Penso a quelle illusioni ottiche in cui, in modo alternato, si riesce a vedere un vaso o due volti uno di fronte all' altro. Se quei due volti, invece che di profilo ti guardassero negli occhi, sarebbe molto più difficile vedere lo spazio vuoto tra di loro. Proprio per via degli occhi. Allora provo ad entrare dalla porta di servizio. Mi immergo nella folla, alla stazione, alla fiera, nella piazza del giorno di festa. Tutte quelle facce e io le ignoro, guardo lo spazio nel mezzo, i contorni. Le linee a volte si sovrappongono, come in un grande diagramma Eulero-Venn delle intersezioni umane. Il negativo di un Pellizza da Volpedo. L'ennessimo stato gassoso dell’essere. Una disillusione ottica. Il nostro spazio personale, il nostro spazio negativo. Qui è dove finisco io e comincia la mia equivalenza topologica alla colazione, quella che mi hai fatto trovare sul tavolo della cucina, domani mattina.
22 marzo 2021
22 febbraio 2021
Nervosamente, in tasca
Dentro l’automobile continuava a esserci odore di pop corn. Ogni mattina si sedeva al volante, e l’odore tornava ad assalirlo. Cambiare posto macchina, autolavaggi a vapore, deodoranti per auto, nulla sembrava funzionasse. Tornava sempre, intenso, ogni giorno. Poteva farlo diventare pazzo. L’assurdità è che non trovò mai nemmeno uno di quei maledetti fiocchi bianchi, né un chicco inesploso o un frammento di quelle buste che si mettono nel micro-onde e si gonfiano come vesciche. Niente nel vano porta-oggetti, niente sotto i sedili o nel portabagagli, niente nel motore. Ad un certo punto si convinse che qualcuno la notte scassinasse la portiera per sedersi nella sua macchina e mangiare popcorn. Installò un antifurto e nascose una microtelecamera a infrarossi. E non registrò mai nulla. Qualche uccello che si posava sullo specchietto retrovisore, gli addetti alla pulizia delle strade, i solitari fantasmi che abitano la notte. Cambiò i tappetini e fece ritappezzare i sedili. Ne fu costretto, ché quell'odore gli dava il volta stomaco, e durante una mattina in cui si era svegliato nauseato, entrato in macchina non riuscì a trattenere i conati. Iniziò a prendere in considerazione teorie sempre più slegate dalla realtà Dopo qualche tempo smise di tentare di spiegare a chi, incontrandolo e preoccupatosi per il suo aspetto, gli chiedeva cosa gli stesse succedendo. “Ho un problema”, si limitava a rispondere, e il suo sguardo si perdeva oltre le cose. L’incendio divampò dal suo letto, addormentatosi all'alba dopo una notte insonne passata a fumare. A svegliare e allertare i vicini fu l’intenso e acre odore di popcorn bruciato.
24 gennaio 2021
Analfaromeismo
Il fiume scava per anni un solco lungo il fianco della montagna. Il fiume adesso ha le mani sporche e non ha trovato niente. Un fiume ha questa componente di inevitabile pressione sociale. Io sarei anche acqua che se ne sta qua, ad aspettare, se l’acqua dietro di me non continuasse a spingere. Se tra ‘resistere’ e ‘desistere’ ci fosse più di una lettere di distanza, sarebbe tutto più facile.
Come si sente il parmigiano quando gli si parla di gratitudine.
Non dico che il tempo dovrebbe avere i tasti ben definiti e separati, ma almeno fossero fatti di legni diversi, che indicassero l’appartenenza a certe scale. Solo dopo imparare a suonarlo senza guardare.
29 dicembre 2020
Pasta e breccole
Donami una desinenza arcaica per chi, come me, le cose le porta via.
Io una finestra sul fiume non ce l'ho, ma non mi lamento, perché poi si appannano i vetri. E forse è anche una fortuna, che con i pesanti infissi di oggi rischierei d'affogare.
Evidentemente esiste solo la narrativa. È per questo che riesco a nascondermi così bene.
Per uccidere le mosche è consigliabile scegliere pubblicazioni ben arrotolabili e dal giusto impact factor.
Dopo aver conosciuto la fidanzata, aver paura di incontrare il fidanzante.
Il clima monsonico, dentro la testa, produce la foresta pluviale e si porta dietro tutto il suo bestiario. Tanti richiami, umidità, decomposizioni, invenzioni di tane. Difficile capire dove finiscono gli effetti e dove cominciano i collaterali. Poi però ci sono anche i giorni di taiga, dentro.
Joy division è quello che fa la tapparella con la luce, durante il pomeriggio. L'errore di fare le cover sta nell'usare la carta carina e il nastro adesivo, invece della grattugia.
All'inizio del paragrafo pensavamo di stare seduti su un prato, invece era agromanzia. Il futuro pare si possa leggere solo nelle azioni inutili, senza futuro. Forse per non fare rumore. (Nel futuro ci vive un sacco di gente che c'entra tutta e non c'entra niente, insieme.)
Il parquet si è eccitato.
Persone di carta che danno pugni di carta.
Ci frega la noia comparata.
Con la sola forza del pensiero, cavitare.
Pensavo di dormirti, se sei d'accordo.
01 novembre 2020
Ennuisco
Il mesodramma è un foglietto pieno di parole irritate, posto tra l'endodramma e l'esodramma. Il mesodramma non implode, né esplode. Il mesodramma non sa dove far rumore. Il mesodramma si allarga e si allarga e diventa calloso. Il mesodramma è l'organo che secerne lo stoicismo.
La notte istantanea è un'invenzione dell'ufficio marketing. Dicono che nessuno ha più voglia di aspettare il tempo che ci mette la notte ad arrivare. Dicono di immaginarci gli scaffali colmi dei recipienti di vetro sagomato in cui metteremo la notte in polvere, che sarà uno spettacolo. Sostengono che tanti saranno disposti a dimenticare l'odore della notte quando arriva, e il rumore della notte quando è pronta, in cambio della comodità di avere la notte subito, anche adesso, anche sotto questo tavolo. Agli altri potremo sempre vendere la notte vera, l'aroma inconfondibile, il piacere della notte di una volta, ovviamente dopo averne maggiorato il prezzo. A coloro che ci accuseranno di vendere notte morta, dovremo rispondere che si tratta solo di animazione sospesa. La nuova notte è innocua e in porzioni per singola persona.
03 ottobre 2020
Qualcosa meno di strapiombo
Ho 11, forse 12 anni. I mie genitori sono seduti davanti, è sera, torniamo a casa. La mia fronte si condensa sul finestrino freddo. Sento le coste del velluto del sedile sotto le dita. Cerco il solito buco per infilarci un'altra volta le dita dentro. Tremo un po', forse l'inverno. La luna e l'orizzonte che ci rincorrono con velocità diverse. Il ritmo dei lampioni che entrano ed escono dall'abitacolo. La forma delle ombre, sul tettuccio, che se ne vanno e che ritornano, pococromatiche. Il ritmo dei ganci del cavalcavia sotto le gomme dell'auto. Non mi accorgo che lì c'è già tutta la musica che ascolterò nei prossimi anni. Io sono lì, per un tempo che non sembra avere una fine. Di notte, mentre sto per addormentarmi e la realtà si sgancia lentamente dal senso della realtà, io sono lì, sono ancora lì. Quando tutto smetterà di essere, io tornerò lì.
14 settembre 2020
Sperando che la notte fonda
mi piacciono i treni perché sono mezzi di trasporto venosi e mezzi di comunicazione arteriosi
mi ricordo le buste della spesa con le cose sadomaso dentro. erano sgraziate e autentiche, come me. dentro c'era tutto il potenziale carnale dei prodotti per l'ufficio.
e se saltassimo tutte le introduzioni? e se saltassimo le presentazioni? e se saltassimo nei buchi con l'acqua dentro? ma anche la melassa va bene.
l'equazione di stato dei gas perfetti a spiegare la naturale tendenza delle feste a depositarsi lungo le pareti delle stanze. o almeno i discorsi più interessanti.
se non è poi così male, perché assomiglia tanto alla fine dell'estate? per quanto tempo si può essere morti da due giorni?
01 agosto 2020
iconografia dei capezzoli dei santi e delle sante
19 luglio 2020
Quella? No, quella è tutta bigotteria
25 aprile 2020
Le prossime 700 canzoni d'amore
25 aprile 2019
conifere
31 luglio 2016
respira col caso
01 febbraio 2016
torcicollo prima di te
28 dicembre 2015
seguendo, più o meno, esempi familiari
01 novembre 2015
Esceîneuse
14 settembre 2015
Volevo essere il mio ghost writer
Non so disegnare neanche vetri rotti sulla sabbia.
Certi pensieri, impiattati su un boschetto di rucola.
Certi pensieri, a fragor di logica.
Certi pensieri, che non ho più diciottempo.
Credevo fossimo felici, invece avevamo le braccia alzate per tenere aperta la saracinesca.
Non tengo un diario dei sogni, perché una mappa dei nei fa paura due volte.
22 agosto 2015
Si prega di arrendere
Così, fatto per giogo
07 luglio 2015
Un chiasmo allo stomaco
vicenda prima - Era in trappola: lo costringevano a desiderare, e tutto ciò che riusciva a formulare era la voglia di stelle cadenti.
vicenda seconda - Se ne andò, e lasciò al suo posto un'edizione speciale della Settimana Enigmistica. Nessuno, per lungo tempo, si accorse della differenza.
vicenda terza - Dopo la sua morte allestirono una mostra con oltre 100 delle sue parole. Alcune inedite, molte provenienti da collezioni private.
Nel bazaar si può comprare di tutto. C'è un uomo, con il suo tappeto, che vende oggetti per meravigliare i bambini. Vende quello che uomini e donne acquistano per fare una sorpresa ai propri figli, o per portare un dono ai figli di amici lontani. L'articolo più ambito è il cielo da stellare. I bambini possono divertirsi a stellarlo stando dentro le righe tratteggiate o uscendo liberamente dal tracciato; alcuni seguono minuziosamente le istruzioni, altri inventano stellazioni surreali e impossibili. Per i bambini più piccoli si possono prendere i cieli già stellati. I grandi glieli illustrano ad alta voce, ne reinventano lo svolgimento, indicano con il dito dove si snoda la storia. A volte fanno anche le voci.
Il lettino disabbronzante che ti succhia fuori l'estate.
Se valgono i personaggi di fantasia, allora anche una perversione può essere una figura alla quale ispirarsi.
E' noto a pochi che, nei suoi anni giovanili, il famoso compositore Arnold Schoenberg si sia dedicato anche a generi musicali più popolari. In particolare, durante l'estate dei suoi ventisei anni, scrisse un brano che spopolò nelle sale da ballo. Ancora oggi è possibile sentir passare in radio quella canzone, il SuperDodecafone.
La missiva noiosa: un epistolotto.
L'etica lavoratrice protestante di Martin Luther King: I have a dremel.
Così affascinante, distesa al sole: eri la lucertola dei miei occhi.
Di tanto in tanto mi allungo per toccare le cose che non ci sono. E ci riesco.
Se l'insieme di quello che ricordiamo è un campo vettoriale, alcune forme di follia, oltre che certi sentimenti, devono assomigliare a curve chiuse. Così possiamo usare il teorema di Kelvin-Stokes per misurare quanto ci è girata la testa.
Il mio naso va a sbattere contro il tuo. Ci si appoggia da un lato, troppa foga. Si ritira e lo attacca sul fianco opposto. E' un moto di rivoluzione che bilancia altre rotazioni, altri mulinelli. E' una scherma e uno scherno. Sono le nostre proboscillazioni.
Eravamo più semplici di così, e le nostre parole erano rametti. Li sfrondavamo delle foglie più grandi per farne una confusione tagliente tra nerbo e verbo. Li spezzavamo in rametti più piccoli, in modo che potessero stare dentro una mano chiusa.
09 giugno 2015
Octapnea
l'orlo della cravatta che spunta dalle caviglie
la prima volta che inviti un ragno a camminarti sul braccio e sono le gocce d'acqua rimaste, dopo la pioggia, appese a un cavo dell'alta tensione
togliere i fiori dai cannoni, scegliere quelli con il maggior potere calorifico, prendere l'arte floreale e metterla dentro le molotov.
ci distinguono i centimetri d'acqua che sono sufficienti a farci annegare
la potenza del tuo messaggio è inversamente proporzionale al numero di magliette su cui compare
io sono il furto e tu sei la finta telecamera che lo riprende, divisi dalla tua luce rossa.
l'emersione dell'idea di leccare la testa di Charlize Theron sporca di grasso e olio per motori
le linee di prospettiva, quelle che irradiano dal punto di fuga, lì proprio davanti al tuo naso, si richiudono dietro la tua testa. non te lo dice nessuno.
vorrei essere uno di quei robot per le operazioni chirurgiche, con decine di bracci, coperto di plastica monouso e metallo, con un ago lungo e affilato e sterilizzato a ciascuna estremità, di quelli che ti entrano dentro il corpo e si muovono come un'infestazione di parassiti. e baciarti.
come uno di quei test per scoprire il daltonismo, ma scolpito nei tuoi peli pubici
fluido cerebrospinale usato come lubrificante. la pornografia fatta con le grazie delle parole sottocutanee. l'aratura meccanica dell'endometrio. le solfatare nelle reni che non trovano sfiato. l'eterozigosi del colpito e del colpevole. dichiararsi con un cablogramma tendineo. lasciare al tempo i segni dell'addosso.