, ma non il corsivo misurato prima, né il corsivo cucito, il corsivo dei miei quaderni con la mano sinistra. Le storie sussurrose che ci puoi mettere il pane a galleggiare e a inzupparsi. Il pane scompare sotto la superficie, e si fa dimenticare. Poi butti giù, e lui ti tocca, dove neanche tu.
18 marzo 2014
Tassidermia inversa
Il logoramento del logo.
Il diavolo nero che non esiste,
e lo stesso m'aspetta seduto sulle scale.
Le elisioni sottili, sfiorarsi a curvatura costante.
La polimerizzazione dei ricordi.
Quando non servono le parole, che basta l'elettrolisi.
Il diavolo nero che non esiste,
e lo stesso m'aspetta seduto sulle scale.
Le elisioni sottili, sfiorarsi a curvatura costante.
La polimerizzazione dei ricordi.
Quando non servono le parole, che basta l'elettrolisi.
09 febbraio 2014
Fumogeni rosa al rallentatore
due lettere dentro un libro, si incontrano e diventano una sillaba. si legano insieme. attraversano un telaio. si gettano in mare e affondano, ancorate. fermano una persona in strada, gli chiedono un accendino in prestito. l'accendino ha un corpo di plastica gialla, e la testa nera. lo accendono tra le pagine, che prendono fuoco. le pagine sono gialle, e i pensieri neri. si apre un baratro nel cuore del libro. un mare di non più, con le rive di carbone.
(Sostituiamo meccanismi con esseri umani. E quando non restano che esseri umani, pretendiamo di avere ancora una macchina.) (Dormiamo in posizioni più grandi di noi.) (Mettiamo parole dentro frasi umoristiche, che ci guardano come animali in gabbia, allo zoo.) (Collezioniamo convinzioni, che sono scivolose come il ghiaccio. Ci lasciamo convincere dalla metafora, e incauti le riteniamo compatte come il ghiaccio. Ci pattiniamo sopra, convinti.)
(Sostituiamo meccanismi con esseri umani. E quando non restano che esseri umani, pretendiamo di avere ancora una macchina.) (Dormiamo in posizioni più grandi di noi.) (Mettiamo parole dentro frasi umoristiche, che ci guardano come animali in gabbia, allo zoo.) (Collezioniamo convinzioni, che sono scivolose come il ghiaccio. Ci lasciamo convincere dalla metafora, e incauti le riteniamo compatte come il ghiaccio. Ci pattiniamo sopra, convinti.)
20 gennaio 2014
Sui visi gotici
Allargo le braccia, e permetto alla macchina di girarmi tutto intorno. Quando entriamo in contatto, tremiamo insieme alla frequenza di rotazione del suo albero motore. La macchina si muove criptica e affilata verso il suo scopo, ché nelle sue direttive non è contemplato dare un senso al movimento. La sensazione è quella di osservare un illustratore che aggiunge righe al ritratto di un animale, prima che sia il ritratto di un animale. Quando la macchina avrà finito, io sarò ancora animale. Ora sono solo righe, e sono solo movimenti. Nessun lusso coreografico.
Nil non voleva evaporare, ma sapeva di essere vicino al punto di saturazione. Sentiva addosso le scanalature, che gli facevano paura perché aveva la certezza che presto si sarebbero riempite di infiltrazioni. Provò a censurarsi, a compensare coagulando. Fu allora che la Deplorazione si sollevò e, indicando lui, proruppe: Suturatelo. Venne allora ricucito e ricoperto di carta e colla, lordato di resina. Nil, con le sue due pelli, divenne un complemento umano, un misero telegramma sottocutaneo. La controfigura di qualcosa di nudo.
Quanti pronomi si possono cancellare dalla propria vita, prima che non rimanga neanche io?
Nil non voleva evaporare, ma sapeva di essere vicino al punto di saturazione. Sentiva addosso le scanalature, che gli facevano paura perché aveva la certezza che presto si sarebbero riempite di infiltrazioni. Provò a censurarsi, a compensare coagulando. Fu allora che la Deplorazione si sollevò e, indicando lui, proruppe: Suturatelo. Venne allora ricucito e ricoperto di carta e colla, lordato di resina. Nil, con le sue due pelli, divenne un complemento umano, un misero telegramma sottocutaneo. La controfigura di qualcosa di nudo.
Quanti pronomi si possono cancellare dalla propria vita, prima che non rimanga neanche io?
15 gennaio 2014
Il tempo ti vede solo se ti muovi
Ci saranno forchette di fuoco.
Piantiamo alberi lungo linee rette, sperando che ubbidiscano.
L'automobilista è stilita: solo e incolonnato.
Cantava: Should I stay broken, or should I go?
Se l'atmosfera può manifestare fenomeni di alta pressione, allora al cielo si può fermare il cuore.
Insopportabile il silenzio che esce dalle teste abitate da una sola mente.
Essere nelle tue mani, un anagramma.
Piantiamo alberi lungo linee rette, sperando che ubbidiscano.
L'automobilista è stilita: solo e incolonnato.
Cantava: Should I stay broken, or should I go?
Se l'atmosfera può manifestare fenomeni di alta pressione, allora al cielo si può fermare il cuore.
Insopportabile il silenzio che esce dalle teste abitate da una sola mente.
Essere nelle tue mani, un anagramma.
04 gennaio 2014
Cresceranno i carciofi a Macondo
Venire alla luce e provocare la risincronizzazione di orologi e calendari. Cannonascere.
La condizione del ragno millimetrico sul fondo scivoloso della vasca. Intrecciando abbastanza pensieri si può fingere una corda per la fuga.
Se i compiti si potessero svolgere, gireremmo semplicemente intorno al luogo cui sono avvolti.
Tutte le onde del mare non sono che un'unica onda, che si muove in secondo piano, facendo tutte le smorfie di cui è capace.
Respirare col ritmo impartito da un tubo fluorescente, quando si accende.
Un blues suonato con le scintille delle stelline di capodanno.
La struttura in tensione di una schiena ha due pietre di volta: un pugno chiuso ed un labbro mortificato tra i denti.
La condizione del ragno millimetrico sul fondo scivoloso della vasca. Intrecciando abbastanza pensieri si può fingere una corda per la fuga.
Se i compiti si potessero svolgere, gireremmo semplicemente intorno al luogo cui sono avvolti.
Tutte le onde del mare non sono che un'unica onda, che si muove in secondo piano, facendo tutte le smorfie di cui è capace.
Respirare col ritmo impartito da un tubo fluorescente, quando si accende.
Un blues suonato con le scintille delle stelline di capodanno.
La struttura in tensione di una schiena ha due pietre di volta: un pugno chiuso ed un labbro mortificato tra i denti.
29 dicembre 2013
Cosa ci facciamo col timo
Se le cose che dico a te potessero parlare, cosa direbbero alle cose che tu dici a me?
Del ballare adesso sulle macerie future.
Per l'idea ultimogenita non ho alcuna rupe.
Col titolo, ma senza le parole del titolo.
Di fronte al filtrare fuori delle cose dentro, la scelta: cauterizzare, o una cauzione.
Un giorno intero per incontrare una canzone. È lunga cinque minuti e dura tre secondi.
Chiacchiere senza bagaglio, labbra separatiste.
Del ballare adesso sulle macerie future.
Per l'idea ultimogenita non ho alcuna rupe.
Col titolo, ma senza le parole del titolo.
Di fronte al filtrare fuori delle cose dentro, la scelta: cauterizzare, o una cauzione.
Un giorno intero per incontrare una canzone. È lunga cinque minuti e dura tre secondi.
Chiacchiere senza bagaglio, labbra separatiste.
27 dicembre 2013
Sei così pelle
Giorni gelati al gusto filo delle cuffie.
Accordi alla chitarra scambiati per incidenti stradali.
Si scompare, e un modo di dire prende il nostro posto.
Le finestre sono introverse.
Dalla scatola del gioco al massacro qualcuno ha sottratto i dadi, non sappiamo più di chi sia il turno.
Uomo diedro manifesta familiarità con il bosco nero. Uomo diedro allunga la mano, ma la maniglia si scioglie via. Uomo diedro trova le porte apertechiuse secondo altre ragioni. Uomo diedro si tiene la carne in bassorilievo. Uomo diedro è siderofobico, uomo diedro ha la cosmopatia.
Accordi alla chitarra scambiati per incidenti stradali.
Si scompare, e un modo di dire prende il nostro posto.
Le finestre sono introverse.
Dalla scatola del gioco al massacro qualcuno ha sottratto i dadi, non sappiamo più di chi sia il turno.
Uomo diedro manifesta familiarità con il bosco nero. Uomo diedro allunga la mano, ma la maniglia si scioglie via. Uomo diedro trova le porte apertechiuse secondo altre ragioni. Uomo diedro si tiene la carne in bassorilievo. Uomo diedro è siderofobico, uomo diedro ha la cosmopatia.
24 dicembre 2013
I forse che restano uguali
Una pigna sull'asfalto, senza i suoi petali di legno, schiacciata dalle auto che passano. Assomiglia ad un trilobite.
Cosa sono io? una stranoteca, uno stranoscopio, e uno stranonauta.
un orecchio contro la schiena. l'estrazione dei pensieri telegrafici, con domande come tenaglie. denti che strozzano altri denti. un gocciolio, raccolto con la lingua. vedersi stracciati. mancanze con la a davanti. parole dispotiche, a tradimento, a detrimento. tappi che non attappano niente. volevo essere il raccordo, il moltiplicatore, lo spettatore della divaricazione, il mare della tranquillità. non cercavo la perfezione, ma l'imperfezione che cancella tutte le altre.
Cosa sono io? una stranoteca, uno stranoscopio, e uno stranonauta.
un orecchio contro la schiena. l'estrazione dei pensieri telegrafici, con domande come tenaglie. denti che strozzano altri denti. un gocciolio, raccolto con la lingua. vedersi stracciati. mancanze con la a davanti. parole dispotiche, a tradimento, a detrimento. tappi che non attappano niente. volevo essere il raccordo, il moltiplicatore, lo spettatore della divaricazione, il mare della tranquillità. non cercavo la perfezione, ma l'imperfezione che cancella tutte le altre.
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